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Cile

Scritto da on 15/04/2014

Le città sono in ordine alfabetico.

Santiago del Cile

Valparaíso

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Gabriela Mistral

(1889 - 1957) Pseudonimo di Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga, è stata una poetessa e femminista cilena, la prima donna sudamericana a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1945.

Convento y Museo San Francisco

Questo ex convento, accanto alla chiesa di San Francisco, ospita oggi un museo di arte religiosa e coloniale. Al suo interno è possibile visitare una piccola mostra dedicata alla poetessa Gabriela Mistral che espone oggetti che le sono appartenuti.
Indirizzo: Alameda Libertador Bernardo O'Higgins 834, Santiago, Cile.
sito Sito: http://museosanfrancisco.com
a-pagamento Ingresso a pagamento: Adulto: 1000$ (pesos)
orario Orari di apertura: da lunedì a venerdì, dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 15 alle 18. Il sabato e la domenica dalle 10 alle 14. Chiuso durante le festività religiose.


Pablo Neruda

 

 

Indirizzo: 20 Deans Yd, Londra.

sitoSitohttp://www.westminster-abbey.org
a-pagamento Ingresso a pagamento. Ingresso a pagamento. Adulti £18.00, possibilità di riduzioni. 
orario Orari di apertura: Le varie sezioni dell'abbazia hanno orari diversificati. Consultare la pagina degli orari sul sito ufficiale.

La maestosa Abbazia di Westminster (Westminster Abbey) è una chiesa proprietaria della monarchia britannica, uno dei luoghi di culto anglicano più importanti di tutta la città. La sua costruzione fu iniziata nell'undicesimo secolo da Edoardo il Confessore e nei secoli ha visto un gran numero di incoronazioni e funerali dei regnanti. L'Abbazia di Westminster è diventata anche una sorta di pantheon dove riposano i resti di cittadini illustri o dove vengono commemorati altri sepolti altrove.
Tra gli eventi storici di maggior rilievo, si ricorda: l'incoronazione di Guglielmo il Conquistatore, celebrata la notte di Natale del 1066 e prima incoronazione di un sovrano avenuta nell'abbazia; l'inizio della costruzione dell'attuale chiesa, voluta da Enrico III, nel 1245 e l'inzio della costruzione della Lady Chapel nel 1503, voluta da Enrico VII; in tempi più recenti, nel 1953, l'incoronazione della regina Elisabetta II; nel 1997 i funerali di Lady Diana, Principessa del Galles; nel 2011 il matrimonio di William e Kate, Duca e Duchessa di Cambridge.

Partendo dal transetto nord (North Transept), punto di partenza della visita all'Abbazia, si può trovare il cosiddetto Statesmen's Aisle (Navata degli statisti) dove sono sepolti gli uomini politici come i primi ministri William GladstoneWilliam Pitt. Proseguendo in senso orario tra i maggiori punti di interesse si trovano la cappella Henry VII's Chapel detta anche Lady Chapel (Cappella di Enrico VII o Cappella della Vergine), posizionata nell'abside dell'abbazia e decorata da sculture, fregi e statue di santi che custodiscono le tombe di Enrico VII e la regina Elizabetta di York. Sempre in quest'area si trovano le tombe di altri regnanti, come quella di Elisabetta I e sua sorella Maria I, Anna di Danimarca, Carlo II, Margaret Beaufort (madre di Enrico VII), e la Cappella della RAF (Royal Air Force). Nei pressi dell'altare, si trova il reliquiario di Edoardo il Confessore, cuore dell'edificio ma non aperto al pubblico, il Coro e l'Organo.
Giungiamo poi al Poets' Corner (Angolo dei poeti), del quale parleremo più approfonditamente in seguito, e al transetto sud, dove si trova la Chapter House, in cui un tempo si riuniva la Camera dei Comuni, e la Pyx Chamber. Infine, nella navata centrale si trova la Tomba del Milite Ignoto.

Poets' Corner

Nel transetto sud si trova l'Angolo dei poeti. Originariamente non era nato come luogo di sepoltura per gli scrittori, drammaturghi e poeti, ma iniziò ad esserlo con la sepoltura di Geoffrey Chaucer nel 1400 (poi traslato nell'attuale posizione nel 1566), qui sepolto perché viveva in una casa in affitto nel giardino adiacente all'abbazia ed era stato Sovrintendente ai lavori della Casa Reale, quindi non per la sua attività da letterato. A seguito poi della sepoltura di Edmund Spenser nel 1599, si è dato origine ad una tradizione che continua ancora oggi. Oltre alle tombe di poeti e scrittori illustri, ci sono delle targhe commemorative per le personalità che riposano altrove.

Tombe nel Poets' Corner

Francis Beaumont
Robert Browning
Thomas Campbell
Henry Francis Cary
Geoffrey Chaucer
Abraham Cowley
Richard Cumberland
Sir William D’Avenant
Sir John Denham
Charles Dickens
Michael Drayton
John Dryden
John Gay
William Gifford
Samuel Johnson
Rudyard Kipling
Thomas Babington Macaulay
James Macpherson
John Masefield
Matthew Prior
Nicholas Rowe
Charles de St Denis
Richard Brinsley Sheridan
Edmund Spenser
Alfred Tennyson

Targhe commemorative nel Poets' Corner

Richard Aldington
Christopher Anstey
Matthew Arnold
Sir Robert Atkyns
Wystan Hugh Auden
Jane Austen
Sir John Betjeman
Laurence Binyon
William Blake
Edmund Blunden
Anne, Charlotte and Emily Brontë
Rupert Brooke
Elizabeth Barrett Browning
Fanny Burney (Mme. D’Arblay)
Robert Burns
Samuel Butler
Lord Byron
Caedmon
Lewis Carroll (Charles L. Dodgson)
John Clare
Samuel Taylor Coleridge
George Eliot (Mary Ann Evans)
Thomas Stearn Eliot
Elizabeth Gaskell
Wilfred Gibson
Oliver Goldsmith
Adam Lindsay Gordon
Robert Graves
Thomas Gray
Julian Grenfell
Ivor Gurney
Robert Herrick
Gerard Manley Hopkins
A.E. Housman
Ted Hughes
Henry James
David Jones
John Keats
John Keble
David Herbert Lawrence
Edward Lear
C.S. Lewis
Henry Wadsworth Longfellow
Frederick W. Maitland
Christopher Marlowe
William Mason
Thomas May
John Milton
Robert Nichols
Wilfred Owen
John Philips
Alexander Pope
Herbert Read
Isaac Rosenberg
John Ruskin
Siegfried Sassoon
Sir Walter Scott
Thomas Shadwell
William Shakespeare
Granville Sharp
Percy Bysshe Shelley
Charles Sorley
Robert Southey
William Makepeace Thackeray
Dylan Thomas
Edward Thomas
James Thomson
Anthony Trollope
Oscar Wilde
William Wordsworth

