Ho sempre associato Truman Capote a un mondo di feste scintillanti al Plaza Hotel e a una high society che da Tiffany poteva permettersi ben più di una colazione davanti alla vetrina. Me lo sono immaginato alla scrivania in una qualche elegante brownstone nell’Upper East Side, o in alternativa in un appartamento bohémien del Greenwich Village.

Niente di tutto ciò. Per trovarlo al lavoro negli anni Cinquanta, prima del successo di Colazione da Tiffany, avremmo dovuto recarci in una casetta nel colorito quartiere di Brooklyn Heights, all’epoca timidamente emergente e ben lontano dall’essere disinvoltamente trendy come è oggi.

Truman Capote visse al N. 70 di Willow Street dal 1955 al 1965. Prese in affitto un seminterrato1 nella casa che era dell’amico scenografo Oliver Smith. Proprio qui scrisse Colazione da Tiffany (1958) e A sangue freddo (1965). La sua vita in questo quartiere ce la descrive nel breve saggio Una casa a Brooklyn Heights, pubblicato nel 1959 (edito in Italia da Garzanti), un racconto breve e piacevole che si legge in una mezz’ora, in cui lo scrittore ci rende una descrizione – frammentaria, ma pur sempre vivida e pittoresca di questa zona e dei suoi abitanti.

“Abito a Brooklyn. Per elezione. Quelli che non ne conoscono le attrattive possono a buon diritto chiedersi come mai. Considerato nel suo insieme, infatti, è un quartiere davvero poco attraente. Un concentrato di cattivo gusto che perfino i noms des quartier contribuiscono ad aggravare: Flatbush, Flushing Avenue, Bushwick, Brownsville, Red Hook. Eppure, in quel grigio sporco di verde, c’è qualche oasi di tanto in tanto: meravigliosa contraddizione, stupenda memoria di giorni più salubri. L’esempio più tipico di questi che sembrano miraggi è la zona in cui sto io, conosciuta col nome di Brooklyn Heights.”

“Una casa a Brooklyn Heights”, Truman Capote
Cartello stradale di Willow Street a Brooklyn Heights
Willow Street ©turismoletterario.com

Brooklyn Heights è un quartiere nella zona sudoccidentale di Brooklyn. È il lembo di terra a cui si aggrappa il ponte di Brooklyn, che lo collega a Manhattan e alla sua selva di grattacieli sulla sponda opposta dell’East River. È detto “Heights” perché si estende su un’altura che permette una veduta sopraelevata di Manhattan e di Brooklyn.

La zona aveva iniziato a svilupparsi all’inizio dell’Ottocento grazie ai collegamenti con Manhattan tramite piroscafi. Ma la svolta arrivò nel 1883, quando venne completato il ponte di Brooklyn che rese questa zona facilmente accessibile. In poco tempo Brooklyn Heights attirò una fascia di popolazione benestante che favorì la costruzione di edifici eleganti ed eterogenei. Il quartiere divenne il centro culturale e finanziario di Brooklyn, tant’è che da qui partì il movimento per l’abolizione della schiavitù guidato da Henry Ward Beecher, pastore della Plymouth Church (tuttora al N. 57 di Orange Street) e fratello di Harriet Beecher Stowe, autrice del romanzo La capanna dello zio Tom.

Edifici eterogenei a Brooklyn Heights
Brooklyn Heights ©turismoletterario.com

Poi la Grande depressione decretò l’inizio di un periodo di degrado. Il ceto medio lasciò l’area, che divenne un sobborgo fatiscente popolato da operai e immigrati (“l’alta quiete è rotta dalle grida acute dei ragazzini italiani”, dice Capote). Tra le due guerre il basso costo degli affitti iniziò a esercitare un certo fascino su artisti e scrittori: per esempio la brownstone al N. 7 di Middagh Street (non esiste più) divenne una specie di pensione dove nei primi anni Quaranta abitarono come in una grande famiglia gli scrittori W.H. Auden e Richard Wright, il compositore Benjamin Britten, l’attrice burlesque Gypsy Rose Lee e altri. La casa era detta “February House” perché molti dei residenti erano nati in questo mese.

Dopo la guerra Brooklyn Heigths iniziò ad attirare una clientela vivace, giovani coppie intraprendenti alla ricerca di case spaziose e adatte per famiglie, in un contesto con aria limpida, poco traffico, spazi verdi in cui passeggiare lungo l’East River. E con loro, nel 1955 arrivò Truman Capote.

Capote non poté che innamorarsi all’istante di questo quartiere che definisce “davvero poco attraente” ma che nasconde un fascino inaspettato. Nello scritto autobiografico, venato di humour, ci descrive uno scorcio di Brooklyn Heights con la sua atmosfera antiquata e austera, i personaggi eccentrici, qualche assaggio di microcriminalità (come la temibile banda Cobra che tenta di rubargli la macchina fotografica), gli splendidi panorami su Manhattan. A questo proposito nel 1950 venne inaugurata la Brooklyn Heights Promenade (detta anche Esplanade), un posto che fece subito breccia nel cuore dei residenti: e come biasimarli, data la magnifica vista sulla Statua della Libertà e sulla skyline in costante evoluzione di Manhattan.

