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I luoghi di James Joyce

Ireland Dublino

Targa commemorativa nel luogo di nascita

Indirizzo: 41 Brighton Square, Dublino

The James Joyce Centre

“The James Joyce Centre” non è propriamente un museo, ma un centro che organizza gruppi di lettura, passeggiate letterarie e altri eventi per valorizzare il legame tra James Joyce e la sua città, Dublino. Al suo interno è possibile scoprire la vita e le opere dello scrittore irlandese tramite documentari e altri strumenti interattivi.
L'edificio nel quale si trova il centro non ha una diretta relazione con l'autore irlandese: un tempo però era appartenuto al Prof. Denis J. Maginni, maestro di ballo che appare anche come personaggio nell'Ulysses.
Indirizzo: 35 North Great George’s Street, Dublino
sito Sito webhttp://jamesjoyce.ie/
a-pagamento Ingresso a pagamento. Adulti: 5 €.

orario Orari di apertura: martedì-sabato 10-17, domenica 12-17 (ottobre-marzo); lunedì-sabato 10-17, domenica 12-17 (aprile-settembre)

   

7 Eccles Street

Al numero 7 di Eccles Street vive nella finzione letteraria Leopold Bloom, protagonista dell'Ulysses, e buona parte del capitolo "Calypso" si svolge qui.
Questo stesso indirizzo era in realtà l'abitazione dell'amico di Joyce, John Francis Byrne, nel 1909, anno in cui lo scrittore tornò a Dublino da Trieste assieme al figlio Giorgio. Durante questa visita Joyce venne a sapere di alcune relazioni amorose - insinuazioni poi rivelatesi infondate - che la compagna Nora aveva intrattenuto con altri uomini mentre già frequentava lo scrittore. Così, preso da un impeto di rabbia e gelosia, le scrisse delle lettere ingiuriose. Non è un caso inoltre che la protagonista dell'Ulysses, Molly, sia infedele al marito.
C'è un episodio vissuto da Joyce che ritorna nella sua opera: in quei giorni, durante una passeggiata per la città, Joyce suggerì a Byrne di pesarsi nella bilancia che si trovava fuori dalla farmacia di Francis Frœdman al 19 di North Frederick Street. Poco dopo, tornando a casa, Byrne si rende conto di aver dimenticato la chiave e scavalca il cancello per poter entrare in casa dalla cucina nel seminterrato. Questi due episodi ritornano nell'Ulysses: anche Leopold Bloom, nel capitolo "Itaca", si pesa alla bilancia di 19 North Frederick Street (il peso e l'altezza, non a caso, sono gli stessi di Byrne) e poco dopo scavalca l'inferriata del seminterrato entrando in casa dalla cucina.
Al posto della casa originaria ora si trova il l'ospedale "Mater Private Hospital". La porta originale di 7 Eccles Street è conservata oggi nel James Joyce Centre. Quando nella metà degli anni Sessanta le case di Eccles Street venivano smantellate per far posto ad un ampliamento dell'ospedale, il proprietario del famoso pub Bailey, John Francis Ryan, con il supporto del poeta Patrick Kavanagh, acquistò la porta e la conservò per trent'anni nel locale prima di donarla al James Joyce Centre dove si trova tuttora.
Indirizzo: Eccles Street, Dublino

  

Belvedere College

Proprio in cima alla strada del James Joyce Centre si trova il Belvedere College, dove lo scrittore ha studiato per un periodo e che compare nelle pagine del Ritratto dell'artista da giovane. Costruita nel 1832, la scuola era gestita dai gesuiti. Qui Joyce conobbe il professor signor Dempsey, insegnante di geografia e inglese, che gli fece scoprire Le avventure di Ulisse di Charles Lamb, opera che in futuro lo influenzerà in modo determinante.
Indirizzo: 6 Great Denmark St., Dublino

St Francis Xavier's Church

Questa chiesa è parte dell'ambientazione del racconto La grazia in Gente di Dublino. Viene menzionata anche in L'incontroLa chiesa fu costruita nel 1832 ed ha una facciata contraddistinta da quattro colonne ioniche. È gestita dai gesuiti, all'epoca considerati in Irlanda l'ordine cattolico più istruito e socialmente prestigioso. Al tempo di Joyce gestivano anche il Belvedere College, un istituto che aveva frequentato anche lo scrittore (narrando alcuni particolari autobiografici in Ritratto dell'artista da giovane).
Indirizzo: St Francis Xavier's Church (Chiesa di San Francesco Saverio), Upper Gardiner Street, Dublino

Casa (demolita) in Hardwick Street

Qui si trovava la prima residenza che lo scrittore ebbe nel centro di Dublino. Vi si trasferì infatti dalla precedente abitazione nel sobborgo di Blackrock, a sud della città, menzionando il fatto nel Ritratto dell'artista da giovane. Per breve tempo è vissuto al numero 29 e, sebbene l'edificio originario sia stato demolito, le costruzioni circostanti lasciano ben intendere come fosse quella dello scrittore. Hardwick Street è anche l'ambientazione del racconto Gente di famiglia (The Boarding House) nella raccolta Gente di Dublino.
Indirizzo: Hardwick Street, Dublino

Mountjoy Square

Una delle cinque piazze georgiane di Dublino, fu costruita nel XVIII secolo su progetto di Luke Gardiner, 1° Visconte di Mountjoy. È stata la residenza di numerosi irlandesi illustri tra cui il drammaturgo Séan O'Casey, che viveva al numero 35 e qui ha ambientato l'opera teatrale Il falso repubblicano (The Shadow of a Gunman, 1923), e William Butler Yeats che ha vissuto al numero 53. Joyce, che per un periodo ha vissuto nella vicina Fitzgibbon Street, vi ha ambientato alcune scene del decimo capitolo ("Rocce vaganti") dell'Ulysses in cui padre Conmee attraversa la piazza nel tragitto verso Fairview.
John Conmee era il rettore del collegio gesuitico Clongowes Woods e prefetto degli studi del Belvedere College che Joyce (e il suo alter ego Stephen Dedalus) ha frequentato. Un incontro fortuito nel 1893 con il padre di Joyce proprio in Mountjoy Square ha permesso a James e al fratello Stanislaus di potersi iscrivere al Belvedere College.
Indirizzo: Mountjoy Square, Dublino

34 Fitzgibbon Street

Qui si trovava una delle case della famiglia Joyce a Dublino, forse la più grande e confortevole (l'attuale numero civico 34 corrisponde al 14 Fitzgibbon Street dell'epoca). La famiglia Joyce visse qui quasi un anno (1893) durante il quale John Joyce, padre del futuro scrittore, ha avuto un incontro fortuito con padre John Conmee all'epoca prefetto degli studi del Belvedere College, un incontro che ha permesso ai fratelli James e Stanislaus di frequentare quella scuola.
Indirizzo: 34 Fitzgibbon Street, Dublino

13 North Richmond Street

È stata l'ultima delle case di Joyce nella zona centrale di Dublino prima che la famiglia si trasferisse nei sobborghi a nord della città a causa della loro indigente situazione economica. Lo scrittore visse qui solo tre anni ma secondo il biografo Richard Ellmann questa strada più di ogni altra a Dublino gli ha fornito ispirazione per personaggi e riferimenti nelle sue opere letterarie. Il racconto Arabia in gente di Dublino inizia: "Essendo un vicolo cieco, la North Richmond Street era tranquilla, salvo che all'ora in cui i Fratelli delle Scuole Cristiane, terminate le lezioni, lasciaano uscire i ragazzi. Una casa disabitata a due piani occupava il fondo cieco ed era separata dalle abitazioni vicine da un quadrato di terreno. Le altre case, consce della vita dignitosa che si viveva nel loro interno, si guardavano l'un l'altra con facce scure e imperturbabili" (da Gente di Dublino, trad. di Margherita Ghirardi Minoja, Milano, Bur, 2012).
Indirizzo: 13 North Richmond Street, Dublino

Railway Street

Un tempo questa strada a ridosso della Connolly Station ospitava il quartiere "Monto", una delle zone a luci rosse più grandi d'Europa. Pare che il giovane James Joyce abbia iniziato a frequentare i questi bordelli della zona dall'età di 14 anni. Addirittura un intero capitolo dell'Ulysses, "Circe", è ambientato qui e vede i protagonisti Leopold Bloom e Stephen Dedalus addentrarsi nella Dublino notturna, in particolare nel bordello di Bella Cohen.
Indirizzo: Railway Street, Dublino

University College Dublin

Esemplare di architettura georgiana, la storica sede dell'University College Dublin è la Newman House, al numero 85-86 di St. Stephen's Green, a pochi passi dall'omonimo parco. 
L'edificio al numero 85 è stato costruito nel 1738 come residenza privata dall'architetto Richard Castle ed è particolarmente noto per gli stucchi che ne ornano gli interni.
L'edificio al numero 86 risale al 1765 ed è uno dei più grandi della piazza. Gli interni, molto pregiati, sono decorati con dei raffinati lavori di intonaco in stile irlandese (Irish plasterwork).
Nel 1854 al numero 86 (in seguito si espanse anche all'85) venne aperta la Catholic University of Ireland, il cui rettore era all'epoca l'eminente teologo John Henry Newman, che poi ha dato il nome attuale all'edificio. Joyce vi ha studiato dal 1898 al 1902; il poeta gesuita Gerard Manley Hopkins vi insegnò greco negli ultimi anni della sua vita e morì proprio nell'edificio nel 1889.
Indirizzo: 85-86 St. Stephen's Green, Dublino.

Busto in St. Stephen's Green

Nel parco St. Stephen's Green si trova un busto di Joyce, realizzato da Marjorie Fitzgibbon nel 1982 e posizionato proprio di fronte la Newman House, sede dell'University College Dublin, che lo scrittore aveva frequentato per un periodo.
La targa sotto il busto recita: "James Joyce / 1882-1941 / Crossing Stephen's, / that is, my green...".
Indirizzo: St. Stephen's Green, Dublino

Statua di James Joyce

All'angolo tra North Earl Street e O'Connell Street, è comunemente nota anche col nome “The 'Prick with a stick” ossia “L'idiota col bastone”, a testimoniare il rapporto di amore e odio dello scrittore con la sua città.
Indirizzo: North Earl St, Dublino

Statua di James Joyce con Gogarty

Tra i tavoli del "The Oliver St. John Gogarty Bar & Restaurant" si trova questa statua che raffigura Joyce in piedi mentre chiacchiera con Gogarty, medico, scrittore e amico di Joyce, seduto su una panchina. Le due sculture in bronzo sono state realizzate da Hugh Hanratty e si trovano sul lato del locale che dà in Anglesea Street. 
Indirizzo: Anglesea Street, Temple Bar, Dublino

The Joyce Trail - 14 targhe commemorative

Quattordici targhe di bronzo, incastonate nella pavimentazione della strada, ripercorrono il percorso di Leopold Bloom nel capitolo 8 dell'Ulysses, "Lestrygonians". Le targhe sono state realizzate nel 1988 da Robin Buick e ciascuna riporta una citazione dal suddetto capitolo. Si trovano:
- Middle Abbey Street;
- Lower O'Connell Street;
- O'Connell Bridge;
- Aston Quay;
- Westmoreland Street (2 targhe);
- Grafton Street (3 targhe);
- Duke Street (2 targhe);
- Dawson Street;
- Molesworth Street;
- Kildare Street.

Targa commemorativa

La targa è affissa sul lato del National Maternity Hospital che si affaccia su Holles St. Nell'ospedale che si trovava originariamente in questo sito, Joyce aveva ambientato il quattordicesimo capitolo dell'Ulisse, "I buoi del sole", in cui Leopold Bloom va a visitare Mina Purefoy che sta per partorire.
La targa recita: "James Joyce set «The Oxen of the Sun» episode of Ulysses in the original National Maternity Hospital which stood on thi site 16 June 1904"

St. Patrick Park, Literary Parade 

Dublin Writers Museum 

Cimitero di Glasnevin 


Ireland Sandycove, County Dun Laoghaire-Rathdown

James Joyce Tower & Museum

Situata nella cittadina di Sandycove, a circa 9 chilometri da Dublino sulla costa orientale irlandese, fu costruita nel 1804 ed è una delle 26 "Martello Tower" erette dagli inglesi per difendersi da un'eventuale invasione da parte dei francesi. Originariamente sulla sommità della torre si ergeva un cannone alloggiato su una rotaia che è ancora visibile. La torre è stata occupata dall'esercito fino al 1897.
Per un breve periodo di tempo ospitò lo scrittore James Joyce e l'amico Gogarty che l'aveva presa in affitto dall'agosto 1904. Gogarty era allora un brillante studente di medicina nonché arguto poeta e fu il primo affittuario civile della torre, pagando, come scrive lui stesso nelle sue memorie, 8 sterline all'anno tutto compreso. Quando Joyce arriva alla Torre (il 9 settembre 1904) aveva 22 anni ed era agli inizi della sua carriera: stava appunto scrivendo Il Sant'Uffizio, un poema molto caustico nei confronti degli esponenti letterari di Dublino tra cui probabilmente lo stesso Gogarty che si trovò accusato di snobismo. Tuttavia gli consentì di rimanere nella torre, anche se probabilmente sperava di allontanarlo presto. Ai due si aggiunse Samuel Chenevix Trench, amico di Gogarty, il quale accentuò la tensione tra i due. La notte tra il 14 e il 15 settembre 1904, avvenne uno spiacevole incidente: Trench ebbe un incubo in cui compariva una pantera nera e si alzò di soprassalto lanciando un urlo, prese la pistola e sparò alcuni colpi nel caminetto per poi cadere di nuovo addormentato. Gogarty, in preda alla rabbia, prese la pistola dell'amico e gridando "Lascialo a me!", sparò al pentolame sulla mensola sopra il letto dove dormiva Joyce, probabilmente con l'intenzione di ferirlo. Joyce, dopo lo spiacevole incidente, decise di lasciare immediatamente la torre e ritornò a Dublino.