Tombe in altre sezioni dell'Abbazia

Joseph Addison (sepolto nella Cappella di Enrico VII)
Sir Robert Ayton (sepolto nel deambulatorio)
Aphra Behn (sepolta nel chiostro est)
John Sheffield, Duca di Buckingham (sepolto nella Cappella di Enrico VII)
Margaret e William Cavendish, primo duca di Newcastle (sepolti nel transetto nord)
William Congreve (sepolto nella navata)
Wentworth Dillon (locazione sconosciuta, non c'è la targa)
Richard Hakluyt (locazione sconosciuta, non c'è la targa)
Thomas Hardy (tranne il cuore che è nel Dorset)
Sir Robert Howard (sepolto nella Cappella San Giovanni Battista)
Ben Jonson (sepolto nella navata)
Thomas Killigrew (non ci sono targhe)
William King (sepolto nel chiostro)
Edward Bulwer Lytton (sepolto nella Cappella St.Edmond)

Targhe commemorative in altre sezioni dell'Abbazia

Winston Churchill (targa nella navata)
Sir Noël Coward (targa nella navata a sud del coro)
George Herbert (targa nella cappella di St. George)
Charles Kingsley (busto nella cappella di St. George)
James Russell Lowell (targa nel vestibolo della Chapter House)

Thomas Hardy

Le sue ceneri sono sepolte nel Poets' Corner, ma il suo cuore nel Dorset nel cimitero della chiesa di St. Michael a Stinsford, paese che si ritrova nelle sue opere col nome "Mellstock". Era infatti il desiderio dello scrittore essere sepolto a Stinford, ma alla sua morte le autorità suggerirono di omaggiarlo nel Poets' Corner. Così la seconda moglie di Hardy, Florence, decise di far interrare le ceneri scrittore nella cattedrale di Westminster, ma il cuore fu portato a Stinsford.

 

William Shakespeare

Nel Poets' Corner si trova una statua a grandezza naturale realizzata da Peter Gaspar Scheemaker nel 1740 su iniziativa di alcuni eminenti personaggi dell'epoca (Richard Boyle III conte di Burlington, Richard Mead, Alexander Pope e Thomas Martin).
Sul piedistallo sono scolpiti i volti dei sovrani Enrico V, Elisabetta I e Riccardo III, e dal rotolo che il drammaturgo tiene nella mano sinistra si legge un'iscrizione tratta parzialmente dalla Tempesta: "The Cloud capt Tow'rs, / The Gorgeous Palaces, / The Solemn Temples, / The Great Globe itself, / Yea all which it Inherit, / Shall Dissolve; / And like the baseless / Fabrick of a Vision / Leave not a wreck behind".
Questa statua ha fatto da modello all'esemplare realizzato da Giovanni Fontana nel 1874 e installato in Leicester Square.

 

I luoghi di Robert Browning

 

United Kingdom Londra

Chiesa St. Marylebone Parish

Qui Elizabeth Barrett e Robert Browning si sposarono in segreto il 12 settembre 1846 alla presenza della fedele governante di Elizabeth, Elizabeth Wilson, e del cugino di Robert, James Silverthorne.
Indirizzo: 17 Marylebone Road, Londra

Tomba nell'Abbazia di Westminster

 

Italy Firenze

Casa di Robert Browning e Elizabeth Barrett Browning

 

Italy Vallombrosa, Firenze

Abbazia di Vallombrosa

 

Italy Roma 

Targa commemorativa sull'edificio in cui ha soggiornato

La targa, posta nel centenario della nascita del poeta, il 7 maggio 1922, recita: "Questa casa ospitò / Roberto e Elisabetta Browning / che l'Italia ebbero patria ideale / e in carmi imperituri / ne profetarono i nuovi destini --- Compiendosi il primo centenario / dalla nascita del poeta / il Municipio di Roma / pose / VII maggio MCMXII -- «Le sue memorie eterne / attestano che l'Italia è immortale» / E. Barrett Browning --- «Aprendo il mio cuore / vi troverete inciso Italia» / R. Browning".
Indirizzo: Via Bocca di Leone 41, Roma

 

Italy Venezia

Ca' Rezzonico, dove morì Robert Browning

Ca' Rezzonico, splendido palazzo che si affaccia sul Canal Grande, costruito nel 1649 per la nobile famiglia Bon, su progetto di Baldassarre Longhena, venne acquistato dal figlio di Robert Browning, Pen (il cui nome per esteso era Robert Wiedeman Barrett Browning), e qui si trasferì con la moglie Fannie Coddington alla fine dell'Ottocento. Robert Browning venne in visita a suo figlio nell'ottobre 1889, dove si ammalò e morì due mesi dopo. Oggi il museo è di proprietà del Comune di Venezia e ospita il Museo del Settecento Veneziano.
Indirizzo: Dorsoduro 3136, Venezia
a-pagamento Ingresso a pagamento.

 

Indirizzo: Piazza San Felice 8, Firenze
gratis

 

Situata tra Piazza San Felice e via Maggio, a pochi passi da Palazzo Pitti, fu la residenza dei Browning dal 1847 al 1861. Qui nacque il figlio Pen nel 1849.
Il museo è frutto di una ricostruzione a partire dal 1971, quando l'appartamento fu acquisito dal Browning Institute di New York che lo restaurò e adibì a museo. L'arredamento è stato ricreato seguendo fotografie e dipinti dell'epoca.

Due targhe ne ricordano la memoria. La prima, posta sulla facciata dell'edificio che dà in via Maggio e scritta da Niccolò Tommaseo, recita: "Qui scrisse e morì / Elizabeth Barrett Browning / che in cuore di donna conciliava / scienza di dotto e spirito di poeta / e fece del suo verso aureo anello / fra Italia e Inghilterra / pone questa memoria / Firenze grata / 1861".
La seconda targa, su via Mazzetta, riporta un verso della poesia Casa Guidi Windows: "«I hear last night / a little child go singing / neath Casa Guidi / windows, by the church / "O bella libertà, o bella..." / Per deliberazione del comune / MCMXVI»"

Indirizzo: Cimitero degli Inglesi, Piazzale Donatello, Firenze
gratis orario

Il cimitero detto "degli Inglesi" nasce nel 1827 dall'esigenza di dare sepoltura ai numerosi stranieri di religione non cattolica che si trasferirono a Firenze a partire dai primi dell'Ottocento. Spesso, infatti, molti stranieri trascorrevano un periodo più o meno prolungato in città e nei colli circostanti per motivi di salute, beneficiando del clima mite.
Per venire incontro alle esigenze della comunità straniera, nel 1827 il granduca Leopoldo II cede alla comunità evangelica svizzera la collinetta presso Porta a Pinti, prima di allora utilizzata come una sorta di gradinata per seguire le partite del gioco del pallone che si svolgevano nella radura dove oggi si trova Viale Matteotti.
Il cimitero quindi fu costruito fuori dalle mura cittadine per l'editto napoleonico che proibiva le sepolture entro le mura; i primi tempi fu anche soggetto ad atti di vandalismo per l'ostilità di una parte della comunità cattolica che considerava i protestanti degli eretici.
Progettato da Carlo Reishammer, il cimitero aveva inizialmente forma poligonale e assunse l'attuale forma ovale a seguito della creazione dei viali di circonvallazione ideati da Giuseppe Poggi nel 1865, quando Firenze divenne capitale d'Italia e fu sottoposta ad un'ampia opera di urbanizzazione.
Nel 1877 il cimitero, che ospitava circa 1500 persone di diverse nazionalità, fu chiuso per mancanza di spazio, trasferendo le sepolture al Cimitero Evangelico degli Allori, tra Galluzzo e Due Strade. Sono gli anni in cui il cimitero giace in uno stato di abbandono, danneggiato anche da una bomba sganciata durante la Seconda guerra mondiale. A partire dal 1996, con l'inumazione del coreografo e ballerino russo Eugenij Poljakov, è stato riaperto grazie alla concessione di nuove sepolture, limitate alle sole ceneri, aprendo le porte anche ai visitatori.
Nonostante sia circondato dai viali trafficati e rumorosi, il cimitero conserva un'atmosfera onirica e suggestiva, la stessa che ispirò il pittore svizzero Arnold Böcklin per il suo dipinto L'isola dei morti.
Il cimitero è inoltre l'ambientazione della sequenza iniziale del film Un tè con Mussolini di Franco Zeffirelli.

