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I luoghi di Alessandro Manzoni

Italy Firenze

Targa commemorativa sull'edificio dove soggiornò

Manzoni si fermò nell'estate 1827 a Firenze per completare la stesura de I Promessi Sposi, soprattutto per adattarne la lingua al fiorentino dei letterati. Soggiornò quattro mesi nel palazzo Campodonico che appartenne all'antica famiglia guelfa dei Gianfigliazzi. La targa qui posta in ricordo recita: “Alessandro Manzoni / qui nell'estate del 1827 / ebbe soggiorno di pochi mesi / sulle rive di questo Arno / “nelle cui acque risciacquai i miei cenci” / volle scrivere egli / dando veste toscana al romanzo immortale / dove la lingua il dolore le speranze d'Italia / trionfano. --- Questa memoria il Comune / MCMXIX.
Indirizzo: Lungarno Corsini 4, Firenze

 

Italy Lecco

Villa Manzoni / Museo manzoniano

Nel palazzo di via Don Guanella, a Lecco, vissero gli antenati dello scrittore per due secoli a partire da Giacomo Maria, quadrisavolo di Alessandro, vissuto tra Cinque e Seicento, forse una delle prime fonti di ispirazione per la stesura dei Promessi Sposi. In questa casa nacque inoltre il padre Don Pietro il 2 luglio 1763. Qui lo scrittore trascorse l'infanzia, l'adolescenza e la prima giovinezza. Nel 1818 la villa fu venduta alla famiglia Scola, che ne mantenne la proprietà fino agli anni '60 del Novecento, quando fu ceduta al Comune di Lecco. Una targa commemorativa è stata apposta dalla famiglia Scola sulla facciata dell'edificio nel centenario della nascita dello scrittore: "Alessandro Manzoni / in questa villa sua fino al 1818 / si ispirava agli inni dell'Adelchi / ai Promessi Sposi / ove i luoghi, i costumi, i fatti nostri / e se stesso immortalava --- La famiglia Scola nel 1° centenario 7 marzo 1885 a perpetuo culto pose".
Villa Manzoni ha una facciata dall'elegante stile neoclassico e un cortile centrale interno circondato dal portico.
Le stanze al piano terra conservano l'aspetto ottocentesco, quando lo scrittore vendette la villa. Oggi vi è stato allestito un museo a lui dedicato, che ha inizio dalla Sala I, dove sono esposti alcuni costumi impiegati nella versione televisiva dei Promessi Sposi diretta da Salvatore Nocita (1989).
Nella Sala II si approfondisce il rapporto di Manzoni con la città di Lecco.
Nella Sala III sono custoditi alcuni autografi e oggetti dello scrittore.
Nella Sala IV, il "tinello", sono esposti alcuni quadri che illustrano il paesaggio dei luoghi citati nei Promessi Sposi.
Nella Sala V, la "cucina", è esposta la culla in cui veniva adagiato il piccolo Alessandro e alcune opere pittoriche che probabilmente decoravano lo studio del padre.
Nella Sala VI, detta "sala rossa", è illustrata la produzione letteraria dello scrittore, suddivisa per generi.
Nella Sala VII, il “salone delle grisaglie”, si è circondati da una serie di dipinti a carattere mitologico con effetto trompe-l'oeil, che danno la sensazione di tridimensionalità, e il soffitto è decorato con un prezioso lampadario di Murano acquistato dalla madre Giulia Beccaria.
La Sala VIII, decorata con stucchi raffiguranti le quattro stagioni, offre un'esposizione sulle curiosità manzoniane.
La Sala IX presenta l'editio princeps del Promessi Sposi, la Quarantana, pubblicata nel 1840, illustrata da Francesco Gonin.
Nel percorso di visita è compresa la Cappella dell'Assunta, la cui costruzione venne conclusa nel 1777, e dove è stato sepolto il padre dello scrittore, e le cantine dove si trova una neviera a pozzo e due torchi originali di metà Ottocento.
Indirizzo: Via Don Guanella 1, Lecco
sito Sito: http://www.museilecco.org
a-pagamento Ingresso a pagamento. Intero 5€, ridotto 3€. 
orario Orari di apertura: aperto da martedì a domenica, dalle 9.30 alle 17.30. Chiuso il lunedì (tranne Pasquetta) e nei giorni di Capodanno, Pasqua, 1° maggio, Ferragosto, Natale e S. Stefano.

Monumento ad Alessandro Manzoni

Installato al centro della piazza omonima, il monumento che ritrae lo scrittore seduto e con aria assorta è stato realizzato dallo scultore Francesco Confalonieri di Milano nel 1891. La realizzazione dell'opera fu approvata dal consiglio comunale due giorni dopo la morte dello scrittore e il comitato guidato da Antonio Stoppani riuscì a raccogliere la cifra di 40.000 lire per la sua realizzazione.
Sul basamento di granito rosso e alto 4,50 metri si trovano tre altorilievi, realizzati dallo stesso scultore, che riproducono alcune scene tratte da I promessi sposi: Il rapimento di Lucia, La morte di don Rodrigo e Il matrimonio dei Promessi.
Indirizzo: piazza Manzoni, Lecco

 

Italy Milano

Casa del Manzoni

La casa fu acquistata dal Manzoni il 2 ottobre 1813 al prezzo di centoseimila lire. Molto spaziosa e con un giardino interno, Manzoni vi visse per circa sessantanni, affidandone l'amministrazione al figlio Pietro che convinse il padre a decorare la casa per renderne l'aspetto più piacevole considerando le numerose visite che Manzoni riceveva.
Nel 1874 la casa fu acquistata dal conte Bernardo Arnaboldi Cazzaniga che la fece affrescare da Giacomo Campi: gli affreschi, ispirati alle opere manzoniane, sono ormai scomparsi. Nel 1937 l'edificio venne donato al Comune di Milano dalla Cassa di Risparmio delle Province Lombarde che l'aveva acquistato per affidarne l'uso perpetuo al Centro Nazionale di Studi Manzoniani. L'inaugurazione del museo avvenne il 15 dicembre 1965. 

In occasione dell'Expo 2015, la casa del Manzoni è stata completamente restaurata e strutturata in un nuovo allestimento museale.
Al piano terra, attraversando il cortile del palazzo, troviamo lo studio dello scrittore. Di fronte una stanza dedicata ai suoi amici, che espone una serie di ritratti delle persone che frequentavano il Manzoni. Tra le opere esposte, una litografia che ritrae J.W. Goethe realizzata da Siegfried Detlev Bendixen.
Salendo al primo piano, inizia l'esposizione museale divisa in sezioni tematiche, ciascuna delle quali approfondisce alcuni argomenti sullo scrittore: la famiglia, i suoi ritratti, la fortuna dei Promessi Sposi, i libri illustrati collezionati dalla moglie Teresa Borri e dal precedente marito Stefano Decio Stampa, la passione del Manzoni per la botanica, le rappresentazioni pittoriche di Milano e territori limitrofi ai tempi dello scrittore. Lungo il percorso è possibile visitare inoltre l'ampia, ma scarna, camera da letto.
Indirizzo: Via Gerolamo Morone 1, Milano
sito Sito: http://www.casadelmanzoni.it/ 
a-pagamento Ingresso a pagamento. Intero 5 €, ridotto 3 €.  
orario Orari di apertura: dal martedì al venerdì (escluso i festivi) dalle 10 alle 18; sabato non festivo, dalle 14 alle 18.

 

Targa commemorativa sulla casa natale

La targa commemorativa indica il luogo in cui Manzoni nacque il 7 marzo 1785 e recita: "In questa casa nacque Alessandro Manzoni / il VII marzo MMDCCLXXXV". 
Indirizzo: via Visconti di Modrone 16, Milano

Targa commemorativa nella Chiesa di San Babila

Nella chiesa di San Babila Manzoni fu battezzato il giorno successivo la sua nascita, l'8 marzo 1785. La targa commemorativa presso il fonte battesimale recita: "Qui / Alessandro Manzoni / fu battezzato / il giorno 8 marzo 1785".
Indirizzo: Corso Monforte 1, Milano.

Chiesa di San Fedele

Costruita per ospitare la Compagnia di Gesù per volere di Carlo Borromeo, fu consacrata nel 1579 e affidata all'ordine dei Gesuiti fino alla seconda metà del 1700. Divenne Santa Maria della Scala in San Fedele quando la vicina chiesa di Santa Maria alla Scala fu abbattuta per far posto alla costruzione della Scala diventando anche la chiesa di riferimento per gli artisti del teatro: è il caso della Cappella "delle ballerine", chiamata così perché fino agli anni Ottanta del Novecento era visitata dalle ballerine della Scala che portavano fiori in omaggio alla Madonna della cappella prima dello spettacolo di debutto. Dal 1945 è di nuovo gestita dai gesuiti.
Manzoni, che abitava non molto distante, in via Morone, frequentava la chiesa e oggi, dove era solito fermarsi a pregare, in fondo nella navata sinistra, si trova una lapide commemorativa con un bassorilievo che ritrae lo scrittore. Fu proprio andando in chiesa che, il 6 gennaio 1873, lo scrittore cadde sbattendo la testa e procurandosi un trauma cranico che in seguito lo portò alla morte, il 22 maggio 1873.
L'ingresso è gratuito e la chiesa è aperta ai visitatori grazie ai volontari del Touring Club.
Indirizzo: Piazza San Fedele, Milano
gratis Ingresso gratuito

Statua commemorativa in piazza San Fedele

La statua in bronzo rappresenta lo scrittore con un libro di Virgilio in mano ed è stata realizzata da Francesco Barzaghi. Fu installata nel 1883 in piazza San Fedele nel luogo in cui dieci anni prima, il 6 gennaio 1873, lo scrittore cadde mentre si recava in chiesa, sbattendo la testa e procurandosi un trauma cranico che in seguito lo portò alla morte, occorsa il 22 maggio 1873.
Indirizzo: Piazza San Fedele, Milano

Targa commemorativa

La targa indica il luogo in cui si trovava il collegio Longone di Milano, retto all'epoca dai Padri Barnabiti, dove Manzoni entrò nella primavera del 1798 all'età di 13 anni rimanendovi fino al 1801.  L'iscrizione, posizionata nell'androne dell'attuale questura, recita: "Ricordi questa lapide che qui / nel vecchio glorioso Longone / fu convittore ed alunno / Alessandro Manzoni -- Fanciullo meraviglioso / accoglieva nella fervida mente / visioni d'arte / pensieri di bontà e di bellezza / ardimenti e speranze / le forti voci del presente / i presagi dell'avvenire".
Indirizzo: via Fatebenefratelli 11, Milano

Lapide della colonna infame

La Storia della colonna infame è un saggio storico in cui Manzoni racconta il processo e l'ingiusta condanna di due presunti untori durante la peste del 1630. I due accusati, Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora, furono torturati con il supplizio della ruota, poi uccisi e ridotti in cenere. L'abitazione del barbiere Mora fu rasa al suolo e al suo posto fu eretta una colonna come monito che era accompagnata dalla targa, scritta in latino seicentesco, ora esposta nel Cortile dell'elefante del Castello sforzesco.
Indirizzo: Cortile dell'elefante, Castello sforzesco, Milano
gratis Ingresso gratuito