Questo luogo appare anche nel primo capitolo dell'Ulysses che si apre proprio con la scena di Buck Mulligan (ispirato a Gogarty) sale le scale e si fa la barba all'aria aperta, dove viene raggiunto da Stephen Dedalus (ispirato allo stesso Joyce) col quale ha un breve dialogo. Viene poi descritto l'interno dell'edificio, simile a come era nella realtà la torre dove Joyce aveva realmente soggiornato, e ci viene presentato un terzo personaggio, Haines (ispirato a Trench).  
Il piccolo museo è stato inaugurato nel 1962 per volontà di Sylvia Beach, editrice dell'Ulysses. Adesso è di proprietà di Fàilte Ireland e gestita da un gruppo di volontari. 
Al suo interno ci sono tre sale espositive: nelle prime due sono esposti una serie di oggetti, carte e fotografie legati a Joyce e alla sua famiglia. In particolare è esposto un busto di Joyce realizzato da Milton Hebald, la prima edizione dell'Ulysses, il 45 giri che contiene l'unica registrazione che abbiamo della voce dello scrittore, alcune lettere e cartoline autografe, la sua chitarra, il suo bastone, la sua valigia da viaggio. Nella terza sala è ricostruito l'arredo della stanza come sarebbe potuto essere durante il soggiorno di Joyce.
Indirizzo: Sandycove Harbour, Sandycove
sito Sito webhttp://jamesjoycetower.com/
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: tutti i giorni dalle 10.00 alle 16.00.

   

Pietra commemorativa

La pietra porta un'incisione che recita: " *scritta in gaelico* / Sandycove / James Joyce Bloomsday Centenary / 1904 - 2004 / «He can drink it black, Stephen said / thirstily there's a lemon in the / locker. O, damn, you and your paris / fads! Buck Mulligan said. I want Sandycove milk.» - Ulysses - Erected by Tidy Towns"
Indirizzo: Ghastule Road (all'incrocio con Marine Avenue), Sandycove, County Dublin

Albero e pietra commemorativi

Lungo la strada che costeggia il mare, non molto distante dalla Martello Tower, oggi James Joyce Museum, si trova un albero piantato da un donatore, W.C. Willoughby, in occasione del centenario dalla nascita di James Joyce. Ai piedi dell'albero si trova una pietra con un'incisione che recita:
«... he gazed southward over the bay, / emptu save for the smokeplume of the / mailboat vague on the bright skyline, / and a sail tacking by the Muglins" - Ulysses / This tree was planted by Councillor W.C. Willoughby an Cathaoirleach Corporation of Dun Laoghaire / on 18th May 1983, to mark the centenary / of the birth of James Joyce».
Indirizzo: Otranto Place, Sandycove, County Dublin

 

Ireland Galway

Casa di Nora Barnacle, moglie di Joyce

Indirizzo: Bowling Green, Galway, Irlanda

 

Italy Trieste

Joyce vive a Trieste dal 1904 al 1915, con qualche interruzione, e successivamente nel 1919-20; durante questo periodo cambia casa nove volte, in alcune delle quali abita per pochissimo. Lavora come insegnante di inglese, prima alla Berlitz School, poi alla Scuola superiore di commercio "Revoltella". Impartisce inoltre lezioni private per arrotondare un po' il modesto salario che tuttavia non sa ben gestire, sperperando tutto il denaro e ritrovandosi spesso pieno di debiti. A Trieste inoltre progetta e scrive Gente di DublinoIl ritratto dell'artista da giovane e vari capitoli dell'Ulisse e qui nascono i suoi due figli, Giorgio e Lucia. Quando nel 1915 scoppia la Prima guerra mondiale, Joyce lascia Trieste per rifugiarsi a Zurigo. Vi tornerà nel 1919, ospite in casa della sorella Eileen, trattenendosi solo due anni, per poi ripartire e non farvi più ritorno.
Le case in cui Joyce abita a Trieste sono, in ordine cronologico:
1. Piazza del Ponterosso 3 (marzo 1905)
2. via San Nicolò 30 (1 maggio 1905-24 febbraio 1906)
3. via Giovanni Boccaccio 1 (24 febbraio - 30 luglio 1906)
4. via San Nicolò 32, presso il fratello Stanislaus (marzo-novembre 1907)
5. via Santa Caterina 1 (1 dicembre 1907 - primi di marzo 1909)
6. via Vincenzo Scussa 8 (6 marzo 1909 - 24 agosto 1910)
7. via della Barriera Vecchia 32 (fine agosto 1910 - primi di settembre 1912)
8. via Donato Bramante 4 (settembre 1912 - 28 giugno 1915)
9. via della Sanità 2, presso la sorella Eileen (metà ottobre 1919 - primi di luglio 1920)

Casa temporanea in Piazza del Ponterosso (1°)

Al terzo piano di questo edificio si trova il primo appartamento triestino dei Joyce. James e Nora alloggiarono qui nel mese di marzo 1905, finché la padrona di casa non scoprirà la gravidanza della donna e, non volendo grane con neonati urlanti, decide di sfrattarli. fonte14x14

Indirizzo: Piazza del Ponterosso 3, 3° piano, Trieste

 

Casa di via Boccaccio (3°)

I Joyce vivranno per alcuni mesi, dal 24 febbraio al 30 luglio 1906, in questo edificio del 1903 riconoscibile per la decorazione in stile liberty sul portale d'ingresso. L'appartamento al secondo piano era condiviso con i coniugi Francini Bruni, che lo scrittore conosceva perché Alessandro Francini Bruni era un insegnante di italiano, suo collega alla “Berlitz”. Quando il direttore della scuola, Artifoni, comunicherà ai due fratelli Joyce di non poter continuare a stipendiare entrambi a causa di alcuni problemi finanziari, Joyce deciderà di lasciare Trieste nel luglio del 1906 dopo aver trovato lavoro a Roma come corrispondente per una banca austriaca. fonte14x14
Indirizzo: via Giovanni Boccaccio 1, Trieste

 

Case in via San Nicolò 30 e 32 (2° e 4°)

La signora Canarutto, moglie del tappezziere Moisè, affitta loro una stanza del suo appartamento al secondo piano di via San Nicolò 30 (edificio poi abbattuto per far posto alla costruzione tuttora esistente). All'epoca la casa si trovava a fianco della Berlitz (quando la sede era in via San Nicolò 32). Vissero qui dal 1 maggio 1905 al 24 febbraio 1906.

Al ritorno da Roma nel marzo 1907, dove si era trasferito per un nuovo lavoro a fine luglio 1906, prende momentaneamente alloggio presso il fratello Stanislaus, al 32 di via San Nicolò, 3° piano (nello stesso luogo dove si trovava la Berlitz, ora al n° 33). fonte14x14
Indirizzo: via San Nicolò 30 e 32, Trieste

 

Casa temporanea in via Santa Caterina (5°)

Quella al primo piano di via Santa Caterina fu una delle ennesime sistemazioni transitorie; qui i Joyce vi trascorsero il Capodanno 1908. L'edificio odierno ha un aspetto differente rispetto a quello dell'epoca.
A testimonianza del disagio che provavano vivendo in questo appartamento è il fatto che lo scrittore e Nora, per andare in camera, dovevano passare dalla stanza del fratello Stanislaus, cosa che provocava alcune liti, soprattutto quando James rientrava tardi dopo essere andato per osterie a bere. La difficoltà di vivere in uno spazio ristretto tutti assieme andava ad aggiungersi ai litigi dovuti ai ripetuti problemi finanziari di James di cui spesso Stanislaus si faceva carico, una situazione che spinse quest'ultimo ad andare a vivere da solo in una stanza in via Mazzini 27 (già via Nuova). fonte14x14
Indirizzo: Via Santa Caterina 1, 1° piano, Trieste

 

Casa di via Scussa (6°)

Dal marzo 1909 all'agosto 1910 Joyce vive con la famiglia in via Scussa, nell'appartamento del triestino Giovanni Scholz, che abita nello stesso stabile al terzo piano. Durante questo periodo lo scrittore torna due volte in Irlanda, portandosi con sé le sorelle, Eva al ritorno dal primo viaggio e successivamente Eileen. In questo periodo è talvolta un avventore del Caffè “San Marco”, molto apprezzato anche dal fratello Stanislaus che qui si ritrova con alcuni intellettuali triestini e irredentisti, frequentazioni che lo porteranno all'arresto e a quattro anni di internamento a Katzenau, in Austria. fonte14x14

Indirizzo: via Vincenzo Scussa 8, Trieste

 

Casa in via della Barriera Vecchia (7°)

Dall'agosto 1910 al settembre 1912 la famiglia Joyce si trasferisce in via della Barriera Vecchia 32 (ora via Oriani 2), un appartamento spazioso ma modesto, al terzo piano di uno stabile dove c'è la farmacia del dott. Giovanni Picciola, il proprietario di casa dei Joyce. In questo appartamento, oltre allo scrittore vivevano la moglie Nora, i due bambini Giorgio e Lucia, le sorelle Eileen e Eva. A pochi passi da casa c'erano la pasticceria Pirona, frequentata assiduamente da Joyce che amava i presnitz, dolci tipici triestini, e la casa di tolleranza “La chiave d'oro”, un'altra delle probabili mete dello scrittore. fonte14x14

Indirizzo: via Oriani 2 (già via della Barriera Vecchia 32), 3° piano, Trieste

 

Casa di via Bramante (8°)

Dopo il lungo peregrinare “immobiliare” di Joyce, da una residenza temporanea all'altra, quella al secondo piano di via Bramante 4 può considerarsi la più definitiva: Joyce si trasferì nel settembre 1912 fino al giugno 1915 e qui iniziò a scrivere l'Ulisse, come ricorda una targa apposta sulla facciata dell'edificio, e completò Esuli. In questo periodo lavora alla Scuola superiore di Commercio “Revoltella”, grazie all'amico Ettore Schmitz (lo scrittore Italo Svevo) che gli fa ottenere il posto. Nella casa in via Bramante inoltre tiene alcune lezioni private nella stanza riservata agli ospiti, dove si trova inoltre il pianoforte acquistato a rate con cui James si esercita al canto. Un allievo di Joyce, Dario de Tuoni, ci descrive alcune particolarità della casa, come ad esempio l'assenza di libri nella sala: «Quando si rendeva necessaria la presenza di un libro, Joyce si infilava nella camera da letto, affrettandosi a chiudere la porta alle sue spalle. Dopo un po' ricompariva con il libro desiderato […] Ogni vano con le porte costantemente chiuse costituiva una specie di compartimento stagno, in cui la vita scorreva per conto proprio indipendentemente da quanto accadeva nell'ambiente vicino».fonte14x14
Indirizzo: Via Donato Bramante 4, 2° piano, Trieste

 

Ultima casa triestina in Via della Sanità (9°)

Joyce torna a Trieste dopo aver trascorso quattro anni a Zurigo, dove era fuggito allo scoppio della prima guerra mondiale. La sua ultima residenza triestina, quella in cui visse dall'ottobre 1919 al luglio dell'anno successivo, fu l'appartamento della sorella Eileen, al terzo piano di via della Sanità, che seppur molto spazioso, arrivò ad accogliere ben undici persone (James e Nora con i due figli, il fratello Stanislaus, la sorella Eileen con il marito Frantisek Schaurek e due figlie, la cuoca Ivanka e la bambinaia Loiska).
Indirizzo: via Armando Diaz 2 (già via della Sanità 2), 3° piano, Trieste

  

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Statua di James Joyce

Realizzata nel 2004 da Nino Spagnoli, rappresenta il legame tra James Joyce e questa città che lo ospitò dal 1904 al 1920. Alla base della scultura, una citazione tratta da una lettera alla moglie Nora che testimonia questo forte legame: “...la mia anima è a Trieste”.
Indirizzo: Ponterosso - via Roma 16, Trieste

 

Berlitz School

Fondata nel 1901 da Almidano Artifoni (personaggio che compare come maestro di musica di Stephen Dedalus nel decimo capitolo dell'Ulisse), aprirà al primo piano di via San Nicolò 32 nel 1903, fino al 1905. Nel 1906 si trasferisce al terzo piano del numero 33, poi dal 1909 al 1911 in via della Cassa di Risparmio 1 (già via del Canal Grande), dal 1912 alla temporanea chiusura nel 1914 con lo scoppio della prima guerra mondiale in via della Sanità 10.
Joyce insegnerà qui dal 1905 al 1907, escluso il breve soggiorno a Roma. Lo scrittore aveva anche allievi altolocati come il conte Sordina e il barone Ralli, motivo di orgoglio come si evince da alcune lettere scritte in questo periodo. Pochi mesi dopo la sua assunzione, si libererà un secondo posto come insegnante di inglese e Joyce convincerà il fratello Stanislaus a raggiungerlo a Trieste per lavorare alla Berlitz. fonte14x14
Indirizzo: via San Nicolò 32, 1° piano, Trieste

 

Caffè "Stella Polare"

Caffè Pasticceria "Pirona"

Caffè San Marco

Busto di Joyce nel Giardino pubblico "Muzio De Tommasini"

Scuola Superiore di Commercio “Revoltella”

Grazie agli amici Ettore Schmitz (lo scrittore Italo Svevo) e Nicolò Vidacovich, ottenne un posto di lavoro come insegnante di inglese presso la Scuola superiore di Commercio che ricoprì dal 1913 al 1915, per poi riprenderlo nel 1919, quando tornò a Trieste dopo la parentesi zurighese e la scuola era diventata Università. Dalle lettere scritte al fratello si evince che non amasse molto lavorare in questa scuola, nonostante l'incarico consistesse in una sola ora di lezione ogni giorno.