Tra le sepolture illustri ci sono la poetessa Elizabeth Barrett Browning, lo scrittore Walter Savage Landor, la scrittrice Frances Trollope e sua nuora, la poetessa Theodosia Garrow Trollope, lo scultore Hiram Powers, il pittore Jean Charles Müller, Maria Anna Böcklin (figlia del pittore), l'intellettuale Giovan Pietro Vieusseux, fondatore dello storico gabinetto che ancora oggi ha sede a Firenze, gli ultimi discendenti di William Shakespeare, Beatrice Shakespeare ed Edward Claude Shakespeare Clench, la moglie dello scultore William Holman Hunt di cui egli stesso ha scolpito la tomba, gli storici Jacques Augustin Galiffe e Robert Davidsohn.

 

Elizabeth Barrett Browning

Elizabeth morì nel 1861 e fu sepolta nel Cimitero degli Inglesi, una piccola oasi verde incastonata tra i viali di circonvallazione fiorentini.
La tomba di Elizabeth venne progettata dallo scultore Sir Frederic Leighton e una foto del monumento funebre ispirò il poema di Emily Dickinson The soul selects her own society.
Il film di Franco Zeffirelli Un tè con Mussolini si apre proprio con una scena nel Cimitero degli Inglesi con un gruppo di inglesi che celebrano il ricordo di Elizabeth Barrett Browning di fronte alla sua tomba (leggermente differente da quella reale).

   
 

 

Giovan Pietro Vieusseux

Giovan Pietro Vieusseux, fondatore del Gabinetto Scientifico Letterario che porta il suo nome e che divenne nell'Ottocento un importante salotto in cui si confrontavano intellettuali provenienti da tutt'Europa, morì a Firenze nel 1863. Il monumento funebre, di autore ignoto, è stato commissionato "dagli amici ed estimatori" ed è scolpito con motivi floreali che circondano il profilo del letterato ginevrino.

Nata in età preromana, si sviluppa grazie alle infrastrutture fluviali e portuali sotto l'Impero romano. Diventa capitale dell'Impero romano d'Occidente nel 402 e qui viene deposto l'ultimo imperatore, Romolo Augusto, nel 476. Vede un periodo di fioritura artistica dopo essere divenuta capitale del governo bizantino in Italia e a questo periodo risalgono i famosi mosaici, espressione dell'arte bizantina.
Dopo un periodo di dominio prima longobardo, poi franco, divenne una signoria guidata dalla famiglia Da Polenta dal 1275 fino alla metà del XV secolo. Ad essi si sostituì il dominio veneziano dal 1441 fino al 1509, quando passò allo Stato Pontificio retto all'epoca da Giulio II, dal quale si liberò definitivamente nel 1859 per essere annessa l'anno successivo al Regno d'Italia.
Tra le figure letterarie legate alla città spicca Dante Alighieri, che qui si rifugiò dopo l'esilio da Firenze e vi morì nel 1321 dopo aver contratto la malaria durante il viaggio di ritorno di un'ambasceria a Venezia.

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Dante Alighieri


George Gordon Byron


Henry James


Oscar Wilde

 

La città di Modena ha origini etrusche: già dal V secolo esisteva un insediamento che divenne in seguito colonia romana. Dopo essere stata per due secoli un avamposto del regno longobardo, fiorisce come capitale del Ducato d'Este, soprattutto a partire dal 1598, dopo la cessione della signoria di Ferrara allo Stato pontificio, periodo in cui la città diventa un importante centro culturale e economico. Superata la breve parentesi degli anni napoleonici, Modena diventa protagonista dei moti risorgimentali, con la fallita insurrezione guidata da Ciro Menotti, fino al 1859 quando il governo ducale di Francesco V d'Este fu rovesciato. L'anno successivo Modena fu annessa al Piemonte, divenendo parte del futuro Regno d'Italia.

Modena è legata a intellettuali come lo scrittore e storico Francesco Guicciardini, che ne fu governatore dal 1516 al 1523, e Ludovico Antonio Muratori, studioso settecentesco considerato il padre della storiografia italiana. Modena è inoltre la città in cui è nata la storica casa editrice Guanda, fondata da Ugo Guandalini nel 1932.

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Francesco Guicciardini

Targa commemorativa

Guicciardini fu nominato ambasciatore e governatore di Modena dal 1516 per conto della famiglia Medici e vi rimase fino al 1522. Nel cortile del palazzo dove attualmente si trova il Comune di Modena c'è una lapide che lo ricorda: "Francisco Guicciardino patritio / Florentino ac iurecons clarissimo / Avrea quod positis remearunt secula bellis / et sua sunt veteri reddita iura foro / Quod ceptæ assurgunt moles et tecta domorum / Totaq. In equales urbs patefacta vias / Hec tibi servati posuerunt munera cives / Et titulis auctum te volvere piis. --- Dall'originale nel Museo lapidario".
Indirizzo: via Scudari 20 (cortile dell'edificio che ospita il Comune di Modena), Modena.


Ludovico Antonio Muratori 


Alessandro Tassoni

(1565-1635) Scrittore e poeta originario di Modena, studiò legge, retorica e filosofia nelle università di Bologna, Pisa e Ferrara. Entrato al servizio del cardinale Ascanio Colonna come segretario, lo seguì in Spagna per poi tornare nel 1618 in Italia, a Roma, per diventare segretario del duca Carlo Emanuele I di Savoia. Dopo un soggiorno a Torino, rientrò a Modena dove rimase alla corte estense di Federico I fino alla morte.
Tassoni è l'autore del primo poema eroicomico italiano, La secchia rapita, completato nel 1618 ma pubblicato nel 1630 a Venezia. La secchia rapita trae ispirazione dalla battaglia di Zampolino, il conflitto tra Bologna e Modena che ebbe luogo nel 1325, dove sembra che in risposta ad un'incursione dei bolognesi nel territorio nemico, i modenesi risposero inseguendoli fino a Bologna portando via come trofeo di guerra una secchia di legno trovata presso un pozzo dove si erano fermati per dissetarsi.

Monumento ad Alessandro Tassoni

A nord rispetto alla Torre Ghirlandina, è stata collocata nel 1860 una statua che raffigura Alessandro Tassoni. Sul piedistallo della statua si trova l'iscrizione: "Ad Alessandro Tassoni dopo due secoli. I concittadini. 1860".
Indirizzo: Piazza Torre, Modena.

