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I luoghi di Franz Kafka

Czech Republic Praga

Molte delle case dove visse Kafka a Praga non esistono più.

Casa natale di Franz Kafka

Della casa originale si è conservato soltanto il portale. Recentemente è stata allestita una piccola mostra su Kafka al suo interno. Sulla facciata, all'angolo tra la piazza Franz Kafka e la via Maiselova, è stata installata una targa in bronzo scolpita da Karel Hladík e qui posizionata nel 1965.
Indirizzo:Náměstí Franze Kafky 3, Staré Město (Città vecchia), Praga.

Sixthaus

È la quinta casa dove visse la famiglia Kafka dall'agosto 1888 al maggio 1889 (le tre case precedenti sono state demolite).
Indirizzo: Celetná 2, Staré Město (Città Vecchia), Praga.

Minutta

La casa Minutta (o Minuta), dove nacquero le tre sorelle di Kafka (Elli, Valli e Ottla), risale al XVII secolo e la famiglia vi abitò dal 1889 al 1896.
In Lettera al padre, Kafka ricorda molti dei momenti vissuti in questa casa, soprattutto quando il padre metteva in atto dispotici metodi educativi nei confronti del figlio.
Dei primi anni ricordo bene solo un episodio. […] Una notte piagnucolavo incessantemente per avere dell'acqua, certo non a causa della sete, ma in parte probabilmente per infastidire, in parte per divertirmi. Visto che alcune minacce non erano servite, mi sollevasti dal letto, mi portasti sul ballatoio e mi lasciasti là per un poco da solo, davanti alla porta chiusa, in camiciola. Non voglio dire che non fosse giusto, forse quella volta non c'era davvero altro mezzo per ristabilire la pace notturna, voglio soltanto descrivere i tuoi metodi educativi e l'effetto che ebbero su di me. […] Ancora dopo anni mi impauriva la tormentosa fantasia che l'uomo gigantesco, mio padre, l'ultima istanza, potesse arrivare nella notte senza motivo e portarmi dal letto sul ballatoio, e che dunque io ero per lui una totale nullità. fonte
Indirizzo: Staromestské Námestí 2, Praga.

Ai tre re

Qui la famiglia Kafka vi abitò dal settembre 1896 al giugno 1907. L'appartamento si trovava al quarto piano. Kafka aveva una camera tutta sua, arredata in modo semplice, ma con vista sulla strada, e qui nacquero i suoi primi testi, che vennero tutti distrutti tranne alcune eccezioni, come La finestra sulla via.
Qui nel settembre 1896 il padre di Kafka stabilì anche il suo negozio fino al maggio 1906, quando si trasferì al primo piano della casa di fronte, fino al 1907, quando di nuovo fu trasferito, stavolta nell'ala destra del Palazzo Kinsky, sull'Altstädter Ring 16.
Indirizzo: Celetná 3, Staré Město (Città Vecchia), Praga.

Casa Oppelt

La famiglia Kafka si trasferì in questa casa nel 1913: il nuovo appartamento era più lussuoso di quello precedente, contava sei stanze e una mansarda, che è andata distrutta nei bombardamenti del 1945. Kafka vi abitò fino al luglio 1914 e nuovamente dal 1918.
Indirizzo: Pařížská 1, Praga.

Casa in via Bílkova (Bilekgasse)

Fu la prima casa in cui Kafka visse da solo, costretto a lasciare casa Oppelt per il trasferimento della sorella Elli con i nipoti. Qui fu ospite della sorella Valli, ma il suo soggiorno non durò a lungo: dopo quattro settimane con la sorella e un soggiorno di qualche mese in Nerudagasse, prese un altro appartamento in affitto nello stesso edificio da febbraio a marzo 1915.  In questa casa iniziò a scrivere Il processo.
Indirizzo: Bílkova 22, Praga.

Appartamento di Nerudagasse

Kafka vi abitò per pochi mesi, dal settembre 1914 al febbraio 1915. Era l'appartamento della sorella Elli, che si era trasferita con i figli dai genitori in casa Oppelt, a seguito della partenza del marito per il fronte. La casa si trovava a pochi passi dalla fabbrica di amianto del cognato, del quale Franz Kafka era socio per una quota versata dal padre che non aveva mai smesso di sperare di vederlo impiegato lì.
Indirizzo: Polská 1532/48, Praga.

Casa “Al luccio d'oro”

Qui Kafka vi abitò dal marzo 1915 al febbraio 1917. Il nuovo alloggio è molto più bello e luminoso del precedente, ma di contro è anche “dieci volte più rumoroso”. La sua camera era al quarto piano e aveva un balcone decorato con un luccio dorato.
Indirizzo: Dlouhá 16, Città Vecchia, Praga.

La strada degli alchimisti

A causa dei fastidiosi rumori nella casa precedente, Kafka decide di trovare un'altra sistemazione. Insieme alla sorella Ottla, trova una casetta medievale vicino al castello di Praga, in quello che oggi è il famoso Vicolo d'Oro. Grazie alla tranquillità del posto, qui poté scrivere anche di notte e vi nacquero molte delle sue opere: Il cacciatore Gracco, In galleria, Un medico condotto, Il messaggio dell'imperatore, Il cruccio del padre di famiglia.
Indirizzo: Zlatá ulička 22 (Alchimistengrasse/Vicolo d'oro), Praga.

Palazzo Schönborn

Pur continuando a lavorare nella casa di Alchimistengrasse, dal marzo 1917 Kafka trova un appartamento nel Palazzo Schönborn (in corrispondenza delle tre finestre a sinistra nel secondo piano) dove purtroppo rimarrà pochi mesi, fino a settembre dello stesso anno, a causa delle sue condizioni di salute che si aggravano. Dopo aver soggiornato in sanatorio e in campagna, tornerà in casa Oppelt dove vive la famiglia.
Attualmente Palazzo Schönborn è sede dell'Ambasciata degli Stati Uniti.
Indirizzo: Tržiště 15, Malá Strana, Praga.

Tomba nel Nuovo cimitero ebraico di Praga

Situato nel quartiere Žižkov, è stato costruito nel 1891 per risolvere i problemi di spazio nel vecchio cimitero, ormai saturo. Al suo interno si possono trovare numerose sculture in stile art noveau, tra cui quelle di alcuni scultori cechi come Jan Kotěra (suoi i monumenti per la famiglia Perutz) e Jan Štursa (monumento all'artista Max Horb raffigurante un pavone).
Qui si trova la tomba di Kafka e dei genitori (posizione 21-14-21), progettata dall'architetto L. Ehrmann. Poco distante, nel muro sul lato opposto, si trova una targa commemorativa in bronzo che ricorda l'amico e biografo di Kafka, Max Brod.
Indirizzo: Izraelská 1, Praga.
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: Da aprile a settembre, dalla domenica al giovedì ore 9-17. Il venerdì 9-13. Da ottobre a marzo, dalla domenica al giovedì ore 9-16. Il venerdì 9-13.

La scuola elementare tedesca

All'epoca in cui Kafka lo frequentò, questo edificio, che oggi non è più una scuola, non aveva il giardino e in questa zona c'era il mercato della carne (Fleischmarkt).
Indirizzo: Masná 16, Praga.

Il ginnasio statale di lingua tedesca

All'epoca era sito all'interno del Palazzo Kinský, nell'ala anteriore destra. Kafka lo frequentò dal 1893 al settembre 1901. Il ginnasio chiuse nel 1924 e oggi l'edificio ospita una galleria d'arte gestita dal museo nazionale di Praga.
Indirizzo: Staroměstské náměstí 12, Praga.

L'università di legge

Fondata da Carlo IV nel 1348, Kafka la frequentò dal 1901 al 1906. È tuttora sede della Charles University.
In questa stessa università hanno studiato scrittori quali Rainer Maria Rilke e Milan Kundera. Albert Einstein vi insegnò dal 1911 al 1912.
Indirizzo: Ovocný trh 3/5, Praga.

Le Assicurazioni Generali

Kafka vi lavorò dall'ottobre 1907 al luglio 1908. Il posto di lavoro non piacque a Kafka, cosicché dopo pochi mesi decise di cercarsi un altro impiego.
L'edificio in stile barocco è ancora esistente, ma è stato trasformato in un grande negozio della catena di abbigliamento H&M.
Indirizzo: Václavské náměstí 19, Praga.

L'Istituto di Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro

Kafka iniziò a lavorare all'Istituto di assicurazione dal luglio 1908 fino al 1922, quando dovette interrompere l'attività lavorativa per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute. Ai tempi di Kafka, vi lavoravano oltre 250 impiegati e quello praghese era infatti l'istituto di assicurazione più grande del regno austroungarico.
Oggi l'edificio è ancora esistente, ma è sede di un albergo a quattro stelle, l'Hotel Century Old Town. A fianco inoltre, si trova un altro hotel già esistente all'epoca di Kafka, l'Hotel Atlantic (che in passato si chiamava Hotel Angleterre).
Indirizzo: Na Poříčí 7, Praga.

Cafè Arco / Kavárna Arco

Aperto nel 1907, vi si riunivano alcuni intellettuali tra cui lo scrittore austriaco Franz Werfel e i suoi estimatori. Anche Franz Kakfa, all’epoca impiegato all’Istituto sugli infortuni sul lavoro, lo frequentava assieme a Max Brod e gli altri fondatori del Circolo di Praga, Oskar Baum e Felix Weltsch. Proprio qui Kafka conobbe la scrittice e giornalista ceca Milena Jesenská. Tra i frequentatori del locale c'erano anche Johannes Urzidil, Ernst Pollak, Paul Kornfeld, Egon Erwin Kisch, Otto Pick e Hugo Salus.
Indirizzo
: Hybernská 3/1, Praga.