Quando nel 1920 Joyce lasciò Trieste, passò l'incarico al fratello Stanislaus, che fu assunto l'anno successivo e vi rimase fino al 1955. L'Università fu trasferita in via dell'Università 7, dove oggi ha sede la facoltà di Lettere. fonte14x14

Indirizzo: via Carducci 12, Trieste

 

Vecchia sede del "Il Piccolo" e "Il Piccolo della Sera"

Proseguite a diritto lungo via Santa Caterina fino ad incrociare Corso Italia. Svoltate a sinistra e proseguite fino a raggiungere Piazza Goldoni. Qui, al numero 1, si trova Palazzo Tonello, quella che un tempo era la sede dei giornali Il Piccolo e Il Piccolo della Sera. Nel 1907 Joyce fu invitato a scrivere per Il Piccolo della Sera una serie di articoli sull'Irlanda, nove in totale, che apparvero tra gli anni 1907 e 1912 (i due articoli del 1909 erano incentrati su George Bernard Shaw e su Oscar Wilde). I rapporti con il prodirettore del giornale, Roberto Prezioso, si incrinarono quando nel 1911 Joyce notò che l'amico aveva un atteggiamento troppo intimo con la moglie Nora arrivando persino a farle dei complimenti audaci ("Il sole si è levato per lei..."). fonte14x14
Indirizzo: Palazzo Tonello, Piazza Goldoni 1, Trieste

 

Teatro comunale "G. Verdi"

Nonostante fosse costantemente squattrinato, quando poteva permetterselo Joyce andava all’opera. Era un appassionato del melodramma e lui stesso aveva preso lezioni di canto, esercitandosi col pianoforte che aveva acquistato a rate. Frequentava il loggione che in Giacomo Joyce ci descrive come un posto non proprio gradevole: “Loggione. Le pareti impregnate trasudano un vapore umido. Una sinfonia di odori fonde la massa di accalcate forme umane: puzzo stantio di ascelle, annusamento di aranci, petti sudaticci di unguenti, acqua di resina, fiato di cene all’aglio solforoso, fetide scorregge fosforescenti, gaggia, lo schietto sudore delle donne maritate e maritabili, la puzza saponosa degli uomini…” fonte14x14
Il Teatro comunale "G. Verdi" fu inaugurato il 21 aprile 1801, costruito su progetto degli architetti Gian Antonio Selva (che ha progettato anche il Teatro La Fenice di Venezia) e Matteo Pertsch (a cui si deve soprattutto la facciata principale, da non confondere con la facciata che dà sul mare, realizzata nel 1884 dall'ingegnere Eugenio Geiringer). Inizialmente si chiamava "Teatro Nuovo", poi divenne "Teatro Grande" nel 1820 ed infine fu intitolato al compositore Giuseppe Verdi nel 1901.
Il teatro era frequentato anche dallo scrittore Italo Svevo che vi si recava accompagnato dalla moglie Livia Veneziani.
Indirizzo: Riva 3 Novembre, 1, Trieste

Politeama Rossetti 

Cattedrale di San Giusto

Nella Cattedrale di San Giusto, il 12 aprile 1915 si sposa la sorella dello scrittore, Eileen Joyce, con Frantisek Schaurek, cassiere in una banca triestina. Joyce, indossando un vestito elegante che si era fatto prestare per l'occasione, accompagna la sorella all'altare. Sul muro di fronte alla facciata della chiesa è stata apposta una piccola targa che ricorda l'episodio.

Chiesa greco-ortodossa di San Nicolò

Joyce non era credente ma a volte si recava in questa chiesa per assistere alla messa secondo il rito greco-ortodosso, affascinato dalla funzione che poi descrive in una lettera del 4 aprile 1905 al fratello Stanislaus: "La messa greca è strana. L'altare non è visibile, ma ogni tanto il prete apre i cancelli e si fa vedere. Li apre e li richiude circa sei volte [...]". fonte14x14
Indirizzo: Riva 3 Novembre, Trieste

Stazione Centrale di Trieste

Qui Joyce e Nora arrivano il 20 ottobre 1904, da qui partiranno in seguito per Roma, Zurigo e Dublino. Anche Stanislaus Joyce, invitato dal fratello a Trieste per ricoprire il posto vacante di insegnante di inglese alla Berlitz School, arriverà con il treno a questa stazione nel 1905.

Ex ristorante Dreher, Palazzo della Borsa Nuova

Qui un tempo si trovava il ristorante "Dreher" dove Joyce cenava spesso e si incontrava con gli amici. Qui commissionò il suo ritratto a Tullio Silvestri. Progettato in stile liberty dall'architetto viennese Emil Bressler e terminato nel 1910, l'edificio divenne nel 1928 il centro di scambi azionario triestino.
Indirizzo: Piazza della Borsa, Trieste

France Parigi

Targa commemorativa sull'edificio in cui ha soggiornato

Joyce, dopo essersi sottoposto ad un intervento all'occhio, visse per un certo periodo con la sua famiglia presso lo scrittore Valery Larbaud al numero 71 di rue du Cardinal Lemoine, una strada dietro il Pantheon. Sylvia Beach nella sua autobiografia ci racconta: "Si entrava da un grande cancello, poi si arrivava in una piazzetta quadrata, circondata da alberi, e l'appartamento si trovava dietro quegli alberi. Qui lo scrittore amava rifugiarsi per i lunghi periodi di solitudine e di lavoro, ritirandosi quasi in clausura, dove nessuno era ammesso, all'infuori della donna delle pulizie. Quando Joyce si operò, Larbaud che stava per andarsene da Parigi per un mese, pensò che l'albergo (in rue de l'Université) non fosse un posto adatto per un infermo e lo invitò con la famiglia a casa sua. La famiglia Joyce si installò nelle piccole stanze eleganti; Joyce, bendato per l'operazione, occupava il letto di Larbaud". fonte14x14
Oggi una targa apposta sull'edificio recita "James Joyce (1882-1941), écrivain britannique d'origine irlandaise, accueilli par Valery Larbaud, a achevé ici son roman "Ulysse", ouvrage majeur de la littérature du vingtième siècle."
Indirizzo: 71 rue du Cardinal-Lemoine (5ème arrondissement), Parigi

Shakespeare and Company

France Beaugency

Il ponte del diavolo

Il ponte di Beaugency è lungo 460 metri e collega le due sponde del fiume Loira. La sua prima costruzione risale al XIV secolo. È costituito da 24 archi di forma differente e nei secoli ha subito vari danni e successive ricostruzioni.
Joyce intraprese un viaggio nella Loira alla fine del giugno 1936. Visitò Beaugency, presso Orleans, e poi si fermò a Villers sur mer e Deauville prima di ritornare a Parigi alla metà di agosto. Durante questo viaggio, mentre soggiornava all'Hotel de l'Abbaye di Beaugency, lo scrittore irlandese ebbe modo di conoscere il "Ponte del Diavolo" a Beaugency e la leggenda "del gatto e del diavolo", molto conosciuta a livello locale. Così, pochi giorni più tardi, Joyce scrisse una lettera datata 10 agosto 1936 al nipote Stephen in cui narrava la storia del Ponte del Diavolo. fonte14x14
La storia racconta del patto stretto tra il sindaco di Beaugency (il cui nome è Byrne, come il sindaco di Dublino dal 1930 al 1939) e il Diavolo, in cui quest'ultimo prometteva di costruire in una notte il ponte sulla Loira tanto desiderato dalla popolazione, chiedendo in cambio l'anima di colui che l'avrebbe attraversato per primo. Il giorno successivo il sindaco si presenta presso il ponte con un gatto, un secchio d'acqua e una catena d'oro al collo. Ad un tratto, mentre il gatto gioca con la catena d'oro, il sindaco prende il secchio d'acqua e glielo rovescia addosso così che il felino, bagnato fradicio, scappi attraversando il ponte e saltando dritto nelle braccia del diavolo, salvando tutti gli umani del villaggio.
Questo racconto venne pubblicato per la prima volta nel 1957 in un volume di Lettere di James Joyce, redatto da Stuart Gilbert, ed in seguito fu pubblicato come libro illustrato nel 1964 con il titolo "Il gatto e il diavolo". Altre edizioni illustrate uscirono nel 1965 e nel 1980. 
mappa

 

Croatia Pola 

Joyce visse un breve periodo della sua vita a Pola (detta anche Pula), oggi in Croazia, tra il 1904 e il 1905, dove lavorava come insegnante di inglese, e ne parla anche nell'opera Ritratto dell'artista da giovane.

Targa commemorativa

Sull'edificio in cui si trovava la Berlitz School dove Joyce, insegnava, oggi si trova una targa, in croato e in inglese, che recita: "U ovoj je kuči 1904-05 radio / kao nastavnik engleskog jezica / znamentiti irski pisac James Joyce -- In 1904-05 James Joyce, the famous Irish authir, taught English in this building".
Indirizzo: Uspon Svetog Stjepana, all'angolo con Trg Portarata, Pola

Statua commemorativa

Di fronte al bar Uliks, che prende il nome dall'opera più famosa di Joyce, l'Ulysses, a pochi passi dall'edificio in cui si trovava la scuola di inglese dove Joyce insegnò, c'è una statua che ritrae lo scrittore seduto realizzata dallo scultore croato Mate Čvrljak. Una targa alle sue spalle recita: "Irski pisac / James Joyce / 1882 - 1941" ("Scrittore irlandese / James Joyce").
Indirizzo: Trg Portarata, Pola

 

Itinerari su James Joyce

James Joyce a Trieste

La torre di Joyce a Sandycove

Joyce a Beaugency: la leggenda del ponte sulla Loira

La farmacia di Leopold Bloom

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I luoghi di Franz Kafka

Czech Republic Praga

Molte delle case dove visse Kafka a Praga non esistono più.

Casa natale di Franz Kafka

Della casa originale si è conservato soltanto il portale. Recentemente è stata allestita una piccola mostra su Kafka al suo interno. Sulla facciata, all'angolo tra la piazza Franz Kafka e la via Maiselova, è stata installata una targa in bronzo scolpita da Karel Hladík e qui posizionata nel 1965.
Indirizzo:Náměstí Franze Kafky 3, Staré Město (Città vecchia), Praga.

Sixthaus

È la quinta casa dove visse la famiglia Kafka dall'agosto 1888 al maggio 1889 (le tre case precedenti sono state demolite).
Indirizzo: Celetná 2, Staré Město (Città Vecchia), Praga.

Minutta

La casa Minutta (o Minuta), dove nacquero le tre sorelle di Kafka (Elli, Valli e Ottla), risale al XVII secolo e la famiglia vi abitò dal 1889 al 1896.
In Lettera al padre, Kafka ricorda molti dei momenti vissuti in questa casa, soprattutto quando il padre metteva in atto dispotici metodi educativi nei confronti del figlio.
Dei primi anni ricordo bene solo un episodio. […] Una notte piagnucolavo incessantemente per avere dell'acqua, certo non a causa della sete, ma in parte probabilmente per infastidire, in parte per divertirmi. Visto che alcune minacce non erano servite, mi sollevasti dal letto, mi portasti sul ballatoio e mi lasciasti là per un poco da solo, davanti alla porta chiusa, in camiciola. Non voglio dire che non fosse giusto, forse quella volta non c'era davvero altro mezzo per ristabilire la pace notturna, voglio soltanto descrivere i tuoi metodi educativi e l'effetto che ebbero su di me. […] Ancora dopo anni mi impauriva la tormentosa fantasia che l'uomo gigantesco, mio padre, l'ultima istanza, potesse arrivare nella notte senza motivo e portarmi dal letto sul ballatoio, e che dunque io ero per lui una totale nullità. fonte
Indirizzo: Staromestské Námestí 2, Praga.

Ai tre re

Qui la famiglia Kafka vi abitò dal settembre 1896 al giugno 1907. L'appartamento si trovava al quarto piano. Kafka aveva una camera tutta sua, arredata in modo semplice, ma con vista sulla strada, e qui nacquero i suoi primi testi, che vennero tutti distrutti tranne alcune eccezioni, come La finestra sulla via.
Qui nel settembre 1896 il padre di Kafka stabilì anche il suo negozio fino al maggio 1906, quando si trasferì al primo piano della casa di fronte, fino al 1907, quando di nuovo fu trasferito, stavolta nell'ala destra del Palazzo Kinsky, sull'Altstädter Ring 16.
Indirizzo: Celetná 3, Staré Město (Città Vecchia), Praga.

Casa Oppelt

La famiglia Kafka si trasferì in questa casa nel 1913: il nuovo appartamento era più lussuoso di quello precedente, contava sei stanze e una mansarda, che è andata distrutta nei bombardamenti del 1945. Kafka vi abitò fino al luglio 1914 e nuovamente dal 1918.
Indirizzo: Pařížská 1, Praga.