La Secchia rapita nella torre Ghirlandina

Nella torre Ghirlandina, a fianco dell'abside del Duomo, venivano custoditi documenti e forzieri del Comune. Ancora oggi nella Sala della Secchia si trova una copia della celebre Secchia rapita. Un'iscrizione ricorda come la secchia fu d'ispirazione per il celebre poema eroicomico di Alessandro Tassoni: "Questa secchia, trofeo di guerra / rapita dai modenesi ai bolognesi / l'anno MCCCXXV, subito dopo la battaglia di Zappolino ispirò ad / Alessandro Tassoni il titolo e / il disegno del primo e maggiore / poema eroicomico italiano --- Luglio MCMXIII".
Indirizzo: Piazza Grande, Modena.
sito a-pagamento orario

La vera Secchia rapita

Nel palazzo comunale di Modena, all'interno del Camerino dei Confirmati, tra la Sala del Fuoco e la Sala del Vecchio Consiglio, è conservata in una teca l'originale della Secchia rapita.
Indirizzo: Piazza Grande, Modena.
sito a-pagamento orario

 

I luoghi di Ludovico Ariosto

Italy Ferrara

Casa di Ludovico Ariosto

Questa è la casa in cui ha vissuto Ludovico Ariosto col figlio Virginio dal 1529 al giorno della sua morte, il 6 luglio 1533. Qui scrisse la terza edizione dell'Orlando Furioso arricchita di sei nuovi canti e pubblicata poi nel 1532. L'edificio presenta una facciata semplice in mattoncini rossi a vista, nella cui porzione superiore, sotto il cornicione, è presente un'iscrizione di terracotta che recita: "Sic domus haec Areosta propitios Deos habeat olim ut Pindarica" ("Così questa casa degli Ariosti abbia propizi gli dei come, un tempo, quella di Pindaro").
Una seconda iscrizione si trova nella cornice sotto le finestre del primo piano: "Parva sed apta mihi, sed nulli obnoxia, sed non sordida; parta meo sed tamen aere domus" ("La casa è piccola, ma adatta a me, a nessuno di danno e pulita; acquistata con il mio denaro"), iscrizione probabilmente già presente all'epoca del precedente proprietario, Bartolomeo Cavalieri, da cui Ariosto aveva acquistato l'edificio.
Le stanze al piano terra sono dedicate alle mostre temporanee. Al piano superiore è presente quella che oggi è adibita a sala incontri, che all'epoca Ariosto usava per ricevere gli ospiti, e le stanze da letto del poeta e del figlio, dove oggi si trova un piccolo museo con alcuni oggetti legati al poeta, come il calco in bronzo del suo calamaio e l'edizione dell'Orlando Furioso illustrato da Gustave Dorè del 1881. Molto curioso è inoltre il libro delle visite al museo che testimonia il passaggio di personaggi noti come Giuseppe Verdi, Alberto Moravia, Elsa Morante, Vittorio Emanuele III.
È inoltre presente un giardino sul retro dove oggi vengono talvolta organizzate iniziative. Vicino al pozzo è presente una targa che riporta un epigramma del poeta: "Sic lautus licet et beatus hospes / et quicquid cupis affluens referto / Cornu cpia sumninistret ultro; / Ne suspende humilem casam, Molorche, / Tuamque, Icare, pauperem tabernam / Et viles modica cibos patella / Sprevit Iuppiter, Hercules, Lyaeus. --- Epigramma del poeta già nella Loggetta di questa casa"
Indirizzo: Via Ludovico Ariosto 67, Ferrara
sito Sito: http://www.artecultura.fe.it/73/casa-di-ludovico-ariosto
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: giorni feriali dalle 10.00 alle 12.30, dalle 16.00 alle 18.00. Chiuso il lunedì e per le festività annuali.

   

Biblioteca comunale ariostea

Il Palazzo Paradiso fu costruito nel 1391 come residenza privata estense (una delle cosiddette "delizie estensi") e divenne nel 1567 la sede dell'università dove si laureò Paracelso. Nel corso del Seicento l'edificio assume l'aspetto attuale con l'aggiunta del portale di marmo e della torretta ad opera di Giovan Battista Aleotti. Dal 1753 è sede della Biblioteca Civica mentre l'Università è stata spostata in tempi recenti, nel 1963.
Attualmente l'edificio è ancora una biblioteca comunale e custodisce alcuni manoscritti, libri e incunaboli di Ariosto e altri scrittori.
Il sepolcro di Ludovico Ariosto che precedentemente si trovava nella chiesa di San Benedetto nell'Addizione Erculea, venne qui spostato nel 1801. Il monumento tombale in marmo fu progettato da Giovan Battista Aleotti nel 1610, al centro del quale spicca il busto del poeta in alabastro scolpito da Alessandro Nani. Sono presenti inoltre due iscrizioni celebrative. La prima, composta da Battista Guarino, recita: D.O.M. / LUDOVICO AREOSTO / Ter illi maximo, atque ore omnium celeberr / Vati a Carolo V. Cæsare coronato / Nobilitate generis, atque animi claro / In rebus pub administran in regen populis / In graviss ad Summ. Pont. Legationib / Prudentia, consilio, eloquentia / Præstantiss --- Ludovicus Areostus Pronep, ne quid Domesticæ pietat ad tanti viri / Gloriam cumulan defuisse videri / Possit, magno Pratuo, cuius ossa / Hic vere condita sun P.C. / Ann. Sal. M. DCXXII / Vix. Ann. LIX / Obiit Ann. Sal. M DXXXIII / VIII Idus Iunii.
La seconda iscrizione è posta più in basso: Notus et hesperiis iacet hic Areostus et indis, / Cui musa æternum nomen Hetrusca dedit. / Seu satyram in vitia exacuit, seu Comica lusit, / Seu cecinit grandi bella, Ducesque tuba. / Ter summus vates, cui docti in vertice Pinti / Ter genina licuit cingere fronte comas.
Intorno il monumento è arricchito con affreschi ad opera di Giuseppe Santi che ritraggono prevalentemente figure allegoriche e angeli.
L'ingresso alla biblioteca, così come i servizi offerti, sono gratuiti, ma per le visite guidate è necessaria la prenotazione (per ulteriori informazioni consultare il sito della biblioteca).
Indirizzo: Palazzo Paradiso, via delle Scienze 17, Ferrara
sitoSito: http://archibiblio.comune.fe.it/271/biblioteca-comunale-ariostea 
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari: dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00. Il sabato dalle 9.00 alle 13.00

Casa della famiglia Ariosto

In questo edificio, conosciuto oggi come "Case Cavallini-Sgarbi", visse la famiglia Ariosto. Il palazzo fu costruito in epoca medievale e nel 1471 passò dalla proprietà del notaio Rinaldo Mezzaprile alla famiglia del poeta e, più precisamente, nel 1484 divenne possedimento del canonico Brunoro Ariosto. Durante il periodo nel quale Brunoro esercitava la sua professione a Rovigo, nel palazzo si trasferì il fratello Nicolò, padre di Ludovico che allora aveva 10 anni. Qui il futuro poeta fu educato dal precettore Domenico Catabene di Argenta e probabilmente vi compose alcuni dei suoi primi scritti. Alla morte del padre, Ludovico come primogenito fu costretto a sobbarcarsi la responsabilità della famiglia: accettò quindi l'incarico come capitano della Rocca di Canossa. Ritornò a Ferrara più volte in futuro fermandosi sempre in questa residenza fino a che non acquisto la propria casa in contrada Mirasole.
Dopo la famiglia Ariosto il palazzo passò per varie mani fino a quelle del pittore Oreste Buzzi, nel 1913, e poi, alla sua morte nel 1943, a quelle dei Cavallini, la cui erede, Rina, sposò Giuseppe Sgarbi (da qui l'attuale nome). La casa è oggi un hotel di lusso.
Una targa sulla parete esterna dell'edificio recita: "Casa del Canonico / Brunoro Ariosti / che fu anche dimora del poeta / 1474 - 1484".
Indirizzo: Via Gioco del Pallone 29-31, Ferrara.