Grattacieli di Manhattan e fiume Hudson visti dalla Promenade di Brooklyn Heights
Manhattan vista dalla Promenade di Brooklyn Heights ©turismoletterario.com

Nel raccontarci la vita a Brooklyn Heights, Capote menziona luoghi che si possono ritrovare ancora oggi: il suo ristorante preferito, Gage & Tollner, aperto nel 1879 e tuttora in attività negli stessi locali restaurati, l’Esplanade col suo indimenticabile affaccio su Manhattan, la già menzionata Plymouth Church. Non c’è più, purtroppo, uno dei luoghi più intriganti raccontati nel libriccino: l’affascinante bottega del vecchio antiquario George Knapp, che Capote definisce un “emporio paradisiaco”. Si trovava in Fulton Street ma fu demolita negli anni ’80.

Del periodo trascorso da Capote a Brooklyn Heights tuttavia non abbiamo soltanto il suo scritto autobiografico. Ci sono una serie di preziosi scatti, realizzati dal giovane fotografo David Attie che nel 1958 trascorse una giornata girovagando per il quartiere assieme allo scrittore. Parte di quel reportage fu pubblicato sulla rivista Holiday nel febbraio 1959. Gli altri scatti – 800 negativi – sono stati ritrovati pochi anni fa dal figlio del fotografo e pubblicati nel 2015 per la prima volta in un libro fotografico. Sono scene cristallizzate che riportano in vita un tempo che non c’è più, tra bambini che si divertono in strada, eleganti signore al ristorante, operai al lavoro con i vertiginosi grattacieli di Manhattan alle spalle, ragazzi che sguazzano nell’East River all’ombra del ponte di Brooklyn, e infine il residente illustre, Truman Capote, nella bella veranda di Willow Street.

Truman Capote nella veranda di 70 Willow Street ©David Attie

La casa dove ha vissuto lo scrittore era stata costruita nel 1839 da un discendente dei primi coloni olandesi2 nel cosiddetto stile Greek Revival, con giardino e portico colonnato sul retro. Poi alla fine dell’Ottocento era stata acquistata dal banchiere William Putnam ed era praticamente diventata la sede del movimento contro il suffragio femminile, capeggiato – ahimè – da una donna, la moglie Caroline.

Oggi passa del tutto inosservata: non c’è nemmeno una targa commemorativa. E rischiamo anche di non riconoscerla perché Capote ce la descrive come una villetta dalla facciata gialla mentre a quell’indirizzo si trova un edificio a mattoni rossi: tutto corretto, perché è stata recentemente riportata al suo colore originale, il rosso appunto. Non provate però a suonare il campanello: è infatti un’abitazione privata acquistata nel 2012 da Dan Houser, co-creatore del controverso videogioco Grand Theft Auto. Il prezzo? 12,5 milioni di dollari3 per circa 836 mq.4 Roba che si può permettere giusto uno di quei ricconi strabordanti di soldi di cui va a caccia l’indimenticabile Holly Golightly.

70 Willow Street ©turismoletterario.com

Cosa vedere a Brooklyn Heights

1. Casa di Truman Capote, 70 Willow Street

Truman Capote visse qui dal 1955 al 1965, prese in affitto il seminterrato dall’amico Oliver Smith. Qui scrisse Colazione da Tiffany (1958) e A sangue freddo (1965).

2. Plymouth Church of Pilgrims, 57 Orange Street

Fondata nel 1847, è la chiesa di Henry Ward Beecher, primo pastore e fondatore del movimento abolizionista nel periodo precedente alla Guerra civile. Il pastore era il fratello di Harriet Beecher Stowe, autrice de La capanna dello zio Tom, anch’essa una convinta abolizionista.

3. Brooklyn Heights Promenade

Nota anche come “Esplanade” (così la chiama Capote), è l’incantevole passeggiata sopraelevata lungo l’East River con un panorama d’eccezione: i grattacieli di Manhattan e la Statua della Libertà. Lunga 557 metri venne inaugurata in due blocchi, nel 1950 e 1951, riscuotendo subito un grande successo tra i residenti.

4. Ristorante Gage & Tollner, 372-374 Fulton Street

Aperto nel 1879 da Charles M. Gage, a cui anni dopo si aggiunse Eugene Tollner, è un Oyster Bar ancora in attività negli originali locali ristrutturati (l’indirizzo originario era al N. 302 di Fulton Street, nel 1892 si trasferì all’attuale indirizzo). Il ristorante che per 125 anni è stato il più famoso di Brooklyn, frequentato anche da Truman Capote, ha chiuso nel 2004 e i piani superiori sono stati convertiti in uffici. Nel 2020 ha riaperto come ristorante.

5. Una passeggiata senza meta tra le vie alberate

Una passeggiata tra i variopinti edifici in Middagh Street e nelle strade con i nomi dei frutti (le cosiddette Fruit Streets) in un mix di edifici dagli stili variegati, dalle brownstones alle case in stile federale. La mitica February House purtroppo non esiste più: fu demolita per costruire una strada.

Dove comprare libri

Non distante da Brooklyn Heights, nell’adiacente quartiere Dumbo, c’è una libreria indipendente ben fornita da non mancare: si chiama POWERHOUSE Arena e si trova al N. 28 di Adams Street, ai piedi del Manhattan Bridge. Non ha solo un’accurata selezione di libri di vario genere, ma anche simpatici gadget per bibliofili.

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Fonti:

  1. untappedcities.com ↩︎
  2. boweryboyshistory.com ↩︎
  3. huffpost.com ↩︎
  4. realtor.com ↩︎