Casa in via Bílkova (Bilekgasse)

Fu la prima casa in cui Kafka visse da solo, costretto a lasciare casa Oppelt per il trasferimento della sorella Elli con i nipoti. Qui fu ospite della sorella Valli, ma il suo soggiorno non durò a lungo: dopo quattro settimane con la sorella e un soggiorno di qualche mese in Nerudagasse, prese un altro appartamento in affitto nello stesso edificio da febbraio a marzo 1915.  In questa casa iniziò a scrivere Il processo.
Indirizzo: Bílkova 22, Praga.

Appartamento di Nerudagasse

Kafka vi abitò per pochi mesi, dal settembre 1914 al febbraio 1915. Era l'appartamento della sorella Elli, che si era trasferita con i figli dai genitori in casa Oppelt, a seguito della partenza del marito per il fronte. La casa si trovava a pochi passi dalla fabbrica di amianto del cognato, del quale Franz Kafka era socio per una quota versata dal padre che non aveva mai smesso di sperare di vederlo impiegato lì.
Indirizzo: Polská 1532/48, Praga.

Casa “Al luccio d'oro”

Qui Kafka vi abitò dal marzo 1915 al febbraio 1917. Il nuovo alloggio è molto più bello e luminoso del precedente, ma di contro è anche “dieci volte più rumoroso”. La sua camera era al quarto piano e aveva un balcone decorato con un luccio dorato.
Indirizzo: Dlouhá 16, Città Vecchia, Praga.

La strada degli alchimisti

A causa dei fastidiosi rumori nella casa precedente, Kafka decide di trovare un'altra sistemazione. Insieme alla sorella Ottla, trova una casetta medievale vicino al castello di Praga, in quello che oggi è il famoso Vicolo d'Oro. Grazie alla tranquillità del posto, qui poté scrivere anche di notte e vi nacquero molte delle sue opere: Il cacciatore Gracco, In galleria, Un medico condotto, Il messaggio dell'imperatore, Il cruccio del padre di famiglia.
Indirizzo: Zlatá ulička 22 (Alchimistengrasse/Vicolo d'oro), Praga.

Palazzo Schönborn

Pur continuando a lavorare nella casa di Alchimistengrasse, dal marzo 1917 Kafka trova un appartamento nel Palazzo Schönborn (in corrispondenza delle tre finestre a sinistra nel secondo piano) dove purtroppo rimarrà pochi mesi, fino a settembre dello stesso anno, a causa delle sue condizioni di salute che si aggravano. Dopo aver soggiornato in sanatorio e in campagna, tornerà in casa Oppelt dove vive la famiglia.
Attualmente Palazzo Schönborn è sede dell'Ambasciata degli Stati Uniti.
Indirizzo: Tržiště 15, Malá Strana, Praga.

Tomba nel Nuovo cimitero ebraico di Praga

Situato nel quartiere Žižkov, è stato costruito nel 1891 per risolvere i problemi di spazio nel vecchio cimitero, ormai saturo. Al suo interno si possono trovare numerose sculture in stile art noveau, tra cui quelle di alcuni scultori cechi come Jan Kotěra (suoi i monumenti per la famiglia Perutz) e Jan Štursa (monumento all'artista Max Horb raffigurante un pavone).
Qui si trova la tomba di Kafka e dei genitori (posizione 21-14-21), progettata dall'architetto L. Ehrmann. Poco distante, nel muro sul lato opposto, si trova una targa commemorativa in bronzo che ricorda l'amico e biografo di Kafka, Max Brod.
Indirizzo: Izraelská 1, Praga.
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: Da aprile a settembre, dalla domenica al giovedì ore 9-17. Il venerdì 9-13. Da ottobre a marzo, dalla domenica al giovedì ore 9-16. Il venerdì 9-13.

La scuola elementare tedesca

All'epoca in cui Kafka lo frequentò, questo edificio, che oggi non è più una scuola, non aveva il giardino e in questa zona c'era il mercato della carne (Fleischmarkt).
Indirizzo: Masná 16, Praga.

Il ginnasio statale di lingua tedesca

All'epoca era sito all'interno del Palazzo Kinský, nell'ala anteriore destra. Kafka lo frequentò dal 1893 al settembre 1901. Il ginnasio chiuse nel 1924 e oggi l'edificio ospita una galleria d'arte gestita dal museo nazionale di Praga.
Indirizzo: Staroměstské náměstí 12, Praga.

L'università di legge

Fondata da Carlo IV nel 1348, Kafka la frequentò dal 1901 al 1906. È tuttora sede della Charles University.
In questa stessa università hanno studiato scrittori quali Rainer Maria Rilke e Milan Kundera. Albert Einstein vi insegnò dal 1911 al 1912.
Indirizzo: Ovocný trh 3/5, Praga.

Le Assicurazioni Generali

Kafka vi lavorò dall'ottobre 1907 al luglio 1908. Il posto di lavoro non piacque a Kafka, cosicché dopo pochi mesi decise di cercarsi un altro impiego.
L'edificio in stile barocco è ancora esistente, ma è stato trasformato in un grande negozio della catena di abbigliamento H&M.
Indirizzo: Václavské náměstí 19, Praga.

L'Istituto di Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro

Kafka iniziò a lavorare all'Istituto di assicurazione dal luglio 1908 fino al 1922, quando dovette interrompere l'attività lavorativa per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute. Ai tempi di Kafka, vi lavoravano oltre 250 impiegati e quello praghese era infatti l'istituto di assicurazione più grande del regno austroungarico.
Oggi l'edificio è ancora esistente, ma è sede di un albergo a quattro stelle, l'Hotel Century Old Town. A fianco inoltre, si trova un altro hotel già esistente all'epoca di Kafka, l'Hotel Atlantic (che in passato si chiamava Hotel Angleterre).
Indirizzo: Na Poříčí 7, Praga.

Cafè Arco / Kavárna Arco

Aperto nel 1907, vi si riunivano alcuni intellettuali tra cui lo scrittore austriaco Franz Werfel e i suoi estimatori. Anche Franz Kakfa, all’epoca impiegato all’Istituto sugli infortuni sul lavoro, lo frequentava assieme a Max Brod e gli altri fondatori del Circolo di Praga, Oskar Baum e Felix Weltsch. Proprio qui Kafka conobbe la scrittice e giornalista ceca Milena Jesenská. Tra i frequentatori del locale c'erano anche Johannes Urzidil, Ernst Pollak, Paul Kornfeld, Egon Erwin Kisch, Otto Pick e Hugo Salus.
Indirizzo
: Hybernská 3/1, Praga.

Cafè Louvre

Inaugurato nel 1902, il Cafè Louvre era frequentato da numerosi intellettuali, tra cui Franz Kafka e Max Brod che per un periodo di tempo presero parte al circolo culturale che qui si era formato e che seguiva la filosofia di Franz Brentano, con la quale Brod era entrato in conflitto, motivo per cui era stato espulso dal club nel 1905. Il cafè fu chiuso nel 1948, durante il periodo comunista, per poi riaprire nel 1992.
Indirizzo: Národní 22, Praga.
sito Sitohttp://www.cafelouvre.cz/en/

Statua dedicata a Kakfa

La statua di bronzo, inaugurata nel dicembre 2003, si trova di fronte alla Sinagoga spagnola, nel quartiere ebraico di Praga, tra via Dušní e via Vězeňská, ed è ispirata al racconto Descrizione di una Battaglia. Alta 375 centimetri e pesante 800 chilogrammi, è stata realizzata dallo scultore ceco Jaroslav Rona su commissione della Kafka Society di Praga.
Indirizzo: tra via Dušní e via Vězeňská, Praga.

 

Germany Berlino

Kafka aveva visitato Berlino nel 1910, ma vi ritorna nel 1914, quando il 30 maggio ufficializza la sua relazione con Felice Bauer alla presenza delle rispettive famiglie nell'albergo Askanischer Hof, vicino alla stazione Anhalter, che oggi non esiste più.

Kafka torna successivamente a Berlino nel 1923 con Dora Diamant, con la quale ha una relazione. Vive prima sei settimane nel quartiere di Steglitz in Miquelstrasse 8 (l'attuale Muthesiustrasse), poi in Grunewaldstrasse 13, la cui tenutaria è la signora Rehberg ovvero "la piccola giudice" del racconto La donnina, ed infine nel quartiere di Zehlendorf, in Heidenstrasse 25-29 (oggi Busseallee), in una casa oggi demolita. Kafka rimane a Berlino fino al marzo 1924 quando a causa delle sue condizioni di salute è costretto a fare ritorno a Praga. fonte14x14

 

Austria Vienna

Targa commemorativa presso il Graben Hotel

Kafka ha soggiornato più volte in questo albergo con l'amico Max Brod: La targa recita: "In diesem Hause wohnte / Peter Altenberg / in den Jahren von 1913 bis 1919. / Franz Kafka / und / Max Brod stiegen hier mehrere Male ab. -- Österreichische Gesellschaft für Literatur (trad. "In questa casa ha vissuto Peter Alternberg negli anni 1913-1919. Franz Kafka e Max Brod hanno soggiornato qui più volte. Società austriaca per la letteratura").
Indirizzo: Graben Hotel, Dorotheergasse 3, Vienna.

 

 


Indirizzo: 4-25-1, Minami Ikebukuro, Toshima-ku, Tokyo (東京豊島区南池袋4-25-1)
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: il cimitero è aperto 24 ore su 24. L'ufficio informazioni dalle 8.30 alle 17.15.

Il cimitero di Zōshigaya è un cimitero pubblico fondato nel 1874 all'interno del quale si trovano le tombe di molti personaggi famosi tra cui gli scrittori Natsume Sōseki, Nagai Kafū, Izumi Kyōka e Lafcadio Hearn. All'ufficio del cimitero è possibile prendere una mappa dove sono indicate le tombe delle personalità più note qui sepolte.
Oltre agli scrittori sopra menzionati, vi sono anche le tombe di altri personaggi famosi della storia giapponese come il controverso generale Hideki Tōjō, primo ministro del Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale.

Natsume Sōseki

La posizione della tomba di Sōseki è 1-14-1側 3番.

Nel romanzo di Natsume Sōseki Kokoro (“Anima”), il cimitero di Zōshigaya è il luogo in cui è sepolto l'amico del maestro.

"Entrai dalla parte sinistra di un orto, passai quindi nel cimitero e camminai lungo un ampio viale ornato con alberi di acero. Proprio allora, da una casa da tè che si scorgeva sul fondo, uscì ad un tratto una persona che assomigliava al maestro. Mi avvicinai fino al punto da vederne la montatura degli occhiali brillare al sole, e gridai di soprassalto: «Maestro!». Egli si fermò di colpo e mi guardò. […]
Attraversammo il cimitero per raggiungere la strada. Accanto alla tomba di una certa Isabel e di un certo Rogin, credente cristiano, si ergeva un cippo su cui era scritto: «Tutti gli esseri viventi portano in sé l'essenza di Buddha». C'era anche la tomba di un ministro plenipotenziario. E ce n'era un'altra, molto piccola, su cui erano incisi gli ideogrammi Andorei: chiesi al maestro come si dovessero leggere. «Probabilmente Andrea», rispose con un sorriso amaro. […] Io non avevo una meta precisa, per cui seguii il maestro. Era più silenzioso del solito, eppure non mi sentivo troppo a disagio, e camminai lentamente con lui.
«Ritorna subito a casa?»
«Sì. Non devo andare da nessun'altra parte.»
Scendemmo la collina in silenzio, verso sud.
«Lassù c'è la tomba della sua famiglia?» chiesi di  nuovo.
«No».
«È sepolto lì qualche suo parente?»
«No».
Non aggiunse altro. Anch'io, a quel punto, troncai il discorso. Poi, dopo un po', ritornò inaspettatamente sull'argomento.
«C'è la tomba di un mio amico».
«Tutti i mesi va a fargli visita?»
«Sì».
Quel giorno non disse altro." fonte14x14

Nagai Kafū

La posizione della tomba di Nagai Kafū è 1-1-7側 3番.

Izumi Kyōka

La posizione della tomba di Izumi Kyōka è 1-1-13側 33番.

Lafcadio Hearn

La posizione della tomba di Lafcadio Hearn (Koizumo Yakumo) è 1-1-8側 35番.

 

Indirizzo: Piazza Santa Croce 16, Firenze
sito a-pagamento


Le prime tracce della Basilica di Santa Croce risalgono al 1228, quando esisteva in loco un piccolo oratorio costruito da francescani.
A partire dal 1294-95 viene iniziata la costruzione dell'edificio oggi esistente, probabilmente progettato da Arnolfo di Cambio, completata poi nel 1385 e consacrata nel 1443.
L'interno è strutturato in 3 navate, con parete affrescate da Giotto e allievi. Pregevoli anche le tracce lasciate da Donatello (il crocifisso e l'altorilievo sull'Annunciazione), Michelozzo (cappella del noviziato decorata poi da Andrea della Robba) e Brunelleschi, che ha progettato la Cappella dei Pazzi, uno splendido chiostro rinascimentale.
Inizialmente ospitò i sepolcri delle famiglie che abitavano nella zona circostante, ma a partire dal Quattrocento divenne testimonianza de "l'Itale glorie", ospitando monumenti a Michelangelo, Galileo, Machiavelli e altri fiorentini illustri che furono celebrati nel 1807 dal poeta Ugo Foscolo nel carme I Sepolcri. Soltanto dall'Ottocento però divenne il pantheon di personaggi celebri legati alla letteratura, all'arte e alla musica. Oltre ai personaggi legati alla letteratura trattati ampiamente più avanti, si possono trovare anche i sepolcri di Gioacchino Rossini, Leon Battista Alberti e dei già citati Michelangelo e Galileo Galilei.