Cafè Louvre

Inaugurato nel 1902, il Cafè Louvre era frequentato da numerosi intellettuali, tra cui Franz Kafka e Max Brod che per un periodo di tempo presero parte al circolo culturale che qui si era formato e che seguiva la filosofia di Franz Brentano, con la quale Brod era entrato in conflitto, motivo per cui era stato espulso dal club nel 1905. Il cafè fu chiuso nel 1948, durante il periodo comunista, per poi riaprire nel 1992.
Indirizzo: Národní 22, Praga.
sito Sitohttp://www.cafelouvre.cz/en/

Statua dedicata a Kakfa

La statua di bronzo, inaugurata nel dicembre 2003, si trova di fronte alla Sinagoga spagnola, nel quartiere ebraico di Praga, tra via Dušní e via Vězeňská, ed è ispirata al racconto Descrizione di una Battaglia. Alta 375 centimetri e pesante 800 chilogrammi, è stata realizzata dallo scultore ceco Jaroslav Rona su commissione della Kafka Society di Praga.
Indirizzo: tra via Dušní e via Vězeňská, Praga.

 

Germany Berlino

Kafka aveva visitato Berlino nel 1910, ma vi ritorna nel 1914, quando il 30 maggio ufficializza la sua relazione con Felice Bauer alla presenza delle rispettive famiglie nell'albergo Askanischer Hof, vicino alla stazione Anhalter, che oggi non esiste più.

Kafka torna successivamente a Berlino nel 1923 con Dora Diamant, con la quale ha una relazione. Vive prima sei settimane nel quartiere di Steglitz in Miquelstrasse 8 (l'attuale Muthesiustrasse), poi in Grunewaldstrasse 13, la cui tenutaria è la signora Rehberg ovvero "la piccola giudice" del racconto La donnina, ed infine nel quartiere di Zehlendorf, in Heidenstrasse 25-29 (oggi Busseallee), in una casa oggi demolita. Kafka rimane a Berlino fino al marzo 1924 quando a causa delle sue condizioni di salute è costretto a fare ritorno a Praga. fonte14x14

 

Austria Vienna

Targa commemorativa presso il Graben Hotel

Kafka ha soggiornato più volte in questo albergo con l'amico Max Brod: La targa recita: "In diesem Hause wohnte / Peter Altenberg / in den Jahren von 1913 bis 1919. / Franz Kafka / und / Max Brod stiegen hier mehrere Male ab. -- Österreichische Gesellschaft für Literatur (trad. "In questa casa ha vissuto Peter Alternberg negli anni 1913-1919. Franz Kafka e Max Brod hanno soggiornato qui più volte. Società austriaca per la letteratura").
Indirizzo: Graben Hotel, Dorotheergasse 3, Vienna.

 

 


Indirizzo: 4-25-1, Minami Ikebukuro, Toshima-ku, Tokyo (東京豊島区南池袋4-25-1)
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: il cimitero è aperto 24 ore su 24. L'ufficio informazioni dalle 8.30 alle 17.15.

Il cimitero di Zōshigaya è un cimitero pubblico fondato nel 1874 all'interno del quale si trovano le tombe di molti personaggi famosi tra cui gli scrittori Natsume Sōseki, Nagai Kafū, Izumi Kyōka e Lafcadio Hearn. All'ufficio del cimitero è possibile prendere una mappa dove sono indicate le tombe delle personalità più note qui sepolte.
Oltre agli scrittori sopra menzionati, vi sono anche le tombe di altri personaggi famosi della storia giapponese come il controverso generale Hideki Tōjō, primo ministro del Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale.

Natsume Sōseki

La posizione della tomba di Sōseki è 1-14-1側 3番.

Nel romanzo di Natsume Sōseki Kokoro (“Anima”), il cimitero di Zōshigaya è il luogo in cui è sepolto l'amico del maestro.

"Entrai dalla parte sinistra di un orto, passai quindi nel cimitero e camminai lungo un ampio viale ornato con alberi di acero. Proprio allora, da una casa da tè che si scorgeva sul fondo, uscì ad un tratto una persona che assomigliava al maestro. Mi avvicinai fino al punto da vederne la montatura degli occhiali brillare al sole, e gridai di soprassalto: «Maestro!». Egli si fermò di colpo e mi guardò. […]
Attraversammo il cimitero per raggiungere la strada. Accanto alla tomba di una certa Isabel e di un certo Rogin, credente cristiano, si ergeva un cippo su cui era scritto: «Tutti gli esseri viventi portano in sé l'essenza di Buddha». C'era anche la tomba di un ministro plenipotenziario. E ce n'era un'altra, molto piccola, su cui erano incisi gli ideogrammi Andorei: chiesi al maestro come si dovessero leggere. «Probabilmente Andrea», rispose con un sorriso amaro. […] Io non avevo una meta precisa, per cui seguii il maestro. Era più silenzioso del solito, eppure non mi sentivo troppo a disagio, e camminai lentamente con lui.
«Ritorna subito a casa?»
«Sì. Non devo andare da nessun'altra parte.»
Scendemmo la collina in silenzio, verso sud.
«Lassù c'è la tomba della sua famiglia?» chiesi di  nuovo.
«No».
«È sepolto lì qualche suo parente?»
«No».
Non aggiunse altro. Anch'io, a quel punto, troncai il discorso. Poi, dopo un po', ritornò inaspettatamente sull'argomento.
«C'è la tomba di un mio amico».
«Tutti i mesi va a fargli visita?»
«Sì».
Quel giorno non disse altro." fonte14x14

Nagai Kafū

La posizione della tomba di Nagai Kafū è 1-1-7側 3番.

Izumi Kyōka

La posizione della tomba di Izumi Kyōka è 1-1-13側 33番.

Lafcadio Hearn

La posizione della tomba di Lafcadio Hearn (Koizumo Yakumo) è 1-1-8側 35番.

 

Indirizzo: Piazza Santa Croce 16, Firenze
sito a-pagamento


Le prime tracce della Basilica di Santa Croce risalgono al 1228, quando esisteva in loco un piccolo oratorio costruito da francescani.
A partire dal 1294-95 viene iniziata la costruzione dell'edificio oggi esistente, probabilmente progettato da Arnolfo di Cambio, completata poi nel 1385 e consacrata nel 1443.
L'interno è strutturato in 3 navate, con parete affrescate da Giotto e allievi. Pregevoli anche le tracce lasciate da Donatello (il crocifisso e l'altorilievo sull'Annunciazione), Michelozzo (cappella del noviziato decorata poi da Andrea della Robba) e Brunelleschi, che ha progettato la Cappella dei Pazzi, uno splendido chiostro rinascimentale.
Inizialmente ospitò i sepolcri delle famiglie che abitavano nella zona circostante, ma a partire dal Quattrocento divenne testimonianza de "l'Itale glorie", ospitando monumenti a Michelangelo, Galileo, Machiavelli e altri fiorentini illustri che furono celebrati nel 1807 dal poeta Ugo Foscolo nel carme I Sepolcri. Soltanto dall'Ottocento però divenne il pantheon di personaggi celebri legati alla letteratura, all'arte e alla musica. Oltre ai personaggi legati alla letteratura trattati ampiamente più avanti, si possono trovare anche i sepolcri di Gioacchino Rossini, Leon Battista Alberti e dei già citati Michelangelo e Galileo Galilei.

Vittorio Alfieri

Morto a Firenze l'8 ottobre 1803, viene sepolto in Santa Croce. Il suo sepolcro, che si trova nella navata destra, tra terza e quarta campata, viene scolpito da Antonio Canova (1806-10), che raffigura l'Italia turrita affranta per la perdita del poeta e drammaturgo.

Dante Alighieri

Il cenotafio di Dante, posizionato tra la seconda e la terza campata dall'ingresso sulla navata destra, fu scolpito da Stefano Ricci nel 1829, rimasto senza salma perché la città di Ravenna si rifiutò di consegnare le spoglie del poeta morto in esilio.

Ugo Foscolo

Sul lato destro nella settima navata dall'ingresso si trova il sepolcro di Ugo Foscolo che morì nel 1827 in Inghilterra, a Turnham Green, e fu sepolto nel cimitero di Chiwsick a Londra, presso la chiesa San Nicholas and Magdalene, dove tuttora si trova ancora l'originaria tomba in granito rosa. La salma fu poi riportata in Italia con una gran cerimonia nel 1871, posizionata definitivamente nella Basilica di Santa Croce, dove nel 1939 fu posta una scultura raffigurante il poeta scolpita da Antonio Berti.
Da ricordare inoltre il carme Dei Sepolcri, che Foscolo scrisse nel 1806, dove nella terza sezione riflette sul valore simbolico delle tombe dei personaggi illustri sepolti in Santa Croce.

Niccolò Machiavelli

"Tanto nomini nullum par elogium", ovvero "a tanto nome nessun elogio è pari", è l'incisione che campeggia sul sepolcro di Niccolò Machiavelli, realizzato da Innocenzo Spinazzi nel 1787 e che ritrae la figura allegorica della Diplomazia.

