Parlano di cavalieri e nobildonne, di orchi e folletti, di diavoli e santi, le storie narrate da Paolo Ciampi in La zingara di Montepulciano. Viaggio nella Toscana delle leggende, edito da Bottega Errante Editore, con illustrazioni di Federica Moro.

Dalle terre etrusche alle città del Rinascimento, dall’Appenino all’Arcipelago, questa raccolta è un vagabondaggio per la Toscana delle leggende che attingono a piene mani alla Storia e alle credenze popolari, rivolgendosi persino al mito e all’epica, come nel caso del Masso di Ercole, imponente macigno che sbarrava le acque dell’Arno, e della mitica origine di Prato, che ci fa risalire alla Circe omerica.

D’altronde la Toscana è una regione prodiga nell’offrire spunti di ispirazione. Castelli arroccati, signorotti belligeranti, boschi infestati, pievi solitarie, antri oscuri, sono solo alcuni degli ingredienti finiti nel calderone della fantasia popolare, pronti ad essere rimestati e serviti in storie immaginifiche, tramandate oralmente di generazione in generazione, arricchite ogni volta da un piccolo dettaglio o da estrose variazioni. Sono storie ricche di simbolismo e personaggi archetipici, che incarnano sentimenti umani (amore, gelosia, ambizione, devozione…) e che incanalano paure collettive, offrendo talvolta qualche buona morale.

In questa tradizione novellistica, i luoghi sono l’elemento indispensabile che si intreccia ai racconti, come se la precisione geografica servisse a conferire un tocco di veridicità al fatto narrato.

Io però lo so che la mia Toscana è generosa di storie. Di leggende piuttosto che di fiabe, direi, dato che il toscano è in genere tipo concreto, ha bisogno di respirare l’aria dei posti, di tenere i piedi per terra. Non si accontenta del c’era una volta, piuttosto puntualizza: a quel tempo. Vuole sapere se è lì, proprio lì e non là, che è successo.

La zingara di Montepulciano. Viaggio nella Toscana delle leggende

Un itinerario nei luoghi leggendari della Toscana

Seguendo la suddivisione del libro, ordinato per aree storico-geografiche dalla forte identità culturale, l’autore ci offre lo spunto per immaginare un itinerario nei luoghi leggendari della Toscana.

Una tappa imprescindibile del percorso sarebbe sicuramente il Ponte del diavolo (ufficialmente “Ponte della Maddalena”) di Borgo a Mozzano, in Garfagnana: con la sua inquietante asimmetria e la ripida arcata a schiena d’asino non può che essere – per la leggenda popolare – opera del Diavolo.

Altrettanto significativa sarebbe la spada nella roccia di San Galgano, presso Chiusdino, dove sorge un’abbazia solitaria e magnifica: racconta la storia di un giovane cavaliere che abbandona la vita dissoluta conficcando simbolicamente la spada nella pietra, con la lama e l’elsa a rappresentare una croce.

Potremmo poi fare una sosta sul lago Scaffaiolo, scenario da Highlands scozzesi ad alta quota sull’Appennino, le cui acque senza fondo si dice che lambiscano l’Inferno. Oppure, sempre ammaliati dalle meraviglie naturali, attendere il passaggio del sole nella fessura del monte Forato sulle Alpi Apuane: qui per una volta lasciamo perdere la geologia con le sue puntuali spiegazioni dei fenomeni erosivi, e immaginiamoci piuttosto il foro nella roccia come l’esito della titanica lotta tra san Pellegrino e il Demonio. Lo zampino del diavolo lo si ritrova in numerosi luoghi della Toscana, di cui Ciampi fa una cernita offrendoci le storie più suggestive e curiose, come per esempio quella della Cattedrale di Pisa, dove aguzzando la vista si possono riconoscere le impronte del diavolo proprio sulla facciata nord della Cattedrale.

In questo itinerario non possono mancare poi i castelli: come quello di Fosdinovo, roccaforte dei Malaspina, che ci racconta la tragica storia della marchesa Bianca il cui fantasma si aggira ancora tra le mura; o Castel di Pietra, nei dintorni di Gavorrano, legato alla Pia dei Tolomei immortalata da Dante, vittima di una storia di gelosia che ricorda l’Otello shakespeariano. I tragici epiloghi sono una costante delle narrazioni popolari: un altro caso è la vicenda dei due giovani amanti sulla spiaggia dell’Innamorata all’isola d’Elba, commemorati il 14 luglio di ogni anno con una processione di fiaccole accese in mare.

Questi, insomma, sono solo alcuni esempi. Si potrebbe peregrinare a lungo per la Toscana, per arrivare (o ritornare) infine a Firenze, che contribuisce con la sua quota di leggende: dal Palazzo Nonfinito alla finestra sempre aperta in piazza Duomo, fino all’infelice storia di Affrico e Mensola, i due giovani innamorati che alla fine si riuniscono nelle acque dei torrenti a cui danno il nome e che ispirarono un celebre poemetto del Boccaccio.

Novellieri toscani

La tradizione novellistica toscana è dunque ricchissima e Ciampi ce ne dà un assaggio selezionando per noi alcune tra le storie più gustose. Nella premessa, inoltre, menziona colei che idealmente potrebbe essere la madrina della raccolta: la scrittrice Emma Perodi (a cui è dedicato un parco letterario), autrice delle Novelle della nonna, fiabe fantastiche ambientate nel Casentino. L’autore giustamente si rammarica di non aver avuto una nonna Regina a raccontargli storie davanti al fuoco. Io invece posso dire di avercela avuta una proprio così: la mia intratteneva noi nipoti, seduti davanti al caminetto, con racconti a tratti favolistici ambientati “a quel tempo”, anche se più spesso le sue storie attingevano ai ricordi di bambina ed erano venate di un realismo spaventoso: parlavano di orchi con l’uniforme della Wehrmacht che imperversavano nelle colline toscane e di una Resistenza pagata a caro prezzo.

Questo patrimonio di racconti orali che da secoli arricchiscono la nostra regione ha per fortuna incontrato spesso zelanti trascrittori che si sono presi la briga di raccoglierli e tramandarceli con gusto e stile personale, come il piglio ironico che accompagna i racconti di Ciampi. Tra questi trascrittori, mi preme menzionare il pistoiese Gherardo Nerucci, che nella sua raccolta delle Sessanta novelle popolari montalesi (da Montale, in provincia di Pistoia) ha salvato dall’oblio una preziosa storia raccontatagli da un’anziana signora, una certa “Luisa vedova Ginanni”. Ripresa da Italo Calvino nelle sue Fiabe italiane, questa novella toscana finì in tv nei primi anni Novanta, sceneggiata da Gianni Romoli e Francesca Melandri, ed entrò col suo potente messaggio di empowerment femminile nell’immaginario collettivo di tanti bambini e ragazzi come me cresciuti in quegli anni. Questo per dire che molto spesso le storie che sembrano ancorate a un imprecisato, favolistico passato, racchiudono temi di persistente attualità.

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