Vittorio Alfieri

Morto a Firenze l'8 ottobre 1803, viene sepolto in Santa Croce. Il suo sepolcro, che si trova nella navata destra, tra terza e quarta campata, viene scolpito da Antonio Canova (1806-10), che raffigura l'Italia turrita affranta per la perdita del poeta e drammaturgo.

Dante Alighieri

Il cenotafio di Dante, posizionato tra la seconda e la terza campata dall'ingresso sulla navata destra, fu scolpito da Stefano Ricci nel 1829, rimasto senza salma perché la città di Ravenna si rifiutò di consegnare le spoglie del poeta morto in esilio.

Ugo Foscolo

Sul lato destro nella settima navata dall'ingresso si trova il sepolcro di Ugo Foscolo che morì nel 1827 in Inghilterra, a Turnham Green, e fu sepolto nel cimitero di Chiwsick a Londra, presso la chiesa San Nicholas and Magdalene, dove tuttora si trova ancora l'originaria tomba in granito rosa. La salma fu poi riportata in Italia con una gran cerimonia nel 1871, posizionata definitivamente nella Basilica di Santa Croce, dove nel 1939 fu posta una scultura raffigurante il poeta scolpita da Antonio Berti.
Da ricordare inoltre il carme Dei Sepolcri, che Foscolo scrisse nel 1806, dove nella terza sezione riflette sul valore simbolico delle tombe dei personaggi illustri sepolti in Santa Croce.

Niccolò Machiavelli

"Tanto nomini nullum par elogium", ovvero "a tanto nome nessun elogio è pari", è l'incisione che campeggia sul sepolcro di Niccolò Machiavelli, realizzato da Innocenzo Spinazzi nel 1787 e che ritrae la figura allegorica della Diplomazia.

Breve biografia

Nasce a Cuba nel 1923, ma vive la fanciullezza a Sanremo, dove completa gli studi superiori. Si iscrive alla facoltà di Agraria a Torino, ma non porta a termine il ciclo di studi. Dopo poco scoppia la Seconda Guerra Mondiale e Calvino, convinto oppositore del regime, decide di unirsi ai partigiani.
Finita la guerra, si iscrive alla facoltà di Lettere di Torino, dove si laurea con una tesi su Joseph Conrad nel 1947. In questo periodo vivrà in una soffitta in via XX settembre che lui stesso descrive così: "Lo scrivere è però oggi il più squallido e ascetico dei mestieri: vivo in una gelida soffitta torinese, tirando cinghia e attendendo i vaglia paterni che non posso che integrare con quel migliaio di lire settimanali che mi guadagno a suon di collaborazioni. Rare le grosse soddisfazioni e le fortune, come ieri l'altro che il Premio «Unità» di Genova ha dato vincitore un mio racconto, ex-aequo con un altro rendendomi 25mila. Ho finito in questi giorni il mio primo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno, un'esperienza di malvagità e schifo umani, ma con una speranza di redenzione quasi cristiana (terrena, però), più dichiarata che raggiunta. Un romanzo terribilmente mio, una rischiosa aspirazione di serenità". (Fonte)
Dopo la guerra, abitando sempre a Torino, aderisce al Partito Comunista (che abbandonerà negli anni Cinquanta) e lavora per Einaudi fino al 1983. Pubblica nel frattempo il primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno e inizia a scrivere opere del suo filone "fiabesco", dalla trilogia intitolata I nostri antenati (Il visconte dimezzato, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente) alla raccolta delle Fiabe italiane.
Alla fine degli anni Sessanta si trasferisce prima a Roma e poi a Parigi, dove vive fino al 1973. Quando torna a Roma nel 1980 è ormai uno scrittore di successo conosciuto in tutto il mondo e i suoi libri sono tradotti in molte lingue. Tra i suoi ultimi romanzi ci sono Se una notte d'inverno un viaggiatore e Palomar.
Calvino viene colpito da ictus mentre si trova nella sua villa di Roccamare, a Castiglion della Pescaia (GR) e muore pochi giorni, il 19 settembre 1985, dopo nell'Ospedale della Cattedrale di Siena.

 

I luoghi di Italo Calvino

Italy Torino

Residenza torinese di Italo Calvino

Nel caseggiato all'angolo con via Napione visse Italo Calvino (e anche l'editore Giulio Einaudi).
Indirizzo: via Santa Giulia, Torino

Birreria Mazzini

Locale spesso frequentato da Calvino.
Indirizzo: Via Giuseppe Mazzini 6/a, Torino

Sede della casa editrice Einaudi

Nel dopoguerra entra a lavorare nella casa editrice Einaudi, occupandosi inizialmente dell'ufficio stampa. Dal 1950 sarà invece redattore, creando assieme a Vittorini e Pavese, i risvolti di copertina caratteristici dell'editoria italiana. Dal 1971 al 1985 dirige la collana Centopagine.
Indirizzo: Via Biancamano 2, Torino

Cottolengo, ambientazione di La giornata di uno scrutatore

Piccola Casa della Divina Provvidenza, nota anche con il nome Cottolengo, è un istituto di carità che accoglie portatori di handicap fisici e mentali, fondato da san Giuseppe Benedetto Cottolengo nel 1828, ma viene trasferito nella sede attuale nel 1832.
Italo Calvino vi ambienta La giornata di uno scrutatore, pubblicato nel 1936 e ambientato nel 1953, e racconta una giornata dello scrutatore Amerigo Ormea, proiezione stessa dell'autore che era stato nello stesso luogo in quella veste.
Indirizzo: Via San Giuseppe Benedetto Cottolengo 14, Torino

 

I luoghi di Alessandro Manzoni

Italy Firenze

Targa commemorativa sull'edificio dove soggiornò

Manzoni si fermò nell'estate 1827 a Firenze per completare la stesura de I Promessi Sposi, soprattutto per adattarne la lingua al fiorentino dei letterati. Soggiornò quattro mesi nel palazzo Campodonico che appartenne all'antica famiglia guelfa dei Gianfigliazzi. La targa qui posta in ricordo recita: “Alessandro Manzoni / qui nell'estate del 1827 / ebbe soggiorno di pochi mesi / sulle rive di questo Arno / “nelle cui acque risciacquai i miei cenci” / volle scrivere egli / dando veste toscana al romanzo immortale / dove la lingua il dolore le speranze d'Italia / trionfano. --- Questa memoria il Comune / MCMXIX.
Indirizzo: Lungarno Corsini 4, Firenze

 

Italy Lecco

Villa Manzoni / Museo manzoniano

Nel palazzo di via Don Guanella, a Lecco, vissero gli antenati dello scrittore per due secoli a partire da Giacomo Maria, quadrisavolo di Alessandro, vissuto tra Cinque e Seicento, forse una delle prime fonti di ispirazione per la stesura dei Promessi Sposi. In questa casa nacque inoltre il padre Don Pietro il 2 luglio 1763. Qui lo scrittore trascorse l'infanzia, l'adolescenza e la prima giovinezza. Nel 1818 la villa fu venduta alla famiglia Scola, che ne mantenne la proprietà fino agli anni '60 del Novecento, quando fu ceduta al Comune di Lecco. Una targa commemorativa è stata apposta dalla famiglia Scola sulla facciata dell'edificio nel centenario della nascita dello scrittore: "Alessandro Manzoni / in questa villa sua fino al 1818 / si ispirava agli inni dell'Adelchi / ai Promessi Sposi / ove i luoghi, i costumi, i fatti nostri / e se stesso immortalava --- La famiglia Scola nel 1° centenario 7 marzo 1885 a perpetuo culto pose".
Villa Manzoni ha una facciata dall'elegante stile neoclassico e un cortile centrale interno circondato dal portico.
Le stanze al piano terra conservano l'aspetto ottocentesco, quando lo scrittore vendette la villa. Oggi vi è stato allestito un museo a lui dedicato, che ha inizio dalla Sala I, dove sono esposti alcuni costumi impiegati nella versione televisiva dei Promessi Sposi diretta da Salvatore Nocita (1989).
Nella Sala II si approfondisce il rapporto di Manzoni con la città di Lecco.
Nella Sala III sono custoditi alcuni autografi e oggetti dello scrittore.
Nella Sala IV, il "tinello", sono esposti alcuni quadri che illustrano il paesaggio dei luoghi citati nei Promessi Sposi.
Nella Sala V, la "cucina", è esposta la culla in cui veniva adagiato il piccolo Alessandro e alcune opere pittoriche che probabilmente decoravano lo studio del padre.
Nella Sala VI, detta "sala rossa", è illustrata la produzione letteraria dello scrittore, suddivisa per generi.
Nella Sala VII, il “salone delle grisaglie”, si è circondati da una serie di dipinti a carattere mitologico con effetto trompe-l'oeil, che danno la sensazione di tridimensionalità, e il soffitto è decorato con un prezioso lampadario di Murano acquistato dalla madre Giulia Beccaria.
La Sala VIII, decorata con stucchi raffiguranti le quattro stagioni, offre un'esposizione sulle curiosità manzoniane.
La Sala IX presenta l'editio princeps del Promessi Sposi, la Quarantana, pubblicata nel 1840, illustrata da Francesco Gonin.
Nel percorso di visita è compresa la Cappella dell'Assunta, la cui costruzione venne conclusa nel 1777, e dove è stato sepolto il padre dello scrittore, e le cantine dove si trova una neviera a pozzo e due torchi originali di metà Ottocento.
Indirizzo: Via Don Guanella 1, Lecco
sito Sito: http://www.museilecco.org
a-pagamento Ingresso a pagamento. Intero 5€, ridotto 3€. 
orario Orari di apertura: aperto da martedì a domenica, dalle 9.30 alle 17.30. Chiuso il lunedì (tranne Pasquetta) e nei giorni di Capodanno, Pasqua, 1° maggio, Ferragosto, Natale e S. Stefano.

Monumento ad Alessandro Manzoni

Installato al centro della piazza omonima, il monumento che ritrae lo scrittore seduto e con aria assorta è stato realizzato dallo scultore Francesco Confalonieri di Milano nel 1891. La realizzazione dell'opera fu approvata dal consiglio comunale due giorni dopo la morte dello scrittore e il comitato guidato da Antonio Stoppani riuscì a raccogliere la cifra di 40.000 lire per la sua realizzazione.
Sul basamento di granito rosso e alto 4,50 metri si trovano tre altorilievi, realizzati dallo stesso scultore, che riproducono alcune scene tratte da I promessi sposi: Il rapimento di Lucia, La morte di don Rodrigo e Il matrimonio dei Promessi.
Indirizzo: piazza Manzoni, Lecco

 

Italy Milano

Casa del Manzoni

La casa fu acquistata dal Manzoni il 2 ottobre 1813 al prezzo di centoseimila lire. Molto spaziosa e con un giardino interno, Manzoni vi visse per circa sessantanni, affidandone l'amministrazione al figlio Pietro che convinse il padre a decorare la casa per renderne l'aspetto più piacevole considerando le numerose visite che Manzoni riceveva.
Nel 1874 la casa fu acquistata dal conte Bernardo Arnaboldi Cazzaniga che la fece affrescare da Giacomo Campi: gli affreschi, ispirati alle opere manzoniane, sono ormai scomparsi. Nel 1937 l'edificio venne donato al Comune di Milano dalla Cassa di Risparmio delle Province Lombarde che l'aveva acquistato per affidarne l'uso perpetuo al Centro Nazionale di Studi Manzoniani. L'inaugurazione del museo avvenne il 15 dicembre 1965. 

In occasione dell'Expo 2015, la casa del Manzoni è stata completamente restaurata e strutturata in un nuovo allestimento museale.
Al piano terra, attraversando il cortile del palazzo, troviamo lo studio dello scrittore. Di fronte una stanza dedicata ai suoi amici, che espone una serie di ritratti delle persone che frequentavano il Manzoni. Tra le opere esposte, una litografia che ritrae J.W. Goethe realizzata da Siegfried Detlev Bendixen.
Salendo al primo piano, inizia l'esposizione museale divisa in sezioni tematiche, ciascuna delle quali approfondisce alcuni argomenti sullo scrittore: la famiglia, i suoi ritratti, la fortuna dei Promessi Sposi, i libri illustrati collezionati dalla moglie Teresa Borri e dal precedente marito Stefano Decio Stampa, la passione del Manzoni per la botanica, le rappresentazioni pittoriche di Milano e territori limitrofi ai tempi dello scrittore. Lungo il percorso è possibile visitare inoltre l'ampia, ma scarna, camera da letto.
Indirizzo: Via Gerolamo Morone 1, Milano
sito Sito: http://www.casadelmanzoni.it/ 
a-pagamento Ingresso a pagamento. Intero 5 €, ridotto 3 €.  
orario Orari di apertura: dal martedì al venerdì (escluso i festivi) dalle 10 alle 18; sabato non festivo, dalle 14 alle 18.

 

Targa commemorativa sulla casa natale

La targa commemorativa indica il luogo in cui Manzoni nacque il 7 marzo 1785 e recita: "In questa casa nacque Alessandro Manzoni / il VII marzo MMDCCLXXXV". 
Indirizzo: via Visconti di Modrone 16, Milano

Targa commemorativa nella Chiesa di San Babila

Nella chiesa di San Babila Manzoni fu battezzato il giorno successivo la sua nascita, l'8 marzo 1785. La targa commemorativa presso il fonte battesimale recita: "Qui / Alessandro Manzoni / fu battezzato / il giorno 8 marzo 1785".
Indirizzo: Corso Monforte 1, Milano.