Luogo dove si trovava la Colonna infame

La Colonna infame che ispira l'opera di Manzoni si trovava nel luogo in cui una volta sorgeva la casa di Gian Giacomo Mora, barbiere accusato di essere un untore di peste. Giustiziato innocente, la sua casa fu rasa al suolo e al suo posto fu eretta una colonna e una lapide come monito. La lapide si trova oggi nel Cortile dell'elefante del Castello sforzesco (vedi sopra), mentre sul luogo in cui si trovava la casa oggi è presente un monumento che ricorda questo terribile episodio della storia di Milano. 
Indirizzo: incrocio tra via Gian Giacomo Mora e corso di Porta Ticinese, Milano

Tomba nel Cimitero Monumentale di Milano

Palazzo Carmagnola

Palazzo Carmagnola risale ai primi anni del Quattrocento. Fu fatto costruire dai Visconti che lo donarono nel 1415 al condottiero Francesco Bussone, noto come il Conte di Carmagnola, proprio quello dell'omonima opera di Alessandro Manzoni. Alla sua morte, il palazzo fu ereditato dalle figlie e poi confiscato da Ludovico il Moro alla fine del XV secolo. 
Indirizzo: via Rovello 2, Milano

 

Italy Cormano, Milano

Villa Manzoni, Brusuglio

La Villa Manzoni di Brusuglio fu la residenza di Carlo Imbonati il quale, alla sua morte avvenuta nel 1805, lasciò la proprietà alla compagna Giulia Beccaria, madre di Alessandro Manzoni.
Madre e figlio giunsero nella villa di Brusuglio nel 1807: l'edificio era in parziale stato di abbandono, così Alessandro commissionò all'architetto Gottardo Speroni i lavori di ristrutturazione del corpo centrale, portati avanti tra 1811 e 1818, che dettero alla villa la facciata neoclassica che vediamo oggi.  In questi anni Manzoni si dedicò anche alla cura del parco circostante e si fece inviare dall'amico intellettuale Claude Fauriel alcune sementi dai vivai parigini, coltivando qui la sua passione per la botanica. Introdusse alcune varietà di piante allora sconosciute in Lombardia, come alcuni tipi di ortensie e magnoliacee.
Nonostante Manzoni vivesse in modo stabile in via Morone a Milano, durante il periodo estivo amava ritirarsi nella villa di Brusuglio, dove a partire dal 1821 terminerà l'Adelchi e inizierà a scrivere I Promessi Sposi. Oggi solo la camera da letto, la biblioteca e l'oratorio domestico sono rimaste come al tempo di Manzoni. Molti dei suoi libri sono ancora custoditi qui.
Attualmente la villa non è visitabile per fini turistici ma alcuni suoi spazi vengono concessi per conferenze, meeting e altri tipi di eventi.
Indirizzo: via Manzoni 9A, località Brusuglio, Cormano (MI)
sito Sito: http://www.villa-manzoni.it

 

Italy Venezia

Targa commemorativa sull'edificio in cui ha vissuto

La targa recita: "In questa casa / abitò / Alessandro Manzoni / negli anni 1803-1804".
Indirizzo: Campo San Maurizio, Venezia

 

Italy Livorno

Targa commemorativa

La targa recita: "Qui dove era la locanda del Boboli / alloggiò nell'agosto 1827 / Alessandro Manzoni / che sulle rive del Tirreno / prima che su quelle dell'Arno / riconobbe e ammirò / per i suoi nobili fini d'arte / la purezza dell'idioma toscano -- Il Comune di Livorno poneva nel 1940 / Centenario dei Promessi Sposi / La Società Generale Immobiliare di Lavori di Utilità Pubblica e Agricola Roma / sul ricostruito edificio ripristinava nel 1957"
Indirizzo: via Grande 128, Livorno.

 

Italy Pietrasanta, Lucca

Targa commemorativa

La targa recita: "S'alloggiò a Pietrasanta / prima terra di Toscana da quella parte / e lì cominciò il gusto d'intendere / proprio cogli orecchi / questa lingua che già mi parve deliziosa -- Lettera del 15 agosto 1827 a Tommaso Grossi -- Il municipio pose l'anno 2003".
Indirizzo: Piazza Carducci, Pietrasanta (Lucca).

 

I luoghi de I promessi sposi

Italy Milano

Targa commemorativa

La targa recita: "Qui era il Carrobbio di Porta Nuova e la Chiesa di Sant'Anastasia. - «C'era allora una croca nel mezzo, e, dirimpetto ad essa accanto a dove ora è San Francesco di Paola, una vecchia chiesa col titolo di Sant'Anastasia» - Promessi Sposi Ca. XXXIV".
Indirizzo: via Manzoni 31, Milano

 

Italy Lecco

Presunta casa di Lucia, quartiere Olate

Una delle possibili case di Lucia è quella nella località Olate, una proprietà privata che non è possibile visitare, ma che è contrassegnata da una targa esterna a indicarne il presunto legame con I Promessi Sposi.
Così come nella descrizione, la casa custodisce al suo interno una piccola corte: "Aveva quella casetta un piccolo cortile dinanzi, che la separava dalla strada, ed era cinto da un murettino..." (I Promessi Sposi, cap. 2)
Indirizzo: Via Caldone 19, Loc. Olate, Lecco

Presunta casa di Lucia, quartiere Acquate

Una seconda ipotesi su quella che potrebbe essere il riferimento per la casa di Lucia si trova nel quartiere di Acquate, un vecchio palazzo del 1600 dove si trova l'iscrizione "Tradizionale casa di Lucia".
Indirizzo: via Lucia 27, Lecco

Chiesa di Don Abbondio, quartiere Olate

La chiesa che gli studiosi di Manzoni identificano come quella di Don Abbondio si trova nel rione di Olate ed è la Chiesa dei Santi Vitale e Valeria, a pochi passi dalla presunta casa di Lucia. Dell'edificio originario rimane soltanto il campanile; il resto fu ricostruito nel 1767 e rimaneggiato nel 1934. È qui che dopo le travagliate vicende del romanzo, i due sposi convoleranno finalmente a nozze seguendo la tradizione cattolica secondo la quale il matrimonio deve celebrarsi nella parrocchia della sposa: "Venne la dispensa, venne l'assolutoria, venne quel benedetto giorno: i due promessi andarono, con sicurezza trionfale, proprio a quella chiesa, dove, proprio per bocca di don Abbondio, furono sposi" (I promessi sposi, cap. 37)
Indirizzo: Piazza Santi Vitale e Valeria, Lecco

Chiesa di Don Abbondio, quartiere Acquate

Anche nel quartiere di Olate c'è una chiesa che alcuni ritengono sia stata l'ispirazione per la chiesa di Don Abbondio: è la chiesa di San Giorgio Martire, fondata nel 1232 ma ampliata a più riprese. L'aspetto attuale risale alla metà del XIX secolo.
Indirizzo: Chiesa di San Giorgio Martire, Piazza Sagrato don Abbondio, loc. Acquate, Lecco

Tabernacolo dei bravi

All'inizio dei Promessi Sposi troviamo il celebre episodio in cui Don Abbondio percorre una stradicciola che a un certo punto si biforca: da una parte va al monte Resegone, mentre dall'altra prosegue scendendo a valle, costeggiata da un muretto, per poi ricongiungersi alla prima in prossimità di un tabernacolo. In questo punto Don Abbondio incontra i bravi. In molti hanno identificato questa stradicciola in via Tonio e Gervaso, la viuzza che da Viale Montegrappa sale verso il rione di Acquate.
Oggi all'inizio della strada, partendo da Viale Montegrappa, si trovano due targhe commemorative che citano due passi dei Promessi Sposi.
La prima recita: "Pro Lecco -- I muri interni delle due viottole... terminavano in un tabernacolo... Due uomini stavano, l’uno dirimpetto all’altro, al confluente... delle due viottole... a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de’ bravi -- (Promessi Sposi Cap. I)".
La seconda recita: "Pro Lecco -- La strada... si divideva in due viottole... quella a destra saliva verso il monte e menava alla cura -- (Promessi Sposi Cap. I)".
Percorrendo la viuzza in salita si giunge infine alla parrocchia di Acquate, la chiesa di San Giorgio Martire, che molti hanno identificato come quella di Don Abbondio. 
Indirizzo: via Tonio e Gervaso, Lecco

Palazzotto di Don Rodrigo

Il Palazzotto di Don Rodrigo è tradizionalmente identificato con una villa che si trova nel rione di Olate, in cima al poggio detto "Zucco". Era una villa che nel Seicento apparteneva alla famiglia Arrigoni di Introbio, poi passò a un conte spagnolo e infine nel 1937 fu demolita. L'aspetto attuale quindi non rispecchia quello che si presentava agli occhi del Manzoni.
Si può arrivare allo Zucco tramite una strada ripida e in salita, ma l'edificio è proprietà privata e chiuso al pubblico. Lo si riconosce subito: sorge in posizione sopraelevata, sul lato destro di via Luera, e presenta un'intonacatura a strisce gialle, rosa e verdi.
Salendo lungo via allo Zucco c'è inoltre una targa con una citazione manzoniana: "Pro Lecco -- Appiè del poggio... giaceva un mucchietto di casupole, abitate da contadini di don Rodrigo -- (Promessi Sposi Cap. V)".
Indirizzo: Via allo Zucco, Lecco

Castello dell'Innominato

Il Castello dell'Innominato viene tradizionalmente identificato nei resti di un castello trecentesco appartenuto alla famiglia Visconti, a Vercurago, nella frazione di Somasca. Oggi la fortezza conserva le mura e i bastioni originari, seppur danneggiati nel 1799 quando l'esercito austro-russo attaccò a colpi di cannone i francesi che si erano barricati tra le mura. mentre gli spazi coperti sono di epoche successive.
Indirizzo: Castello dell’Innominato, Vercurago, Fraz. Somasca, Lecco

Pescarenico

Nel Seicento questo odierno rione di Lecco era un villaggio di pescatori che detenevano il diritto di esercitare la pesca sull'adiacente tratto fluviale dell'Adda. Piazza Era era la piazza principale del quartiere. Pescarenico è l'unico luogo ad essere citato esplicitamente nei Promessi Sposi: qui si trovava il convento dei frati cappuccini, tra cui Fra Cristoforo, e da qui, più precisamente alla foce del torrente Bione, Lucia si imbarcherà per fuggire da Don Rodrigo.
Indirizzo: Pescarenico, Lecco

Ex convento dei Cappuccini e Chiesa dei Santi Materno e Lucia

Il convento dei frati cappuccini fu edificato nel 1576: di quel che era all'epoca rimangono soltanto alcune celle ed il cortile. Nel 1789 la struttura fu adibita a caserma per le truppe francesi e in seguito, nel 1810, venne venduta a privati. La chiesa adiacente faceva un tempo parte del convento ed è tuttora sede parrocchiale. "Il sole non era ancor tutto apparso sull’orizzonte, quando padre Cristoforo uscì dal suo convento di Pescarenico, per salire alla casetta dove era aspettato" (I promessi sposi).
Una targa commemorativa sulla facciata della chiesa parrocchiale recita: "Qui presso / al di fuori e in faccia all'entrata della terra / con di mezzo la strada / che da Lecco conduce a Bergamo / era situato / il convento di Pescarenico / che Alessandro Manzoni / consacrò e rese immortale / nel suo romanzo -- Nel cinquantenario della morte del sommo poeta".
Indirizzo: Piazza Padre Cristoforo, Pescarenico, Lecco
orario Orari di apertura: Visita della Chiesa: tutti i giorni dalle 7 alle 18 nel periodo estivo, dalle 7 alle 17 nel periodo invernale. Visita all'ex convento su prenotazione.

