A Tokyo, sulle tracce degli scrittori Meiji

C’è un periodo nella storia del Giappone segnato da un grande fermento letterario: il periodo Meiji (questo il nome dell’imperatore nel periodo 1868-1912, che significa “regno illuminato”).
Dopo quasi due secoli di isolamento dal resto del mondo, nel 1854 il Giappone è costretto ad aprirsi all’Occidente, un evento che, oltre ad avere una serie di implicazioni politiche, sociali ed economiche, si ripercuote enormemente sulla letteratura: vengono infatti importate e tradotte numerose opere europee e americane che andranno a rivoluzionare lo stagnante panorama letterario autoctono, portando tra l’altro alla nascita del romanzo moderno giapponese. Tra i protagonisti di questa rinascita culturale ci sono gli autori menzionati in questo articolo: Natsume Sōseki, forse lo scrittore giapponese moderno più rilevante (e ritratto fino a qualche anno fa nelle banconote da 1000 yen), Mori Ōgai, Nagai Kafū e Higuchi Ichiyō.

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Nezu Jinja, Tokyo ©turismoletterario

Prima di iniziare questo itinerario c’è da considerare però che della Tokyo di quel periodo resta ben poco, soprattutto a causa dei due eventi che l’hanno quasi rasa al suolo, ovvero il Grande Terremoto del Kantō del 1923 e i bombardamenti incendiari americani del 1945, senza trascurare l’inarrestabile mutamento degli spazi urbani, un continuo “disfacimento e rifacimento” all’insegna della transitorietà di tutte le cose, sentimento insito nella cultura giapponese (“Sembrava che tutto venisse distrutto, ma allo stesso tempo che tutto fosse in via di costruzione…” Natsume Sōseki, Sanshirō, a cura di Maria Teresa Orsi, Venezia, Marsilio, 1990, p. 44).

Iniziamo la nostra passeggiata dalla stazione Sendagi della Tokyo Metro, ma per chi volesse assaporarsi un po’ di Giappone retrò, può partire dalla stazione di Nippori (sulla linea Yamanote della JR). Tutta quest’area si chiama “Yanesen” (dal nome dei tre quartieri che la compongono: Yanaka 谷中, Nezu 根津 e Sendagi 千駄木) ed è quella zona di Tokyo che con i suoi edifici storici conserva ancora l’atmosfera del passato e ci riporta alla fine dell’Ottocento.

Nota: per gli spostamenti si consiglia di attenersi alla mappa (a fine pagina) poiché è difficile dare indicazioni precise essendo le strade giapponesi tendenzialmente prive di nome.

1. Mori Ogai Memorial Museum

Dalla stazione Sendagi, percorrendo la strada principale (Dangozaka-ue 団子坂上) raggiungete a poco più di 200 metri il Mori Ōgai Memorial Museum (ingresso a pagamento, 300 yen).
Inaugurato nel 2012 per il 150° anniversario della nascita dello scrittore, il nuovo museo va a rinnovare il preesistente memoriale che era stato costruito nel 1962 sul sito in cui un tempo si trovava la sua abitazione, “Kancho-Ro” 「観潮楼」, e dove ha vissuto metà della sua vita, dal 1892 al 1922. Il museo offre alcune sale espositive che permettono di conoscere meglio lo scrittore; quel che rimane del periodo Meiji sono gli alberi di ginko nel giardino, la grossa pietra “San-nin-Jogo-no-ishi” 「三人冗語の石」, dove Ōgai era solito sedersi, e le tracce del cancello di ingresso.
Indirizzo: Sendagi 1-23-4, Bunkyo [東京都文京区千駄木1-23-4]
Sito: http://moriogai-kinenkan.jp/

2. Luogo in cui visse Natsume Soseki

Rimanendo sulla strada principale e svoltando a sinistra dopo circa 340 metri, proseguite dritto per trecento metri. Qui troverete sulla destra un grosso lastrone di granito il quale spiega (in giapponese) che qui visse Natsume Sōseki al ritorno dall’Inghilterra, dal marzo 1903 al dicembre 1906. In questo periodo Sōseki era docente di Inglese presso l’Università imperiale (l’attuale Tōdai) e proprio qui iniziò a scrivere il suo romanzo d’esordio, Io sono un gatto, tanto che per questo motivo questa casa era stata soprannominata “La casa del gatto” (猫の家).
Indirizzo: 2-20-7, Mukōgaoka, Bunkyo-ku, Tokyo
東京都文京区向丘 2-20-7