Chiesa di San Fedele

Costruita per ospitare la Compagnia di Gesù per volere di Carlo Borromeo, fu consacrata nel 1579 e affidata all'ordine dei Gesuiti fino alla seconda metà del 1700. Divenne Santa Maria della Scala in San Fedele quando la vicina chiesa di Santa Maria alla Scala fu abbattuta per far posto alla costruzione della Scala diventando anche la chiesa di riferimento per gli artisti del teatro: è il caso della Cappella "delle ballerine", chiamata così perché fino agli anni Ottanta del Novecento era visitata dalle ballerine della Scala che portavano fiori in omaggio alla Madonna della cappella prima dello spettacolo di debutto. Dal 1945 è di nuovo gestita dai gesuiti.
Manzoni, che abitava non molto distante, in via Morone, frequentava la chiesa e oggi, dove era solito fermarsi a pregare, in fondo nella navata sinistra, si trova una lapide commemorativa con un bassorilievo che ritrae lo scrittore. Fu proprio andando in chiesa che, il 6 gennaio 1873, lo scrittore cadde sbattendo la testa e procurandosi un trauma cranico che in seguito lo portò alla morte, il 22 maggio 1873.
L'ingresso è gratuito e la chiesa è aperta ai visitatori grazie ai volontari del Touring Club.
Indirizzo: Piazza San Fedele, Milano
gratis Ingresso gratuito

Statua commemorativa in piazza San Fedele

La statua in bronzo rappresenta lo scrittore con un libro di Virgilio in mano ed è stata realizzata da Francesco Barzaghi. Fu installata nel 1883 in piazza San Fedele nel luogo in cui dieci anni prima, il 6 gennaio 1873, lo scrittore cadde mentre si recava in chiesa, sbattendo la testa e procurandosi un trauma cranico che in seguito lo portò alla morte, occorsa il 22 maggio 1873.
Indirizzo: Piazza San Fedele, Milano

Targa commemorativa

La targa indica il luogo in cui si trovava il collegio Longone di Milano, retto all'epoca dai Padri Barnabiti, dove Manzoni entrò nella primavera del 1798 all'età di 13 anni rimanendovi fino al 1801.  L'iscrizione, posizionata nell'androne dell'attuale questura, recita: "Ricordi questa lapide che qui / nel vecchio glorioso Longone / fu convittore ed alunno / Alessandro Manzoni -- Fanciullo meraviglioso / accoglieva nella fervida mente / visioni d'arte / pensieri di bontà e di bellezza / ardimenti e speranze / le forti voci del presente / i presagi dell'avvenire".
Indirizzo: via Fatebenefratelli 11, Milano

Lapide della colonna infame

La Storia della colonna infame è un saggio storico in cui Manzoni racconta il processo e l'ingiusta condanna di due presunti untori durante la peste del 1630. I due accusati, Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora, furono torturati con il supplizio della ruota, poi uccisi e ridotti in cenere. L'abitazione del barbiere Mora fu rasa al suolo e al suo posto fu eretta una colonna come monito che era accompagnata dalla targa, scritta in latino seicentesco, ora esposta nel Cortile dell'elefante del Castello sforzesco.
Indirizzo: Cortile dell'elefante, Castello sforzesco, Milano
gratis Ingresso gratuito

Luogo dove si trovava la Colonna infame

La Colonna infame che ispira l'opera di Manzoni si trovava nel luogo in cui una volta sorgeva la casa di Gian Giacomo Mora, barbiere accusato di essere un untore di peste. Giustiziato innocente, la sua casa fu rasa al suolo e al suo posto fu eretta una colonna e una lapide come monito. La lapide si trova oggi nel Cortile dell'elefante del Castello sforzesco (vedi sopra), mentre sul luogo in cui si trovava la casa oggi è presente un monumento che ricorda questo terribile episodio della storia di Milano. 
Indirizzo: incrocio tra via Gian Giacomo Mora e corso di Porta Ticinese, Milano

Tomba nel Cimitero Monumentale di Milano

Palazzo Carmagnola

Palazzo Carmagnola risale ai primi anni del Quattrocento. Fu fatto costruire dai Visconti che lo donarono nel 1415 al condottiero Francesco Bussone, noto come il Conte di Carmagnola, proprio quello dell'omonima opera di Alessandro Manzoni. Alla sua morte, il palazzo fu ereditato dalle figlie e poi confiscato da Ludovico il Moro alla fine del XV secolo. 
Indirizzo: via Rovello 2, Milano

 

Italy Cormano, Milano

Villa Manzoni, Brusuglio

La Villa Manzoni di Brusuglio fu la residenza di Carlo Imbonati il quale, alla sua morte avvenuta nel 1805, lasciò la proprietà alla compagna Giulia Beccaria, madre di Alessandro Manzoni.
Madre e figlio giunsero nella villa di Brusuglio nel 1807: l'edificio era in parziale stato di abbandono, così Alessandro commissionò all'architetto Gottardo Speroni i lavori di ristrutturazione del corpo centrale, portati avanti tra 1811 e 1818, che dettero alla villa la facciata neoclassica che vediamo oggi.  In questi anni Manzoni si dedicò anche alla cura del parco circostante e si fece inviare dall'amico intellettuale Claude Fauriel alcune sementi dai vivai parigini, coltivando qui la sua passione per la botanica. Introdusse alcune varietà di piante allora sconosciute in Lombardia, come alcuni tipi di ortensie e magnoliacee.
Nonostante Manzoni vivesse in modo stabile in via Morone a Milano, durante il periodo estivo amava ritirarsi nella villa di Brusuglio, dove a partire dal 1821 terminerà l'Adelchi e inizierà a scrivere I Promessi Sposi. Oggi solo la camera da letto, la biblioteca e l'oratorio domestico sono rimaste come al tempo di Manzoni. Molti dei suoi libri sono ancora custoditi qui.
Attualmente la villa non è visitabile per fini turistici ma alcuni suoi spazi vengono concessi per conferenze, meeting e altri tipi di eventi.
Indirizzo: via Manzoni 9A, località Brusuglio, Cormano (MI)
sito Sito: http://www.villa-manzoni.it

 

Italy Venezia

Targa commemorativa sull'edificio in cui ha vissuto

La targa recita: "In questa casa / abitò / Alessandro Manzoni / negli anni 1803-1804".
Indirizzo: Campo San Maurizio, Venezia

 

Italy Livorno

Targa commemorativa

La targa recita: "Qui dove era la locanda del Boboli / alloggiò nell'agosto 1827 / Alessandro Manzoni / che sulle rive del Tirreno / prima che su quelle dell'Arno / riconobbe e ammirò / per i suoi nobili fini d'arte / la purezza dell'idioma toscano -- Il Comune di Livorno poneva nel 1940 / Centenario dei Promessi Sposi / La Società Generale Immobiliare di Lavori di Utilità Pubblica e Agricola Roma / sul ricostruito edificio ripristinava nel 1957"
Indirizzo: via Grande 128, Livorno.

 

Italy Pietrasanta, Lucca

Targa commemorativa

La targa recita: "S'alloggiò a Pietrasanta / prima terra di Toscana da quella parte / e lì cominciò il gusto d'intendere / proprio cogli orecchi / questa lingua che già mi parve deliziosa -- Lettera del 15 agosto 1827 a Tommaso Grossi -- Il municipio pose l'anno 2003".
Indirizzo: Piazza Carducci, Pietrasanta (Lucca).

 

I luoghi de I promessi sposi

Italy Milano

Targa commemorativa

La targa recita: "Qui era il Carrobbio di Porta Nuova e la Chiesa di Sant'Anastasia. - «C'era allora una croca nel mezzo, e, dirimpetto ad essa accanto a dove ora è San Francesco di Paola, una vecchia chiesa col titolo di Sant'Anastasia» - Promessi Sposi Ca. XXXIV".
Indirizzo: via Manzoni 31, Milano

 

Italy Lecco

Presunta casa di Lucia, quartiere Olate

Una delle possibili case di Lucia è quella nella località Olate, una proprietà privata che non è possibile visitare, ma che è contrassegnata da una targa esterna a indicarne il presunto legame con I Promessi Sposi.
Così come nella descrizione, la casa custodisce al suo interno una piccola corte: "Aveva quella casetta un piccolo cortile dinanzi, che la separava dalla strada, ed era cinto da un murettino..." (I Promessi Sposi, cap. 2)
Indirizzo: Via Caldone 19, Loc. Olate, Lecco

Presunta casa di Lucia, quartiere Acquate

Una seconda ipotesi su quella che potrebbe essere il riferimento per la casa di Lucia si trova nel quartiere di Acquate, un vecchio palazzo del 1600 dove si trova l'iscrizione "Tradizionale casa di Lucia".
Indirizzo: via Lucia 27, Lecco

Chiesa di Don Abbondio, quartiere Olate

La chiesa che gli studiosi di Manzoni identificano come quella di Don Abbondio si trova nel rione di Olate ed è la Chiesa dei Santi Vitale e Valeria, a pochi passi dalla presunta casa di Lucia. Dell'edificio originario rimane soltanto il campanile; il resto fu ricostruito nel 1767 e rimaneggiato nel 1934. È qui che dopo le travagliate vicende del romanzo, i due sposi convoleranno finalmente a nozze seguendo la tradizione cattolica secondo la quale il matrimonio deve celebrarsi nella parrocchia della sposa: "Venne la dispensa, venne l'assolutoria, venne quel benedetto giorno: i due promessi andarono, con sicurezza trionfale, proprio a quella chiesa, dove, proprio per bocca di don Abbondio, furono sposi" (I promessi sposi, cap. 37)
Indirizzo: Piazza Santi Vitale e Valeria, Lecco

Chiesa di Don Abbondio, quartiere Acquate

Anche nel quartiere di Olate c'è una chiesa che alcuni ritengono sia stata l'ispirazione per la chiesa di Don Abbondio: è la chiesa di San Giorgio Martire, fondata nel 1232 ma ampliata a più riprese. L'aspetto attuale risale alla metà del XIX secolo.
Indirizzo: Chiesa di San Giorgio Martire, Piazza Sagrato don Abbondio, loc. Acquate, Lecco

Tabernacolo dei bravi

All'inizio dei Promessi Sposi troviamo il celebre episodio in cui Don Abbondio percorre una stradicciola che a un certo punto si biforca: da una parte va al monte Resegone, mentre dall'altra prosegue scendendo a valle, costeggiata da un muretto, per poi ricongiungersi alla prima in prossimità di un tabernacolo. In questo punto Don Abbondio incontra i bravi. In molti hanno identificato questa stradicciola in via Tonio e Gervaso, la viuzza che da Viale Montegrappa sale verso il rione di Acquate.
Oggi all'inizio della strada, partendo da Viale Montegrappa, si trovano due targhe commemorative che citano due passi dei Promessi Sposi.
La prima recita: "Pro Lecco -- I muri interni delle due viottole... terminavano in un tabernacolo... Due uomini stavano, l’uno dirimpetto all’altro, al confluente... delle due viottole... a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de’ bravi -- (Promessi Sposi Cap. I)".
La seconda recita: "Pro Lecco -- La strada... si divideva in due viottole... quella a destra saliva verso il monte e menava alla cura -- (Promessi Sposi Cap. I)".
Percorrendo la viuzza in salita si giunge infine alla parrocchia di Acquate, la chiesa di San Giorgio Martire, che molti hanno identificato come quella di Don Abbondio. 
Indirizzo: via Tonio e Gervaso, Lecco

Palazzotto di Don Rodrigo

Il Palazzotto di Don Rodrigo è tradizionalmente identificato con una villa che si trova nel rione di Olate, in cima al poggio detto "Zucco". Era una villa che nel Seicento apparteneva alla famiglia Arrigoni di Introbio, poi passò a un conte spagnolo e infine nel 1937 fu demolita. L'aspetto attuale quindi non rispecchia quello che si presentava agli occhi del Manzoni.
Si può arrivare allo Zucco tramite una strada ripida e in salita, ma l'edificio è proprietà privata e chiuso al pubblico. Lo si riconosce subito: sorge in posizione sopraelevata, sul lato destro di via Luera, e presenta un'intonacatura a strisce gialle, rosa e verdi.
Salendo lungo via allo Zucco c'è inoltre una targa con una citazione manzoniana: "Pro Lecco -- Appiè del poggio... giaceva un mucchietto di casupole, abitate da contadini di don Rodrigo -- (Promessi Sposi Cap. V)".
Indirizzo: Via allo Zucco, Lecco

Castello dell'Innominato

Il Castello dell'Innominato viene tradizionalmente identificato nei resti di un castello trecentesco appartenuto alla famiglia Visconti, a Vercurago, nella frazione di Somasca. Oggi la fortezza conserva le mura e i bastioni originari, seppur danneggiati nel 1799 quando l'esercito austro-russo attaccò a colpi di cannone i francesi che si erano barricati tra le mura. mentre gli spazi coperti sono di epoche successive.
Indirizzo: Castello dell’Innominato, Vercurago, Fraz. Somasca, Lecco

Pescarenico

Nel Seicento questo odierno rione di Lecco era un villaggio di pescatori che detenevano il diritto di esercitare la pesca sull'adiacente tratto fluviale dell'Adda. Piazza Era era la piazza principale del quartiere. Pescarenico è l'unico luogo ad essere citato esplicitamente nei Promessi Sposi: qui si trovava il convento dei frati cappuccini, tra cui Fra Cristoforo, e da qui, più precisamente alla foce del torrente Bione, Lucia si imbarcherà per fuggire da Don Rodrigo.
Indirizzo: Pescarenico, Lecco

Ex convento dei Cappuccini e Chiesa dei Santi Materno e Lucia

Il convento dei frati cappuccini fu edificato nel 1576: di quel che era all'epoca rimangono soltanto alcune celle ed il cortile. Nel 1789 la struttura fu adibita a caserma per le truppe francesi e in seguito, nel 1810, venne venduta a privati. La chiesa adiacente faceva un tempo parte del convento ed è tuttora sede parrocchiale. "Il sole non era ancor tutto apparso sull’orizzonte, quando padre Cristoforo uscì dal suo convento di Pescarenico, per salire alla casetta dove era aspettato" (I promessi sposi).
Una targa commemorativa sulla facciata della chiesa parrocchiale recita: "Qui presso / al di fuori e in faccia all'entrata della terra / con di mezzo la strada / che da Lecco conduce a Bergamo / era situato / il convento di Pescarenico / che Alessandro Manzoni / consacrò e rese immortale / nel suo romanzo -- Nel cinquantenario della morte del sommo poeta".
Indirizzo: Piazza Padre Cristoforo, Pescarenico, Lecco
orario Orari di apertura: Visita della Chiesa: tutti i giorni dalle 7 alle 18 nel periodo estivo, dalle 7 alle 17 nel periodo invernale. Visita all'ex convento su prenotazione.

