Torino e Milano: due città letterarie a confronto. Intervista agli autori delle Città di carta

Torino e Milano: due città letterarie a confronto. Intervista agli autori delle Città di carta

Torino e Milano. Due città che hanno fatto la storia editoriale e letteraria italiana. Da una parte la tradizione del Salone del Libro, la città della storica casa editrice Einaudi, di caffè letterari come Platti e Florio, di Calvino, Pavese, Natalia Ginzburg, Primo Levi. Dall’altra la città di Manzoni e dei versi di Alda Merini, nominata Città della letteratura UNESCO, sede di numerosi editori grandi e piccoli, casa di autori come Buzzati, Vittorini e Lalla Romano.

Alessandra Chiappori e Michele Turazzi sono rispettivamente gli autori di Torino di carta e Milano di carta, due guide letterarie uscite nella collana “Le città di carta” edite dalla casa editrice Il Palindromo. Due guide che ricostruiscono vie, edifici, piazze, periferie e monumenti attraverso lo sguardo e le parole degli scrittori del Novecento.
In occasione della presentazione congiunta delle due guide, giovedì 3 ottobre 2019, presso la libreria Tempo Ritrovato Libri in Corso Garibaldi a Milano, ecco una breve intervista doppia ai due autori.

Torino e Milano: due città protagoniste – e un po’ rivali – dell’industria editoriale del Novecento. Quanto la presenza di case editrici e un fervido ambiente editoriale hanno influenzato i temi della narrativa ambientata in città?

Alessandra: Per Torino è un dato fondamentale: pensiamo all’Einaudi e a tutto il fervore che ha saputo creare dai drammatici anni della guerra, subendo anche gravi perdite umane, per gran parte della seconda metà del secolo. Torino arrivava da tante esperienze editoriali precedenti, tra cui quella di Gobetti, ed è da sempre terreno fertile per l’editoria, ma è intorno all’Einaudi che si sono ritrovati personaggi del calibro di Cesare Pavese, Natalia Ginzburg, Italo Calvino, Primo Levi, e poi Fruttero e Lucentini e Giovanni Arpino. Buona parte, insomma, della Torino di carta. Qualcuno di questi autori era “outsider” rispetto allo zoccolo resistente einaudiano, ma è indubbio che da via Biancamano siano passati quasi tutti. Sull’influenza rispetto alle tematiche, tuttavia, non ho percepito influenze centrali: autori come Pavese, Calvino, Levi… ma anche tutti gli altri hanno avuto personalità molto definite, direi uniche, ciascuno di loro si è dedicato a temi che sentiva vicini o urgenti.

Michele: Torino e Milano sono senza dubbio le due città su cui si è poggiata l’industria editoriale italiana del Novecento (ma anche quella contemporanea). Se però Torino ruotava essenzialmente attorno al progetto editoriale di Einaudi, a Milano il panorama era molto più sfaccettato: Rizzoli, Feltrinelli, Mondadori, Bompiani erano solo alcuni tra i moltissimi editori che affollavano la città. Questa proliferazione ha portato, da un lato, a una ricerca culturale e tematica più varia, meno legata a un unico modello, e, dall’altro, ha attratto un numero molto ampio di intellettuali e scrittori che si sono trasferiti in città per lavorare nell’editoria locale (Elio Vittorini, Eugenio Montale, Luciano Bianciardi, ma la lista potrebbe essere infinita e si allunga ancora oggi, anno dopo anno). A questi, bisogna aggiungere quei milanesi doc che hanno trovato in città le condizioni fertili per restare, come Dino Buzzati, che è stato legato per tutta la vita al «Corriere della Sera». Insomma, il punto focale è che senza le case editrici, i periodici e i quotidiani milanesi – che attiravano a sé un gran numero di scrittori o aspiranti tali – probabilmente non sarebbero esistite molte tra le opere più importanti ambientate in città, a prescindere dalle tematiche e dallo stile.

Torino di bluestardrop – Andrea Mucelli, su Flickr

Penso a Firenze: nella narrativa dell’Otto-Novecento spesso ha ispirato storie sentimentali più o meno travagliate (Camera con vista di Forster, Il giglio rosso di Anatole France, ecc.), vicende legate alla Resistenza partigiana o all’alluvione del ’66. Ci sono alcuni temi o aspetti della città preponderanti e distintivi che ricorrono nelle opere di narrativa ambientate a Torino/Milano?

Alessandra: Penso di poter dire che il grande tema della narrativa degli anni ’60 a Torino è l’auto, la “FIAT matrigna”, come la definisce Alessandro Perissinotto, e tutto il clima socio-culturale che vi ruotava intorno, dai quartieri operai agli scioperi, all’urbanistica e al modo di pensare e vivere la città. Un altro tema interessante, ma più recente, sono le Olimpiadi invernali del 2006. In entrambi i casi si tratta di aspetti ed eventi che hanno influito in modo significativo sull’identità della città, temi dunque prediletti dagli scrittori.