Targa dell'Addio ai monti

Sul parco del lungolago, all'angolo tra via Buozzi e via Battello, si trova un masso su cui è incastonata una targa che ricorda la notte in cui Renzo e Lucia abbandonano il paese natale per sfuggire a Don Rodrigo. L'iscrizione recita: "Addio monti, sorgenti dall'acque ed elevati al cielo cime inuguali -- Promessi Sposi Cap. VIII".
Indirizzo: parco del lungolago, all'incrocio tra via Buozzi e via Battello, Lecco

 

Italy Cormano

Casa di Agnese

Nel romanzo la madre di Agnese si rifugia dai parenti a Pasturo per sfuggire alla peste. In realtà anche questo paese non fu risparmiato dall'epidemia, come testimonia il registro del curato Pietro Platti, che segna una media di 21 decessi al giorno.
Una targa recita le parole che Don Abbondio rivolge a Renzo: "Agnese è andata a starsene nella Valsassina, da que’ suoi parenti, a Pasturo, sapete bene; ché là dicono che la peste non faccia il diavolo come qui" (I Promessi Sposi, cap. 33)
Indirizzo: Via Parrocchiale 9, Pasturo, Lecco

 

Nasceva oggi, nel 1847, Bram Stoker, l'autore di Dracula. Su questo colorato portone dublinese, che è una casa privata, non c'è nemmeno una targa, ma tutti nel quartiere di Clontarf sanno che lì nacque lo scrittore.
Se volete sbirciarne gli interni, potete guardare questo video girato da Irish Times https://youtu.be/hPtB1BKNT3E.
 
La casa si trova al numero 15 di Marino Crescent, Dublino, e quando fu messa in vendita nel 2012 il prezzo dell'immobile era "solo" 750.000€!!
 
Altri luoghi di Bram Stoker: http://bit.ly/bram_stoker

I luoghi di Percy Bysshe Shelley

 

Italy Firenze

Targa commemorativa sull'edificio dove soggiornò

La targa in Piazza della Stazione 2, presso la stazione Santa Maria Novella, è un omaggio al poeta romantico inglese, che visse a Firenze, a Palazzo Marini in via Valfonda, tra il 1819 e il 1820 e qui compose alcune delle sue opere come l'Ode al vento dell'ovest e Prometeo liberato. La targa recita: “Tra il 1819 e il 1820 / in questi luoghi / già di via Valfonda / Percy Bysshe Shelley / lavorò al "Prometeo liberato" / compose l'Ode al vento occidentale.”
Indirizzo: Piazza della Stazione 2, Firenze.

Italy Livorno

Targa commemorativa sull'edificio dove soggiornò

Villa Valsovano è la residenza in cui visse Shelley quando soggiornò a Livorno nell'estate 1819, accompagnato dalla moglie Mary Wollstonecraft Shelley. Si dice che qui abbia composto la tragedia "The Cenci".
Il quartiere è molto cambiato rispetto alla prima metà dell'Ottocento, quindi per poter vedere la villa oggi, è necesssario accedere da Via Filippo Venuti, tra l'incrocio con via San Gaetano e via del Fagiano. La villa, con l'intonaco giallo, le rifiniture bianche e le persiane verdi, è immersa tra edifici residenziali più moderni e dà l'impressione di essere un po' trascurata. Tuttavia una targa del 1962  ricorda il soggiorno di Shelley: “In questa casa già Villa Valsovano dimorò da metà giugno a fine settembre 1819 nel suo più lungo dei soggiorni livornesi Percy Bysshe Shelley tornato a ritemprare le forze e lo spirito nella pace della nostra amena campagna a lui inspiratrice di stupendi carmi. Scrisse allora tra l’altro la tragedia “I Cenci” e nell’estate seguente alloggiando poco lungi la poetica epistola a Mary Gisborne e la celebre ode “A un’allodola. --- Il comune di Livorno a ricordo dell'ospite illustre nel 140° anniversario della sua tragica fine nel mare toscano poneva l'8 luglio 1962”.
Indirizzo: Via Filippo Venuti 23, Livorno.
mappa

 

Italy Roma

Cimitero acattolico di Roma

Keats Shelley House

 

Italy San Terenzo, Lerici, La Spezia

Villa Magni

Villa Magni fu la residenza di Percy Bysshe Shelley e sua moglie Mary Godwin dall'aprile al settembre 1822. Qui risiedeva il poeta quando naufragò con la goletta Ariel l'8 luglio 1822, a 10 miglia da Viareggio, perdendo la vita.
Sull'edificio sono state apposte negli anni quattro targhe commemorative.
La prima targa riporta un'iscrizione di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi che fu preferita a quella di Paolo Mantegazza, cultore di Shelley che aveva anch'esso composto un'epigrafe: "Da questo portico in cui si abbatteva l'antica ombra di un leccio / il luglio del MDCCCXXII / Mary Godwin e Jame Williams attesero con lagrimante ansia / Percy Bysshe Shelley / che da Livorno su fragil legno veleggiando / era approdato per improvvisa fortuna / ai silenzi de le isole elisee -- "O benedette spiagge / Ove l'amore la libertà i sogni non hanno catene".
La seconda targa recita: "I still inhabit this divine bay / reading dramas and sailing and listening / to the most enchanting music -- Shelley / San Terenzo giugno 1822".
La terza targa recita: "A lonely house close by the seaside / surrounded by the soft and sublime / scenery of the bay of Lerici -- Shelley / San Terenzo maggio 1822".
La quarta targa recita: "I poeti sono specchi delle gigantesche / ombre che l'avvenire getta / sul presente. Forza che non è mossa ma che muove. / I poeti sono i non riconosciuti / legislatori del mondo. -- Percy B.Shelley / Lerici Golfo dei Poeti / Bicentenario della nascita / 1792 / 1992".
Indirizzo: via Paolo Mantegazza 15, San Terenzo, Lerici, La Spezia

 

 

Switzerland Cologny, Canton Ginevra

Villa Diodati

 

United Kingdom Londra

Targa commemorativa nell'Abbazia di Westminster

St. Pancras Old Church

 

United Kingdom Oxford

Shelley Memorial

Si tratta di un monumento dedicato al poeta che si trova nell'università di Oxford. Shelley l'aveva frequentata per breve tempo perché fu poi espulso per aver pubblicato il saggio La necessità dell'ateismo.
Il monumento consiste in una statua in marmo che rappresenta il poeta morto e nudo dopo il naufragio avvenuto a largo di Viareggio nel 1822.
La scultura, realizzata da Edward Onslow Ford, è posta su un basamento sclpito che ritrae due leoni alati e una donna affranta. Il monumento si trova all'interno di una stanza arredata in stile tardo vittoriano, progettata da Basil Champneys.
Originariamente la statua, commissionata dalla nuora del poeta, doveva essere posta sopra la tomba di Shelley nel Cimitero del Testaccio, a Roma. Infatti l'amico Edward John Trelawny aveva acquistato il terreno adiacente a quello in cui era stato sepolto il poeta, espimendo la volontà che anche le sue ceneri fossero qui sepolte alla sua morte (con tanto di epitaffio sulla lapide che citava la poesia Epitaph di Shelley). Quando morì nel 1881, le sue ceneri furono quindi portate a Roma e sepolte accanto a quelle di Shelley, ma i discendenti di Trelawny si resero conto che la statua realizzata da Ford era troppo grande per essere posizionata in quell'appezzamento, quindi non poterono esaudire fino in fondo le richieste del loro avo. La statua fu così donata dalla nuora del poeta, Lady Shelley, all'università di Oxford e fu inaugurata il 14 giugno 1893.
Il monumento si trova nel terreno in cui Robert Boyle e Robert Hooke facevano gli esperimenti mentre erano studenti dell'univerisità e che permisero a Boyle di scorprire la legge di chimica che prende il suo nome.

 

United Kingdom Bournemouth, Dorset

Resti del cuore di Shelley nel St Peter's Church

Alla morte di Shelley, la moglie Mary aveva salvato il cuore del poeta dalla cremazione del corpo. Alla morte della scrittrice nel 1851, nel suo feretro furono posti anche i resti del cuore del marito, avvolti in un manoscritto dello stesso Shelley, Adonaïs: An Elegy on the Death of John Keats.
La scrittrice, inoltre, aveva espresso il desiderio di venire sepolta assieme ai genitori, i cui resti si trovavano nel cimitero di St Pancras Old Church, a Londra. Così il figlio Percy Florence e la moglie Jane fecero traslare le salme dei nonni per farle interrare a Bournemouth.
Oggi una targa commemorativa posta nel cimitero recita: "In this churchyard lie the mortal remains of Mary Shelley, author of Frankenstein; her father William, author of Political Justice; her mother Mary, author of The Rights of Women; her son Percy, Jane his wife; and the heart of Percy Bysshe Shelley, her husband, the poet".

 

United Kingdom Christchurch, Dorset

Shelley Memorial

Il monumento in marmo, commissionato dal figlio Percy Florence e realizzato negli anni 1853-54 da Henry Weekes, rappresenta Mary Shelley che piange tenendo tra le braccia il corpo esanime del marito, in una composizione che ricorda vagamente la Pietà michelangiolesca.
La scultura era originariamente destinata alla St. Peter's Church di Bournemouth, dove è sepolta Mary Shelley, ma la chiesa rifiutò l'opera per l'eccessivo realismo nel rappresentare il corpo senza vita. Il monumento trovò successiva collocazione nel monastero di Christchurch (Christchurch Priory), nel Dorset.