Breve biografia

Nasce a Cuba nel 1923, ma vive la fanciullezza a Sanremo, dove completa gli studi superiori. Si iscrive alla facoltà di Agraria a Torino, ma non porta a termine il ciclo di studi. Dopo poco scoppia la Seconda Guerra Mondiale e Calvino, convinto oppositore del regime, decide di unirsi ai partigiani.
Finita la guerra, si iscrive alla facoltà di Lettere di Torino, dove si laurea con una tesi su Joseph Conrad nel 1947. In questo periodo vivrà in una soffitta in via XX settembre che lui stesso descrive così: "Lo scrivere è però oggi il più squallido e ascetico dei mestieri: vivo in una gelida soffitta torinese, tirando cinghia e attendendo i vaglia paterni che non posso che integrare con quel migliaio di lire settimanali che mi guadagno a suon di collaborazioni. Rare le grosse soddisfazioni e le fortune, come ieri l'altro che il Premio «Unità» di Genova ha dato vincitore un mio racconto, ex-aequo con un altro rendendomi 25mila. Ho finito in questi giorni il mio primo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno, un'esperienza di malvagità e schifo umani, ma con una speranza di redenzione quasi cristiana (terrena, però), più dichiarata che raggiunta. Un romanzo terribilmente mio, una rischiosa aspirazione di serenità". (Fonte)
Dopo la guerra, abitando sempre a Torino, aderisce al Partito Comunista (che abbandonerà negli anni Cinquanta) e lavora per Einaudi fino al 1983. Pubblica nel frattempo il primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno e inizia a scrivere opere del suo filone "fiabesco", dalla trilogia intitolata I nostri antenati (Il visconte dimezzato, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente) alla raccolta delle Fiabe italiane.
Alla fine degli anni Sessanta si trasferisce prima a Roma e poi a Parigi, dove vive fino al 1973. Quando torna a Roma nel 1980 è ormai uno scrittore di successo conosciuto in tutto il mondo e i suoi libri sono tradotti in molte lingue. Tra i suoi ultimi romanzi ci sono Se una notte d'inverno un viaggiatore e Palomar.
Calvino viene colpito da ictus mentre si trova nella sua villa di Roccamare, a Castiglion della Pescaia (GR) e muore pochi giorni, il 19 settembre 1985, dopo nell'Ospedale della Cattedrale di Siena.

 

I luoghi di Italo Calvino

Italy Torino

Residenza torinese di Italo Calvino

Nel caseggiato all'angolo con via Napione visse Italo Calvino (e anche l'editore Giulio Einaudi).
Indirizzo: via Santa Giulia, Torino

Birreria Mazzini

Locale spesso frequentato da Calvino.
Indirizzo: Via Giuseppe Mazzini 6/a, Torino

Sede della casa editrice Einaudi

Nel dopoguerra entra a lavorare nella casa editrice Einaudi, occupandosi inizialmente dell'ufficio stampa. Dal 1950 sarà invece redattore, creando assieme a Vittorini e Pavese, i risvolti di copertina caratteristici dell'editoria italiana. Dal 1971 al 1985 dirige la collana Centopagine.
Indirizzo: Via Biancamano 2, Torino

Cottolengo, ambientazione di La giornata di uno scrutatore

Piccola Casa della Divina Provvidenza, nota anche con il nome Cottolengo, è un istituto di carità che accoglie portatori di handicap fisici e mentali, fondato da san Giuseppe Benedetto Cottolengo nel 1828, ma viene trasferito nella sede attuale nel 1832.
Italo Calvino vi ambienta La giornata di uno scrutatore, pubblicato nel 1936 e ambientato nel 1953, e racconta una giornata dello scrutatore Amerigo Ormea, proiezione stessa dell'autore che era stato nello stesso luogo in quella veste.
Indirizzo: Via San Giuseppe Benedetto Cottolengo 14, Torino

 

I luoghi di Alessandro Manzoni

Italy Firenze

Targa commemorativa sull'edificio dove soggiornò

Manzoni si fermò nell'estate 1827 a Firenze per completare la stesura de I Promessi Sposi, soprattutto per adattarne la lingua al fiorentino dei letterati. Soggiornò quattro mesi nel palazzo Campodonico che appartenne all'antica famiglia guelfa dei Gianfigliazzi. La targa qui posta in ricordo recita: “Alessandro Manzoni / qui nell'estate del 1827 / ebbe soggiorno di pochi mesi / sulle rive di questo Arno / “nelle cui acque risciacquai i miei cenci” / volle scrivere egli / dando veste toscana al romanzo immortale / dove la lingua il dolore le speranze d'Italia / trionfano. --- Questa memoria il Comune / MCMXIX.
Indirizzo: Lungarno Corsini 4, Firenze

 

Italy Lecco

Villa Manzoni / Museo manzoniano

Nel palazzo di via Don Guanella, a Lecco, vissero gli antenati dello scrittore per due secoli a partire da Giacomo Maria, quadrisavolo di Alessandro, vissuto tra Cinque e Seicento, forse una delle prime fonti di ispirazione per la stesura dei Promessi Sposi. In questa casa nacque inoltre il padre Don Pietro il 2 luglio 1763. Qui lo scrittore trascorse l'infanzia, l'adolescenza e la prima giovinezza. Nel 1818 la villa fu venduta alla famiglia Scola, che ne mantenne la proprietà fino agli anni '60 del Novecento, quando fu ceduta al Comune di Lecco. Una targa commemorativa è stata apposta dalla famiglia Scola sulla facciata dell'edificio nel centenario della nascita dello scrittore: "Alessandro Manzoni / in questa villa sua fino al 1818 / si ispirava agli inni dell'Adelchi / ai Promessi Sposi / ove i luoghi, i costumi, i fatti nostri / e se stesso immortalava --- La famiglia Scola nel 1° centenario 7 marzo 1885 a perpetuo culto pose".
Villa Manzoni ha una facciata dall'elegante stile neoclassico e un cortile centrale interno circondato dal portico.
Le stanze al piano terra conservano l'aspetto ottocentesco, quando lo scrittore vendette la villa. Oggi vi è stato allestito un museo a lui dedicato, che ha inizio dalla Sala I, dove sono esposti alcuni costumi impiegati nella versione televisiva dei Promessi Sposi diretta da Salvatore Nocita (1989).
Nella Sala II si approfondisce il rapporto di Manzoni con la città di Lecco.
Nella Sala III sono custoditi alcuni autografi e oggetti dello scrittore.
Nella Sala IV, il "tinello", sono esposti alcuni quadri che illustrano il paesaggio dei luoghi citati nei Promessi Sposi.
Nella Sala V, la "cucina", è esposta la culla in cui veniva adagiato il piccolo Alessandro e alcune opere pittoriche che probabilmente decoravano lo studio del padre.
Nella Sala VI, detta "sala rossa", è illustrata la produzione letteraria dello scrittore, suddivisa per generi.
Nella Sala VII, il “salone delle grisaglie”, si è circondati da una serie di dipinti a carattere mitologico con effetto trompe-l'oeil, che danno la sensazione di tridimensionalità, e il soffitto è decorato con un prezioso lampadario di Murano acquistato dalla madre Giulia Beccaria.
La Sala VIII, decorata con stucchi raffiguranti le quattro stagioni, offre un'esposizione sulle curiosità manzoniane.
La Sala IX presenta l'editio princeps del Promessi Sposi, la Quarantana, pubblicata nel 1840, illustrata da Francesco Gonin.
Nel percorso di visita è compresa la Cappella dell'Assunta, la cui costruzione venne conclusa nel 1777, e dove è stato sepolto il padre dello scrittore, e le cantine dove si trova una neviera a pozzo e due torchi originali di metà Ottocento.
Indirizzo: Via Don Guanella 1, Lecco
sito Sito: http://www.museilecco.org
a-pagamento Ingresso a pagamento. Intero 5€, ridotto 3€. 
orario Orari di apertura: aperto da martedì a domenica, dalle 9.30 alle 17.30. Chiuso il lunedì (tranne Pasquetta) e nei giorni di Capodanno, Pasqua, 1° maggio, Ferragosto, Natale e S. Stefano.

Monumento ad Alessandro Manzoni

Installato al centro della piazza omonima, il monumento che ritrae lo scrittore seduto e con aria assorta è stato realizzato dallo scultore Francesco Confalonieri di Milano nel 1891. La realizzazione dell'opera fu approvata dal consiglio comunale due giorni dopo la morte dello scrittore e il comitato guidato da Antonio Stoppani riuscì a raccogliere la cifra di 40.000 lire per la sua realizzazione.
Sul basamento di granito rosso e alto 4,50 metri si trovano tre altorilievi, realizzati dallo stesso scultore, che riproducono alcune scene tratte da I promessi sposi: Il rapimento di Lucia, La morte di don Rodrigo e Il matrimonio dei Promessi.
Indirizzo: piazza Manzoni, Lecco

 

Italy Milano

Casa del Manzoni

La casa fu acquistata dal Manzoni il 2 ottobre 1813 al prezzo di centoseimila lire. Molto spaziosa e con un giardino interno, Manzoni vi visse per circa sessantanni, affidandone l'amministrazione al figlio Pietro che convinse il padre a decorare la casa per renderne l'aspetto più piacevole considerando le numerose visite che Manzoni riceveva.
Nel 1874 la casa fu acquistata dal conte Bernardo Arnaboldi Cazzaniga che la fece affrescare da Giacomo Campi: gli affreschi, ispirati alle opere manzoniane, sono ormai scomparsi. Nel 1937 l'edificio venne donato al Comune di Milano dalla Cassa di Risparmio delle Province Lombarde che l'aveva acquistato per affidarne l'uso perpetuo al Centro Nazionale di Studi Manzoniani. L'inaugurazione del museo avvenne il 15 dicembre 1965. 