Targa dell'Addio ai monti

Sul parco del lungolago, all'angolo tra via Buozzi e via Battello, si trova un masso su cui è incastonata una targa che ricorda la notte in cui Renzo e Lucia abbandonano il paese natale per sfuggire a Don Rodrigo. L'iscrizione recita: "Addio monti, sorgenti dall'acque ed elevati al cielo cime inuguali -- Promessi Sposi Cap. VIII".
Indirizzo: parco del lungolago, all'incrocio tra via Buozzi e via Battello, Lecco

 

Italy Cormano

Casa di Agnese

Nel romanzo la madre di Agnese si rifugia dai parenti a Pasturo per sfuggire alla peste. In realtà anche questo paese non fu risparmiato dall'epidemia, come testimonia il registro del curato Pietro Platti, che segna una media di 21 decessi al giorno.
Una targa recita le parole che Don Abbondio rivolge a Renzo: "Agnese è andata a starsene nella Valsassina, da que’ suoi parenti, a Pasturo, sapete bene; ché là dicono che la peste non faccia il diavolo come qui" (I Promessi Sposi, cap. 33)
Indirizzo: Via Parrocchiale 9, Pasturo, Lecco

 

Nasceva oggi, nel 1847, Bram Stoker, l'autore di Dracula. Su questo colorato portone dublinese, che è una casa privata, non c'è nemmeno una targa, ma tutti nel quartiere di Clontarf sanno che lì nacque lo scrittore.
Se volete sbirciarne gli interni, potete guardare questo video girato da Irish Times https://youtu.be/hPtB1BKNT3E.
 
La casa si trova al numero 15 di Marino Crescent, Dublino, e quando fu messa in vendita nel 2012 il prezzo dell'immobile era "solo" 750.000€!!
 
Altri luoghi di Bram Stoker: http://bit.ly/bram_stoker

I luoghi di Percy Bysshe Shelley

 

Italy Firenze

Targa commemorativa sull'edificio dove soggiornò

La targa in Piazza della Stazione 2, presso la stazione Santa Maria Novella, è un omaggio al poeta romantico inglese, che visse a Firenze, a Palazzo Marini in via Valfonda, tra il 1819 e il 1820 e qui compose alcune delle sue opere come l'Ode al vento dell'ovest e Prometeo liberato. La targa recita: “Tra il 1819 e il 1820 / in questi luoghi / già di via Valfonda / Percy Bysshe Shelley / lavorò al "Prometeo liberato" / compose l'Ode al vento occidentale.”
Indirizzo: Piazza della Stazione 2, Firenze.

Italy Livorno

Targa commemorativa sull'edificio dove soggiornò

Villa Valsovano è la residenza in cui visse Shelley quando soggiornò a Livorno nell'estate 1819, accompagnato dalla moglie Mary Wollstonecraft Shelley. Si dice che qui abbia composto la tragedia "The Cenci".
Il quartiere è molto cambiato rispetto alla prima metà dell'Ottocento, quindi per poter vedere la villa oggi, è necesssario accedere da Via Filippo Venuti, tra l'incrocio con via San Gaetano e via del Fagiano. La villa, con l'intonaco giallo, le rifiniture bianche e le persiane verdi, è immersa tra edifici residenziali più moderni e dà l'impressione di essere un po' trascurata. Tuttavia una targa del 1962  ricorda il soggiorno di Shelley: “In questa casa già Villa Valsovano dimorò da metà giugno a fine settembre 1819 nel suo più lungo dei soggiorni livornesi Percy Bysshe Shelley tornato a ritemprare le forze e lo spirito nella pace della nostra amena campagna a lui inspiratrice di stupendi carmi. Scrisse allora tra l’altro la tragedia “I Cenci” e nell’estate seguente alloggiando poco lungi la poetica epistola a Mary Gisborne e la celebre ode “A un’allodola. --- Il comune di Livorno a ricordo dell'ospite illustre nel 140° anniversario della sua tragica fine nel mare toscano poneva l'8 luglio 1962”.
Indirizzo: Via Filippo Venuti 23, Livorno.
mappa

Italy Este (Padova)

Targa commemorativa presso Villa Kunkler-Piccioni

Una targa sul fossato esterno delle mura, nei pressi di Villa Kunkler-Piccioni riporta una citazione tratta da Lines Written Among The Euganean Hills. La villa è conosciuta anche come Villa Byron in onore al poeta che vi ha soggiornato. Fu lui infatti a darla in affitto per un periodo nel 1817-1818 a Percy Bysshe Shelley, alla moglie Mary e a Claire Clairmont. Nella seconda metà dell'Ottocento la villa passò alla famiglia Kunkler, di origine svizzere, che gli dette l'attuale aspetto secondo una struttura architettonica che richiama gli edifici dell'area alpina.
Indirizzo: Villa Kunkler-Piccioni, Este.

Targa commemorativa presso il Sentiero del Principe

Una targa sul Sentiero del Principe riporta una citazione tratta da Julian and Maddalo.
Indirizzo: Sentiero del Principe, Este.

 

Italy Roma

Cimitero acattolico di Roma

Keats Shelley House

 

Italy San Terenzo, Lerici, La Spezia

Villa Magni

Villa Magni fu la residenza di Percy Bysshe Shelley e sua moglie Mary Godwin dall'aprile al settembre 1822. Qui risiedeva il poeta quando naufragò con la goletta Ariel l'8 luglio 1822, a 10 miglia da Viareggio, perdendo la vita.
Sull'edificio sono state apposte negli anni quattro targhe commemorative.
La prima targa riporta un'iscrizione di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi che fu preferita a quella di Paolo Mantegazza, cultore di Shelley che aveva anch'esso composto un'epigrafe: "Da questo portico in cui si abbatteva l'antica ombra di un leccio / il luglio del MDCCCXXII / Mary Godwin e Jame Williams attesero con lagrimante ansia / Percy Bysshe Shelley / che da Livorno su fragil legno veleggiando / era approdato per improvvisa fortuna / ai silenzi de le isole elisee -- "O benedette spiagge / Ove l'amore la libertà i sogni non hanno catene".
La seconda targa recita: "I still inhabit this divine bay / reading dramas and sailing and listening / to the most enchanting music -- Shelley / San Terenzo giugno 1822".
La terza targa recita: "A lonely house close by the seaside / surrounded by the soft and sublime / scenery of the bay of Lerici -- Shelley / San Terenzo maggio 1822".
La quarta targa recita: "I poeti sono specchi delle gigantesche / ombre che l'avvenire getta / sul presente. Forza che non è mossa ma che muove. / I poeti sono i non riconosciuti / legislatori del mondo. -- Percy B.Shelley / Lerici Golfo dei Poeti / Bicentenario della nascita / 1792 / 1992".
Indirizzo: via Paolo Mantegazza 15, San Terenzo, Lerici, La Spezia

 

 

Switzerland Cologny, Canton Ginevra

Villa Diodati

 

United Kingdom Londra

Targa commemorativa nell'Abbazia di Westminster

St. Pancras Old Church

 

United Kingdom Oxford

Shelley Memorial

Si tratta di un monumento dedicato al poeta che si trova nell'università di Oxford. Shelley l'aveva frequentata per breve tempo perché fu poi espulso per aver pubblicato il saggio La necessità dell'ateismo.
Il monumento consiste in una statua in marmo che rappresenta il poeta morto e nudo dopo il naufragio avvenuto a largo di Viareggio nel 1822.
La scultura, realizzata da Edward Onslow Ford, è posta su un basamento sclpito che ritrae due leoni alati e una donna affranta. Il monumento si trova all'interno di una stanza arredata in stile tardo vittoriano, progettata da Basil Champneys.
Originariamente la statua, commissionata dalla nuora del poeta, doveva essere posta sopra la tomba di Shelley nel Cimitero del Testaccio, a Roma. Infatti l'amico Edward John Trelawny aveva acquistato il terreno adiacente a quello in cui era stato sepolto il poeta, espimendo la volontà che anche le sue ceneri fossero qui sepolte alla sua morte (con tanto di epitaffio sulla lapide che citava la poesia Epitaph di Shelley). Quando morì nel 1881, le sue ceneri furono quindi portate a Roma e sepolte accanto a quelle di Shelley, ma i discendenti di Trelawny si resero conto che la statua realizzata da Ford era troppo grande per essere posizionata in quell'appezzamento, quindi non poterono esaudire fino in fondo le richieste del loro avo. La statua fu così donata dalla nuora del poeta, Lady Shelley, all'università di Oxford e fu inaugurata il 14 giugno 1893.
Il monumento si trova nel terreno in cui Robert Boyle e Robert Hooke facevano gli esperimenti mentre erano studenti dell'univerisità e che permisero a Boyle di scorprire la legge di chimica che prende il suo nome.

 

United Kingdom Bournemouth, Dorset

Resti del cuore di Shelley nel St Peter's Church

Alla morte di Shelley, la moglie Mary aveva salvato il cuore del poeta dalla cremazione del corpo. Alla morte della scrittrice nel 1851, nel suo feretro furono posti anche i resti del cuore del marito, avvolti in un manoscritto dello stesso Shelley, Adonaïs: An Elegy on the Death of John Keats.
La scrittrice, inoltre, aveva espresso il desiderio di venire sepolta assieme ai genitori, i cui resti si trovavano nel cimitero di St Pancras Old Church, a Londra. Così il figlio Percy Florence e la moglie Jane fecero traslare le salme dei nonni per farle interrare a Bournemouth.
Oggi una targa commemorativa posta nel cimitero recita: "In this churchyard lie the mortal remains of Mary Shelley, author of Frankenstein; her father William, author of Political Justice; her mother Mary, author of The Rights of Women; her son Percy, Jane his wife; and the heart of Percy Bysshe Shelley, her husband, the poet".

 

United Kingdom Christchurch, Dorset

Shelley Memorial

Il monumento in marmo, commissionato dal figlio Percy Florence e realizzato negli anni 1853-54 da Henry Weekes, rappresenta Mary Shelley che piange tenendo tra le braccia il corpo esanime del marito, in una composizione che ricorda vagamente la Pietà michelangiolesca.
La scultura era originariamente destinata alla St. Peter's Church di Bournemouth, dove è sepolta Mary Shelley, ma la chiesa rifiutò l'opera per l'eccessivo realismo nel rappresentare il corpo senza vita. Il monumento trovò successiva collocazione nel monastero di Christchurch (Christchurch Priory), nel Dorset.

 

I luoghi di Carlo Emilio Gadda

 

Italy Firenze

Targa commemorativa sull'edificio dove visse

Gadda vive a Firenze dal 1940 al 1950, dove finalmente si dedica alla letteratura, lasciando la sua precedente professione di ingegnere. In questo appartamento scriverà a puntate una delle sue opere più famose, “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”. La targa recita: “In questa casa visse / dal 1940 al 1950 / il milanese ingegnere / Carlo Emilio Gadda / sceso manzonianamente a Firenze / a impararvi la lingua / e a riscattarvi la vocazione letteraria / e qui in anni bui / confortato da scelte amicizie / scrisse la grande maccheronea / del “Pasticciaccio”. / Il Comune di Firenze 1994”.
Indirizzo: Via Emanuele Repetti 11, Firenze

 

Italy Roma

Tomba al Cimitero acattolico di Roma

Targa commemorativa in Via Merulana

In Via Merulana, nel rione Monti, che prende il nome dai "prata Meruli", ovvero i possedimenti della famiglia Meruli, si trova una targa, apposta dal Comune di Roma nel 1997, che ricorda lo scrittore: "A questa via / all'umanità vitale e dolente / della Roma fra le due guerre / si ispirò / Carlo Emilio Gadda / per il suo Pasticciaccio / Capolavoro della letteratura del '900. / MCMXCVII". La targa si trova al numero 268, anche se la storia fa riferimento ad un palazzo al numero 219.
Indirizzo: Via Merulana 268, Rione Monti, Roma

 

Italy L'Aquila

Carlo Emilio Gadda fu inviato come corrispondente all'Aquila da dal direttore della Gazzetta del Popolo di Torino, Ermanno Amicucci, tra il 1934 e il 1935. L'occasione fu l’inaugurazione di alcune spettacolari strutture turistico-ricettive sul Gran Sasso. I sei articoli apparsi sul quotidiano torinese furono poi raccolti con altri scritti di Gadda nel volume Le meraviglie d'Italia stampato presso i Fratelli Parenti di Firenze nel 1939. [Fonte]
Di Piazza del Duomo scrisse: "Lasciatemi qui, dove la piazza chiara si apre, declive ai gradini all’arco e alle torri del Duomo: piena di tende, di gabbie di polli: fruttifera e insigne di peperoni, di bretelle, di padelle, di pantofole, di paralumi e di piatti mal cotti…".