 

I luoghi di Carlo Emilio Gadda

 

Italy Firenze

Targa commemorativa sull'edificio dove visse

Gadda vive a Firenze dal 1940 al 1950, dove finalmente si dedica alla letteratura, lasciando la sua precedente professione di ingegnere. In questo appartamento scriverà a puntate una delle sue opere più famose, “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”. La targa recita: “In questa casa visse / dal 1940 al 1950 / il milanese ingegnere / Carlo Emilio Gadda / sceso manzonianamente a Firenze / a impararvi la lingua / e a riscattarvi la vocazione letteraria / e qui in anni bui / confortato da scelte amicizie / scrisse la grande maccheronea / del “Pasticciaccio”. / Il Comune di Firenze 1994”.
Indirizzo: Via Emanuele Repetti 11, Firenze

 

Italy Roma

Tomba al Cimitero acattolico di Roma

Targa commemorativa in Via Merulana

In Via Merulana, nel rione Monti, che prende il nome dai "prata Meruli", ovvero i possedimenti della famiglia Meruli, si trova una targa, apposta dal Comune di Roma nel 1997, che ricorda lo scrittore: "A questa via / all'umanità vitale e dolente / della Roma fra le due guerre / si ispirò / Carlo Emilio Gadda / per il suo Pasticciaccio / Capolavoro della letteratura del '900. / MCMXCVII". La targa si trova al numero 268, anche se la storia fa riferimento ad un palazzo al numero 219.
Indirizzo: Via Merulana 268, Rione Monti, Roma

 

Italy L'Aquila

Carlo Emilio Gadda fu inviato come corrispondente all'Aquila da dal direttore della Gazzetta del Popolo di Torino, Ermanno Amicucci, tra il 1934 e il 1935. L'occasione fu l’inaugurazione di alcune spettacolari strutture turistico-ricettive sul Gran Sasso. I sei articoli apparsi sul quotidiano torinese furono poi raccolti con altri scritti di Gadda nel volume Le meraviglie d'Italia stampato presso i Fratelli Parenti di Firenze nel 1939. [Fonte]
Di Piazza del Duomo scrisse: "Lasciatemi qui, dove la piazza chiara si apre, declive ai gradini all’arco e alle torri del Duomo: piena di tende, di gabbie di polli: fruttifera e insigne di peperoni, di bretelle, di padelle, di pantofole, di paralumi e di piatti mal cotti…".

 

I luoghi di Antonio Gramsci

Italy Torino

Targa commemorativa sull'edificio in cui visse

Antonio Gramsci visse a Torino negli anni 1919-21. Nella casa dove risiedette è posta oggi una targa che recita: "Qui / Antonio Gramsci / abitò negli anni 1919-21 / nelle lotte operaie / contro l'imcombente reazione / forgiando / il Partito Comunista / guida decisiva / per la libertà e il socialismo --- Nel XX della morte / i comunisti torinesi / posero / 27 aprile 1957”.
Indirizzo: Piazza Carlo Emanuele II 15, Torino

Targa commemorativa sull'edificio dove visse e fondò la rivista L'Ordine Nuovo

Vicino l'angolo con via XX settembre, là dove oggi si trova una banca, negli anni 1919-20 Gramsci fondò assieme a Togliatti e altri intellettuali la rivista L'Ordine Nuovo. La lapide così recita: “La forte volontà e la mente luminosa di Antonio Gramsci - stretti attorno a lui gli operai torinesi - contro la barbarie fascista irrompente - l'«Ordine Nuovo» stendardo di libertà qui nella bufera levarono -tennero fermo- Torino memore reverente 27-IV-1949”.
Indirizzo: Via dell'Arcivescovado 6, Torino

 

Italy Roma

Tomba al Cimitero acattolico di Roma 

 

 

 

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Autori correlati

 

Vittorio Alfieri


Hans Christian Andersen


Ludovico Ariosto


Ingebor Bachmann

Targa commemorativa sull'edificio in cui visse

La targa ricorda il soggiorno a Roma della scrittrice austriaca e recita: «Ho visto che dicendo Roma si evoca / ancora il mondo e che la chiave della forza / sono quattro lettere S.P.Q.R.» - Ingebor Bachmann -- Qui visse e lavorò dal 1966 al 1971 / la poetessa e scrittrice austriaca / Ingeborg Bachmann - Roma, 18-12-2000".
Indirizzo: via Bocca di Leone 60, Roma

Edificio in cui visse fino alla morte

Dopo aver vissuto in via Bocca di Leone 60, la scrittrice austriaca si trasferì in Via Giulia. Qui, la sera del 2 ottobre 1973, incendiò accidentalmente la propria vestaglia di nylon con una sigaretta e, anche a causa dello stato di torpore indotto dai tranquillanti che stava assumendo, si ustionò gravemente. Fu portata all'ospedale dove morì il 17 ottobre.
Indirizzo: via Giulia 66, Roma


George Gordon Lord Byron


Elizabeth Barrett Browning


Robert Browning


Giorgio Caproni

Targa commemorativa sull'edificio in cui visse

La targa commemorativa indica il luogo in cui è vissuto il poeta dal 1949 al 1967 e recita: «Qui visse il poeta / Giorgio Caproni / dal 1949 al 1967 / ...perch’io, che nella notte abito solo, / anch’io, di notte, strusciando un cerino / sul muro, accendo cauto una candela / bianca nella mia mente – apro una vela...» / Il Municipio Roma XVI / a venti anni dalla morte / 22 gennaio 2010".
Indirizzo: via Oreste Regnoli 17, Roma


Pietro Cossa

Targa commemorativa

La targa recita: "S.P.Q.R. -- In questa casa / a di XXV gennaio MDCCCXXX / nasceva / Pietro Cossa / che / l'opera gloriosa / di Metastasio e d'Alfieri / rinnovellando / all'italiana letteratura / la teatrale corona / rinverdiva / con gli immortali suoi drammi -- MDCCCLXXXII".
Indirizzo: via Governo vecchio 14, Roma


Gabriele D'Annunzio


Ferdowsi

Monumento commemorativo a Villa Borghese


Carlo Emilio Gadda


Nizami Ganjavi

Monumento commemorativo a Villa Borghese


Johann Wolfgang von Goethe


Nikolaj Gogol'

Monumento commemorativo a Villa Borghese


Antonio Gramsci


Nathaniel Hawthorne

Hawthorne arrivò a Roma il 19 gennaio 1858 con la moglie, i tre figli e la governante, e si stabilì pochi giorni dopo (il 22) a Palazzo Lazarani in Via di Porta Pinciana, dove rimase fino a giugno dello stesso anno. All'epoca era già uno scrittore affermato (La lettera scarlatta era stata pubblicata nel 1850) e da questo soggiorno in Italia trasse ispirazione per il romanzo Il fauno di marmo (The Marble Faun).
Il primo impatto dello scrittore con Roma non fu positivo: oltre al fatto che appena arrivato prese subito l'influenza assieme a tutta la sua famiglia, rimase inoltre impressionato in negativo dallo stato in cui versava la città (le strade strette, la loro pavimentazione sconnessa, gli odori, i sapori del cibo), considerandola un cumulo di rovine che racconta storie di violenza e soprusi. Provava inoltre avversione per la Chiesa cattolica, considerandola contraddittoria per la corruzione e lo sfarzo ostentato mentre predica la modestia, e criticava l'allestimento dei riti del cattolicesimo, essendo lui stato educato secondo i precetti del Puritanesimo. 
Partì il 24 maggio per trasferirsi a Firenze per i mesi estivi. Tornò a Roma dall'ottobre 1858 al maggio 1859, soggiornando a Palazzo Poli, nei pressi di Piazza di Trevi.

Musei Capitolini

Nella Sala del Gladiatore dei Musei Capitolini è esposto il Satiro in riposo, una scultura di epoca imperiale (130 d.C. circa) che riproduce l'originale dello scultore greco Prassitele risalente al IV secolo a.C. Hawthorne visitò il museo durante la sua visita a Roma nel 1858 e ne trasse ispirazione per la stesura del suo romanzo Il fauno di marmo (The Marble Faun).
Indirizzo: Piazza del Campidoglio 1, Roma
sitoSito: www.museicapitolini.org
a-pagamento
 Ingresso a pagamento.
orario Orari di apertura: tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30. Il 24 e il 31 dicembre chiusura anticipata alle 14.00. Chiuso i giorni 1° gennaio, 1° maggio, 25 dicembre.


John Keats


Giacomo Leopardi


Alberto Moravia


Mario Praz

Casa Museo Mario Praz

Il celebre anglista visse in questo palazzo dal 1969 al 1982, anno della morte, dove si era trasferito da Palazzo Ricci in via Giulia. Il museo espone oltre 1200 oggetti d'arte: dipinti, sculture, mobili d'antiquariato e altri oggetti ricercati che lo studioso aveva collezionato nell'arco della sua vita.
Il museo è stato acquisito dallo Stato nel 1986 e aperto al pubblico.
Indirizzo: Palazzo Primoli, via Zanardelli 1, Roma
sito Sito: www.polomusealelazio.beniculturali.it/index.php?it/249/casa-museo-mario-praz 
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: Giovedì dalle 14.30 alle 19.00, venerdì dalle 14.30 alle 19.00, sabato dalle 9.00 alle 13.30

 

Aleksandr Puškin

Monumento commemorativo a Villa Borghese


Walter Scott


Percy Bysshe Shelley


Ahmed Shawqi

Monumento commemorativo a Villa Borghese


Henryk Sienkiewicz

Monumento commemorativo a Villa Borghese


Ignazio Silone


Juliusz Słowacki

Targa commemorativa

La targa ricorda il soggiorno del poeta polacco a Roma nel 1836 e recita: "In questa casa / soggiornò nell'anno 1836 / Juliusz Słowacki / poeta romantico polacco / Polacchi e italiani celebrandone / il 150° anniversario della nascita / posero".
Indirizzo: Via del Babuino 164, Roma.


Stendhal


William Makepeace Thackeray

Thackeray soggiornò a Roma negli anni 1844-45 e in seguito, con la propria famiglia, nel 1853-54, quando era già diventato famoso come romanziere per aver pubblicato La fiera delle vanità. Durante il primo soggiorno, spinto dalla volontà di conoscere e frequentare i pittori che all'epoca soggiornavano a Roma, aveva alloggiato al famoso Hotel d’Allemagne di Ettore Franz, tra Via Condotti e Piazza di Spagna. in via Condotti.
La seconda volta arrivò a Roma il 3 dicembre 1853 accompagnato dalle due figlie, Anne Isabella e Jane, e un servitore, ma senza la moglie, malata di mente da anni, lasciata in Inghilterra. Alloggiarono nell'Hotel d'Allemagne in via Condotti, lo stesso dove Thackeray aveva soggiornato nella precedente visita a Roma. Poco dopo, su suggerimento dei poeti Robert e Elizabeth Browning che all'epoca vivevano in città, la famiglia Thackeray si trasferisce nel palazzo Poniatowski in via della Croce 81, un palazzo appartenuto a Stanislao Poniatowski, nipote del re di Polonia Stanislao Augusto. All'epoca il grande appartamento in questione si trovava proprio sopra la pasticceria Spillmann, tanto apprezzata dallo scrittore.
La figlia Anne descrive l'appartamento: "Salimmo una larga scala di pietra con una bella balaustrata in ferro battuto, suonammo un tintinnante campanello, ed una piccola donna anziana in corpetto, che portava l'imponente cognome di Ercole, venne ad aprirci la porta e ci guidò poi di stanza in stanza finché giungemmo in un salotto con sette finestre che ci strappò grida di ammirazione. Fra le altre stanze della casa vi era una specie di museo con oggetti cinesi, una biblioteca, una sala da pranzo con una stufa di ottone a carbone nel centro, ed inoltre una camera da letto, uno spogliatoio ed un camerino per il servitore di mio padre. [...] All'ora di colazione mio padre ci mandò abbasso al negozio di pasticceria, dove banchettammo con torte alla crema e "petits fours" e poi ordinammo la cena da una "trattoria" lì vicino."
Durante questo periodo Thackeray scrisse e realizzò le illustrazioni de La rosa e l'anello, un racconto concepito nel periodo natalizio del 1853 per divertire le figlie e i bambini degli amici, tra cui Pen Browning (figlio dei poeti Browning) e Edith Story (figlia dello storico William Wetmore Story).
Il ricordo di questo soggiorno ritorna anche in alcuni capitoli del romanzo I Nuovi Venuti (The Newcomes), alcuni dei quali scritti proprio a Roma. I riferimenti autobiografici sono molti, tra cui il giovane Clive Newcome che arriva a Roma per ispirarsi ai pittori che soggiornavano nella città, così come aveva scelto di fare Thackeray nel suo primo viaggio romano, e frequenta il "Caffè Greco", il popolare caffè di Via Condotti.
[FontiLuciana Frapiselli, Il soggiorno della famiglia Thackeray a Roma e sue influenze letterarie, in "Strenna dei Romanisti. Natale di Roma 1990". Editrice Roma Amor, 1990]