In occasione dell'Expo 2015, la casa del Manzoni è stata completamente restaurata e strutturata in un nuovo allestimento museale.
Al piano terra, attraversando il cortile del palazzo, troviamo lo studio dello scrittore. Di fronte una stanza dedicata ai suoi amici, che espone una serie di ritratti delle persone che frequentavano il Manzoni. Tra le opere esposte, una litografia che ritrae J.W. Goethe realizzata da Siegfried Detlev Bendixen.
Salendo al primo piano, inizia l'esposizione museale divisa in sezioni tematiche, ciascuna delle quali approfondisce alcuni argomenti sullo scrittore: la famiglia, i suoi ritratti, la fortuna dei Promessi Sposi, i libri illustrati collezionati dalla moglie Teresa Borri e dal precedente marito Stefano Decio Stampa, la passione del Manzoni per la botanica, le rappresentazioni pittoriche di Milano e territori limitrofi ai tempi dello scrittore. Lungo il percorso è possibile visitare inoltre l'ampia, ma scarna, camera da letto.
Indirizzo: Via Gerolamo Morone 1, Milano
sito Sito: http://www.casadelmanzoni.it/ 
a-pagamento Ingresso a pagamento. Intero 5 €, ridotto 3 €.  
orario Orari di apertura: dal martedì al venerdì (escluso i festivi) dalle 10 alle 18; sabato non festivo, dalle 14 alle 18.

 

Targa commemorativa sulla casa natale

La targa commemorativa indica il luogo in cui Manzoni nacque il 7 marzo 1785 e recita: "In questa casa nacque Alessandro Manzoni / il VII marzo MMDCCLXXXV". 
Indirizzo: via Visconti di Modrone 16, Milano

Targa commemorativa nella Chiesa di San Babila

Nella chiesa di San Babila Manzoni fu battezzato il giorno successivo la sua nascita, l'8 marzo 1785. La targa commemorativa presso il fonte battesimale recita: "Qui / Alessandro Manzoni / fu battezzato / il giorno 8 marzo 1785".
Indirizzo: Corso Monforte 1, Milano.

Chiesa di San Fedele

Costruita per ospitare la Compagnia di Gesù per volere di Carlo Borromeo, fu consacrata nel 1579 e affidata all'ordine dei Gesuiti fino alla seconda metà del 1700. Divenne Santa Maria della Scala in San Fedele quando la vicina chiesa di Santa Maria alla Scala fu abbattuta per far posto alla costruzione della Scala diventando anche la chiesa di riferimento per gli artisti del teatro: è il caso della Cappella "delle ballerine", chiamata così perché fino agli anni Ottanta del Novecento era visitata dalle ballerine della Scala che portavano fiori in omaggio alla Madonna della cappella prima dello spettacolo di debutto. Dal 1945 è di nuovo gestita dai gesuiti.
Manzoni, che abitava non molto distante, in via Morone, frequentava la chiesa e oggi, dove era solito fermarsi a pregare, in fondo nella navata sinistra, si trova una lapide commemorativa con un bassorilievo che ritrae lo scrittore. Fu proprio andando in chiesa che, il 6 gennaio 1873, lo scrittore cadde sbattendo la testa e procurandosi un trauma cranico che in seguito lo portò alla morte, il 22 maggio 1873.
L'ingresso è gratuito e la chiesa è aperta ai visitatori grazie ai volontari del Touring Club.
Indirizzo: Piazza San Fedele, Milano
gratis Ingresso gratuito

Statua commemorativa in piazza San Fedele

La statua in bronzo rappresenta lo scrittore con un libro di Virgilio in mano ed è stata realizzata da Francesco Barzaghi. Fu installata nel 1883 in piazza San Fedele nel luogo in cui dieci anni prima, il 6 gennaio 1873, lo scrittore cadde mentre si recava in chiesa, sbattendo la testa e procurandosi un trauma cranico che in seguito lo portò alla morte, occorsa il 22 maggio 1873.
Indirizzo: Piazza San Fedele, Milano

Targa commemorativa

La targa indica il luogo in cui si trovava il collegio Longone di Milano, retto all'epoca dai Padri Barnabiti, dove Manzoni entrò nella primavera del 1798 all'età di 13 anni rimanendovi fino al 1801.  L'iscrizione, posizionata nell'androne dell'attuale questura, recita: "Ricordi questa lapide che qui / nel vecchio glorioso Longone / fu convittore ed alunno / Alessandro Manzoni -- Fanciullo meraviglioso / accoglieva nella fervida mente / visioni d'arte / pensieri di bontà e di bellezza / ardimenti e speranze / le forti voci del presente / i presagi dell'avvenire".
Indirizzo: via Fatebenefratelli 11, Milano

Lapide della colonna infame

La Storia della colonna infame è un saggio storico in cui Manzoni racconta il processo e l'ingiusta condanna di due presunti untori durante la peste del 1630. I due accusati, Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora, furono torturati con il supplizio della ruota, poi uccisi e ridotti in cenere. L'abitazione del barbiere Mora fu rasa al suolo e al suo posto fu eretta una colonna come monito che era accompagnata dalla targa, scritta in latino seicentesco, ora esposta nel Cortile dell'elefante del Castello sforzesco.
Indirizzo: Cortile dell'elefante, Castello sforzesco, Milano
gratis Ingresso gratuito

Luogo dove si trovava la Colonna infame

La Colonna infame che ispira l'opera di Manzoni si trovava nel luogo in cui una volta sorgeva la casa di Gian Giacomo Mora, barbiere accusato di essere un untore di peste. Giustiziato innocente, la sua casa fu rasa al suolo e al suo posto fu eretta una colonna e una lapide come monito. La lapide si trova oggi nel Cortile dell'elefante del Castello sforzesco (vedi sopra), mentre sul luogo in cui si trovava la casa oggi è presente un monumento che ricorda questo terribile episodio della storia di Milano. 
Indirizzo: incrocio tra via Gian Giacomo Mora e corso di Porta Ticinese, Milano

Tomba nel Cimitero Monumentale di Milano

Palazzo Carmagnola

Palazzo Carmagnola risale ai primi anni del Quattrocento. Fu fatto costruire dai Visconti che lo donarono nel 1415 al condottiero Francesco Bussone, noto come il Conte di Carmagnola, proprio quello dell'omonima opera di Alessandro Manzoni. Alla sua morte, il palazzo fu ereditato dalle figlie e poi confiscato da Ludovico il Moro alla fine del XV secolo. 
Indirizzo: via Rovello 2, Milano

 

Italy Cormano, Milano

Villa Manzoni, Brusuglio

La Villa Manzoni di Brusuglio fu la residenza di Carlo Imbonati il quale, alla sua morte avvenuta nel 1805, lasciò la proprietà alla compagna Giulia Beccaria, madre di Alessandro Manzoni.
Madre e figlio giunsero nella villa di Brusuglio nel 1807: l'edificio era in parziale stato di abbandono, così Alessandro commissionò all'architetto Gottardo Speroni i lavori di ristrutturazione del corpo centrale, portati avanti tra 1811 e 1818, che dettero alla villa la facciata neoclassica che vediamo oggi.  In questi anni Manzoni si dedicò anche alla cura del parco circostante e si fece inviare dall'amico intellettuale Claude Fauriel alcune sementi dai vivai parigini, coltivando qui la sua passione per la botanica. Introdusse alcune varietà di piante allora sconosciute in Lombardia, come alcuni tipi di ortensie e magnoliacee.
Nonostante Manzoni vivesse in modo stabile in via Morone a Milano, durante il periodo estivo amava ritirarsi nella villa di Brusuglio, dove a partire dal 1821 terminerà l'Adelchi e inizierà a scrivere I Promessi Sposi. Oggi solo la camera da letto, la biblioteca e l'oratorio domestico sono rimaste come al tempo di Manzoni. Molti dei suoi libri sono ancora custoditi qui.
Attualmente la villa non è visitabile per fini turistici ma alcuni suoi spazi vengono concessi per conferenze, meeting e altri tipi di eventi.
Indirizzo: via Manzoni 9A, località Brusuglio, Cormano (MI)
sito Sito: http://www.villa-manzoni.it

 

Italy Venezia

Targa commemorativa sull'edificio in cui ha vissuto

La targa recita: "In questa casa / abitò / Alessandro Manzoni / negli anni 1803-1804".
Indirizzo: Campo San Maurizio, Venezia

 

Italy Livorno

Targa commemorativa

La targa recita: "Qui dove era la locanda del Boboli / alloggiò nell'agosto 1827 / Alessandro Manzoni / che sulle rive del Tirreno / prima che su quelle dell'Arno / riconobbe e ammirò / per i suoi nobili fini d'arte / la purezza dell'idioma toscano -- Il Comune di Livorno poneva nel 1940 / Centenario dei Promessi Sposi / La Società Generale Immobiliare di Lavori di Utilità Pubblica e Agricola Roma / sul ricostruito edificio ripristinava nel 1957"
Indirizzo: via Grande 128, Livorno.

