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Breve biografia

Vincenzo Monti nacque ad Alfonsine (Ravenna) il 19 febbraio 1754. Abbandonò gli studi di giurisprudenza e medicina per dedicarsi alla poesia, in particolare allo studio di Virgilio. Grazie alle sue doti letterarie venne ammesso all'Accademia dell'Arcadia  nel luglio 1775 con il soprannome di Antonide Saturniano. Si trasferì a Roma nel 1778 dove pochi anni dopo entrò nella corte papale di Pio VI. Di questi anni sono molti componimenti encomiastici dedicati alle figure di rilievo dell'epoca come gli endecasillabi sciolti dedicati al principe don Sigismondo Chigi (1783). Per un periodo si dedicò alla tragedia di stampo alfieriano (scrisse l'Aristodemo, il Galeotto Manfredi e il Caio Gracco) e in seguito condannò gli eccessi della rivoluzione con la Bassvilliana (Cantica in morte di Ugo di Basseville), incentrata sulla tragica morte di Nicolas Hugon detto Bassville, linciato dalla folla per essere venuto a Roma clandestinamente per diffondere le idee repubblicane, un'opera che in seguito ritrattò facendone una palinodia.
Fuggito da Roma sul finire del Settecento per aver mostrato una moderata simpatia per la rivoluzione, si stabilì prima a Bologna, poi a Venezia (dove strinse una forte amicizia con Foscolo, un rapporto che entrerà in conflitto anni dopo) e infine a Milano, dove esaltò il potere napoleonico nei componimenti Prometeo (1797), Per la liberazione d'Italia (1801) e In morte di L. Mascheroni (1801). Tornato in città dopo una breve parentesi parigina (nel periodo in cui a Milano erano tornati gli austriaci che perseguitavano i promotori della Rivoluzione), inizia a tradurre l'Iliade, il monumentale lavoro a cui si lega maggiormente la sua fama. 
Alla caduta di Napoleone, Monti si schierò a fianco dei vincitori asburgici, ai quali dedicò alcuni versi encomiastici e ne fu ricompensato conservando il ruolo di poeta di corte. Morì a Milano il 13 ottobre 1828.

I luoghi di Vincenzo Monti

Italy Ferrara

Targa commemorativa sull'edificio in cui soggiornò

La targa apposta sull'edificio recita: "In questa casa / di sua famiglia / ebbe frequente dimora / Vincenzo Monti / dell'età sua / poeta sovrano -- 1734 - 1828".
Indirizzo: via delle Scienze 20, Ferrara

 

Italy Milano

Targa commemorativa sull'edificio in cui visse e morì

La targa, posta nel luogo in cui visse e morì il poeta, recita: "In questa casa / Vincenzo Monti / poeta / visse e morì il XIII ottobre MDCCCXXVIII".
Indirizzo: Via Giuseppe Verdi 5, Milano

 

Lapide tombale

Alla morte, Vincenzo Monti fu sepolto nel Cimitero di San Gregorio detto anche di Porta Orientale, che si trovava fuori l'attuale Piazza Venezia e che era uno dei cinque cimiteri cittadini. Dopo l'apertura del Cimitero Monumentale, il Cimitero di San Gregorio fu soppresso e le salme furono riesumate per essere spostate al Monumentale. I resti di Monti sono tuttavia andati dispersi e la lapide tombale si trova oggi nella cripta della Chiesa di San Gregorio Magno, accessibile scendendo a sinistra rispetto all’altare maggiore.
Indirizzo: via Settala 25, Milano

 