Targa commemorativa

All'inizio di Corso Ercore I d'Este, sul lato sinistro dando le spalle al Castello estense, è stata affissa una targa che riporta alcuni versi ecomiatici di Ariosto rivolti appunto a Ercole I: "Ercole or vien, ... / non perché la farà con muro e fossa / meglio capace a’ cittadini sui, / e l’ornarà di templi e palagi / di piazze, di teatri e di mille agi".
Indirizzo: Corso Ercole I d'Este (incrocio con Largo Castello), Ferrara

 

Castello Estense

Il Castello estense era nato come fortezza difensiva per volere di Niccolò III d'Este, marchese di Ferrara, che alla fine del XIV secolo affidò il progetto all'architetto Bartolino da Novara.
Il castello incorporò una torre già esistente, la Torre dei Leoni, che andava a formare una fortificazione assieme alle altre tre torri allora costruite. Venne inoltre costruito un passaggio sopraelevato, la Via Coperta, che collegava la fortezza al palazzo ducale dove viveva la famiglia estense.
La corte si trasferì nel castello negli ultimi anni del Quattrocento per volere di Ercole I (1431-1505) che vi iniziò i lavori di ristrutturazione e decorazione, proseguiti poi dal figlio, Alfonso I (1476-1534).
Alfonso I era un grande mecenate: aveva richiamato attorno a sé artisti, musicisti e letterati, e pare che qui si facesse leggere dall’Ariosto le bozze dell’Orlando Furioso.
L'aspetto esterno attuale però è dovuto all'architetto Girolamo da Carpi che ricevette l'incarico da Ercole II (1508-59).
Oggi all'interno del castello è possibile visitare una mostra che approfondisce la storia della casata d'Este. Di particolare interesse sono il Salone dei giochi, sala d'onore dedicata a intrattenimenti decorata con undici riquadri di affreschi,  la prigione di Don Giulio, dove fu imprigionato il fratello di Alfonso I, i camerini del Duca Alfonso I, in cui il duca raccoglieva le più prestigiose opere d'arte dell'epoca (andate disperse in seguito alla devoluzione di Ferrara),  la sala dell'Aurora, stanza privata di Ercole II, la sala del governo, decorata con uno splendido soffitto originale a lacunari (scomparti incassati del soffitto) dipinti e dorati, la Sala della devoluzione, in cui un affresco di Francesco Saraceni e Francesco Migliari della metà del XIX secolo illustra il passaggio della città dal potere estense a quello pontificio avvenuto nel 1598.

Piazza Municipio e Cattedrale di San Giorgio

La Cattedrale di San Giorgio risale al XII secolo, quando fu deciso di spostare l'allora esistente "cattedrale", l'attuale Basilica di San Giorgio fuori le mura; era quindi già esistente ai tempi dell'Ariosto che nelle Satire ci racconta quanto gli facesse piacere «passeggiar fra il Domo e le due statue de’ Marchesi miei» (Satire, VII, 151), riferendosi alle statue di Borso e Niccolò III d’Este tuttora presenti (seppur copie) nella piazza.
La facciata fu iniziata in stile romanico, come attesta la parte inferiore, mentre la parte superiore fu completata successivamente in stile gotico. Il campanile è stato costruito su progetto di Leon Battista Alberti ma non venne mai completato come testimonia l'assenza della prevista copertura a cuspide.
Di fronte alla facciata della Cattedrale troviamo il Palazzo Comunale, sede dell’antica corte estense prima del trasferimento nel Castello Ducale. Se ci affacciamo nel cortile interno, oggi Piazza del Municipio, troveremo quello che era il cortile ducale in cui Ariosto portò in scena le sue commedie come Cassaria, La Lena e I Suppositi.

Enoteca "Al brindisi"

Questa osteria, sita in un vicolo stretto a pochi passi dalla Cattedrale, esiste sin dal 1453. All’epoca si chiamava “Hostaria del Chiuchiolino” ("ciuc" significava "ubriaco") e la via attuale prendeva il nome di
via del Gorgadello. Ludovico Ariosto doveva conoscere bene il luogo tanto da citarlo nella sua commedia La Lena. Nell'atto primo, scena prima Corbolo dice a Flavio:
…gli occhi di cuchiolin più confarebbonsi di Sabbatino Mariano e simili, quando di Gorgadel ubriachi escono..”. (Mariano e Sabbatino dovevano essere due noti clienti abituali)
Indirizzo: via Guglielmo degli Adelardi 11, Ferrara
sitoSito: http://www.albrindisi.net/

 

Chiesa di San Benedetto

In questa chiesa riposavano le spoglie del poeta fino al 1801, anno in cui furono traslate a Palazzo Paradiso, sede attuale. Secondo un documento del 1753, le spoglie dell'Ariosto furono qui riposte in attesa che il figlio Virginio costruisse una cappella nell'orto della casa, ma i monaci non acconsentirono allo spostamento; in una cappella nella chiesa fu dunque costruito un sepolcro a spese di Agostino Mosti, amico del poeta, in cui vi fu traslata la salma. Nel 1612 fu costruito un nuovo sepolcro, sfarzoso e decorato con marmi preziosi, su volontà di Ludovico, pronipote del poeta.
La chiesa fu distrutta in gran parte in un bombardamento durante la Seconda Guerra Mondiale. Quella attuale è una ricostruzione fedele all'originale portata a compimento nel 1954.
Indirizzo: Piazzale San Benedetto, Ferrara.