 

Italy Pietrasanta, Lucca

Targa commemorativa

La targa recita: "S'alloggiò a Pietrasanta / prima terra di Toscana da quella parte / e lì cominciò il gusto d'intendere / proprio cogli orecchi / questa lingua che già mi parve deliziosa -- Lettera del 15 agosto 1827 a Tommaso Grossi -- Il municipio pose l'anno 2003".
Indirizzo: Piazza Carducci, Pietrasanta (Lucca).

 

I luoghi de I promessi sposi

Italy Milano

Targa commemorativa

La targa recita: "Qui era il Carrobbio di Porta Nuova e la Chiesa di Sant'Anastasia. - «C'era allora una croca nel mezzo, e, dirimpetto ad essa accanto a dove ora è San Francesco di Paola, una vecchia chiesa col titolo di Sant'Anastasia» - Promessi Sposi Ca. XXXIV".
Indirizzo: via Manzoni 31, Milano

 

Italy Lecco

Presunta casa di Lucia, quartiere Olate

Una delle possibili case di Lucia è quella nella località Olate, una proprietà privata che non è possibile visitare, ma che è contrassegnata da una targa esterna a indicarne il presunto legame con I Promessi Sposi.
Così come nella descrizione, la casa custodisce al suo interno una piccola corte: "Aveva quella casetta un piccolo cortile dinanzi, che la separava dalla strada, ed era cinto da un murettino..." (I Promessi Sposi, cap. 2)
Indirizzo: Via Caldone 19, Loc. Olate, Lecco

Presunta casa di Lucia, quartiere Acquate

Una seconda ipotesi su quella che potrebbe essere il riferimento per la casa di Lucia si trova nel quartiere di Acquate, un vecchio palazzo del 1600 dove si trova l'iscrizione "Tradizionale casa di Lucia".
Indirizzo: via Lucia 27, Lecco

Chiesa di Don Abbondio, quartiere Olate

La chiesa che gli studiosi di Manzoni identificano come quella di Don Abbondio si trova nel rione di Olate ed è la Chiesa dei Santi Vitale e Valeria, a pochi passi dalla presunta casa di Lucia. Dell'edificio originario rimane soltanto il campanile; il resto fu ricostruito nel 1767 e rimaneggiato nel 1934. È qui che dopo le travagliate vicende del romanzo, i due sposi convoleranno finalmente a nozze seguendo la tradizione cattolica secondo la quale il matrimonio deve celebrarsi nella parrocchia della sposa: "Venne la dispensa, venne l'assolutoria, venne quel benedetto giorno: i due promessi andarono, con sicurezza trionfale, proprio a quella chiesa, dove, proprio per bocca di don Abbondio, furono sposi" (I promessi sposi, cap. 37)
Indirizzo: Piazza Santi Vitale e Valeria, Lecco

Chiesa di Don Abbondio, quartiere Acquate

Anche nel quartiere di Olate c'è una chiesa che alcuni ritengono sia stata l'ispirazione per la chiesa di Don Abbondio: è la chiesa di San Giorgio Martire, fondata nel 1232 ma ampliata a più riprese. L'aspetto attuale risale alla metà del XIX secolo.
Indirizzo: Chiesa di San Giorgio Martire, Piazza Sagrato don Abbondio, loc. Acquate, Lecco

Tabernacolo dei bravi

All'inizio dei Promessi Sposi troviamo il celebre episodio in cui Don Abbondio percorre una stradicciola che a un certo punto si biforca: da una parte va al monte Resegone, mentre dall'altra prosegue scendendo a valle, costeggiata da un muretto, per poi ricongiungersi alla prima in prossimità di un tabernacolo. In questo punto Don Abbondio incontra i bravi. In molti hanno identificato questa stradicciola in via Tonio e Gervaso, la viuzza che da Viale Montegrappa sale verso il rione di Acquate.
Oggi all'inizio della strada, partendo da Viale Montegrappa, si trovano due targhe commemorative che citano due passi dei Promessi Sposi.
La prima recita: "Pro Lecco -- I muri interni delle due viottole... terminavano in un tabernacolo... Due uomini stavano, l’uno dirimpetto all’altro, al confluente... delle due viottole... a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de’ bravi -- (Promessi Sposi Cap. I)".
La seconda recita: "Pro Lecco -- La strada... si divideva in due viottole... quella a destra saliva verso il monte e menava alla cura -- (Promessi Sposi Cap. I)".
Percorrendo la viuzza in salita si giunge infine alla parrocchia di Acquate, la chiesa di San Giorgio Martire, che molti hanno identificato come quella di Don Abbondio. 
Indirizzo: via Tonio e Gervaso, Lecco

Palazzotto di Don Rodrigo

Il Palazzotto di Don Rodrigo è tradizionalmente identificato con una villa che si trova nel rione di Olate, in cima al poggio detto "Zucco". Era una villa che nel Seicento apparteneva alla famiglia Arrigoni di Introbio, poi passò a un conte spagnolo e infine nel 1937 fu demolita. L'aspetto attuale quindi non rispecchia quello che si presentava agli occhi del Manzoni.
Si può arrivare allo Zucco tramite una strada ripida e in salita, ma l'edificio è proprietà privata e chiuso al pubblico. Lo si riconosce subito: sorge in posizione sopraelevata, sul lato destro di via Luera, e presenta un'intonacatura a strisce gialle, rosa e verdi.
Salendo lungo via allo Zucco c'è inoltre una targa con una citazione manzoniana: "Pro Lecco -- Appiè del poggio... giaceva un mucchietto di casupole, abitate da contadini di don Rodrigo -- (Promessi Sposi Cap. V)".
Indirizzo: Via allo Zucco, Lecco

Castello dell'Innominato

Il Castello dell'Innominato viene tradizionalmente identificato nei resti di un castello trecentesco appartenuto alla famiglia Visconti, a Vercurago, nella frazione di Somasca. Oggi la fortezza conserva le mura e i bastioni originari, seppur danneggiati nel 1799 quando l'esercito austro-russo attaccò a colpi di cannone i francesi che si erano barricati tra le mura. mentre gli spazi coperti sono di epoche successive.
Indirizzo: Castello dell’Innominato, Vercurago, Fraz. Somasca, Lecco

Pescarenico

Nel Seicento questo odierno rione di Lecco era un villaggio di pescatori che detenevano il diritto di esercitare la pesca sull'adiacente tratto fluviale dell'Adda. Piazza Era era la piazza principale del quartiere. Pescarenico è l'unico luogo ad essere citato esplicitamente nei Promessi Sposi: qui si trovava il convento dei frati cappuccini, tra cui Fra Cristoforo, e da qui, più precisamente alla foce del torrente Bione, Lucia si imbarcherà per fuggire da Don Rodrigo.
Indirizzo: Pescarenico, Lecco

Ex convento dei Cappuccini e Chiesa dei Santi Materno e Lucia

Il convento dei frati cappuccini fu edificato nel 1576: di quel che era all'epoca rimangono soltanto alcune celle ed il cortile. Nel 1789 la struttura fu adibita a caserma per le truppe francesi e in seguito, nel 1810, venne venduta a privati. La chiesa adiacente faceva un tempo parte del convento ed è tuttora sede parrocchiale. "Il sole non era ancor tutto apparso sull’orizzonte, quando padre Cristoforo uscì dal suo convento di Pescarenico, per salire alla casetta dove era aspettato" (I promessi sposi).
Una targa commemorativa sulla facciata della chiesa parrocchiale recita: "Qui presso / al di fuori e in faccia all'entrata della terra / con di mezzo la strada / che da Lecco conduce a Bergamo / era situato / il convento di Pescarenico / che Alessandro Manzoni / consacrò e rese immortale / nel suo romanzo -- Nel cinquantenario della morte del sommo poeta".
Indirizzo: Piazza Padre Cristoforo, Pescarenico, Lecco
orario Orari di apertura: Visita della Chiesa: tutti i giorni dalle 7 alle 18 nel periodo estivo, dalle 7 alle 17 nel periodo invernale. Visita all'ex convento su prenotazione.

Targa dell'Addio ai monti

Sul parco del lungolago, all'angolo tra via Buozzi e via Battello, si trova un masso su cui è incastonata una targa che ricorda la notte in cui Renzo e Lucia abbandonano il paese natale per sfuggire a Don Rodrigo. L'iscrizione recita: "Addio monti, sorgenti dall'acque ed elevati al cielo cime inuguali -- Promessi Sposi Cap. VIII".
Indirizzo: parco del lungolago, all'incrocio tra via Buozzi e via Battello, Lecco

 

Italy Cormano

Casa di Agnese

Nel romanzo la madre di Agnese si rifugia dai parenti a Pasturo per sfuggire alla peste. In realtà anche questo paese non fu risparmiato dall'epidemia, come testimonia il registro del curato Pietro Platti, che segna una media di 21 decessi al giorno.
Una targa recita le parole che Don Abbondio rivolge a Renzo: "Agnese è andata a starsene nella Valsassina, da que’ suoi parenti, a Pasturo, sapete bene; ché là dicono che la peste non faccia il diavolo come qui" (I Promessi Sposi, cap. 33)
Indirizzo: Via Parrocchiale 9, Pasturo, Lecco

 

Nasceva oggi, nel 1847, Bram Stoker, l'autore di Dracula. Su questo colorato portone dublinese, che è una casa privata, non c'è nemmeno una targa, ma tutti nel quartiere di Clontarf sanno che lì nacque lo scrittore.
Se volete sbirciarne gli interni, potete guardare questo video girato da Irish Times https://youtu.be/hPtB1BKNT3E.
 