Italy Pavia

Lapide commemorativa

Presso la sede centrale dell'Università degli Studi di Pavia, nel cortile delle Statue (piano terra, portico settentrionale, settima da sinistra) si trova una lapide, risalente agli anni 1863 - 1864, in calcare nero di Varenna con un medaglione in marmo bianco raffigurante il profilo del poeta e recante la seguente iscrizione: "A Vincenzo Monti, poeta e letterato, per molte e pregiate opere celebratissimo, eletto nel MDCCCII a leggere eloquenza italiana e latina, in questo ateneo svolse con rara dottrina e facondia le leggi del bello e del sublime lasciando fama di sé chiarissima, imperitura. Il municipio di Pavia in argomento di onoranza cittadina e nazionale P.Q.M."
Presso questa università infatti Monti insegnò tra il 1802 e il 1804; ci sono pervenute poche testimonianze del contenuto delle lezioni pavesi.
Indirizzo: Università degli Studi di Pavia (cortile delle Statue), Corso Strada Nuova 65, Pavia

 

Italy Alfonsine (Ravenna)

Casa museo Vincenzo Monti

La Casa Museo Vincenzo Monti si struttura su due piani: il piano terra è dedicato alla sede operativa del CEAS (Centro di Educazione alla Sostenibilità Intercomunale della Bassa Romagna), mentre il primo piano è dedicato al Museo Montiano. 
In questo edificio Vincenzo Monti nacque nel 1754 e col passare degli anni ha subito vari interventi, in particolar modo nel centenario della morte del poeta (1928), tra cui i fregi pittorici recanti i titoli delle sue opere più importanti e i versi che il Manzoni gli dedicò alla morte. La struttura sopravvisse ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e nel 1978 fu restaurata dall'industriale, mecenate e pittore alfonsinese Marino Marini.
Il Museo Montiano fu inaugurato il 23 maggio 1998 e conserva ancora oggi molte delle editio princeps fra le quali l'esemplare bodoniano dell'Aristodemo.
Si snoda in 4 sale:
- sala della culla, con alcuni mobili d'epoca tra cui la culla settecentesca appartenuta alla famiglia del poeta;
- sala dei documenti, che conserva alcuni scambi epistolari (con Manzoni e Leopardi) e riconoscimenti conferiti al poeta, oltre alle edizioni originali delle sue opere, tra cui quella della tragedia Aristodemo, le Satire di Persio, Il Bardo della selva nera, la seconda edizione del Caio Gracco;
- saletta montiana, rappresenta il primo nucleo del museo e fu allestita per la prima volta nel 1928. Fu decorata dal già citato Mariano Mariani e presenta i fregi in stile liberty recanti i titoli delle opere montiane più significative. Tra gli oggetti conservati in questa stanza ci sono il busto marmoreo realizzato da Cincinnato Baruzzi, allievo del Canova, e alcuni autografi di Monti e della figlia Costanza acquisiti recentemente.
- antica stalla, oggi adibito a punto vendita e ristoro.
Indirizzo: Via Passetto 3, Alfonsine (RA)
sito Sitohttp://www.racine.ra.it/casamonti
gratis Ingresso libero
orario Orari di apertura: lunedì chiuso, dal martedì al venerdì, ore 9.00-13.00, il terzo sabato e la terza domenica di ogni mese, ore 9.00-13.00 e ore 14.00-18.00.

 

 

Ferrara, il cui centro storico fa oggi parte del patrimonio dell'UNESCO, è sorta intorno alle rive del fiume Po a partire dall'VIII secolo d.C. con l'insediamento dei feudatari sui terreni recuperati con le prime bonifiche. Nel XII secolo acquisì importanza quando la sede vescovile venne trasferita nell'attuale cattedrale ma la città raggiunse il suo massimo splendore durante il Rinascimento quando, governata dalla potente casata degli Estensi, divenne uno dei più floridi centri artistici e culturali. Fu in questo periodo che la città venne frequebtata da artisti e intellettuali come Ludovico Ariosto, Piero della Francesca, Michelangelo, Tiziano, Paracelso, Niccolò Copernico e Mantegna. In seguito, subì un periodo di decadimento con il ritorno alla Chiesa (1598), sotto il cui dominio rimanne quasi continuativamente fino al 1861, quando confluì nel nascente Regno d'Italia.

