Bologna

Casa Carducci

In questa casa lo scrittore abitò gli ultimi 17 anni della sua vita, dal 1890 al 1907.
Oggi è un centro culturale dedicato allo scrittore che consta di una sezione museale, un centro di informazione specializzata sullo scrittore, l’archivio e la biblioteca appartenuta allo scrittore e ampliata con materiale che ne approfondisce lo studio. Dal 1997 si occupa anche di studi letterari ottocenteschi, avendo acquisito librerie e archivi di intellettuali bolognesi significativi per la cultura letteraria italiana.
Il poeta si trasferì qui con la moglie Elvira l’8 maggio 1890. La posizione periferica favoriva una maggiore quiete rispetto alla precedente abitazione nel centro città. Dal contratto di locazione si evince che l’edificio era formato da 15 ambienti: uno spazio ampio anche per conservare l’archivio e la biblioteca dello scrittore, disposti nel grande studio.
Negli anni, a seguito di vari restauri, si sono persi alcuni spazi ai piani inferiori, come la cucina sotterranea e le stanze per la servitù.
La casa museo si snoda oggi in 9 ambienti visitabili:
• l’ingresso
• la biblioteca
• lo studio
• il corridoio-archivio
• la camera da letto di Giosuè
• la sala da pranzo
• la stanza da lavoro di Elvira
• la camera da letto di Elvira
• il salotto buono
L’allestimento fu a opera di Albano Sorbelli, che era stato allievo di Carducci e direttore della biblioteca dell’Archiginnasio dal 1904, con la supervisione delle figlie del poeta Beatrice, Laura e Libertà, che hanno contribuito a riportare il restante mobilio originale dopo la morte della madre, Elvira Carducci nel 1915, la quale, deceduto Giosuè, era andata a vivere in un’altra abitazione.
Il giardino circostante è oggi dedicato alla memoria del poeta ed è stato inaugurato nel 1928. Quando Carducci era ancora in vita, il verde era affidato alle cure della famiglia Ninchi che risiedeva dal 1901 nell’edificio di fronte. Nel 1927 fu installato nel giardino il Monumento a Giosuè Carducci al quale lo scultore Leonardo Bistolfi aveva lavorato per 18 anni (dal 1909). Le specie floreali qui presenti non sono casuali: alcune sono le stesse che Carducci aveva nel suo giardino (cipressi, bagolari, edere, la vite, il fico), mentre altre sono state scelte da Bistolfi per il loro valore simbolico e il loro colore come ad esempio bosso e alloro.
La targa, posta dal Comune di Bologna il 6 novembre 1921, recita: “Questa casa abitata / da / Giosuè Carducci / negli anni / che gli consacrarono la gloria / la Regina Margherita / donò / alla città di Bologna / pegno di affetto e reverenza / al cantore / dell’Italia nuova ed antica — VI novembre MXMXXI – Il Comune P.”
Indirizzo: piazza Carducci 5, Bologna
Sito: casacarducci.it
Ingresso: a pagamento

Targa commemorativa

La targa recita: “In questa casa abitò / Giosuè Carducci / dal 1876 al 1890 / gli anni gloriosi / delle «Rime nuove» e delle «Odi barbare» — Nel centenario della nascita / il Comune di Bologna pose / 1935 – XIII”.
Indirizzo: Strada Maggiore 37, Bologna

Targa commemorativa

La targa recita: “Giosuè Carducci / abitò in questa casa / dal 1861 al 1876 / di qui lanciò all’Italia / i giambi ed epodi / qui per la morte del piccolo Dante / amore e dolore gli dettarono / “Pianto antico” — Nel centenario della nascita / il Comune di Bologna pose / 1935 – XIII”.
Nel giardino condominiale, talvolta aperto ai visitatori, si trova ancora il melograno a cui si riferiva il Carducci con i versi: “L’albero a cui tendevi / La pargoletta mano, / Il verde melograno / Da’ bei vermigli fiori / Nel muto orto solingo / Rinverdì tutto or ora, / E giugno lo ristora / Di luce e di calor”.
Indirizzo: via Broccaindosso 20, Bologna