Palazzo Poniatowski

Qui Thackeray soggiornò con le figlie dal dicembre 1853 al febbraio 1854. Il palazzo, costruito nel 1794 da Giuseppe Valadier, apparteneva al principe Stanislao Poniatowski, nipote del re di Polonia Stanislao Augusto.
Indirizzo: via della Croce 78 (all'angolo con via Bocca di Leone), Roma


Federigo Tozzi

Targa commemorativa sulla casa in cui è deceduto

La targa recita: "In questa casa / mentre più fervido era il suo impegno / concluse i suoi giorni a trentasette anni / il 21 marzo 1920 lo scrittore senese / Federigo Tozzi -- Il Comune di Roma / e / l'Associazione senesi e grossetani / residenti in Roma / nell'anno 2005".
Indirizzo: Via del Gesù (Rione Pigna), Roma


Garcilaso de la Vega

Monumento commemorativo a Villa Borghese


 

Luoghi correlati

Cimitero acattolico del Testaccio

Keats Shelley House

Villa Borghese


Leggere prima di partire per... Roma

Narrativa

Gabriele D'Annunzio, Il piacere
Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
Nicolaj Vasil'evic Gogol', Roma
Elsa Morante, La storia
Alberto Moravia, Gli indifferenti
Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita

 

Breve biografia

Vittorio Alfieri è considerato il più importante poeta tragico del Settecento italiano.
Nasce nel 1749 ad Asti, ma frequenta l'Accademia militare a Torino (che all'epoca sorgeva tra piazza Castello e via Verdi) per otto anni fino al 1766, per poi dare inizio ad una serie di viaggi per l'Italia e l'Europa, durante il quale conosce gli intellettuali di altri paesi e forma una coscienza politica.
Tornato a Torino nel 1772, inizia a scrivere tragedie. La prima, Cleopatra, viene portata in scena con successo al Teatro Carignano di Torino nel 1775. Fino al 1790 continuerà un prolifico periodo di scrittura: compone 19 tragedie, incentrate sul conflitto tra tirannia e libertà dell'individuo, fra cui Saul, Mirra, Antigone e Agamennone, una autobiografia ("Vita"), una raccolta di poesie (Rime) e trattati poltiici come Della tirannide e Del principe e delle lettere.
Dal 1777 vive in Toscana, a Pisa, Firenze e poi Siena. Inizia in questo periodo la relazione amorosa con al contessa d'Albany, moglie di Carlo Edoardo Stuart, pretendente al trono d'Inghilterra, un rapporto che durerà fino alla sua morte.
Tra 1783 e 1792 riprende a viaggiare per l'Europa, passando per Parigi dove assiste ai moti rivoluzionari di Parigi, rimanendo profondamente amareggiato lo sviluppo degli eventi e per la "la sacra e sublime causa della libertà in tal modo tradita".
Torna a Firenze dove scrive le Satire, alcune commedie e termina la sua autobiografia. Muore nel 1803 a 54 anni. Viene sepolto nella Basilica di Santa Croce, dove uno splendido monumento funebre di Antonio Canova ne celebra la memoria.

I luoghi di Vittorio Alfieri

Italy Asti

Casa natale

Alfieri nacque ad Asti il 16 febbraio 1749 (anche se lui scrisse "il 17 di gennaio dell'anno 1749"), figlio del conte di Cortemilia che morì lo stesso anno, e di Monica Marianna Maillard di Tournon. Il palazzo era proprietà degli Alfieri sin dalla metà del Seicento: all'epoca si affacciava sulla contrada Maestra di fronte al Monastero di Santa Chiara, laddove oggi sorge la Chiesa di San Giuseppe. Qui lo scrittore visse dal 1749 al 1754 per poi trasferirsi nella residenza del marito della madre, risposatasi dopo la morte del padre di Alfieri. L'edificio fu ceduto dallo stesso scrittore alla sorella Giulia nel 1778 in cambio di un vitalizio. Nel 1901 fu acquistato dal conte Leonetto Ottolenghi che per volontà testamentaria lo donò al Comune di Asti. Oggi nella casa natale si trova la sede della Fondazione "Centro di Studi Alfieriani".
Indirizzo: Corso Vittorio Alfieri 375, Asti.

Seconda residenza ad Asti

Quando la madre, rimasta vedova, si risposò ne 1754 con il cavalier Giacinto Alfieri di Magliano e Castagnole, anche Vittorio si trasferisce nella nuova abitazione dove vivrà dal 1754 al 1758. A questo periodo fanno riferimento alcuni episodi narrati nella prima parte della Vita. Lo scrittore vi ritornò nel giugno 1784 (ne parla sempre nella Vita) per fare visita alla madre, che qui morì nel 1792.
L'edificio in questione è stato demolito e ricostruito nel 1957, oggi ospita l'Istituto delle Suore Domenicane.
Indirizzo: Piazza Cagni Umberto, Asti

 

Italy Torino

Iscrizione sulla sua residenza

Nell'ultimo tratto dei portici prima della chiesa di San Carlo c'è una targa che recita: “Vittorio Alfieri in questa casa scrisse le prime sue tragedie dal 1774 al 1777”.
“...la più bella piazza di Torino e una delle più belle d'Italia per l'armonia delle sue proporzioni... dei palazzi e la felice scenografia delle due chiese...”
Indirizzo: Piazza San Carlo, Torino

Targa e busto commemorativo

La targa commemorativa, accompagnata da un busto di bronzo raffigurante l'Alfieri, così recita: “A Vittorio Alfieri / cittadino e poeta / dell'anima nazionale / risvegliatore. / I torinesi / 1903”.
Indirizzo: Piazza Carignano 6, Torino

Teatro Carignano

Costruito nel XVII secolo e ristrutturato nel 1752 su progetto di Benedetto Alfieri, era adibito alla rappresentazione di commedie per la famiglia dei Principi di Carignano e l'aristocrazia. Qui il 16 giugno 1775 si tenne la prima rappresentazione di Cleopatra di Vittorio Alfieri che fu un grande successo di critica. Dal 1977 è gestito dalla fondazione Teatro Stabile di Torino.
Indirizzo: Piazza Carignano 6, Torino.

Italy Firenze

Targa commemorativa sull'edificio dove visse e morì

Sull'edificio che ospita il consolato britannico, si staglia la targa che ricorda il luogo dove Alfieri visse e morì. La targa recita “Vittorio Alfieri principe della tragedia / per la gloria e rigenerazione dell'Italia / qui con magnanimo ardire molti anni dettò e morì”.
Indirizzo: Lungarno Corsini 2, Firenze

Sepolcro nella Basilica di Santa Croce

 

Italy Roma

Targa commemorativa

La targa, dedicata all'Alfieri, si trova sul lato del Teatro dell'Opera che dà in via Torino, dove si trovava il Villino degli Strozzi, e così recita: "A Vittorio Alfieri / che / a severità le lettere / a libertà le coscienze / ricondusse d'Italia / nel Villino degli Strozzi / che sorgeva in questo luogo / scrisse la "Merope" e il "Saul" --- Il Municipio di Roma / a perpetuo ricordo / pose --- IX febbraio MCMXXIII".
Indirizzo: via Torino, Rione Castro Pretorio, Roma

 

Il nostro itinerario parte dalla stazione ferroviaria centrale, Firenze Santa Maria Novella, e si snoda attraverso alcuni luoghi significativi che rappresentano il legame che molti scrittori attraverso i secoli hanno avuto con la città.

Info
orario Un'ora
costo Gratuito
bus A piedi.

Prima parte

Dalla stazione Santa Maria Novella alla Basilica di Santa Croce

1. Percy Bysshe Shelley e Mary Wollstonecraft Shelley

Prendendo l'uscita sinistra (dando le spalle ai binari) della stazione e attraversando la strada al semaforo e svoltando a destra, poco prima del McDonald's troverete sulla sinistra una targa commemorativa che ricorda quella che fu la residenza fiorentina del poeta inglese Percy Bysshe Shelley. Qui, tra il 1919 e il 1920, Shelley visse con la moglie Mary Wollstonecraft Shelley e vi compose la famosa Ode al vento occidentale (Ode to the West Wind) e scrisse parte del Prometeo Liberato (Prometheus Unbound).

2. John Milton

Proseguendo dritto e oltrepassando Piazza Unità d'Italia, arriverete in via Panzani. La prima traversa sulla sinistra è Via del Giglio. Qui, al numero 11, si trova la casa dove negli anni 1638 e 1639 soggiornò il poeta inglese John Milton, presso il palazzo dei Gaddi. Milton, giunto in Italia per studiare i classici, visse in città circa due mesi, durante i quali conobbe molti intellettuali, tra cui Galileo Galilei, all'epoca confinato nella sua casa di Arcetri, e i membri dell'Accademia della Crusca. Un resoconto del viaggio si può trovare nel trattato Defensio Secunda del 1654. Oggi, in via del Giglio si trova una targa commemorativa per ricordare il poeta.

3. Carlo Collodi

Ritornando su via Panzani e proseguendo verso l'incrocio con via dei Cerretani, via dei Banchi e via dei Rondinelli, proprio in quest'ultima al numero 7, sopra il negozio Richard Ginori, si trova una targa che ricorda il soggiorno di Carlo Lorenzini, in arte Collodi, il "padre" di Pinocchio, vissuto in età matura presso Palazzo Ginori.

4. George Eliot

Proseguendo drittoin Via dei Rondinelli, vi ritroverete all'inizio di via dei Tornabuoni. Qui, al numero 13, visse la scrittrice inglese Mary Ann Evans, nota con lo pseudonimo "George Eliot" e autrice di molti romanzi tra cui Il mulino sulla Floss (The Mill on the Floss) e Middlemarch. George Eliot soggiornò più volte in città presso un albergo che all'epoca si chiamava “Hotel Londres et Suisse”. Durante le sue due visite, la prima nel 1860, la seconda dal 1862 al 1863, scrisse un romanzo ambientato nella Firenze del Quattrocento dal titolo Romola. Oggi in via dei Tornabuoni si trova una targa sull'edificio in cui soggiornò.

