Una gita al Lago d’Orta con Gianni Rodari e il Barone Lamberto

Una gita al Lago d’Orta con Gianni Rodari e il Barone Lamberto

Alzi la mano chi non ha letto, tra l’infanzia e l’incontro con qualche insegnante a scuola, almeno un racconto, una poesia o un pensiero di colui che è conosciuto come il più grande autore italiano per bambini. Gianni Rodari, è proprio lui: un giornalista, uno scrittore, un giocoliere della fantasia che ha saputo raccontare il mondo a tantissime generazioni, e ancora oggi, in un 2020 in cui ricorre il centenario della sua nascita, strappa sorrisi e incanti tra grandi e piccini.

Sulle rive del Cusio

Pochi sanno che esiste un legame speciale tra Gianni Rodari e uno dei luoghi più pittoreschi del Piemonte, il lago d’Orta. È proprio sulle rive dello specchio d’acqua oggi diviso tra le province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola che il 23 ottobre 1920 nacque lo scrittore, più precisamente a Omegna, a nord del lago.

Lago d’Orta e l’isola di San Giulio©pixabay.com

È strano pensare come questo luogo sia rimasto così tanto legato a Gianni Rodari, che vi restò solo fino alla quarta elementare per poi trasferirsi in provincia di Varese. Forse è proprio merito dei libri, di quella geografia favolosa e fantastica che spesso ha accompagnato le storie e i personaggi di Rodari, e che qualche volta è tornata proprio lì, in Piemonte, sul lago. Lo ha fatto nel racconto Il ragioniere-pesce del Cusio (Cusio è, infatti, il nome storico del lago d’Orta), contenuto in Fra i banchi, ma lo ha fatto soprattutto in un romanzo, C’era due volte il Barone Lamberto, una storia del 1978 che proprio sul lago, e sulla sua isoletta dedicata a San Giulio, vede muoversi gli strampalati e simpatici personaggi.

In C’era due volte il Barone Lamberto Rodari non racconta solo una storia divertentissima e piena di magici colpi di scena e risate, ma disegna un territorio particolare accendendo i riflettori sulle sue caratteristiche uniche. Il lago d’Orta del Barone Lamberto è infatti diverso dagli altri laghi piemontesi e lombardi, «fa di testa sua», come spiega Rodari: invece di scorrere verso sud, come il Lago Maggiore, quello di Como e di Garda, corre verso nord, come se volesse regalare l’acqua al Monte Rosa.

Se vi mettete a Omegna, in piazza del Municipio, vedrete uscire dal Cusio un fiume che punta diritto verso le Alpi. Non è un gran fiume, ma nemmeno un ruscelletto. Si chiama Nigoglia e vuole l’articolo al femminile, la Nigoglia.

Municipio di Omegna © andrew_ww, Flickr (CC BY-NC 2.0)

In viaggio con il Barone Lamberto

In mezzo alle montagne c’è il lago d’Orta. In mezzo al lago d’Orta, ma non proprio a metà, c’è l’isola di San Giulio. Sull’isola di San Giulio c’è la villa del Barone Lamberto, un signore molto vecchio (ha 93 anni), assai ricco (possiede 24 banche in Italia, Svizzera, Hong Kong, Singapore eccetera), sempre malato.

Sono ventiquattro le malattie di Lamberto, annotate dal fedele maggiordomo Anselmo. Proprio perché è sempre acciaccato, il Barone trova un magico rimedio alla vecchiaia assumendo quattro persone che costantemente devono ripetere il suo nome, senza sosta: Lamberto Lamberto Lamberto… Il motivo, per quanto insolito, c’è, ma lasciamo la scoperta ai lettori e torniamo sul lago, di cui scopriamo aspetti reali pagina dopo pagina.

Tra gli assunti nella villa c’è per esempio il signor Giacomini che si diverte a pescare dalla finestra, tuffando l’amo giù nel lago. Lago che però non ha pesci: il Cusio è morto, gli fanno notare. Ed è così: a partire dagli anni Venti del Novecento, infatti, il lago subì una serie di gravi episodi di inquinamento, tanto massicci da renderlo invivibile per la maggior parte degli organismi, una situazione che tornò sotto controllo solo dagli anni Ottanta.

Comica, nella trama del racconto che vede avvicendarsi banditi e giornalisti, all’assalto della piccola comunità di Orta, è la descrizione che Rodari fa delle sponde del lago invase da curiosi:

l’antica cittadina è invasa da turisti che preferiscono i soggiorni avventurosi alle villeggiature troppo tranquille. Non c’è più un letto libero negli alberghi del Cusio, del Verbano e dell’Ossola. I campeggi sorgono come fungaie sulle rive del lago, presso i paesi a mezza costa, nei boschi e nelle valli prealpine.