Natsume Sōseki

Natsume Sōseki

3. Nezu jinja

Proseguite dritto fino al semaforo e vi troverete al prossimo grande incrocio (Nihon Idai Mae, 日本医大前) svoltate a sinistra e dopo circa 100 metri vi troverete sulla destra un parco: è il complesso del tempio Nezu (Nezu jinja). Entrateci alla ricerca della pietra detta Bungo Ikoi no Ishi 文豪憩いの石: si dice che su questa pietra si siano seduti Natsume Sōseki e Mori Ōgai alla ricerca di idee per i loro romanzi. Lo stesso tempio, il Nezu Jinja, viene talvolta nominato nelle loro opere. (La pietra, che riconoscerete dalla seguente foto, si trova vicino alla struttura principale del tempio).

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“Bungo-ikoi-no-ishi” al Nezu Jinja ©turismoletterario

Indirizzo: 1-28-9, Nezu, Bunkyo-ku, Tokyo
東京都文京区根津1-28-9

4. Università Todai

Adiacente al Nezu Jinja troverete il grande campus dell’Università Tōdai (abbreviazione di Tōkyō Daigaku 東京大学), la più prestigiosa del Giappone. Per entrare raggiungete la strada principale che costeggia il campus, Hongo doori (本郷通り) dove si trova il grande cancello rosso d’ingresso “Akamon“.

Fondata nel 1877 sui territori appartenenti al clan Maeda, prende il nome di “Università imperiale” (Teikoku daigaku) nel 1886, riprendendo il suo nome originario (quello attuale) nell’immediato dopoguerra.
Potete entrare a visitare il campus: all’interno troverete uno stagno, il Sanshiro Ike, il cui nome ufficiale è Ikutoku-en Shinjiike (育徳園心字池), ma che viene chiamato Sanshirō-ike (“stagno Sanshirō”) in tributo all’omonimo romanzo di Natsume Sōseki: infatti il protagonista, Sanshirō, studente alla Tōdai, si reca spesso a passeggiare intorno allo stagno, la cui vista lo rende a tratti malinconico:

Rimase immobile fissando la superficie dello stagno: numerosi alberi si specchiavano nell’acqua e sul fondo si scorgeva il riflesso del cielo sereno. Non pensava più ai tram, a Tokyo, al Giappone e gli pareva di essere lontano da tutto. E in quello stato d’animo si andava a poco a poco facendo strada un senso di malinconia, simile a una nuvola leggera.

Natsume Sōseki, Sanshirō, a cura di Maria Teresa Orsi, Venezia, Marsilio, 1990, p. 50

Sōseki inoltre fu insegnante di Letteratura inglese presso questa stessa università, dove ricoprì l’incarico precedentemente assunto da Lafcadio Hearn, uno scrittore americano naturalizzato giapponese, fra i primi che fece conoscere e apprezzare la cultura nipponica in Occidente.

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Sanshiro Ike ©Edoardo G.

Il nostro itinerario prosegue con un’ultima importante tappa: il cimitero di Zōshigaya, nei dintorni di Ikebukuro. Per arrivarci dovete prendere un mezzo di trasporto pubblico: potete pianificare il percorso tramite il sito Hyperdia. Una possibilità sarebbe prendere la metro da Todaimae con Tokyo Metro Nanboku Line, cambiare a Iidabashi prendendo la Tokyo Metro Yurakucho Line fino a Higashi-Ikebukuro.

5. Cimitero di Zoshigaya

Come potete vedere dalla mappa, la stazione Higashi Ikebukuro si trova a circa 500 metri dal cimitero di Zōshigaya.

Il cimitero di Zōshigaya è un cimitero pubblico fondato nel 1874 che ospita le tombe di molti personaggi famosi, tra cui il già citato Natsume Sōseki.

Cimitero di Zōshigaya ©turismoletterario

Cimitero di Zōshigaya ©turismoletterario

All’ufficio del cimitero è possibile prendere una mappa illustrata in cui sono indicate le tombe dei personaggi più famosi.
Questi sono i principali scrittori che riposano qui:

Natsume Sōseki
Autore di Io sono un gatto, Anima (o “Anima e cuore”, “Il cuore delle cose”), Il signorino, E poi, Sanshiro e altri.
La tomba si trova nel lotto 1-14-1側 3番.