5. Giovan Pietro Vieusseux, Ludovico Ariosto e Hermann Melville

Proseguendo per via dei Tornabuoni arriverete in Piazza Santa Trinita, sovrastata da tre importanti palazzi storici: Palazzo Bartolini Salimbeni, Palazzo Spini Feroni (oggi sede del Museo Salvatore Ferragamo) e Palazzo Buondelmonti. Proprio su quest'ultimo vi sono apposte due targhe che ne ricordano il legame con Ludovico Ariosto e Giovan Pietro Vieusseux. Ariosto vi soggiornò più volte come ospite di Zanobi Buondelmonti, Vieusseux invece vi visse fino alla morte nel 1863 e vi aprì nel 1819 il Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux che dal 1873 al 1898 ebbe sede nell'adiacente Palazzo Spini Feroni (la sede attuale è Palazzo Strozzi). Le sale del Gabinetto Vieusseux videro numerosi intellettuali dell'epoca, come il Libro dei Soci testimonia, tra cui Giacomo Leopardi, Alessandro Manzoni, Arthur Schopenhauer, Stendhal, William Makepeace Thackeray, John Ruskin, Robert Browning, Théophile Gautier, Fëdor Dostoevskij, Michail Bakunin, Carlo Lorenzini (Collodi).
Palazzo Bartolini Salimbeni invece era un tempo la sede dell'Hotel du Nord, aperto nel 1839, dove nel 1857 vi soggiornò Herman Melville. Melville, come scrive sul suo diario, era solito frequentare il Caffè Doney (ne parliamo più ampiamente qui), sito sempre in via Tornabuoni, un caffè fiorentino molto popolare dalla fine dell'Ottocento, chiuso nel 1986, e ritrovo di intellettuali e aristocratici.

6. Caffè Letterario Le Giubbe Rosse

Da piazza Santa Trinita tornate un poco indietro per imboccare Via Strozzi in direzione Piazza della Repubblica, dove vi ritroverete Palazzo Strozzi sulla sinistra. Palazzo Strozzi è dal 1940 la sede principale del già citato Gabinetto G.P. Vieusseux con la sua biblioteca e i suoi preziosi archivi di documenti otto-novecenteschi.
Arrivati in Piazza della Repubblica troverete sul lato destro della piazza il famoso Caffè Letterario Le Giubbe Rosse. Fondato nel 1896 come Caffé-Birreria dai fratelli Reininghaus, prese il nome dalle giubbe di colore rosso che i camerieri indossavano secondo la moda viennese del tempo. Dal 1912 è stato fu il punto di riferimento degli esponenti del movimento futurista come Filippo Tommaso Marinetti, Aldo Palazzeschi, Carlo Carrà, Umberto Boccioni e Luigi Russolo e dopo la prima guerra mondiale divenne luogo di incontro per scrittori e poeti come Eugenio Montale, Umberto Saba, Carlo Emilio Gadda, Elio Vittorini, Salvatore Quasimodo, Dino Campana, Carlo Bo, Mario Luzi, Oreste Macrì, Tommaso Landolfi, Alfonso Gatto, Vasco Pratolini, Alessandro Parronchi, Pietro Bigongiari. All'interno del locale sono custodite numerose testimonianze storiche come fotografie e illustrazioni che ricostruiscono la storia del caffè letterario.

7. Chiesa di Dante Alighieri

Da Piazza della Repubblica proseguite dritto intersecando via dei Calzaiuoli e entrando in via del Corso. Quasi alla fine di Via del Corso troverete sulla destra Via Santa Margherita. In questa zona si trovano alcuni luoghi importanti legati alla vita di Dante Alighieri. Innanzitutto la piccola chiesa, Santa Margherita dei Cerchi, dove Dante vide per la prima volta Beatrice e dove lei si sposò con Simone de' Bardi. All'interno, oltre ad un quadro che raffigura Dante mentre osserva Beatrice che passeggia con la madre e la nutrice, si trova la tomba di Folco Portinari, padre di Beatrice, e secondo quanto indicato dalla lapide anche la tomba di Beatrice stessa, qui sepolta l'8 giugno 1291 (presumibilmente però Beatrice non fu sepolta qui ma nella tomba della famiglia del marito, nel chiostro di Santa Croce). Si è comunque diffusa l'usanza di lasciare biglietti (prevalentemente d'amore) in una cesta presso la lapide tombale di Beatrice.

8. Casa di Dante Alighieri

Proseguendo lungo via Santa Margherita sulla destra troverete la Casa Museo di Dante. In realtà non si tratta della vera casa di Dante Alighieri, ma di un edificio più recente all'interno del quale è stata allestita una mostra dedicata al poeta e alla vita della Firenze ai tempi di Dante. Sebbene non contenga cimeli o manoscritti danteschi, potrebbe essere particolarmente interessante per chi vuole approfondire l'argomento.
Quella che fu la vera casa di Dante Alighieri si trova invece poco più avanti, oltre nella piazzetta adiacente al sopracitato museo. Svoltando a destra in via Dante Alighieri vi ritroverete subito sulla sinistra Piazza San Martino e la Torre della Castagna, una torre edificata già nell'anno mille. Qui una targa indica l'edificio in cui visse Dante, una struttura che purtroppo non conserva più l'aspetto trecentesco.
Anche la chiesa che si trova di fronte alla torre, San Martino al Vescovo, è legata al poeta perché era patronata dalle famiglie degli Alighieri e dei Donati e presumibilmente Dante vi sposò Gemma Donati.

9. Vasco Pratolini

Da piazza San Martino proseguite in Via dei Magazzini dove al numero 1 troverete la casa in cui nel 1913 nacque Vasco Pratolini. Troverete una targa installata nel 1996 a indicare il luogo. Pratolini scrisse un racconto largamente autobiografico intitolato proprio Via de' Magazzini, dove rievoca gli anni d'infanzia vissuti assieme alla nonna in questa via a pochi passi da Piazza della Signoria.
Arrivate in fondo a Via dei Magazzini. Sbucherete in Piazza della Signoria. Da qui prendete sulla sinistra Via dei Gondi e proseguite attraversando l'incrocio con via dei Leoni e procedendo dritto lungo Borgo dei Greci, alla fine del quale vi ritroverete in Piazza Santa Croce.


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Henry James è stato un visitatore appassionato di Venezia. Quattordici visite tra il 1869 e il 1907, oltre a numerosi romanzi e racconti qui ambientati, da La principessa Casamassima a Il carteggio Aspern, e poi Le ali della colomba, Lo chaperon... Un amore che si consolida nel tempo e che traspira anche dalle pagine delle sue lettere e resoconti di viaggio dove l'autore osserva la vita e i bellissimi scorci di questa città.

Questo breve itinerario attraversa una parte di Venezia seguendo quelli che sono stati alcuni dei luoghi significativi per Henry James, collocati in un'area limitata per rendere l'itinerario il più lineare possibile.

Info
orario 2-3 ore
costo Gratuito
bus A piedi

1. Palazzo Soranzo Cappello

Palazzo di Juliana Bordereau e Miss Tina in Il carteggio Aspern.

 Partendo dalla Stazione FS Venezia Santa Lucia, la prima destinazione è il Palazzo Soranzo Cappello, celebre ambientazione del romanzo Il carteggio Aspern.
Attraversate il Ponte degli Scalzi, subito fuori dalla stazione, e proseguite dritto in Calle lunga per circa ottanta metri, poi svoltate a sinistra in Calle Bergami S. Croce. Attraversate il ponte e imboccate Fondamenta Garzotti sulla destra. Proseguite per circa 100 metri, durante i quali già potrete vedere il palazzo Soranzo Capello sull'altro lato del canale, e riattraversate il ponte all'altezza di Corte Canal. Subito riprendete la strada che costeggia il canale, Fondamenta Gradenigo e raggiungete il palazzo, di colore rosa, 50 metri più avanti rispetto al ponte appena attraversato, prima dell'arco che vi troverete sulla strada. Oggi il palazzo è sede della "Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso" ed è famoso per il giardino che ha ispirato anche Gabriele D'Annunzio per Il fuoco.
Henry James invece prende questo palazzo con relativo giardino come ispirazione per la residenza di Juliana Bordereau, donna amata da Aspern in vita e custode di alcuni suoi documenti, e sua nipote Tina.

 

2. Palazzo Barbaro Curtis e Casa Alvisi.

Residenza di Henry James (il primo) e salotto letterario di Katherine Bronson (la seconda).

Per proseguire è necessario prendere il vaporetto. Tornate alla Stazione Santa Lucia e prendete il Vaporetto ACTV linea 1 o 2, che percorre Canal Grande e che vi permetterà di raggiungere facilmente Piazza San Marco e di vedere esternamente due palazzi cari a Henry James: Palazzo Barbaro Curtis e Casa Alvisi. Entrambi i palazzi si trovano oltre il Ponte dell'Accademia, quindi godetevi il tragitto nello splendido Canal Grande fino al suddetto ponte, che riconoscerete per la sua struttura in legno (è l'ultimo dei quattro ponti che attraversano il Canal Grande ed è successivo al Ponte di Rialto). Subito dopo aver oltrepassato il Ponte dell'Accademia vi troverete sulla sinistra Palazzo Cavalli Franchetti, la cui facciata gialla è ornata da splendide decorazioni in stile neogotico. Il palazzo che subito viene a seguire è Palazzo Barbaro-Curtis. La parte di sinistra è quella più antica e risale al XV secolo. Il palazzo fu acquistato da due mercanti di Boston, i coniugi Curtis, nel 1885 e qui vi si sviluppò un circolo di intellettuali a cui partecipò Henry James e altri artisti come Robert Browning e Claude Monet. Henry James inoltre vi ambientò il romanzo Le ali della colomba rinominando il palazzo "Palazzo Leoporelli".

Poco più avanti, sullo stesso lato troverete Palazzo Michiel Alvisi, la cui facciata è piuttosto anonima, di colore rosa. L'edificio presenta al primo piano quattro finestre in fila e tre balconi, due piccoli e uno grande centrale).  Potete prendere come punto di riferimento il Westlin Europa & Regina Hotel, che lo segue poco dopo e che è ben riconoscibile per l'insegna "Regina" e la facciata color giallo pallido (tra Palazzo Michiel Alvisi e l'hotel ci sono le facciate di altri due edifici più stretti, tra cui uno riconoscibile per il colonnato che sorregge l'ampia terrazza al primo piano). Palazzo Michiel Alvisi viene indicato come "Casa Alvisi" nel saggio omonimo di Henry James, pubblicato in Ore italiane. All'epoca fu casa dell'amica Katherine Bronson e qui vi si teneva un salotto letterario.