Cesena

Villa Silvia-Carducci

Nel periodo in cui la villa appartenne alla contessa Silvia Pasolini Zanelli, che ne aveva fatto una sorta di salotto letterario, Giosuè Carducci vi soggiornò undici volte tra il 1897 e il 1906.
Qui, nella mitezza di questi ambienti, ebbe l’ispirazione per l’Ode alla Chiesa di Polenta.
Alla morte della contessa, nel 1920, la villa passò al Comune di Cesena, che vi ha promosso varie iniziative culturali, assegnandola dal 2007 come sede all’Associazione Musica Meccanica Italiana (AMMI). Oltre al museo della musica meccanica, è possibile visitare anche la stanza nella quale era solito soggiornare il poeta.
La stanza, ancora intatta, conserva gli arredi originali dell’epoca: la scrivania, il letto in ferro battuto, il sofà verde in stile inglese, la sedia a rotelle che Carducci era costretto a usare gli ultmi anni della sua vita, alcuni suoi capi di abbigliamento (il cappotto, un bastone e vari cappelli), oltre a numerosi documenti e foto che testimoniano i soggiorni trascorsi qui dal poeta.
Una targa apposta sull’esterno dell’edificio recita: “Qui tra i colli sereni / nella dolcezza della amicizia / cercò pace e ristoro alla grande anima / Giosuè Carducci / dal 1897 al 1906 / Silvia e Giuseppe Pasolini Zanelli / con memore cuore / 2 novembre 1907”.
Indirizzo: Villa Silvia-Carducci, via Lizzano, 1241 Cesena
Sito: museomusicalia.it


Firenze

Targa sull’edificio dove visse

Giosuè Carducci trascorse l’adolescenza a Firenze. Sull’edificio in via Romana oggi c’è una targa e un medaglione in bronzo che lo ricordano: “Dalla casa modesta / ove abitò adolescente / Giosuè Carducci / la Scuola Tecnica di Oltrarno / in concordia col Comune / volle che il bronzo perenne / additasse la gloria / XXVI aprile MXMVI”.
Indirizzo: via Romana 135, Firenze

Fiesole (Firenze)

Targa commemorativa

La targa riporta la poesia Fiesole che Carducci dedicò alla città: “Su l’arce onde mirò Fiesole al basso, / Dov’or s’infiora la città di Silla, / Stagnar livido l’Arno, a lento passo / Richiama i francescani un suon di squilla. — Su le mura, dal rotto etrusco sasso / La lucertola figge la pupilla, / E un bosco di cipressi a i venti lasso / Ulula, e il vespro solitario brilla. — Ma dal clivo lunato a la pianura / Il campanil domina allegro, come / La risorta nel mille itala gente. — O Mino, e nel tuo marmo è la natura / Che de’ fanciulli a le ricciute chiome / Ride, vergine e madre eternamente. — Giosuè Carducci / [scritta deteriorata] di Fiesole il V Marzo MCMXI”.
Indirizzo: via San Francesco, Fiesole (FI)


Ferrara

Targa commemorativa

La targa recita: “«Salve Ferrara! Dove stan le belle / torri d’Ateste e case degli Ariosti / eran palude.» – Carducci
Ode a Ferrara”.
Indirizzo: via Giuoco del pallone (di fronte al numero 1), Ferrara

Targa commemorativa

La targa recita: “Giosuè Carducci / soggiornò due volte / dal 30 marzo al 5 aprile 1887 / e dal 29 maggio al 1° giugno 1895 / accolto dal discepolo / Giuseppe Agnelli / nella casa che qui sorgeva / dalla guerra distrutta — Il Municipio / nel cinquantenario della morte / evocando l’Ode / con cui il poeta esaltò la gloria / di Ferrara / volle / ripristinata la testimonianza / della sua dimora — Ferrara, 1° luglio 1957”.
Indirizzo: via Borgo Leoni (di fronte al numero 60), Ferrara