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Tomba di Natsume Sōseki al cimitero di Zōshigaya ©turismoletterario

Nagai Kafū
Autore di Al giardino delle peonie e altri racconti, pubblicato da Marsilio editore.
La tomba si trova nel lotto 1-1-7側 3番.

Izumi Kyōka
Autore di Il monaco del monte Koya e altri racconti, pubblicato da Marsilio editore.
La tomba si trova nel lotto 1-1-13側 33番.

Lafcadio Hearn
Autore di Storie di fantasmi giapponesi (edizioni varie). Il suo nome giapponese fu Koizumi Yakumo
La tomba si trova nel lotto 1-1-8側 35番.

Tomba di Lafcadio Hearn (Koizumi Yakumo) al cimitero di Zōshigaya

Tomba di Lafcadio Hearn (Koizumi Yakumo) al cimitero di Zōshigaya ©turismoletterario

In questo cimitero è ambientata anche una scena di Kokoro (“Anima”), uno dei romanzi più famosi di Natsume Sōseki:

“Entrai dalla parte sinistra di un orto, passai quindi nel cimitero e camminai lungo un ampio viale ornato con alberi di acero. Proprio allora, da una casa da tè che si scorgeva sul fondo, uscì ad un tratto una persona che assomigliava al maestro. Mi avvicinai fino al punto da vederne la montatura degli occhiali brillare al sole, e gridai di soprassalto: «Maestro!». Egli si fermò di colpo e mi guardò. […]
Attraversammo il cimitero per raggiungere la strada. Accanto alla tomba di una certa Isabel e di un certo Rogin, credente cristiano, si ergeva un cippo su cui era scritto: «Tutti gli esseri viventi portano in sé l’essenza di Buddha». C’era anche la tomba di un ministro plenipotenziario. E ce n’era un’altra, molto piccola, su cui erano incisi gli ideogrammi “Andorei”: chiesi al maestro come si dovessero leggere. «Probabilmente Andrea», rispose con un sorriso amaro. […] Io non avevo una meta precisa, per cui seguii il maestro. Era più silenzioso del solito, eppure non mi sentivo troppo a disagio, e camminai lentamente con lui.
«Ritorna subito a casa?»
«Sì. Non devo andare da nessun’altra parte.»
Scendemmo la collina in silenzio, verso sud.
«Lassù c’è la tomba della sua famiglia?» chiesi di nuovo.
«No».
«È sepolto lì qualche suo parente?»
«No».
Non aggiunse altro. Anch’io, a quel punto, troncai il discorso. Poi, dopo un po’, ritornò inaspettatamente sull’argomento.
«C’è la tomba di un mio amico».
«Tutti i mesi va a fargli visita?»
«Sì».
Quel giorno non disse altro.”

Anima, Natsume Sōseki, L’Ottava edizioni. Trad. di Nicoletta Spadavecchia,  pp.12-14.

Deviazione “Higuchi”

Chi era Higuchi Ichiyō? Poco nota in Italia se non tra gli studiosi del settore (solo recentemente è stata pubblicata una traduzione dei suoi due racconti più famosi), Higuchi Ichiyō ha costituito un caso straordinario nella letteratura giapponese moderna: in un contesto dominato da scrittori uomini, questa ragazza nella sua breve vita – muore a 24 anni di tubercolosi – scrive una manciata di racconti così stilisticamente raffinati e intensi che il Bundan, la società letteraria di Tokyo, la celebrerà come una delle voci più alte del romanzo giapponese moderno, al pari dei grandi Natsume Sōseki e Mori Ōgai.

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Higuchi Ichiyō

Per conoscere meglio la figura di Higuchi Ichiyō potete leggere un bel libro, purtroppo di difficile reperibilità, di Carla Vasio, Come la luna tra le nuvole, edito da Einaudi.

Vissuta nel quartiere Taitō di Tokyo, una delle zone popolate dai meno abbienti, ancora oggi si trovano alcuni luoghi legati alla sua vita e alle sue opere. Potete raggiungerli facilmente a piedi partendo dalla stazione Minowa servita dalla linea metro Hibiya.
Oltre al museo memoriale dedicato a Higuchi Ichiyō, in questa zona si trovano due templi che fanno da ambientazione al racconto Takekurabe, il Senzoku inari jinja e l’Otori jinja, oltre che una stele commemorativa posta nel luogo in cui la scrittrice ha vissuto gli ultimi anni della sua vita.

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Luoghi: Il cimitero di Zoshigaya
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