Michele: Per quanto riguarda la Milano letteraria del Novecento, hanno senza dubbio rivestito un ruolo importante i cambiamenti economici, l’affermarsi della società dei consumi, e le rivoluzioni che questi hanno prodotto nella vita di tutti i giorni. Opere come I segreti di Milano, di Giovanni Testori, hanno l’ambizione di fotografare i quartieri marginali nel momento in cui, nel Dopoguerra, gli stili di vita cominciavano a cambiare, lasciandoci in eredità l’istantanea di un mondo popolare un attimo prima della sua scomparsa. Oppure, La vita agra di Luciano Bianciardi, che entra con ferocia iconoclasta nelle contraddizioni dell’Italia del boom economico, di cui Milano era un punto di osservazione privilegiato. Allo stesso modo, Giorgio Scerbanenco poteva ambientare i suoi polizieschi in una città cresciuta a dismisura, pericolosa e affollata, figlia appunto della crescita economica di quel periodo, che ha portato con sé anche un netto incremento della criminalità.  Tra l’altro, i cambiamenti economici e sociali, a Milano, sono sempre stati accompagnati da rivoluzioni urbanistiche e architettoniche, anche violente: ed ecco che Carlo Emilio Gadda, negli anni Trenta, e Dino Buzzati, negli anni Sessanta, potevano osservare con uguale nostalgia la Milano della loro infanzia che scompariva. Cosa che, dopotutto, accade ancora oggi.

La cupola della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano

C’è in particolare un luogo letterario che hai piacevolmente scoperto (o riscoperto) durante la scrittura di Torino/Milano di carta?

Alessandra: Corso Re Umberto, un lungo viale alberato che attraversa il quartiere Crocetta e che è stato il contesto dentro il quale hanno abitato, si sono mossi e conosciuti grandi nomi della letteratura del Novecento italiano. Differente, ma al tempo stesso curioso, il quartiere di Barriera di Milano, sfondo di numerosissime storie poliziesche recenti.

Michele: Avendo organizzato ogni capitolo del libro come un percorso da seguire a piedi, prima di mettermi a scrivere ho fatto moltissimi sopralluoghi in giro per la città. Questo mi ha permesso di “riscoprire” tante zone, in particolar modo alcune tra quelle centrali, che attraverso più raramente, visto che la mia vita e quella di gran parte dei miei coetanei si svolge al di fuori della Cerchia dei bastioni, e quindi oltre il centro propriamente detto. Se devo pensare a un luogo in particolare, direi la Biblioteca braidense, all’interno del Palazzo di Brera, dove non tornavo dai tempi dell’università e che ha conservato la stessa atmosfera di cui parla Luciano Bianciardi all’inizio della Vita agra.

Venaria Reale, Torino, ©pexels.com

Qual è l’autore che a livello personale leghi più di ogni altro a Torino/Milano?

Alessandra: La motivazione personale è così forte che, curiosamente, si tratta di un autore che non è né nato né ha vissuto la vita intera a Torino. Ma è stato presente forse in uno dei momenti di maggiore fermento culturale, il dopoguerra. Parlo di Italo Calvino, ligure come me, piuttosto infastidito già in tempi non sospetti dallo smog e dall’inquinamento di una città di cui, probabilmente proprio grazie al suo sguardo “esterno”, ha saputo cogliere varie sfumature mai banali. In fondo, se vivevo la Torino di carta già alle elementari senza saperlo, è grazie al suo Marcovaldo!

Michele: Sono tanti. Più che alla città nella sua interezza vedo ciascun scrittore legarsi a un determinato quartiere. Lalla Romano e Luciano Bianciardi a Brera, Alda Merini ai Navigli, Giovanni Testori a Vialba e alla Ghisolfa, Dino Buzzati alla zona di Moscova… In generale, però, direi Elio Vittorini, che rappresenta il prototipo di chi arriva a Milano quasi per caso, inseguendo un impiego editoriale, rimane affascinato dalla vitalità politica, sociale e culturale della città, entra in contatto con le personalità più importanti dell’epoca, si sporca le mani, fino a diventare uno degli intellettuali più influenti della società italiana dell’epoca. Una perfetta parabola meneghina.

Tram a Milano, ©pixabay.com

Una citazione che per te descrive Torino/Milano.

Alessandra: È una citazione forse abusata, ma è di Calvino e conferma proprio l’acume di quello sguardo non sabaudo di cui parlavo nella precedente risposta: «Torino è la città che invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica e attraverso la logica apre la via alla follia». È tratta da un testo di Eremita a Parigi e sono convinta descriva alla perfezione una certa ambiguità che a Torino serpeggia tra i portici e il Po.

Michele: Torno a Elio Vittorini, che ricorda come Milano sia stata la città che gli ha restituito «il contatto passionale con le cose».

Torino di notte, ©pixabay.com

Grazie ad Alessandra e Michele per essersi prestati a quest’intervista doppia.

L’appuntamento è per giovedì 3 ottobre 2019, presso la libreria Tempo Ritrovato Libri in Corso Garibaldi a Milano (link all’evento Facebook).

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