Lecco

L’11 ottobre 1891 fu inaugurata a Lecco, in piazza Manzoni, la statua dedicata appunto ad Alessandro Manzoni, realizzata da Francesco Confalonieri. All’inaugurazione fu invitato Giosuè Carducci, all’epoca docente presso l’Università di Bologna, il quale pronunciò un discorso celebrativo, passato alla storia come il “Discorso di Lecco”, nell’ex Hotel Croce di Malta.
Fino ad allora sembra che Carducci avesse manifestato avversione nei confronti dello scrittore lombardo. In realtà con questo discorso il poeta toscano riconosce la grandezza del Manzoni, pur non condividendone le idee soprattutto religiose: come sappiamo Manzoni era un convinto cattolico mentre Carducci un fiero anticlericale. Quindi il discorso di Lecco, da cui traspare la profonda ammirazione verso l’abilità letteraria del Manzoni, servì al Carducci come riconciliazione con lo scrittore lombardo.
La targa apposta sull’edificio recita: “Il giorno 11 ottobre 1891 / inaugurandosi il monumento / all’autore dei «Promessi Sposi» / Giosuè Carducci / apportato con la sua presenza / tributo di onore e di plauso / pronunciava in questo albergo / il discorso di Lecco: / testimonianza della su ammirazione / verso Alessandro Manzoni / e del suo disdegno / contro chi non ne intese o ne falsò / l’arte gloriosa — X ottobre MXMVIII”.
L’albergo è noto anche perché vi pernottò quattro volte Giuseppe Garibaldi e perché qui morì il sindacalista Giuseppe Di Vittorio nel 1957.
Indirizzo: ex Hotel Croce di Malta, piazza Garibaldi, Lecco


Bolgheri (Livorno)

Viale dei Cipressi

Immortalato dalla lirica Davanti San Guido, è il viale alberato che conduce al piccolo borgo di Bolgheri, dove il poeta aveva trascorso l’infanzia, dal 1838 al 1848.
Nel 1873, durante un viaggio in treno da Livorno a Roma, Carducci scorse dal finestrino questo iconico viale che gli riportò alla mente i ricordi cari della sua fanciullezza. Scrisse la poesia nel Natale del 1874, ma la versione definitiva è datata 18 agosto 1886.
Il viale era originariamente costeggiato da due filari di pioppi che però furono danneggiati dai bufali maremmani. Nel 1830 se ne decise la sostituzione con i cipressi, che il poeta definisce giganti giovinetti, la cui piantumazione si concluse nel 1911. Il viale è stato asfaltato nel 1954.
L’incipit della poesia Davanti San Guido recita: “I cipressi che a Bólgheri alti e schietti / Van da San Guido in duplice filar, / Quasi in corsa giganti giovinetti / Mi balzarono incontro e mi guardar. / Mi riconobbero, e — Ben torni omai — / Bisbigliaron vèr’ me co ‘l capo chino — / Perché non scendi ? Perché non ristai ? […]”
Indirizzo: viale dei Cipressi (Strada provinciale bolgherese), Bolgheri (LI)

Monumento a Giosuè Carducci

Di fronte all’imboccatura del Viale dei Cipressi, lungo la via Vecchia Aurelia, si trovava una stele che commemora il poeta. Nell’ottobre 2019 è stata distrutta da una vettura che si è scontrata contro il monumento; dopo essere stata fedelmente ricostruita, nell’ottobre 2020 è stata riposizionata nel medesimo punto.
Era stata eretta nel cinquantenario della sua morte (1957), è ornata con alcune lapidi che citano i versi carducciani.
Prima lapide: “«Oh siediti a le nostre ombre odorate / ove soffia dal mare il maestrale;» — Il Comune di Castagneto Carducci nel cinquantenario della morte del poeta / 1957”.
Seconda lapide: “I cipressi che a Bolgheri alti e schietti / van da S. Guido in duplice filar – G. Carducci”.
A pochi passi si trova l’Oratorio di San Guido, un piccolo edificio a pianta ottagonale costruito nel 1703 su commissione della famiglia Della Gherardesca per ricordare l’antenato Guido, eremita vissuto tra l’XI e il XII secolo.
Indirizzo: via Vecchia Aurelia, all’imboccatura del viale dei Cipressi (Strada provinciale bolgherese), Bolgheri (LI)