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Autori correlati

Ludovico Ariosto


Giorgio Bassani

Casa Bassani

In questa casa Bassani trascorre l'infanzia e l'adolescenza assieme ai genitori e ai due fratelli minori. Dopo aver conseguito la maturità classica presso il Liceo "Ludovico Ariosto" a Ferrara, si iscrive alla facoltà di Lettere a Bologna, frequentando da pendolare. Nel 1939 si laurea e nel 1940 pubblica la sua prima opera Una città di pianura. Nel maggio 1943 è costretto ad abbandonare questa casa perché fu arrestato e imprigionato per attività antifascista in un carcere in via Piangipane, mentre la famiglia, appartenente all'alta borghesia ebraica, riesce miracolosamente a scampare dai rastrellamenti tedeschi. Dopo il periodo di detenzione, si rifugia a Firenze e infine a Roma dove trascorre il resto della sua vita.
Nel 2009 sull'edificio è stata apposta una targa che recita: "In questa casa tanto amata / Giorgio Bassani / 1916-2000 / si aprì alla poesia / e all'alto impegno civile -- Il Comune di Ferrara / maggio 2009".
Indirizzo: via Cisterna del Follo 1, Ferrara

Tomba e stele commemorativa

Inaugurata il 3 ottobre 2003, la stele indica il luogo di sepoltura dello scrittore nel cimitero ebraico di via delle Vigne. È stata realizzata dallo scultore Arnaldo Pomodoro e posizionata nel prato del cimitero, all'interno di uno spazio progettato dall'architetto Piero Sartogo.
Indirizzo: Cimitero Ebraico, via delle Vigne, Ferrara


Giosuè Carducci


Pietro Merighi

Targa commemorativa

La targa recita: "Pietro Merighi / canonico / poeta gentile arguto / prosatore elegante / visse austero / in questa sua casa / n. 1820 - m. 1906". fonte14x14
Indirizzo: via Mayr 98 A, Ferrara


Vincenzo Monti


Ludovico Antonio Muratori


Ercole Strozzi

Targa commemorativa

La targa recita: "Per notturno agguato / qui / cadeva trafitto / Ercole di Tito Strozzi / poeta e filologo / rinomatissimo -- 1508". fonte14x14
Indirizzo: Via Savonarola (angolo via Praisolo), Ferrara


Alfonso Varano

Targa commemorativa

La targa recita: "Rinnovato l'amor di Dante / in Italia / Alfonso Varano / qui / ideò le sue "visioni"". fonte14x14
Indirizzo: via Montebello 18, Ferrara 

 

 

Leggere prima di partire per... Ferrara

Narrativa

Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi Contini
Giorgio Bassani, Cinque storie ferraresi

 

Itinerari

Ferrara: alla corte d'Este con Ludovico Ariosto

 

I luoghi di Ludovico Antonio Muratori

 

Italy Ferrara

Targa commemorativa sulla Chiesa di Sant'Agnese

La Chiesa di Sant'Agnese è una delle più antiche della città: i primi documenti infatti risalgono al 1141. La chiesa è stata sede di una comunità benedettina fondata dall'Abbazia di Pomposa e nel XVI secolo il papa Alessandro VI conferì al Cardinale Ippolito I d'Este il priorato di potestà. Nel 1806 il priorato fu soppresso.
Su incarico del Duca di Modena Rinaldo, Muratori fu priore di questa chiesa dal 1711 al 1750, anno della sua morte, come ricorda una targa affissa sull'edificio. 
Indirizzo: via Carbone 2, Ferrara.