 

Statua di Ludovico Ariosto

Al centro della Piazza Ariostea si staglia la statua che ritrae Ludovico Ariosto, installata nel 1883 su una colonna istoriata del XVI secolo. L'opera fu realizzata dallo scultore Francesco Vidoni su disegno del pittore Francesco Saraceni ma fu in parte da Ambriogio Zuffi nel 1881.
Indirizzo: Piazza Ariostea

 

Italy Reggio Emilia

Il Mauriziano

Il Mauriziano, noto anche come "Casino dell'Ariosto" è la villa di campagna dove Ariosto visse i primi anni della sua vita e tornò durante la giovinezza. L'edificio, circondato da un parco al quale si accede da un arco trionfale in cotto, mantiene l'impianto cinquecentesco pur con successivi rimaneggiamenti nel Sei-Settecento. Ha una pianta a base quadrangolare con un salone centrale attorno al quale si distribuiscono i vani laterali. Le stanze riconducibili al periodo del poeta sono quelle denominate “Camerino dei Poeti”, “Camerino dell’Ariosto” e “Camerino degli Orazi e Curiazi”.
Ariosto cita il Mauriziano anche nella sua IV satira, come ricorda una targa apposta sul luogo: “Già mi fur dolci inviti a empir le carte / li luoghi ameni di che il nostro Re io, / il natio nido mio, n’ha la sua parte: / il tuo Maurician sempre vaghe io, / la be a stanza, il Rodano vicino, / da le Naiade amato ombroso se io, / il lucido vivaio, onde il giardino / si cinge intorno, il esco rio che corre / rigando l’erbe, ove poi fa il molino...” (versi 118-123).
Un'altra targa riporta invece l'iscrizione: "Qui giovane villeggiò e nelle tre / camerette a levante conservate / quasi medesime abitò e scrisse / Ludovico Ariosto / La città di Reggio che gli diede la / madre e i natali ne comperò per / riverenza la villa e la raccomanda / alla civiltà dei posteri. -- MDCCCLXIV".
Indirizzo: via Louis Pasteur 11, Reggio Emilia

Lapide commemorativa

L'iscrizione sulla lapide recita: "In questo luogo / sorgeva / il palazzo di Cittadella / ove / l'8 settembre dell'anno 1474 / vide la luce / Lodovico Ariosto -- Il Comune di Reggio E. pose a cura della R. Deputazione di Storia Patria dell'Emilia e della Romagna 1919 XVII"
Indirizzo: parco del Popolo, Reggio Emilia

Statua commemorativa

La statua ritrae il poeta e porta un'iscrizione sul basamento che recita: "Lodovico Ariosto / da Reggio ebbe la madre / e i natali / 1474 - 1533".
Indirizzo: Parco del Popolo, Reggio Emilia


Italy Este, Padova

Targa commemorativa

Una targa letteraria riporta un passo del 41° canto dell'Orlando furioso dove viene menzionata Este.
Indirizzo
: via George Byron, Este 

Italy Castelnuovo Garfagnana, Lucca

Rocca ariostesca

In questa rocca Ariosto fu ospitato dal 1552 al 1525 per svolgere l'incarico di governatore della provincia estense di Garfagnana, all'epoca appunto sotto il dominio del Ducato di Ferrara.
Costruita nell'XI secolo, subì rifacimenti nel Duecento e nel Trecento, tra cui la costruzione della torre civica con l'orologio. Fu però durante la seconda guerra mondiale, nel 1944, che subì pesanti danni a causa dei bombardamenti. Restaurata nel dopoguerra, oggi è sede di uffici comunali, dell'archivio storico e del Museo archeologico del territorio della Garfagnana.
Indirizzo: piazza Umberto I, Castelnuovo Garfagnana (Lucca)
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari: da metà settembre a metà giugno, aperto il sabato dalle 15.30 alle 18.30, la domenica e i festivi dalle 11 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30. Da metà giugno a metà settembre, aperto sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.

 

Italy Firenze

Targa commemorativa sul Palazzo Buondelmonti, dove soggiornò

Nello stesso edificio dove secoli più tardi visse anche Giovan Pietro Vieusseux, Ludovico Ariosto soggiornò a più riprese ospitato da Zanobi Buondelmonti. La targa di pietra qui posta per ricordarlo, recita: “In questa casa / di / Zanobi Buondelmonti / più volte / ebbe grata dimora / Ludovico Ariosto. / Nel quarto centenario / della morte di lui / il Comune di Firenze / pose”.
Indirizzo: Piazza Santa Trinità 1, Firenze

 

Italy Roma

Targa commemorativa

La targa recita: "In questo Albergo del Sole / già del Montone / alloggiò Lodovico Ariosto / nel marzo e aprile 1513 -- Indi col seno e con la falda piena / di speme, ma di pioggia molle e brutto / la notte andai sin al Montone a cena -- Ariosto Sat. III"
Indirizzo: via del Pantheon 62, Roma

 

Italy Bologna

Targa commemorativa

La targa recita: "Qui presso / erano le case e le torri gentilizie / degli Ariosti / i quali trassero da Bologna il sangue / dal vicino Riosto il nome / e diedero all'Italia / Lodovico -- Il Comitato per Bologna storica ed artistica pose l'A. 1933 - XI".
Indirizzo: via dell'Indipendenza 6, Bologna 

 

I luoghi dell'Orlando Furioso

Italy Vallombrosa, Reggello, Firenze

Abbazia di Vallombrosa 

 

 

Indirizzo: Via San Benedetto 2, Vallombrosa, Firenze, Italia

sito mappa

L'Abbazia di Vallombrosa si trova nella località omonima, nel comune di Reggello (Firenze). Circondata prevalentemente da boschi di abeti e faggi, l'abbazia nasce come monastero a seguito della fondazione dell'ordine dei Vallombrosani nel 1038 a opera di Giovanni Gualberto, un nobile fiorentino, ritiratosi a vita monastica. La struttura si espande e arriva ad assumere l'aspetto attuale nel XVII secolo, come la facciata, costruita da Gherardo Salvini nel 1634. La chiesa in stile romanico conserva alcune tele e affreschi interessanti e le cappelle di San Giovanni Gualberto e del SS.mo Sacramento o dei Dieci Beati. Tra gli altri punti di interesse si citano il chiostro principale, l'antico refettorio e la caratteristica cucina dell'abbazia.

 

 

 

Nella seconda metà del XIX Vallombrosa e l'adiacente paese di Saltino, divennero una frequentata meta turistica grazie alla fama di stazione climatica; un evento degno di nota per la storia locale fu la costruzione di una ferrovia "a cremagliera" nel 1892, rimasta in funzione fino agli anni Venti, che dalla stazione di Sant'Ellero portava a Saltino, il piccolo paese a due chilometri dal monastero.

Sopra l'abbazia si trova il cosiddetto "Paradisino" da cui si gode di uno splendido panorama. L'attuale edificio è nato dove originariamente si trovava l'antico romitorio, formato da alcune cellette (XI sec.) in cui monaci si ritiravano per trascorrere alcuni periodi in solitudine. Con gli anni la struttura è stata rimaneggiata e ingrandita ed è diventata per un periodo un albergo per accogliere i visitatori. Nella seconda metà dell'Ottocento è divenuta proprietà dello Stato che ne ha concesso l'uso all’Università degli Studi di Firenze come Centro didattico per studenti e docenti del Corso di Laurea in Scienze Forestali. Sulla facciata di questa struttura è stata apposta nel 1921 una targa che commemora la visita (vera o presunta) del poeta inglese John Milton.

 

 

 

Infatti, grazie alla breve ma evocativa rappresentazione che Milton fa dei boschi di Vallombrosa nella sua opera Il Paradiso Perduto, a partire dalla metà del Settecento, si avrà un vero e proprio pellegrinaggio alla ricerca delle atmosfere miltoniane. Numerosi viaggiatori, in particolare inglesi, visiteranno il luogo e ne lasceranno traccia sui loro diari di viaggio. Tra di essi anche molti scrittori e poeti come William Wordsworth, Robert e Elizabeth Barrett Browning, Henry James, Mary Shelley, John Ruskin, Julius Slowacki, William Wetmore Story, Alphonse de Lamartine.