Casa di Giosuè Carducci

Nato a Val di Castello, in provincia di Lucca, nel 1835, si trasferì all’età di 3 anni, nel 1838, a Bolgheri, paese in cui viveva la nonna paterna e dove il padre aveva ottenuto un incarico come medico condotto. La famiglia Carducci (il padre Michele, la madre Ildegonda e il piccolo Giosuè), presero in affitto un appartamento nella piazza principale del paese per 66 lire annue.
Ben presto però sorsero alcuni scontri tra il padre del poeta, liberale e repubblicano, e la famiglia Della Gherardesca, proprietaria della contea di Donoratico, decisamente di posizione conservatrice. Anche con il parroco del borgo, Don Bussotti, ci furono alcuni screzi (Michele Carducci veniva detto “mangiapreti” per le sue posizioni anticlericali), stemperati dall’intervento della nonna del poeta.
A causa delle idee politiche del Carducci padre, la notte del 21 maggio 1848 furono sparate alcune fucilate contro la loro casa, in direzione dello studio di Michele.
La famiglia decise così di lasciare l’abitazione e trasferirsi nell’adiacente borgo di Castagneto Carducci, dove tuttavia rimasero meno di un anno.
Sulla facciata della casa si possono ancora scorgere i danni provocati dagli spari ed è apposta una targa commemorativa che recita: “Qui trascorse la fanciullezza / Giosuè Carducci / dal 1838 al 1848”.
Indirizzo: piazza Alberto, Bolgheri (LI)

Statua di Nonna Lucia

Di fronte alla casa in cui il poeta ha vissuto la sua fanciullezza si trova una statua realizzata dal prof. Fabio Melani che ritrae la nonna del poeta, “Nonna Lucia”.
La statua è stata installata il 29 maggio 1994.
Indirizzo: piazza Alberto, Bolgheri (LI)

Casa della “bionda Maria”

In piazza Teresa si trova una casetta di due piani, riconoscibile da una fontanella posta di fronte e da una scalinata in muratura che conduce alla porta di ingresso. Questa era la casa dove viveva Maria Banchini, figlia dei mugnai del borgo, una ragazza che in giovinezza aveva fatto sussultare il cuore del Carducci, il quale la rincontrerà quarant’anni dopo, quando lei, pur con i capelli brizzolati e mutata nei tratti, manteneva “l’impronta della passata avvenenza”. A lei si ispira la lirica Idillio maremmano, il cui incipit recita: “Co ’l raggio de l’april nuovo che inonda / Roseo la stanza tu sorridi ancora / Improvvisa al mio cuore, o Maria bionda; / E il cuor che t’obliò, dopo tant’ora / Di tumulti ozïosi in te riposa, / amor mio primo, o d’amor dolce aurora.”
Sull’edificio è apposta una targa che porta l’iscrizione: “Qui visse Maria Banchini / Ispiratrice dell’Idillio maremmano — Meglio era sposar te bionda Maria!”.
Indirizzo: piazza Teresa, Bolgheri (LI)

Cimitero di Nonna Lucia

Oltrepassando la casa in cui il Carducci visse gli anni della fanciullezza e seguendo via del Poggio, dopo poco più di 200 metri si raggiunge un piccolo cimitero, sul lato destro della strada. Qui fu sepolta Nonna Lucia, ovvero Lucia Galleni, la nonna paterna del poeta, che morì di tisi il 18 dicembre 1842.
La cappella in cui è sepolta, sul lato sinistro del cimitero, è indicata da alcune lapidi, tra cui una che recita i seguenti versi carducciani tratti dalla lirica Davanti San Guido: “Di cima al poggio allora dal cimitero / Giù de’ cipressi per la verde via / Alta solenne vestita di nero / Parvemi riveder Nonna Lucia”.
Indirizzo: via del Poggio, Bolgheri (LI)
Ingresso: gratuito
Orari: orario invernale 9-17.30; orario estivo 9.00-19


Castagneto Carducci (Livorno)