La casa si trova al numero 15 di Marino Crescent, Dublino, e quando fu messa in vendita nel 2012 il prezzo dell'immobile era "solo" 750.000€!!
 
Altri luoghi di Bram Stoker: http://bit.ly/bram_stoker

I luoghi di Percy Bysshe Shelley

 

Italy Firenze

Targa commemorativa sull'edificio dove soggiornò

La targa in Piazza della Stazione 2, presso la stazione Santa Maria Novella, è un omaggio al poeta romantico inglese, che visse a Firenze, a Palazzo Marini in via Valfonda, tra il 1819 e il 1820 e qui compose alcune delle sue opere come l'Ode al vento dell'ovest e Prometeo liberato. La targa recita: “Tra il 1819 e il 1820 / in questi luoghi / già di via Valfonda / Percy Bysshe Shelley / lavorò al "Prometeo liberato" / compose l'Ode al vento occidentale.”
Indirizzo: Piazza della Stazione 2, Firenze.

Italy Livorno

Targa commemorativa sull'edificio dove soggiornò

Villa Valsovano è la residenza in cui visse Shelley quando soggiornò a Livorno nell'estate 1819, accompagnato dalla moglie Mary Wollstonecraft Shelley. Si dice che qui abbia composto la tragedia "The Cenci".
Il quartiere è molto cambiato rispetto alla prima metà dell'Ottocento, quindi per poter vedere la villa oggi, è necesssario accedere da Via Filippo Venuti, tra l'incrocio con via San Gaetano e via del Fagiano. La villa, con l'intonaco giallo, le rifiniture bianche e le persiane verdi, è immersa tra edifici residenziali più moderni e dà l'impressione di essere un po' trascurata. Tuttavia una targa del 1962  ricorda il soggiorno di Shelley: “In questa casa già Villa Valsovano dimorò da metà giugno a fine settembre 1819 nel suo più lungo dei soggiorni livornesi Percy Bysshe Shelley tornato a ritemprare le forze e lo spirito nella pace della nostra amena campagna a lui inspiratrice di stupendi carmi. Scrisse allora tra l’altro la tragedia “I Cenci” e nell’estate seguente alloggiando poco lungi la poetica epistola a Mary Gisborne e la celebre ode “A un’allodola. --- Il comune di Livorno a ricordo dell'ospite illustre nel 140° anniversario della sua tragica fine nel mare toscano poneva l'8 luglio 1962”.
Indirizzo: Via Filippo Venuti 23, Livorno.
mappa

 

Italy Roma

Cimitero acattolico di Roma

Keats Shelley House

 

Italy San Terenzo, Lerici, La Spezia

Villa Magni

Villa Magni fu la residenza di Percy Bysshe Shelley e sua moglie Mary Godwin dall'aprile al settembre 1822. Qui risiedeva il poeta quando naufragò con la goletta Ariel l'8 luglio 1822, a 10 miglia da Viareggio, perdendo la vita.
Sull'edificio sono state apposte negli anni quattro targhe commemorative.
La prima targa riporta un'iscrizione di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi che fu preferita a quella di Paolo Mantegazza, cultore di Shelley che aveva anch'esso composto un'epigrafe: "Da questo portico in cui si abbatteva l'antica ombra di un leccio / il luglio del MDCCCXXII / Mary Godwin e Jame Williams attesero con lagrimante ansia / Percy Bysshe Shelley / che da Livorno su fragil legno veleggiando / era approdato per improvvisa fortuna / ai silenzi de le isole elisee -- "O benedette spiagge / Ove l'amore la libertà i sogni non hanno catene".
La seconda targa recita: "I still inhabit this divine bay / reading dramas and sailing and listening / to the most enchanting music -- Shelley / San Terenzo giugno 1822".
La terza targa recita: "A lonely house close by the seaside / surrounded by the soft and sublime / scenery of the bay of Lerici -- Shelley / San Terenzo maggio 1822".
La quarta targa recita: "I poeti sono specchi delle gigantesche / ombre che l'avvenire getta / sul presente. Forza che non è mossa ma che muove. / I poeti sono i non riconosciuti / legislatori del mondo. -- Percy B.Shelley / Lerici Golfo dei Poeti / Bicentenario della nascita / 1792 / 1992".
Indirizzo: via Paolo Mantegazza 15, San Terenzo, Lerici, La Spezia

 

 

Switzerland Cologny, Canton Ginevra

Villa Diodati

 

United Kingdom Londra

Targa commemorativa nell'Abbazia di Westminster

St. Pancras Old Church

 

United Kingdom Oxford

Shelley Memorial

Si tratta di un monumento dedicato al poeta che si trova nell'università di Oxford. Shelley l'aveva frequentata per breve tempo perché fu poi espulso per aver pubblicato il saggio La necessità dell'ateismo.
Il monumento consiste in una statua in marmo che rappresenta il poeta morto e nudo dopo il naufragio avvenuto a largo di Viareggio nel 1822.
La scultura, realizzata da Edward Onslow Ford, è posta su un basamento sclpito che ritrae due leoni alati e una donna affranta. Il monumento si trova all'interno di una stanza arredata in stile tardo vittoriano, progettata da Basil Champneys.
Originariamente la statua, commissionata dalla nuora del poeta, doveva essere posta sopra la tomba di Shelley nel Cimitero del Testaccio, a Roma. Infatti l'amico Edward John Trelawny aveva acquistato il terreno adiacente a quello in cui era stato sepolto il poeta, espimendo la volontà che anche le sue ceneri fossero qui sepolte alla sua morte (con tanto di epitaffio sulla lapide che citava la poesia Epitaph di Shelley). Quando morì nel 1881, le sue ceneri furono quindi portate a Roma e sepolte accanto a quelle di Shelley, ma i discendenti di Trelawny si resero conto che la statua realizzata da Ford era troppo grande per essere posizionata in quell'appezzamento, quindi non poterono esaudire fino in fondo le richieste del loro avo. La statua fu così donata dalla nuora del poeta, Lady Shelley, all'università di Oxford e fu inaugurata il 14 giugno 1893.
Il monumento si trova nel terreno in cui Robert Boyle e Robert Hooke facevano gli esperimenti mentre erano studenti dell'univerisità e che permisero a Boyle di scorprire la legge di chimica che prende il suo nome.

 

United Kingdom Bournemouth, Dorset

Resti del cuore di Shelley nel St Peter's Church

Alla morte di Shelley, la moglie Mary aveva salvato il cuore del poeta dalla cremazione del corpo. Alla morte della scrittrice nel 1851, nel suo feretro furono posti anche i resti del cuore del marito, avvolti in un manoscritto dello stesso Shelley, Adonaïs: An Elegy on the Death of John Keats.
La scrittrice, inoltre, aveva espresso il desiderio di venire sepolta assieme ai genitori, i cui resti si trovavano nel cimitero di St Pancras Old Church, a Londra. Così il figlio Percy Florence e la moglie Jane fecero traslare le salme dei nonni per farle interrare a Bournemouth.
Oggi una targa commemorativa posta nel cimitero recita: "In this churchyard lie the mortal remains of Mary Shelley, author of Frankenstein; her father William, author of Political Justice; her mother Mary, author of The Rights of Women; her son Percy, Jane his wife; and the heart of Percy Bysshe Shelley, her husband, the poet".

 

United Kingdom Christchurch, Dorset

Shelley Memorial

Il monumento in marmo, commissionato dal figlio Percy Florence e realizzato negli anni 1853-54 da Henry Weekes, rappresenta Mary Shelley che piange tenendo tra le braccia il corpo esanime del marito, in una composizione che ricorda vagamente la Pietà michelangiolesca.
La scultura era originariamente destinata alla St. Peter's Church di Bournemouth, dove è sepolta Mary Shelley, ma la chiesa rifiutò l'opera per l'eccessivo realismo nel rappresentare il corpo senza vita. Il monumento trovò successiva collocazione nel monastero di Christchurch (Christchurch Priory), nel Dorset.

 

I luoghi di Carlo Emilio Gadda

 

Italy Firenze

Targa commemorativa sull'edificio dove visse

Gadda vive a Firenze dal 1940 al 1950, dove finalmente si dedica alla letteratura, lasciando la sua precedente professione di ingegnere. In questo appartamento scriverà a puntate una delle sue opere più famose, “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”. La targa recita: “In questa casa visse / dal 1940 al 1950 / il milanese ingegnere / Carlo Emilio Gadda / sceso manzonianamente a Firenze / a impararvi la lingua / e a riscattarvi la vocazione letteraria / e qui in anni bui / confortato da scelte amicizie / scrisse la grande maccheronea / del “Pasticciaccio”. / Il Comune di Firenze 1994”.
Indirizzo: Via Emanuele Repetti 11, Firenze

 

Italy Roma

Tomba al Cimitero acattolico di Roma

Targa commemorativa in Via Merulana

In Via Merulana, nel rione Monti, che prende il nome dai "prata Meruli", ovvero i possedimenti della famiglia Meruli, si trova una targa, apposta dal Comune di Roma nel 1997, che ricorda lo scrittore: "A questa via / all'umanità vitale e dolente / della Roma fra le due guerre / si ispirò / Carlo Emilio Gadda / per il suo Pasticciaccio / Capolavoro della letteratura del '900. / MCMXCVII". La targa si trova al numero 268, anche se la storia fa riferimento ad un palazzo al numero 219.
Indirizzo: Via Merulana 268, Rione Monti, Roma

 

Italy L'Aquila

Carlo Emilio Gadda fu inviato come corrispondente all'Aquila da dal direttore della Gazzetta del Popolo di Torino, Ermanno Amicucci, tra il 1934 e il 1935. L'occasione fu l’inaugurazione di alcune spettacolari strutture turistico-ricettive sul Gran Sasso. I sei articoli apparsi sul quotidiano torinese furono poi raccolti con altri scritti di Gadda nel volume Le meraviglie d'Italia stampato presso i Fratelli Parenti di Firenze nel 1939. [Fonte]
Di Piazza del Duomo scrisse: "Lasciatemi qui, dove la piazza chiara si apre, declive ai gradini all’arco e alle torri del Duomo: piena di tende, di gabbie di polli: fruttifera e insigne di peperoni, di bretelle, di padelle, di pantofole, di paralumi e di piatti mal cotti…".