3. Piazza San Marco. Caffè Florian e Caffè Quadri

Scendete dal vaporetto alla fermata San Marco e raggiungete l'omonima piazza, una delle attrazioni principali di Venezia.
Qui si staglia la meravigliosa basilica, descritta da Henry James con queste parole:

“All’interno della chiesa, le masse di profonda ombra bruna, la pesante atmosfera dalla tinta intensa, la splendida oscurità composita, regnavano in una melanconia più ricca, più strana, più fantastica di quanto la mia debole penna possa render l’idea. [...] dall’oro cupo e dal delicato alabastro, dal pofido e dalla malachite, dal cristallo da tempo spento e dallo scintillio di lampade perennemente accese, procede una densa e ricca atmosfera di splendore e di santità che trasporta il viaggiatore semi-attonito in una età di fede più semplice e più ricca di sacrale suggestione. Mi aggirai per una mezz’ora sotto quelle coppe rovesciate di tenebra scintillante, inciampando sui gran rigonfiamenti del lastricato di pietra mentre fissavo lo sguardo in alto, verso i lunghi santi in mosaico che s’inchinano giganteschi con la curva della cupola e del soffitto. Avevo lasciato l’Europa; ero in Oriente.”

Sempre in piazza San Marco, sotto i portici delle Procuratie Nuove, sul lato sinistro dando le spalle alla basilica, si trova il Caffè Florian, famosissimo caffè frequentati da artisti e intellettuali, tra cui appunto Henry James. Il Caffè Florian è stato aperto nel 1720 da Floriano Francesconi con il nome "Alla Venezia Trionfante" ed è più antico caffè italiano.

Sul lato opporto dei portici, sotto le Procuratie Vecchie (lato destro dando le spalle alla basilica) si trova un altro famosissimo caffè storico, il Caffè Quadri, anch'esso frequentatissimo da parsonaggi illustri la cui attività fu iniziata da Giorgio Quadri nel 1775.

4. Pensione Wildner

Soggiorno di Henry James nel 1881.

Ritornate indietro verso l'imbarcadero del vaporetto e percorrete Riva degli Schiavoni verso i giardini dell'Arsenale, ovvero in direzione opposta rispetto a quella da cui siete arrivati. Attraversate il ponte da cui è possibile vedere esternamente il Ponte dei Sospiri e proseguite dritto, oltrepassando il famosissimo Hotel Danieli, un secondo ponte, poi il monumento a Vittorio Emanuele II. Poco prima del terzo ponte troverete la Pensione Wildner, un hotel a tre stelle dove Henry James soggiornò da marzo a giugno 1881, di cui scrive nel suo carteggio:
"I lodged on the Riva, 4161, quarto piano. The view from my window was 'una bellezza'...".

 

Prima di terminare questo breve itinerario, potete soffermarvi ad osservare con gli occhi di Henry James le gondole che solcano le acque della laguna:

 

“Nulla può essere più bello del piglio ampio e fermo con cui, dalla loro posizione favorevole, si gettano sull’immenso remo. Ha una baldanza di un uccello che si tuffa e la regolarità di un pendolo”

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Spesso Banana Yoshimoto nei suoi romanzi tende ad evocare le atmosfere dei luoghi in cui le sue storie sono ambientate più che fornire indicazioni spaziali precise, come indirizzi o nomi di negozi.
Moshi Moshi (edito da Feltrinelli, 2012), invece, è fortemente legato ad un luogo in particolare, il quartiere di Shimokitazawa, come il titolo originale del libro, "Moshi Moshi Shimokitazawa", rende già evidente.

Un regista ormai scomparso e che amavo molto, Ichikawa Jun, ha girato un film dal titolo Zawa Zawa Shimokitazawa. [...] Nel film c'è una scena in cui la pianista Fuzjko Hemming parla di quel quartiere. [...] «Se alcune volte l'aspetto caotico di questo quartiere, costruito senza alcun criterio, al solo fine di guadagnare spazio, appare gradevole, è forse perché di fatto ricorda la parte bella dell'inconscio delle persone, la loro disordinata scompostezza. Un po' come quando gli uccelli mangiano i fiori, o un gatto salta dall'alto verso il basso con un movimento perfetto. Partiamo sempre dal torbido, quando cominciamo qualcosa di nuovo. Poi però arriva il momento in cui tutto inizia a scorrere limpido, e in tranquillità prende a seguire il suo corso naturale.»

Shimokitazawa si trova nel quartiere di Setagaya. La sua stazione è famosa per l'intersezione delle sue due linee ferroviarie, la Keio Inokashira e la Odakyu (rappresentata anche nella copertina del romanzo). È un quartiere molto popolare tra i giovani per la presenza di numerose live house, negozi dell'usato, abbigliamento vintage e teatri underground. Per le sue strade si può assaporare un'atmosfera familiare e tranquilla, che rievoca a tratti il Giappone passato, una dimensione che in una città in costante mutamento come Tokyo va sempre più a perdersi. Resistono a mantenere questo baluardo nostalgico del passato alcuni negozi, concentrati soprattutto nella strada Ichibangai一番街: un venditore di dagashi (vecchi dolciumi molto popolari ed economici), un negozio che produce e vende senbei (cracker di riso), un riparatore di tatami... Banana Yoshimoto fa riferimento ad una serie di luoghi reali, tra cui il supermercato Ozeki e il locale Mother's Ruin, tuttavia per assaporare al meglio l'atmosfera del romanzo, è consigliabile passeggiare semplicemente per le stradine di Shimokitazawa, particolarmente vive e movimentate durante il weekend.

 

Info
orario 2-3 ore
costo Gratuito
bus A piedi

I luoghi di Moshi Moshi

 

Les Liens

È il locale dove la protagonista, Yocchan, lavora quotidianamente. Purtroppo non esiste più perché pochi anni fa l'edificio che lo ospitava è stato demolito ed al suo posto è stato costruito un parcheggio.

 

Chazawa doori

Citata spesso nel romanzo della Yoshimoto, è la via nella quale si trovava il “Les Liens”. Questa via è interessante da percorrere, ci sono molti locali tipici e negozi di oggetti usati e antichi, ma la parte più interessante di Shimokitazawa è a nord ovest, intorno alla stazione, raggiungibile da Chazawa dori tramite l'ingresso Minami Shotengai.

"Chazawa Doori era sempre poco trafficata, e le auto procedevano a un ritmo del tutto naturale, come pedoni. Dall'altro lato della strada si vedeva il bistrot dove lavoravo, Les Liens. Vicino alla vecchia finestra del caffè Minenkosha, al secondo piano, brillava la luce soffusa di una lampada. Sotto una pioggia leggera, era come se tutto volesse fondersi nella sera."

 

Ozeki

Questo supermercato viene citato soltanto una volta nel romanzo, ma potrebbe essere interessante da visitare per la sua atmosfera “paesana” e un po' caotica. È spesso molto affollato, soprattutto nelle ore di punta, e rimane un punto di riferimento (il classico supermercato di fiducia) per molti abitanti di Shimokitazawa.

Indirizzo: 2-9-5, Kitazawa, Setagaya-ku, Tokyo 東京都世田谷区北沢2-9-5

"Ma cosa intendeva dire? Voleva forse mettersi a lavorare part-time da Ozeki? O magari in qualche caffè? In un bar, con il turno serale? O nel negozio di abiti di seconda mano?"

 

Mother's Ruin 

マザーズ・ルーイン
Un locale dall'arredamento stravagante che evoca gli ambienti messicani, sovrastato da questo gigantesco lucertolone appeso al soffitto. Spesso organizza concerti live.
Indirizzo: Edificio NF piano B1, 2-2-7, Kitazawa, Setagaya-ku, Tokyo 東京都 世田谷区 北沢2-2-7 NFビルB1

"A Shimokitazawa mia madre e io non mentivamo. Respiravamo al ritmo giusto. Se solo avessimo potuto ricominciare daccapo lì, con papà, tutti e tre insieme. Era un sogno che non si sarebbe mai realizzato."


 

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I luoghi di Hans Christian Andersen

 

 

Denmark Copenhagen

Museo di Hans Christian Andersen

Dal terzo piano del centro commerciale Magasin du Nord in Vingårdsstraede 6 (all'epoca 132) è possibile raggiungere l'attico dove Hans Christian Andersen visse un anno, dal 1827 al 1828, e successivamente dal 1838 al 1847. Aveva due stanze, una che dava sul giardino, l'altra sulla strada da cui si poteva vedere il Teatro Reale.
Qui è stato allestito un piccolo museo dove che ricrea l'atmosfera della piccola stanza dello scrittore, con una ricostruzione dell'arredamento dell'epoca.
Indirizzo: Magasin du Nord, Vingårdsstraede 6 , Copenhagen
gratis I
ngresso gratuito.

Primo alloggio di Andersen a Copenhagen

In Vestergade 18, dove oggi c'è il pub Heidi's Beir Hus, un tempo si trovava il Garderngården Inn, dove il 5 settembre 1819 Hans Christian Andersen alloggiò arrivando per la prima volta a Copenhagen. Secondo alcuni fonti, risiedette qui solo un paio di settimane, ma nella sua biografia "La fiaba della mia vita" (Mit Livs Eventyr, 1855) ne parla come un luogo al quale rimase affezionato.
Indirizzo: Vestergade 18, Copenhagen

La casa delle fiabe di Hans Christian Andersen (H.C. Andersen Eventyrhuset)

Il percorso si snoda in una decina di stanze, tra cui il suo studio e alcune stanze dedicate alle sue fiabe. Contiene alcune memorabilia, tra cui scritti autografi. Forse un po' costoso rispetto a quanto offre effettivamente il museo, ma gli orari di apertura sono prolungati fino a sera.
Indirizzo: Rådhuspladsen 57, Copenhagen.
a-pagamento Ingresso a pagamento.

Rundetårn, la Torre Rotonda

Voluta da Re Cristiano IV e costruita tra il 1637 e il 1642, originariamente era usata come osservatorio astronomico dell'Università. La torre è alta 34,8 metri ed è possibile visitarla all'interno, fino a raggiungere la cima da cui è possibile avere una bella veduta a 360° della città. Percorrendo la scala elicoidale interna (un percorso di 209 metri nonostante la torre sia alta solo una trentina di metri) si raggiunge anche la Sala della ex biblioteca, dove Hans Christian Andersen era solito venire e dove probabilmente ebbe l'ispirazione per alcune sue opere, tra cui L'acciarino magico, che cita proprio questo luogo. La biblioteca fu istituita nel 1657 ed è rimasta in fuzione fino al 1861, quando fu spostata per mancanza di spazio; oggi la sala della ex biblioteca è dedicata a mostre temporanee. La torre è collegata inoltre alla Trinitatis Kirke (Chiesa della Trinità), dove fu battezzato il filosofo Soren Kierkegaard. Sulla sommità della torre è possibile vedere il grande telescopio che veniva usato per le osservazioni del cielo. Qui l'astronomo danese Tycho Brahe condusse i suoi studi finché a causa di alcuni contrasti con il re Cristiano IV fu costretto a lasciare la città e rifugiarsi a Praga dove morì nel 1601.
Indirizzo: Købmagergade 52a, Copenhagen.
a-pagamento Ingresso a pagamento.