Casa Carducci

In questa casa il poeta visse poco meno di un anno dal giugno 1848 all’aprile 1849. Michele Carducci, la moglie Ildegonda e il figlio Giosuè vi si trasferirono lasciando la casa di Bolgheri dopo essere stati minacciati con alcuni colpi di fucile sparati sulla loro casa per le posizioni politiche liberali assunte dal padre del poeta.
Questo appartamento era stato preso in affitto dalla famiglia Espinassi Moratti, i cui eredi mantengono ancora oggi la proprietà dell’edificio, e aveva un costo annuo di 100 lire, contro le 66 lire che i Carducci pagavano nell’appartamento, grande il doppio, a Bolgheri.
In età adulta, serbando nel cuore i ricordi di questo luogo a lui molto caro, il poeta vi ritornò abitualmente negli anni dal 1879 al 1894, per fare visita ai vecchi amici e partecipare alle “ribotte”, quei grandi pranzi a base di specialità maremmane, in particolare cacciagione, e vini locali che si tenevano nei prati sotto la Torre di Donoratico o il castello di Segalari.
Il museo è stato aperto al pubblico nel 1992, grazie ad un accordo tra il Comune di Castagneto e la famiglia Espinassi Moratti, tuttora proprietaria dell’immobile. È composto di due stanze (originariamente erano tre, ma la cucina è stata inglobata nell’appartamento adiacente): la prima ospita la camera da letto del poeta con gli arredi originali dell’epoca, la seconda ospita alcuni documenti che testimoniano la sua presenza a Castagneto e Bolgheri come articoli di giornale, fotografie e oggetti, tra cui una libreria che contiene alcuni libri a lui appartenuti.
Indirizzo: via Carducci, Castagneto Carducci
Ingresso: a pagamento

Museo archivio “Giosuè Carducci”

Il Museo Archivio ricostruisce i principali momenti dell’attività letteraria del poeta, in particolar modo quelli legati alla Maremma attraverso una serie di pannelli e alcuni oggetti. Una sezione indaga sui rapporti del Carducci con la Massoneria, mentre una stanza è dedicata alle donne importanti nella sua vita.
Le stanze dove oggi è allestita la mostra, adiacenti al Palazzo Pretorio, ai tempi del poeta erano occupate da alcune botteghe della famiglia Corsiglia (una calzoleria, una farmacia e un negozio di generi vari), dove si dice che Giosuè, quand’ancora era un fanciullo, si dilettava a scrivere brevi componimenti poetici che recitava proprio in queste botteghe.
Indirizzo: via Giosuè Carducci, Castagneto Carducci
Sito: carducciecastagneto.wordpress.com
Ingresso: gratuito

Busto di Giosuè Carducci

Di fronte al Comune, proprio accanto al Museo archivio “Giosuè Carducci”, torreggia un busto del poeta, posto sopra una colonna, ad opera dello scultore sardo Albino Manca, realizzato nel 1935, ma installato in questa posizione solo nel 1952.
Indirizzo: via Giosuè Carducci, Castagneto Carducci (LI)


Canneto, Monteverdi Marittimo (Livorno)

Targa commemorativa dove è stato ospitato

Nel piccolo borgo di Canneto una targa commemorativa ricorda il luogo in cui Carducci soggiornò In questa casa ospite di Simone Carducci: “In questa casa / Giosuè Carducci / fu ospite dell’amico Simone Carducci / nel giorno 22 ottobre 1894 / lasciandovi di sé / imperitura memoria”.
Indirizzo: via Vittorio Emanuele II, Canneto, Monteverdi Marittimo (LI)


Pietrasanta (Lucca)