 

I luoghi di Antonio Gramsci

Italy Torino

Targa commemorativa sull'edificio in cui visse

Antonio Gramsci visse a Torino negli anni 1919-21. Nella casa dove risiedette è posta oggi una targa che recita: "Qui / Antonio Gramsci / abitò negli anni 1919-21 / nelle lotte operaie / contro l'imcombente reazione / forgiando / il Partito Comunista / guida decisiva / per la libertà e il socialismo --- Nel XX della morte / i comunisti torinesi / posero / 27 aprile 1957”.
Indirizzo: Piazza Carlo Emanuele II 15, Torino

Targa commemorativa sull'edificio dove visse e fondò la rivista L'Ordine Nuovo

Vicino l'angolo con via XX settembre, là dove oggi si trova una banca, negli anni 1919-20 Gramsci fondò assieme a Togliatti e altri intellettuali la rivista L'Ordine Nuovo. La lapide così recita: “La forte volontà e la mente luminosa di Antonio Gramsci - stretti attorno a lui gli operai torinesi - contro la barbarie fascista irrompente - l'«Ordine Nuovo» stendardo di libertà qui nella bufera levarono -tennero fermo- Torino memore reverente 27-IV-1949”.
Indirizzo: Via dell'Arcivescovado 6, Torino

 

Italy Roma

Tomba al Cimitero acattolico di Roma 

 

 

 

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Ingebor Bachmann

Targa commemorativa sull'edificio in cui visse

La targa ricorda il soggiorno a Roma della scrittrice austriaca e recita: «Ho visto che dicendo Roma si evoca / ancora il mondo e che la chiave della forza / sono quattro lettere S.P.Q.R.» - Ingebor Bachmann -- Qui visse e lavorò dal 1966 al 1971 / la poetessa e scrittrice austriaca / Ingeborg Bachmann - Roma, 18-12-2000".
Indirizzo: via Bocca di Leone 60, Roma

Edificio in cui visse fino alla morte

Dopo aver vissuto in via Bocca di Leone 60, la scrittrice austriaca si trasferì in Via Giulia. Qui, la sera del 2 ottobre 1973, incendiò accidentalmente la propria vestaglia di nylon con una sigaretta e, anche a causa dello stato di torpore indotto dai tranquillanti che stava assumendo, si ustionò gravemente. Fu portata all'ospedale dove morì il 17 ottobre.
Indirizzo: via Giulia 66, Roma


George Gordon Lord Byron


Elizabeth Barrett Browning


Robert Browning


Giuseppe Gioachino Belli

Tomba nel Cimitero del Verano


Giorgio Caproni

Targa commemorativa sull'edificio in cui visse

La targa commemorativa indica il luogo in cui è vissuto il poeta dal 1949 al 1967 e recita: «Qui visse il poeta / Giorgio Caproni / dal 1949 al 1967 / ...perch’io, che nella notte abito solo, / anch’io, di notte, strusciando un cerino / sul muro, accendo cauto una candela / bianca nella mia mente – apro una vela...» / Il Municipio Roma XVI / a venti anni dalla morte / 22 gennaio 2010".
Indirizzo: via Oreste Regnoli 17, Roma


Emilio Cecchi

Tomba nel Cimitero del Verano


Sergio Corazzini

Tomba nel Cimitero del Verano


Pietro Cossa

Targa commemorativa

La targa recita: "S.P.Q.R. -- In questa casa / a di XXV gennaio MDCCCXXX / nasceva / Pietro Cossa / che / l'opera gloriosa / di Metastasio e d'Alfieri / rinnovellando / all'italiana letteratura / la teatrale corona / rinverdiva / con gli immortali suoi drammi -- MDCCCLXXXII".
Indirizzo: via Governo vecchio 14, Roma


Gabriele D'Annunzio


Grazia Deledda

Tomba nel Cimitero del Verano


Ferdowsi

Monumento commemorativo a Villa Borghese


Carlo Emilio Gadda


Nizami Ganjavi

Monumento commemorativo a Villa Borghese


Johann Wolfgang von Goethe


Leone Ginzburg

Tomba nel Cimitero del Verano


Natalia Ginzburg

Tomba nel Cimitero del Verano


Nikolaj Gogol'

Monumento commemorativo a Villa Borghese


Antonio Gramsci


Nathaniel Hawthorne

Hawthorne arrivò a Roma il 19 gennaio 1858 con la moglie, i tre figli e la governante, e si stabilì pochi giorni dopo (il 22) a Palazzo Lazarani in Via di Porta Pinciana, dove rimase fino a giugno dello stesso anno. All'epoca era già uno scrittore affermato (La lettera scarlatta era stata pubblicata nel 1850) e da questo soggiorno in Italia trasse ispirazione per il romanzo Il fauno di marmo (The Marble Faun).
Il primo impatto dello scrittore con Roma non fu positivo: oltre al fatto che appena arrivato prese subito l'influenza assieme a tutta la sua famiglia, rimase inoltre impressionato in negativo dallo stato in cui versava la città (le strade strette, la loro pavimentazione sconnessa, gli odori, i sapori del cibo), considerandola un cumulo di rovine che racconta storie di violenza e soprusi. Provava inoltre avversione per la Chiesa cattolica, considerandola contraddittoria per la corruzione e lo sfarzo ostentato mentre predica la modestia, e criticava l'allestimento dei riti del cattolicesimo, essendo lui stato educato secondo i precetti del Puritanesimo. 
Partì il 24 maggio per trasferirsi a Firenze per i mesi estivi. Tornò a Roma dall'ottobre 1858 al maggio 1859, soggiornando a Palazzo Poli, nei pressi di Piazza di Trevi.

Musei Capitolini

Nella Sala del Gladiatore dei Musei Capitolini è esposto il Satiro in riposo, una scultura di epoca imperiale (130 d.C. circa) che riproduce l'originale dello scultore greco Prassitele risalente al IV secolo a.C. Hawthorne visitò il museo durante la sua visita a Roma nel 1858 e ne trasse ispirazione per la stesura del suo romanzo Il fauno di marmo (The Marble Faun).
Indirizzo: Piazza del Campidoglio 1, Roma
sitoSito: www.museicapitolini.org
a-pagamento
 Ingresso a pagamento.
orario Orari di apertura: tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30. Il 24 e il 31 dicembre chiusura anticipata alle 14.00. Chiuso i giorni 1° gennaio, 1° maggio, 25 dicembre.


John Keats


Giacomo Leopardi


Alberto Moravia


Mario Praz

Casa Museo Mario Praz

Il celebre anglista visse in questo palazzo dal 1969 al 1982, anno della morte, dove si era trasferito da Palazzo Ricci in via Giulia. Il museo espone oltre 1200 oggetti d'arte: dipinti, sculture, mobili d'antiquariato e altri oggetti ricercati che lo studioso aveva collezionato nell'arco della sua vita.
Il museo è stato acquisito dallo Stato nel 1986 e aperto al pubblico.
Indirizzo: Palazzo Primoli, via Zanardelli 1, Roma
sito Sito: www.polomusealelazio.beniculturali.it/index.php?it/249/casa-museo-mario-praz 
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: Giovedì dalle 14.30 alle 19.00, venerdì dalle 14.30 alle 19.00, sabato dalle 9.00 alle 13.30

 

Aleksandr Puškin

Monumento commemorativo a Villa Borghese


Walter Scott


Percy Bysshe Shelley


Gianni Rodari

Tomba nel Cimitero del Verano


Amelia Rosselli

Tomba nel Cimitero del Verano


Ahmed Shawqi

Monumento commemorativo a Villa Borghese


Henryk Sienkiewicz

Monumento commemorativo a Villa Borghese


Ignazio Silone


Juliusz Słowacki

Targa commemorativa

La targa ricorda il soggiorno del poeta polacco a Roma nel 1836 e recita: "In questa casa / soggiornò nell'anno 1836 / Juliusz Słowacki / poeta romantico polacco / Polacchi e italiani celebrandone / il 150° anniversario della nascita / posero".
Indirizzo: Via del Babuino 164, Roma.


Stendhal


William Makepeace Thackeray

Thackeray soggiornò a Roma negli anni 1844-45 e in seguito, con la propria famiglia, nel 1853-54, quando era già diventato famoso come romanziere per aver pubblicato La fiera delle vanità. Durante il primo soggiorno, spinto dalla volontà di conoscere e frequentare i pittori che all'epoca soggiornavano a Roma, aveva alloggiato al famoso Hotel d’Allemagne di Ettore Franz, tra Via Condotti e Piazza di Spagna. in via Condotti.
La seconda volta arrivò a Roma il 3 dicembre 1853 accompagnato dalle due figlie, Anne Isabella e Jane, e un servitore, ma senza la moglie, malata di mente da anni, lasciata in Inghilterra. Alloggiarono nell'Hotel d'Allemagne in via Condotti, lo stesso dove Thackeray aveva soggiornato nella precedente visita a Roma. Poco dopo, su suggerimento dei poeti Robert e Elizabeth Browning che all'epoca vivevano in città, la famiglia Thackeray si trasferisce nel palazzo Poniatowski in via della Croce 81, un palazzo appartenuto a Stanislao Poniatowski, nipote del re di Polonia Stanislao Augusto. All'epoca il grande appartamento in questione si trovava proprio sopra la pasticceria Spillmann, tanto apprezzata dallo scrittore.
La figlia Anne descrive l'appartamento: "Salimmo una larga scala di pietra con una bella balaustrata in ferro battuto, suonammo un tintinnante campanello, ed una piccola donna anziana in corpetto, che portava l'imponente cognome di Ercole, venne ad aprirci la porta e ci guidò poi di stanza in stanza finché giungemmo in un salotto con sette finestre che ci strappò grida di ammirazione. Fra le altre stanze della casa vi era una specie di museo con oggetti cinesi, una biblioteca, una sala da pranzo con una stufa di ottone a carbone nel centro, ed inoltre una camera da letto, uno spogliatoio ed un camerino per il servitore di mio padre. [...] All'ora di colazione mio padre ci mandò abbasso al negozio di pasticceria, dove banchettammo con torte alla crema e "petits fours" e poi ordinammo la cena da una "trattoria" lì vicino."
Durante questo periodo Thackeray scrisse e realizzò le illustrazioni de La rosa e l'anello, un racconto concepito nel periodo natalizio del 1853 per divertire le figlie e i bambini degli amici, tra cui Pen Browning (figlio dei poeti Browning) e Edith Story (figlia dello storico William Wetmore Story).
Il ricordo di questo soggiorno ritorna anche in alcuni capitoli del romanzo I Nuovi Venuti (The Newcomes), alcuni dei quali scritti proprio a Roma. I riferimenti autobiografici sono molti, tra cui il giovane Clive Newcome che arriva a Roma per ispirarsi ai pittori che soggiornavano nella città, così come aveva scelto di fare Thackeray nel suo primo viaggio romano, e frequenta il "Caffè Greco", il popolare caffè di Via Condotti.
[FontiLuciana Frapiselli, Il soggiorno della famiglia Thackeray a Roma e sue influenze letterarie, in "Strenna dei Romanisti. Natale di Roma 1990". Editrice Roma Amor, 1990]

Palazzo Poniatowski

Qui Thackeray soggiornò con le figlie dal dicembre 1853 al febbraio 1854. Il palazzo, costruito nel 1794 da Giuseppe Valadier, apparteneva al principe Stanislao Poniatowski, nipote del re di Polonia Stanislao Augusto.
Indirizzo: via della Croce 78 (all'angolo con via Bocca di Leone), Roma


Federigo Tozzi

Targa commemorativa sulla casa in cui è deceduto

La targa recita: "In questa casa / mentre più fervido era il suo impegno / concluse i suoi giorni a trentasette anni / il 21 marzo 1920 lo scrittore senese / Federigo Tozzi -- Il Comune di Roma / e / l'Associazione senesi e grossetani / residenti in Roma / nell'anno 2005".
Indirizzo: Via del Gesù (Rione Pigna), Roma


Trilussa

Tomba nel Cimitero del Verano


Giuseppe Ungaretti

Tomba nel Cimitero del Verano


Garcilaso de la Vega

Monumento commemorativo a Villa Borghese


 

Luoghi correlati

Cimitero acattolico del Testaccio

Cimitero del Verano

Keats Shelley House

Villa Borghese


Leggere prima di partire per... Roma

Narrativa

Gabriele D'Annunzio, Il piacere
Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
Nicolaj Vasil'evic Gogol', Roma
Elsa Morante, La storia
Alberto Moravia, Gli indifferenti
Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita

 

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