 

I luoghi di Antonio Gramsci

Italy Torino

Targa commemorativa sull'edificio in cui visse

Antonio Gramsci visse a Torino negli anni 1919-21. Nella casa dove risiedette è posta oggi una targa che recita: "Qui / Antonio Gramsci / abitò negli anni 1919-21 / nelle lotte operaie / contro l'imcombente reazione / forgiando / il Partito Comunista / guida decisiva / per la libertà e il socialismo --- Nel XX della morte / i comunisti torinesi / posero / 27 aprile 1957”.
Indirizzo: Piazza Carlo Emanuele II 15, Torino

Targa commemorativa sull'edificio dove visse e fondò la rivista L'Ordine Nuovo

Vicino l'angolo con via XX settembre, là dove oggi si trova una banca, negli anni 1919-20 Gramsci fondò assieme a Togliatti e altri intellettuali la rivista L'Ordine Nuovo. La lapide così recita: “La forte volontà e la mente luminosa di Antonio Gramsci - stretti attorno a lui gli operai torinesi - contro la barbarie fascista irrompente - l'«Ordine Nuovo» stendardo di libertà qui nella bufera levarono -tennero fermo- Torino memore reverente 27-IV-1949”.
Indirizzo: Via dell'Arcivescovado 6, Torino

 

Italy Roma

Tomba al Cimitero acattolico di Roma 

 

 

 

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Ludovico Ariosto


Ingebor Bachmann

Targa commemorativa sull'edificio in cui visse

La targa ricorda il soggiorno a Roma della scrittrice austriaca e recita: «Ho visto che dicendo Roma si evoca / ancora il mondo e che la chiave della forza / sono quattro lettere S.P.Q.R.» - Ingebor Bachmann -- Qui visse e lavorò dal 1966 al 1971 / la poetessa e scrittrice austriaca / Ingeborg Bachmann - Roma, 18-12-2000".
Indirizzo: via Bocca di Leone 60, Roma

Edificio in cui visse fino alla morte

Dopo aver vissuto in via Bocca di Leone 60, la scrittrice austriaca si trasferì in Via Giulia. Qui, la sera del 2 ottobre 1973, incendiò accidentalmente la propria vestaglia di nylon con una sigaretta e, anche a causa dello stato di torpore indotto dai tranquillanti che stava assumendo, si ustionò gravemente. Fu portata all'ospedale dove morì il 17 ottobre.
Indirizzo: via Giulia 66, Roma


George Gordon Lord Byron


Elizabeth Barrett Browning


Robert Browning


Giuseppe Gioachino Belli

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Giorgio Caproni

Targa commemorativa sull'edificio in cui visse

La targa commemorativa indica il luogo in cui è vissuto il poeta dal 1949 al 1967 e recita: «Qui visse il poeta / Giorgio Caproni / dal 1949 al 1967 / ...perch’io, che nella notte abito solo, / anch’io, di notte, strusciando un cerino / sul muro, accendo cauto una candela / bianca nella mia mente – apro una vela...» / Il Municipio Roma XVI / a venti anni dalla morte / 22 gennaio 2010".
Indirizzo: via Oreste Regnoli 17, Roma


Emilio Cecchi

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Sergio Corazzini

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Pietro Cossa

Targa commemorativa

La targa recita: "S.P.Q.R. -- In questa casa / a di XXV gennaio MDCCCXXX / nasceva / Pietro Cossa / che / l'opera gloriosa / di Metastasio e d'Alfieri / rinnovellando / all'italiana letteratura / la teatrale corona / rinverdiva / con gli immortali suoi drammi -- MDCCCLXXXII".
Indirizzo: via Governo vecchio 14, Roma


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Leone Ginzburg

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Natalia Ginzburg

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Nikolaj Gogol'

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Antonio Gramsci


Nathaniel Hawthorne

Hawthorne arrivò a Roma il 19 gennaio 1858 con la moglie, i tre figli e la governante, e si stabilì pochi giorni dopo (il 22) a Palazzo Lazarani in Via di Porta Pinciana, dove rimase fino a giugno dello stesso anno. All'epoca era già uno scrittore affermato (La lettera scarlatta era stata pubblicata nel 1850) e da questo soggiorno in Italia trasse ispirazione per il romanzo Il fauno di marmo (The Marble Faun).
Il primo impatto dello scrittore con Roma non fu positivo: oltre al fatto che appena arrivato prese subito l'influenza assieme a tutta la sua famiglia, rimase inoltre impressionato in negativo dallo stato in cui versava la città (le strade strette, la loro pavimentazione sconnessa, gli odori, i sapori del cibo), considerandola un cumulo di rovine che racconta storie di violenza e soprusi. Provava inoltre avversione per la Chiesa cattolica, considerandola contraddittoria per la corruzione e lo sfarzo ostentato mentre predica la modestia, e criticava l'allestimento dei riti del cattolicesimo, essendo lui stato educato secondo i precetti del Puritanesimo. 
Partì il 24 maggio per trasferirsi a Firenze per i mesi estivi. Tornò a Roma dall'ottobre 1858 al maggio 1859, soggiornando a Palazzo Poli, nei pressi di Piazza di Trevi.

Musei Capitolini

Nella Sala del Gladiatore dei Musei Capitolini è esposto il Satiro in riposo, una scultura di epoca imperiale (130 d.C. circa) che riproduce l'originale dello scultore greco Prassitele risalente al IV secolo a.C. Hawthorne visitò il museo durante la sua visita a Roma nel 1858 e ne trasse ispirazione per la stesura del suo romanzo Il fauno di marmo (The Marble Faun).
Indirizzo: Piazza del Campidoglio 1, Roma
sitoSito: www.museicapitolini.org
a-pagamento
 Ingresso a pagamento.
orario Orari di apertura: tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30. Il 24 e il 31 dicembre chiusura anticipata alle 14.00. Chiuso i giorni 1° gennaio, 1° maggio, 25 dicembre.


John Keats


Giacomo Leopardi


Alberto Moravia


Mario Praz

Casa Museo Mario Praz

Il celebre anglista visse in questo palazzo dal 1969 al 1982, anno della morte, dove si era trasferito da Palazzo Ricci in via Giulia. Il museo espone oltre 1200 oggetti d'arte: dipinti, sculture, mobili d'antiquariato e altri oggetti ricercati che lo studioso aveva collezionato nell'arco della sua vita.
Il museo è stato acquisito dallo Stato nel 1986 e aperto al pubblico.
Indirizzo: Palazzo Primoli, via Zanardelli 1, Roma
sito Sito: www.polomusealelazio.beniculturali.it/index.php?it/249/casa-museo-mario-praz 
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: Giovedì dalle 14.30 alle 19.00, venerdì dalle 14.30 alle 19.00, sabato dalle 9.00 alle 13.30

 

Aleksandr Puškin

Monumento commemorativo a Villa Borghese


Walter Scott


Percy Bysshe Shelley


Gianni Rodari

Tomba nel Cimitero del Verano


Amelia Rosselli

Tomba nel Cimitero del Verano


Ahmed Shawqi

Monumento commemorativo a Villa Borghese


Henryk Sienkiewicz

Monumento commemorativo a Villa Borghese


Ignazio Silone


Juliusz Słowacki

Targa commemorativa

La targa ricorda il soggiorno del poeta polacco a Roma nel 1836 e recita: "In questa casa / soggiornò nell'anno 1836 / Juliusz Słowacki / poeta romantico polacco / Polacchi e italiani celebrandone / il 150° anniversario della nascita / posero".
Indirizzo: Via del Babuino 164, Roma.