Casa natale

Giosuè Carducci nacque il 27 luglio 1835 a Valdicastello, una piccola frazione del comune di Pietrasanta, città natale del padre Michele, di professione medico, che qui aveva sposato Ildegonda Celli nel 1834. Qui abitarono solo due anni perché nel 1837 la famiglia lasciò Valdicastello per trasferirsi a Seravezza.
In seguito il poeta tornò in Versilia tre volte: a giugno 1877 visitò Seravezza e Pietrasanta con l’occasione di una ispezione al liceo di Massa per conto del Ministero della Pubblica Istruzione; a marzo 1890 tornò nella casa natia con l’amica Annie Vivanti e in seguito, alla fine dello stesso mese, fece un’altra breve visita a Pietrasanta.
Nel 1912 l’edificio è stato acquisito dal comune di Pietrasanta col denaro raccolto tramite una sottoscrizione pubblica. Al suo interno conserva due stanze con arredi d’epoca e pannelli illustrativi relativi alla vita del poeta (per gli orari di apertura consultare il sito del Comune).
Indirizzo: via Valdicastello, Pietrasanta (LU)
Sito: comune.pietrasanta.lu.it
Ingresso: gratuito.


Napoli

Busto commemorativo

Il busto è stato realizzato dallo scultore Saverio Gatto ed è stato installato nel 1913. Sotto il busto, sul lato anteriore, un’iscrizione recita: “A Carducci / Sento in cuor l’antica / patria ed aleggiami su l’accesa fronte / gl’itali iddii / posa nel giusto a l’alto / mira e s’irradia ne l’ideale”. Sul lato posteriore: “Napoli / MCMXIII”.
Indirizzo: Villa Comunale, Riviera di Chiaia, Napoli


Pavia

Targa commemorativa sull’edificio in cui soggiornava

Carducci, che era professore di letteratura italiana all’Università di Pavia, fu ospite del poeta e critico letterario Adolfo Borgognoni fino al 1893, anno della morte di Borgognoni. La targa recita: “In questa casa / Giosuè Carducci / fu ospite di / Adolfo Borgognoni / per antica amicizia / nel culto / dell’eterna poesia — La città nel cinquantenario della morte del poeta / il 10 febbraio 1957”
Indirizzo: angolo tra via San Ulderico e la piazza della Rosa, Pavia


Santa Maria a Monte (Pisa)

Nel 1856 il padre del poeta, Michele, ottenne la condotta medica del paese di Santa Maria a Monte, in provincia di Pisa. La famiglia (il padre, la madre Ildegonda e i fratelli del poeta, Dante e Valfredo) visse qui dal 1856 al 1858. Giosuè all’epoca lavorava già al ginnasio di San Miniato al Tedesco (oggi San Miniato al Monte) dove aveva ottenuto la cattedra di retorica, ma durante le vacanze tornava dalla famiglia a Santa Maria a Monte.
Fu qui che nel 1857 morì tragicamente il fratello Dante, probabilmente suicida, e l’anno dopo anche il padre Michele. Entrambi sono sepolti nel vecchio cimitero del paese, oggi noto come Campo della Rimembranza. Al fratello Giosuè dedicherà Funere mersit Acerbo, versi struggenti che piangono anche la morte del figlio del poeta: “O tu che dormi là su la fiorita / collina tosca, e ti sta il padre a canto; / non hai tra l’erbe del sepolcro udita / pur ora una gentil voce di pianto?“.
Al paese di Santa Maria a Monte Carducci dedicò la lirica O cara al pensier mio terra gentile, nella raccolta Juvenilia.
La casa museo ospita dal 2007 la collezione “Tenero Gigante” dell’artista Antonio Possenti, con quadri ispirati alle poesie di Carducci.
Indirizzo: Via Carducci, 29, Santa Maria a Monte (PI)
Sito: valdarnomusei.it
Ingresso: gratuito

Volterra (Pisa)

Targa commemorativa sulla casa natale della madre

Il testo della lapide è stato composto da Luigi Pescetti che nel saggio Carducci e Volterra fa notare l’assenza della parola “casa” (“e da questa CASA uscì sposa”) omessa per errore da chi ha realizzato la targa.
La targa recita: “Qui visse bambina / Ildegonda Celli / e da questa uscì sposa / del Dottor Michele Carducci / Tra i figli che educò / in continue ansie patriottiche / e durevoli lacrime / ebbe Giosuè / di cui plasmò il cuore generoso / e l’animo grande. — L. Pescetti”.
Indirizzo: via Guarnacci, Volterra (Pisa)