Statua della Sirenetta

Ormai ritenuta il simbolo di Copenhagen, ha avuto una storia travagliata ed è stata spesso vittima di atti vandalici.
La statua è stata inaugurata il 23 agosto 1913, realizzata dello scultore Edward Eriksen su commissione di Cark Jacobsen, un filantropo figlio del fondatore del birrificio Carlsberg.
Jacobsen era rimasto affascinato dal balletto musicato da Fini Henriques ispirato alla fiaba La Sirenetta di Hans Christian Andersen portato in scena al Royal Theatre di Copenhagen e aveva chiesto allo scultore di prendere a modello la prima ballerina, Ellen Price, del quale la statua porta solo il volto perché la ballerina non acconsentì a posare come modella per il corpo nudo.
Indirizzo: Langelinie, Copenhagen.

Statua di Hans Christian Andersen

Nei giardini del castello di Rosenborg si trova una delle due statue di Copenhagen che rappresenta Hans Christian Andersen. Seduto con un libro in mano.
Indirizzo: Giardini del castello di Rosenborg, Copenhagen.

Statua di Hans Christian Andersen

La Rådhuspladsen, piazza pubblica nel centro di Copenhagen di fronte al municipio, si incrocia con l'Hans Christian Andersen Boulevard. Qui, proprio di fronte all'ingresso dei Giardini di Tivoli, si trova una statua dello scrittore, con tanto di tuba e bastone, seduto e rivolto verso il più famoso parco divertimenti di Copenhagen.
Indirizzo: Rådhuspladsen, Copenhagen.

Nyhaven, la strada dove visse Andersen

Andersen visse in Nyhaven in tre edifici differenti, dove vi tornò a più riprese. La prima è al secondo piano del numero 20, dove visse dal 1934 e dove oggi una piccola targa commemorativa lo ricorda; la seconda al numero 67 dal 1848 al settembre 1865, ed infine la terza al numero 18 negli anni 1871-74.
Indirizzo: Nyhaven 18, 20 e 67, Copenhagen.

 

Denmark Odense, Danimarca

Hans Christian Andersen Museum

Il museo dedicato a H.C. Andersen è stato aperto nel 1908, uno dei primi musei dedicati ad uno scrittore.
La mostra espositiva illustra la vita dello scrittore, dall'infanzia a Odense fino al suo debutto come scrittore, passando attraverso le sue opere e le sue fiabe più famose. Sono esposti oggetti, come il suo kit da viaggio, il suo cappello, le lettere e i manoscritti, e sono riprodotte alcune stanze come quelle in cui viveva lo scrittore.
Ogni anno da fine luglio a metà agosto nel parco si tiene un festival con rappresentazioni teatrali dedicato allo scrittore. Nell'ampia area del museo inoltre si trova la sua casa natale che è possibile visitare assieme al resto della struttura.
Indirizzo: Bangs Boder 29, Odense.
sito Sitohttp://museum.odense.dk/
a-pagamento Ingresso a pagamento
orario Orari di apertura. Apertura dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 16.

The Tinderbox

Questo centro culturale, vicino al museo dedicato allo scrittore è il posto ideale per i più piccoli. Con le sue ricostruzioni di scenari fiabeschi, vi si respira un'atmosfera magica e i bambini possono traverstirsi da personaggi delle fiabe o trascorrere il tempo con giochi e rappresentazioni teatrali.
Indirizzo: Hans Jensens Stræde 21, Odense
sito Sitohttp://museum.odense.dk/
a-pagamento Ingresso a pagamento.

Statua di Hans Christian Andersen

La statua di bronzo dedicata allo scrittore è stata realizzata nel 1888 da Louis Hasselriis e inizialmente venne posizionata nel King's Garden. Nel 1905 fu spostata in Graabroedre Plads e nel 1949 viene sistemata definitivamente nella sua posizione attuale.
Il primo modello viene elaborato dallo scultore a Roma, ma la famosa attrice Johanne Luise Heiberg gli fece notare che il retro della statua era un po' monotono. Per questo motivo Hasserlriis decise di aggiungere il cappotto su una spalla, per rendere un po' meno piatto ed uniforme il lato posteriore della statua.
Il 2 aprile di ogni anno vi si tiene una manifestazione che commemora l'anniversario della nascita dello scrittore.
Indirizzo: H.C. Andersen Haven, Odense.

H.C. Andersen's Childhood Home

La casa dove lo scrittore ha vissuto dai 2 ai 14 anni è stata adibita a museo nel 1930. Le sue stanze sono ricostruite con un arredamento povero, così come era la condizione economica della famiglia di Andersen all'epoca.
Indirizzo: Munkemøllestræde 3 - 5, Odense.
sito Sitohttp://museum.odense.dk
a-pagamento Ingresso a pagamento.
orario Orari di apertura: Apertura da settembre a giugno: dal martedì alla domenica, ore 11-15. Luglio e agosto: dal lunedì alla domenica, ore 10-16.

Funen Village

Questo museo all'aperto cerca di ricreare l'atmosfera all'epoca di Andersen, con 25 edifici risalenti fino al XVI secolo. Ci sono case tradizionali danesi, fattorie, mulini a vento, animali e figuranti vestiti con costumi d'epoca.
Ogni anno da metà luglio a metà agosto vi si tiene un festival dedicato allo scrittore, con rappresentazioni teatrali delle sue più celebri fiabe.
Si può raggiungere con l'autobus (n°111 e 110), con il treno fermandosi alla stazione Fruens Bøge o con il traghetto in partenza al centro di Odense (stazione Fruens Bøge).
Indirizzo: The Funen Village, Sejerskovvej 20, Odense.
sito Sitohttp://museum.odense.dk/en/museums/funen-village/
a-pagamento Ingresso a pagamento
orario Orari di apertura

Chiesa di Sct. Han

Qui Andersen fu battezzato nel lunedì di Pasqua del 1805. È stata costruita nel XIII secolo in stile gotico e rinascimentale.
Indirizzo: Sankt Hans Plads 2, Odense.

Le 11 sculture dedicate alle fiabe di Andersen

"Il soldatino di piombo/stagno" in Overgade 19.
"Il baule volante" in Jernbanegade 8.
"I cigni selvatici" in Munke Mose.
"La pastorella e lo spazzacamino" in Kongensgade 1.
"La sirenetta" in Ansgars Anlæg.
"Il rospo" in Vintapperstræde 6.
"L'ago da rammendo" in Klaregade 1.
"I vestiti nuovi dell'imperatore" in Brandts Passage 10.
"Pollicina" in Sortebrødre Torv 1.
La barchetta di carta da "Il soldatino di piombo" in H.C. Andersen Haven.
Il cavalluccio marino da "La sirenetta" in Ved slusebroen.

 

Denmark Helsingør (Elsinore), Danimarca

Castello di Kronborg

Vi è ambientata la fiaba Oggieri il Danese scritta da Andersen nel 1845.

 

Italy Firenze

Targa commemorativa

Poco sopra la celebre statua del Porcellino, è stata posta nel 2005 una targa che ricorda la fiaba “Il porcellino di bronzo di Porta Rossa” di Hans Christian Andersen che spesso aveva visitato Firenze.
La targa lo ricorda così: “Qui ebbe origine la fiaba / “Il porcellino” / scritto dal noto novelliere danese / Hans Christian Andersen (1805-1875) / che amò Firenze dove più volte soggiornò / definendo la nostra città / “Un intero libro illustrato”. / Il Comune pose / a memoria dei 200 anni dalla nascita”.
Indirizzo: Piazza del Mercato Nuovo, Firenze.

 

Italy Roma

Targa sull'edificio dove visse

Lo scrittore abitò due anni nel palazzo all'angolo tra via Sistina e via Francesco Crispi.
"In questa casa / visse negli anni 1833-1834 / lo scrittore danese / Hans Christian Andersen / Il soggiorno romano / gli ispirò il romanzo / "L'improvvisatore" / SPQR / MCMLXXIII".
Indirizzo: Via Sistina 104, Roma

 

Austria Vienna

Targa commemorativa

Presso il Café Dommayer una targa indica che durante le sue visite a Vienna tra il 1831 e il 1847 lo scrittore danese era un cliente regolare di questo locale e qui ascoltò con entusiasmo la musica di Johann Strauss padre. L'iscrizione recita: "Hans Christian Andersen / 1805 - 1875 / Der dänische Märchendichter war zwischen / 1831 und 1847 bei seinen Besuchen in Wien Stammgast im Café Dommayer. / Hier hörte er mit Begeisterung die Musik / von Johann Strauss Vater. / Gestiftet vom Kulturforum DanAustria 2011".
Indirizzo: Dommayergasse 1, Vienna

Targa commemorativa

La targa è stata inaugurata dalla società Danese-Austriaca (Österreichisch Dänischen Gesellschaft) il 24 novembre 2010 in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione (nata il 24 novembre 1960). La targa indica il luogo in cui si trovava Haus Bognergasse 315, ovvero la casa in cui Hans Christian Andersen visse al secondo piano dal 9 giugno al 9 luglio 1834.
L'iscrizione recita: "Hans Christian Andersen / 2. April 1805 in Odense - 4. August 1875 in Kopenhagen / An dieser Stelle stand bis zum Ende des 19. Jahrhunderts / das Haus Bognergasse 315.
/ Vom 9. Juni 1834 bis 9. Juli 1834 / wohnte der dänische Märchendichter Hans Christian Andersen / im zweiten Stock dieses Hauses. -- Gewidmet von der Österreichisch Dänischen Gesellschaft aus Anlass des 50jährigen Bestehens. 24.11.1960 - 24.11.2010"
Indirizzo: Naglergasse 8, Vienna

Spain Barcellona

Targa commemorativa del suo soggiorno 

Lo scrittore danese visitò Barcellona tre volte. Il 15 settembre 1862 stava alloggiando all'Hotel Oriente quando, a causa di violenti temporali, un'alluvione colpì il quartiere della Rambla facendo molti danni.
La targa è scritta in catalano e recita: "Hans Christian Andersen / (Odense 1805 - Copenhaguen 1875) / Escriptor Danès / Va viure des d'aquest hotel la inundacio de la rambla el 15 Setembre de 1862.
Indirizzo: Hotel Oriente, Ramblas 45, Barcellona.

 

USA New York City

Statua commemorativa in Central Park

Australia Sydney

Busto commemorativo

Commissionato dalla comunità australiana danese, è una copia del busto realizzato dallo scultore danese Herman Wilhelm Bissen nel 1865 e conservato nel museo Andersen di Odense. È stato inaugurato nel 2005 per il bicentenario dalla nascita di Andersen dal principe Frederik di Danimarca e dalla consorte Mary. L'iscrizione recita: "This bust was unveiled on the 7th of March 2005 / by HRH Crown Prince Frederik of Denmark / and HRH Crown Princess Mary of Denmark / in the presence of / The Lord Mayor of Sydney Clover Moore MP / to celebrate the bicentenary / of Hans Christian Andersen’s birth".
Indirizzo: Observatory Hill Park, Millers Point, Sydney.
mappa Coordinate: -33.859364, 151.204942

 

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TurismoLett Oggi è il #BurnsDay! E questo è il museo a lui dedicato nel paese natale, #Alloway, in #Scozia! #burnssupperhttps://t.co/F0eg7XTiAF
TurismoLett 📚 Conoscete Foyles, storica libreria londinese nonché una delle più grandi della città?? Fondata nel 1903, questa… https://t.co/DJ3BjRDawF

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