Tra gli scrittori italiani invece hanno fatto visita a Vallombrosa Ludovico Ariosto, che la cita in un passo de L'Orlando furioso e Gabriele D'Annunzio nel primo libro delle Laudi.

Autori correlati

(in ordine alfabetico)

Dante Alighieri

All'interno dell'abbazia, nel cortile di fronte all'ingresso della chiesa, si trova sul lato sinistro una targa commemorativa, apposta nel 1921, che celebra il poeta fiorentino.

Ludovico Ariosto

Anche Ludovico Ariosto cita Vallombrosa, precisamente nel XXII canto dell'Orlando furioso.

Per battezzarsi dunque, indi per sposa
la donna aver, Ruggier si messe in via,
guidando Bradamante a Vallombrosa
(così fu nominata una badia
ricca e bella, né men religiosa,
e cortese a chiunque vi venìa);
e trovaro all'uscir de la foresta
donna che molto era nel viso mesta.

tratto da Orlando Furioso, Canto XXII

Una targa apposta sulle mura esterne del monastero, vicino all'ingresso principale, ricorda Ariosto con alcuni versi tratti dal suddetto passo.

William Thomas Beckford

L'autore del romanzo gotico Vathek (scritto in francese nel 1785), visitò Vallombrosa con un amico nel 1780 alla ricerca di luoghi fuori dai classici itinerari e descrisse con dovizia di particolari il suo viaggio in una raccolta di lettere pubblicate el 1783 dal titolo Dream, waking thoughts and indicents in a series of letters. fonte14x14

Robert e Elizabeth Barrett Browning

Robert ed Elizabeth visitarono Vallombrosa nel luglio 1947 un po' per cercare un posto dove trascorrere l'estate lontano dall'afa (e dalle zanzare, come Elizabeth confessa in una lettera) di Firenze, un po' per ripercorrere i passi di John Milton, che entrambi conoscevano bene. A Elizabeth toccò la sorte di tutte le altre visitatrici: le donne non potevano soggiornare all'interno della badia, quindi dovette sostare con la cameriera personale Elizabeth Wilson fuori:

Porteranno Robert nel monastero e lasceranno Wilson e me all'esterno con altre bestie immonde. Non ci sarà permesso di cenare insieme, oso dire! Forse potremo avere un caffè qualche volta, oppure fare una passeggiata, ma comunque quello sarà un divorzio [...] fonte14x14

Nonostante la brutta esperienza (nemmeno la lettera di referenza dell'arcivescovo di Firenze servì a far soggiornare Elizabeth all'interno), al ritorno da Vallombrosa Elizabeth scrisse dei bellissimi versi dedicati al luogo nel suo lungo poema Casa Guidi Windows:

And Vallombrosa, we two went to see
Last June, beloved companion, - where sublime
The mountains live in holy families,
And the slow pinewoods ever climb and climb
Half way up their breasts, just stagger as they seize
Some grey crag - drop back with it many a time,
And straggle blindly down the precipice!
The Vallombrosan brooks were strewn as thick
That June-day, knee-deep, with dead beechen leaves,
As Milton saw them ere his heart grew sick,
And his eyes blind...

(Traduzione: E insieme visitammo Vallombrosa,
il giugno scorso, amato compagno - ove sublimi
vivon i monti in sacre famiglie,
E i tardivi boschi di pini si inerpicano continui
Per metà dei loro fianchi, per poco barcollano nell'impadronirsi di
Qualche grigio dirupo - molte volte si ritirano,
E ciecamente giù si perdono nel precipizio!
Quel giorno di giugno i ruscelli di Vallombrosa
Da un denso strato ricoperti, sino al ginocchio, dalle foglie morte dei faggi,
Come Milton li vide prima che il suo cuore si ammalasse
E gli occhi si offuscassero...) fonte14x14

 

Gabriele D'Annunzio

Nell'estate del 1908, durante l'ultima settimana di luglio, D'Annunzio arriva a Vallombrosa e pernotta al Grand Hotel nella vicina località di Saltino (la costruzione originaria andò distrutta a causa di un incendio nel 1902).
La sua presenza destò subito molta curiosità: il poeta non passava certo inosservato con i suoi comportamenti eccentrici. Come ci racconta nel suo diario Josephine Kempter Rognetta (moglie dell'ingegnere Francesco Rognetta che amministrava il Grand Hotel e la ferrovia Sant'Ellero-Saltino):
"[...] scendeva tardi al mattino, sempre molto chic, forse un po' esagerato, era sempre invitato a colazione o a  pranzo, o invitava lui amici suoi [...] Dopo colazione D'Annunzio rimaneva nel giardino e faceva "circolo": lui in mezzo e tutti intorno, sembrava che dicesse grandi cose; io ci capitai qualche volta, ma non trovai mai che dicesse qualcosa di interessante...".fonte14x14
La Kempter descrive come le signore facessero di tutto per accaparrarsi le attenzioni del Vate e accenna anche al flirt che ebbe con Miss Dorothy Chapman (poi diventata spunto per la protagonista di Forse che sì, forse che no) alloggiata con i genitori al Villino Margherita.

Uno dei motivi per cui D'Annunzio si trovava a Vallombrosa era probabilmente anche la vicinanza con uno degli ultimi oggetti del suo amore, la contessa Giuseppina Mancini. I due si erano incontrati per la prima volta a Roma (la Kempter dice che fecero assieme una gita sull'Appia Antica rincasando all'alba e che D'Annunzio la ricoprì di violette comprandole da tutte le fioraie). La contessa, scontenta del matrimonio con il conte Lorenzo Mancini di Giovi (Arezzo), cedette alla corte del poeta nel 1907, iniziando a frequentarlo di nascosto finché la relazione non fu scoperta e lei fu ricattata dalla famiglia a interrompere il rapporto. Così nell'estate del 1908 D'Annunzio, venendo a Vallombrosa, provo ad avvicinarsi alla contesa Mancini per riconquistarla: riuscì in un breve riavvicinamento (fu scorto al santuario della Verna con due donne, di cui una era la Mancini) e in una breve fuga d'amore a Perugia e Assisi. Alla fine la relazione divenne insostenibile per Giusi: il marito promise di riaccoglierla se avesse interrotto la relazione con D'Annunzio e lei, per il dolore di dover abbandonare l'uomo che amava e al tempo stesso per la vergogna di aver distrutto il suo matrimonio, ebbe una crisi nervosa e fu ricoverata in un manicomio.fonte14x14

Nel primo libro delle Laudi fa riferimento a Vallombrosa e probabilmente anche a qualcuna delle sue conquiste amorose:

...ma la Vallombrosa remota
è tutta di violette
divina, apparita in un valco
che tra due colli s'insena
ah sì dolce alla vista
che tepido pare e segreto
come l'inguine della Donna
terrestra qui forse dormente,
onde quest'anelito esala.

tratto da Laudi, Libro primo: Maya - Laus Vitae


Henry James

In una lettera del 23 luglio 1890, mentre si trova al Paradisino di Vallombrosa, Henry James scrive al fratello William:
Non mi sono mai ritrovato così in alto (più di tremila piedi sopra il livello del mare) in un paradiso così perfetto come questa indescrivibile Vallombrosa. È la Vallombrosa di Milton, citata nei suoi famosi versi, il luogo del vecchio monastero di montagna che lui stesso visitò e che si trova un centinaio di piedi più a valle rispetto a dove mi trovo, "soppresso" e acquisito per un certo periodo di tempo dal governo italiano, che lo ha trasformato in una scuola statale di scienze forestali. Questo piccolo albergo, il Paradisino, come viene chiamato, che si trova sopra un ammasso roccioso a strapiombo su un abisso violetto come fosse la prua di una nave, è l'Eremo (di quelli molto confortevoli) del vecchio convento. Il posto è straordinariamente bello e "congeniale", con le sue montagne romantiche, gli affascinanti boschi di castagni e faggi, le magnifiche pinete, le ombre folte e fresche, l'aria pulita e dolce, la vista incantevole.