Ma quali sono, questi paesi? Rodari si diverte a costruire un elenco mirabolante di tutti i luoghi presi d’assalto da turisti, ed ecco non solo Omegna, ma Verbania, Domodossola, Pogno, San Maurizio d’Opaglio, Alzo, Pella, Corconio, Lortallo, Vacciago, e ancora nei dintorni Gozzano, Borgomanero, Arona, Sesto Calende, Gravellona Toce. Qualcuno punta gli obiettivi fotografici dal Belvedere di Quarna, dal santuario della Madonna del Sasso, a strapiombo sul lago, dalla torre di Buccione, dal convento del monte Mesma, dal Santuario della Madonna della Bocciola. E naturalmente dal Sacro Monte, un’altra nota attrazione turistica della zona, da cui «se scoppia un temporale si fa presto a rifugiarsi nelle cappelle in cui le statue di terracotta colorata, coperte di polvere e tarlate dalla vecchiaia raccontano silenziosamente la storia di San Francesco». Altri punti sopraelevati della zona sono l’Alpe Quaggione e la vetta del Mottarone, mentre qualche turista ad Ameno si gode lo spettacolo del Monte Rosa all’alba.

Lungolago di Omegna ©Fabio Poggi, Wikicommons

L’isola di San Giulio

La villa del Barone Lamberto si trova sull’isola di San Giulio, in mezzo al lago, ed è una sorta di casa museo. Un giorno all’anno apre i cancelli e accoglie turisti e curiosi per permettere loro di visitare le collezioni del Barone: c’è quella di camomille, quella di ombrelli, di pittori olandesi del ‘600… Ma come stanno davvero le cose sull’isola? Rodari avvisa che a San Giulio vivono solo le suore, in un convento che è popolato tutto l’anno, mentre in estate la popolazione aumenta per via dei turisti. L’isola è piccola, 275 metri di lunghezza e 140 di larghezza, eppure ospita un piccolo centro abitato che comprende il monastero con l’Abbazia di Mater Ecclesiae e la Basilica di San Giulio.

L’isola di San Giulio sembra fatta tutta a mano, come un gioco di costruzioni. Metro per metro, secolo dopo secolo, dandosi il cambio, uomini e altri uomini le hanno dato forma con il loro lavoro. Se si vede del verde, la natura non c’entra: sono i giardini delle ville. Non si vedono rocce, ma pietre, mattoni, vetrate, colonne, tetti. L’insieme è compatto come i pezzi di un rompicapo. Di sera le differenze dei colori scompaiono, i profili si fondono, l’isola sembra un monumento in un sol blocco di pietra nera a guardia dell’acqua cupa. Da qualche finestra invisibile parte un raggio di luce, come un cordone gettato per tenere legata l’isola alla terraferma.

All’isola è legata la leggenda della fondazione della Basilica, dedicata a San Giulio. Alla fine del quarto secolo, i due fratelli, Giulio e Giuliano, originari dell’isola greca di Egina, arrivarono sulle rive del lago, distrussero i luoghi di culto pagani e si dedicarono alla costruzione di chiese. San Giulio lasciò al fratello Giuliano il compito di edificare a Gozzano la novantanovesima chiesa, cercando da solo il luogo dove sarebbe sorta la centesima, che individuò nella piccola isola. Non trovando nessuno disposto a traghettarlo, stese il suo mantello sulle acque e vi navigò, sconfiggendo i draghi una volta arrivato e gettando le fondamenta della chiesa nello stesso punto in cui oggi si trova la basilica.

L’isola di San Giulio con il monastero ©pixabay.com

Il Parco della Fantasia di Omegna

La cittadina di Omegna, il principale centro della zona del Cusio, è nota per il Parco della fantasia, un vero e proprio parco letterario dedicato a Gianni Rodari (tante, durante la quarantena, le attività didattiche e ludiche pensate per essere svolte anche da casa: si trovano sulla pagina Facebook del Parco).

©rodariparcofantasia.it

Allo scrittore è intitolato anche un festival che si svolge ogni autunno e nel 2020 – coronavirus permettendo – celebrerà il centenario della nascita dello scrittore. Sui siti dedicati al centenario Rodari2020 e 100giannirodari è in aggiornamento il piano delle attività didattiche e non solo previste nel corso di questo anno speciale. Per ottobre è inoltre attesa, sempre a Omegna, l’inaugurazione del primo museo in Italia dedicato a Gianni Rodari.

E se nel frattempo non si può, o è diventato troppo complicato viaggiare? Ci pensano, naturalmente, i libri, inclusi i tanti che portano la firma di Gianni Rodari. Romanzi, filastrocche, racconti: un intero mondo esplorato sempre con la fantasia. Non vedete l’ora di partire? Qui c’è una mappa interattiva per scoprire l’Italia insieme a Gianni Rodari!

Logo dell’evento per il centenario della nascita di Rodari

 

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