Stendhal


William Makepeace Thackeray

Thackeray soggiornò a Roma negli anni 1844-45 e in seguito, con la propria famiglia, nel 1853-54, quando era già diventato famoso come romanziere per aver pubblicato La fiera delle vanità. Durante il primo soggiorno, spinto dalla volontà di conoscere e frequentare i pittori che all'epoca soggiornavano a Roma, aveva alloggiato al famoso Hotel d’Allemagne di Ettore Franz, tra Via Condotti e Piazza di Spagna. in via Condotti.
La seconda volta arrivò a Roma il 3 dicembre 1853 accompagnato dalle due figlie, Anne Isabella e Jane, e un servitore, ma senza la moglie, malata di mente da anni, lasciata in Inghilterra. Alloggiarono nell'Hotel d'Allemagne in via Condotti, lo stesso dove Thackeray aveva soggiornato nella precedente visita a Roma. Poco dopo, su suggerimento dei poeti Robert e Elizabeth Browning che all'epoca vivevano in città, la famiglia Thackeray si trasferisce nel palazzo Poniatowski in via della Croce 81, un palazzo appartenuto a Stanislao Poniatowski, nipote del re di Polonia Stanislao Augusto. All'epoca il grande appartamento in questione si trovava proprio sopra la pasticceria Spillmann, tanto apprezzata dallo scrittore.
La figlia Anne descrive l'appartamento: "Salimmo una larga scala di pietra con una bella balaustrata in ferro battuto, suonammo un tintinnante campanello, ed una piccola donna anziana in corpetto, che portava l'imponente cognome di Ercole, venne ad aprirci la porta e ci guidò poi di stanza in stanza finché giungemmo in un salotto con sette finestre che ci strappò grida di ammirazione. Fra le altre stanze della casa vi era una specie di museo con oggetti cinesi, una biblioteca, una sala da pranzo con una stufa di ottone a carbone nel centro, ed inoltre una camera da letto, uno spogliatoio ed un camerino per il servitore di mio padre. [...] All'ora di colazione mio padre ci mandò abbasso al negozio di pasticceria, dove banchettammo con torte alla crema e "petits fours" e poi ordinammo la cena da una "trattoria" lì vicino."
Durante questo periodo Thackeray scrisse e realizzò le illustrazioni de La rosa e l'anello, un racconto concepito nel periodo natalizio del 1853 per divertire le figlie e i bambini degli amici, tra cui Pen Browning (figlio dei poeti Browning) e Edith Story (figlia dello storico William Wetmore Story).
Il ricordo di questo soggiorno ritorna anche in alcuni capitoli del romanzo I Nuovi Venuti (The Newcomes), alcuni dei quali scritti proprio a Roma. I riferimenti autobiografici sono molti, tra cui il giovane Clive Newcome che arriva a Roma per ispirarsi ai pittori che soggiornavano nella città, così come aveva scelto di fare Thackeray nel suo primo viaggio romano, e frequenta il "Caffè Greco", il popolare caffè di Via Condotti.
[FontiLuciana Frapiselli, Il soggiorno della famiglia Thackeray a Roma e sue influenze letterarie, in "Strenna dei Romanisti. Natale di Roma 1990". Editrice Roma Amor, 1990]

Palazzo Poniatowski

Qui Thackeray soggiornò con le figlie dal dicembre 1853 al febbraio 1854. Il palazzo, costruito nel 1794 da Giuseppe Valadier, apparteneva al principe Stanislao Poniatowski, nipote del re di Polonia Stanislao Augusto.
Indirizzo: via della Croce 78 (all'angolo con via Bocca di Leone), Roma


Federigo Tozzi

Targa commemorativa sulla casa in cui è deceduto

La targa recita: "In questa casa / mentre più fervido era il suo impegno / concluse i suoi giorni a trentasette anni / il 21 marzo 1920 lo scrittore senese / Federigo Tozzi -- Il Comune di Roma / e / l'Associazione senesi e grossetani / residenti in Roma / nell'anno 2005".
Indirizzo: Via del Gesù (Rione Pigna), Roma


Trilussa

Tomba nel Cimitero del Verano


Giuseppe Ungaretti

Tomba nel Cimitero del Verano


Garcilaso de la Vega

Monumento commemorativo a Villa Borghese


 

Luoghi correlati

Cimitero acattolico del Testaccio

Cimitero del Verano

Keats Shelley House

Villa Borghese


Leggere prima di partire per... Roma

Narrativa

Gabriele D'Annunzio, Il piacere
Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
Nicolaj Vasil'evic Gogol', Roma
Elsa Morante, La storia
Alberto Moravia, Gli indifferenti
Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita

 

Breve biografia

Vittorio Alfieri è considerato il più importante poeta tragico del Settecento italiano.
Nasce nel 1749 ad Asti, ma frequenta l'Accademia militare a Torino (che all'epoca sorgeva tra piazza Castello e via Verdi) per otto anni fino al 1766, per poi dare inizio ad una serie di viaggi per l'Italia e l'Europa, durante il quale conosce gli intellettuali di altri paesi e forma una coscienza politica.
Tornato a Torino nel 1772, inizia a scrivere tragedie. La prima, Cleopatra, viene portata in scena con successo al Teatro Carignano di Torino nel 1775. Fino al 1790 continuerà un prolifico periodo di scrittura: compone 19 tragedie, incentrate sul conflitto tra tirannia e libertà dell'individuo, fra cui Saul, Mirra, Antigone e Agamennone, una autobiografia ("Vita"), una raccolta di poesie (Rime) e trattati poltiici come Della tirannide e Del principe e delle lettere.
Dal 1777 vive in Toscana, a Pisa, Firenze e poi Siena. Inizia in questo periodo la relazione amorosa con al contessa d'Albany, moglie di Carlo Edoardo Stuart, pretendente al trono d'Inghilterra, un rapporto che durerà fino alla sua morte.
Tra 1783 e 1792 riprende a viaggiare per l'Europa, passando per Parigi dove assiste ai moti rivoluzionari di Parigi, rimanendo profondamente amareggiato lo sviluppo degli eventi e per la "la sacra e sublime causa della libertà in tal modo tradita".
Torna a Firenze dove scrive le Satire, alcune commedie e termina la sua autobiografia. Muore nel 1803 a 54 anni. Viene sepolto nella Basilica di Santa Croce, dove uno splendido monumento funebre di Antonio Canova ne celebra la memoria.

I luoghi di Vittorio Alfieri

Italy Asti

Casa natale

Alfieri nacque ad Asti il 16 febbraio 1749 (anche se lui scrisse "il 17 di gennaio dell'anno 1749"), figlio del conte di Cortemilia che morì lo stesso anno, e di Monica Marianna Maillard di Tournon. Il palazzo era proprietà degli Alfieri sin dalla metà del Seicento: all'epoca si affacciava sulla contrada Maestra di fronte al Monastero di Santa Chiara, laddove oggi sorge la Chiesa di San Giuseppe. Qui lo scrittore visse dal 1749 al 1754 per poi trasferirsi nella residenza del marito della madre, risposatasi dopo la morte del padre di Alfieri. L'edificio fu ceduto dallo stesso scrittore alla sorella Giulia nel 1778 in cambio di un vitalizio. Nel 1901 fu acquistato dal conte Leonetto Ottolenghi che per volontà testamentaria lo donò al Comune di Asti. Oggi nella casa natale si trova la sede della Fondazione "Centro di Studi Alfieriani".
Indirizzo: Corso Vittorio Alfieri 375, Asti.

Seconda residenza ad Asti

Quando la madre, rimasta vedova, si risposò ne 1754 con il cavalier Giacinto Alfieri di Magliano e Castagnole, anche Vittorio si trasferisce nella nuova abitazione dove vivrà dal 1754 al 1758. A questo periodo fanno riferimento alcuni episodi narrati nella prima parte della Vita. Lo scrittore vi ritornò nel giugno 1784 (ne parla sempre nella Vita) per fare visita alla madre, che qui morì nel 1792.
L'edificio in questione è stato demolito e ricostruito nel 1957, oggi ospita l'Istituto delle Suore Domenicane.
Indirizzo: Piazza Cagni Umberto, Asti

 

Italy Torino

Iscrizione sulla sua residenza

Nell'ultimo tratto dei portici prima della chiesa di San Carlo c'è una targa che recita: “Vittorio Alfieri in questa casa scrisse le prime sue tragedie dal 1774 al 1777”.
“...la più bella piazza di Torino e una delle più belle d'Italia per l'armonia delle sue proporzioni... dei palazzi e la felice scenografia delle due chiese...”
Indirizzo: Piazza San Carlo, Torino

Targa e busto commemorativo

La targa commemorativa, accompagnata da un busto di bronzo raffigurante l'Alfieri, così recita: “A Vittorio Alfieri / cittadino e poeta / dell'anima nazionale / risvegliatore. / I torinesi / 1903”.
Indirizzo: Piazza Carignano 6, Torino

Teatro Carignano

Costruito nel XVII secolo e ristrutturato nel 1752 su progetto di Benedetto Alfieri, era adibito alla rappresentazione di commedie per la famiglia dei Principi di Carignano e l'aristocrazia. Qui il 16 giugno 1775 si tenne la prima rappresentazione di Cleopatra di Vittorio Alfieri che fu un grande successo di critica. Dal 1977 è gestito dalla fondazione Teatro Stabile di Torino.
Indirizzo: Piazza Carignano 6, Torino.

Italy Firenze

Targa commemorativa sull'edificio dove visse e morì

Sull'edificio che ospita il consolato britannico, si staglia la targa che ricorda il luogo dove Alfieri visse e morì. La targa recita “Vittorio Alfieri principe della tragedia / per la gloria e rigenerazione dell'Italia / qui con magnanimo ardire molti anni dettò e morì”.
Indirizzo: Lungarno Corsini 2, Firenze

Sepolcro nella Basilica di Santa Croce

 

Italy Roma

Targa commemorativa

La targa, dedicata all'Alfieri, si trova sul lato del Teatro dell'Opera che dà in via Torino, dove si trovava il Villino degli Strozzi, e così recita: "A Vittorio Alfieri / che / a severità le lettere / a libertà le coscienze / ricondusse d'Italia / nel Villino degli Strozzi / che sorgeva in questo luogo / scrisse la "Merope" e il "Saul" --- Il Municipio di Roma / a perpetuo ricordo / pose --- IX febbraio MCMXXIII".
Indirizzo: via Torino, Rione Castro Pretorio, Roma

 

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