Alphonse de Lamartine

Il poeta francese visitò Vallombrosa nel 1826. Riportò le emozioni suscitate dalla vista del paesaggio nella poesia Hymne de la nuit e descrisse il luogo in L'Abbaye de Vallombreuse dans les Apenins:

 

Spirito dell'uomo, un giorno su queste cime gelate,

Lontano da un mondo odioso, quale soffio ti portò via?

Sei stato spinto fino alla cima, scacciato dai tuoi pensieri;

Quale incantesimo o quale orrore alla fine ti fermò?

Furono queste foreste, queste tenebre, questa onda,

Questi alberi senza età, e queste rocce immortali,

E questo istinto sacro che cerca un nuovo mondo

Lontano dai sentieri battuti che i mortali calcano. fonte14x14

 

John Milton

Il poeta inglese John Milton cita Vallombrosa in un breve passo de Il paradiso perduto:

...Stood and call’d
His Legions, Angel from, who lay intras’t
Thick as Autumnal Leaves that strow the Brooks
in Vallombrosa, where th’Etrurian shades
High overarch’timbow’r...

Il paradiso perduto, Libro I 299-304

Secondo la targa apposta sull'edificio esterno del Paradisino, la struttura soprastante l'abbazia dove oggi ha sede il Centro Didattico del dipartimento di Scienze Forestali dell'Università di Firenze, il poeta aveva visitato Vallombrosa nel 1638.
La targa, scritta da Ugo Ojetti e installata nel 1925,  infatti recita: “Nel 1638 / qui dimorò / il sommo poeta inglese / Giovanni Milton / studioso dei nostri classici / devoto alla nostra civiltà / innamorato / di questa foresta e di questo cielo --- 30 agosto MCMXXV”.

Probabilmente però Milton non vide mai Vallombrosa. Non ci sono prove certe che attestino la sua visita, ma sappiamo che il poeta inglese incontrò Galileo a Firenze nel 1638-39, il quale potrebbe averlo suggestionato descrivendogli questi luoghi in cui lui aveva frequentato il noviziato. Inoltre Milton conosceva molto bene l'Orlando Furioso di Ariosto, dove nel XXII canto viene menzionata proprio l'abbazia. Non possiamo quindi affermare con certezza se il poeta inglese vide con i propri occhi quei boschi che hanno ricercato i molti visitatori a venire, o se fu tutto frutto della sua immaginazione sulla base delle suggestioni ricevute.

 

 

 

John Ruskin

Visitò più volte Firenze e la Toscana, ma fu probabilmente nella primavera del 1845 che visitò Vallombrosa, come ricorda nell'opera Proserpina: Studies of Wayside Flowers, Ruskin dove descrive brevemente l'atmosfera del luogo. fonte14x14

George Sand

La scrittrice francese, accompagnata dal suo amante, il grande pianista e compositore Frédéric Chopin,visitò Vallombrosa negli anni Quaranta dell'Ottocento: non si conosce però la data esatta, perché le uniche notizie a riguardo si hanno dal libro Margaret Fuller di Margaret Bell, in cui si accenna alla loro visita. Inoltre George Sand, parla brevemente di Vallombrosa all'inzio del suo romanzo Flavie. fonte14x14

Mary Shelley

L'autrice di Frankenstein, attratta dalle atmosfere selvagge e goticheggianti, visitò Vallombrosa con il figlio Percy Florence in un giorno piovoso nel novembre 1842. Parla della sua visita in Rambles in Germany and Italy (1844),  affermando, tra l'altro, che il luogo rivaleggia per bellezza con la Svizzera o il Tirolo. fonte14x14

Julius Slowacki

Il poeta polacco visitò Vallombrosa il 3-4 ottobre 1837: l'unico riferimento alla visita si trova in una lettera spedita da Firenze alla madre. fonte14x14

Frances Milton Trollope

Visitò Vallombrosa nel maggio 1841 e pubblicò una lettera, dedicata al luogo, in A visit to Italy, in cui racconta del viaggio da Pelago fino all'abbazia, il quale veniva talvolta effettuato su una cesta, che poteva trasportare due persone, installata su una slitta di legno trainata da buoi.fonte14x14

Edith Warthon

Edith Warthon visita Vallombrosa nel 1905 e appunta nel suo libro Italian Backgrounds alcune impressioni:

A Firenze ci avevano detto che l’inverno avvolgeva ancora le montagne, che avremmo trovato la neve nelle gole non battute dal sole e vento gelido dai picchi. Ma l’aria di primavera ci seguì fin su le cime. Attraverso i fragranti rami degli abeti il sole ci raggiungeva caldo, come fra i sentieri di agrifoglio nei giardini di Boboli. Sui pendii intorno al monastero correva la pennellata rosa purpurea dei crochi con qui e là in macchie sparse, ben distaccate dall’erba come nei primi piani di Mantegna e Botticelli, ma così fitte da formare uno strato di colore senza interruzioni, una marea lilla che sommergeva l’erba e, scorrendo tra le antiche nicchie degli alberi, invadeva anche i recessi più scuri della foresta. Era probabilmente l’unico momento dell’anno in cui la foresta si riempiva di colori: la sua ora di trasfigurazione. Avremmo potuto passarci in tutte le altre stagioni e avremmo perso il miracolo di marzo a Vallombrosa. [tratto da Edith Wharton, Scenari italiani, Torino, Aragno, 2011]

 

William Wordsworth

Nella sua opera Memorials of a Tour in Italy, 1837, Wordsworth dedica a Vallombrosa una poesia intitolata proprio "At Vallombrosa". La poesia cita in apertura i versi di Milton tratti da Il paradiso perduto che menzionano il luogo in questione e prosegue con un componimento di 40 versi che inizia così:

"VALLOMBROSA -- I longed in thy shadiest wood
To slumber, reclined on the moss-covered floor!"
Fond wish that was granted at last, and the Flood,
That lulled me asleep bids me listen once more.
Its murmur how soft! as it falls down the steep,
Near that Cell--yon sequestered Retreat high in air--
 Where our Milton was wont lonely vigils to keep
For converse with God, sought through study and prayer.

tratto da Memorials of a Tour in Italy, 1837

 

 

 

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