 

  

 

Italy Modena

Aedes Muratoriana-Museo muratoriano e Chiesa di Santa Maria della Pomposa

Risalente al XII secolo, la Chiesa di Santa Maria della Pomposa prende il nome dall'abbazia di Pomposa sul delta del Po a cui la chiesa afferiva. Oltre ad essere una delle chiese più antiche di Modena, è nota per essere stata a partire dal 1716 la parrocchia e la residenza dello storico Ludovico Antonio Muratori, già bibliotecario del duca Rinaldo I, che vi visse fino al 1750, anno della morte. Qui oltre all'attività religiosa Muratori intraprese anche un'intensa attività intellettuale con la stesura di opere come Rerum Italicarum Scriptores, Antiquitates Italicae Medii Aevi, Novus Thesaurus Veterum Inscriptionum e gli Annali d'Italia.
La chiesa viene sconsacrata nel 1774 e nel 1922 vi vengono traslati i resti di Muratori, precedentemente custoditi nella chiesa di Sant'Agostino, con l'aggiunta nel 1931 di un monumento funebre realizzato dallo scultore Ludovico Pogliaghi.
Nel 1932 la chiesa e le strutture annesse vengono cedute al Comune di Modena che ne riserva l'uso perpetuo alla Deputazione di Storia Patria e alla Aedes Muratoriana, il Museo muratoriano già costituito in nuce dal 1921. Dal 1952 inoltre Deputazione di Storia Patria ospita il Centro di studi muratoriano (sito web).
Indirizzo: Via Pomposa 1, Modena.
sito Sitohttp://aedesmuratoriana.altervista.org/pagina-826915.html
gratis Ingresso gratuito.
orario Orario di apertura: da lunedì a venerdì, dalle 17.30 alle 19.30. Le visite in altri orari sono possibili previo accordo telefonico (consultare il sito di riferimento per ulteriori informazioni)

Italy Vignola, Modena

Casa natale

Muratori nacque il 21 ottobre 1672 a Vignola, dove il padre esercitava l'arte del fabbrio e ramaio, oltre che massaro. La targa apposta sulla parete esterna dell'edificio, che nel corso dei secoli ha subito vari adattamenti e trasformazioni, recita: "In questa casa nacque Lodovico Antonio Muratori nell'anno 1672". La stanza al primo piano è quella tradizionalmente attribuita all'intellettuale secentesco.
Indirizzo: via Francesco Selmi 2, Vignola (MO).

Targa sull'edificio che fu la sua scuola

Sull'edificio in cui si trovava la scuola frequentata in giovane età dal Muratori è presente oggi una targa che recita: "In questa casa / un tempio ginnasio comunale / il giovinetto / Lodovico Antonio Muratori / apprese / i primi rudimenti del sapere".
Indirizzo: via Bernardoni, Vignola (MO)

Targa commemorativa nella Chiesa dei Santi Nazario e Celso

La targa commemorativa ricorda la cerimonia tenutasi a Vignola nel bicentenario della nascita dell'illustre concittadino: "I vignolesi / alteri e conoscenti delle glorie patrie / pongono memoria ai futuri / che a 20 ott. 1872 celebrarono / quanto più degnamente poterono / il dugentesimo natalizio / del loro più grande conterraneo / Lodovico Ant. Muratori / accrescendo l'ossequiosa solennità / interi corpi scientifici e letterari / e molti gentiluomini illustri"
Indirizzo: via Giuseppe Garibaldi, Vignola (MO)

 

 

I luoghi di John Fante


USA Denver, Colorado

John Fante è nato a Denver l'8 aprile del 1909. Poco dopo la famiglia si trasferisce nella cittadina di Boulder, ma John torna nella città in cui è nato per frequentare il college gesuita Regis High School diplomandosi nel 1927. Si immatricola anche alla University of Colorado, ma abbandona gli studi poco dopo.

USA Boulder, Colorado

Boulder è la cittadina in cui John Fante ha trascorso l'infanzia vivendo al 1738 Walnut St. e all'angolo tra Arapahoe Ave e 9th Street.
Fante descrive la sua cittadina natale ampiamente in due romanzi: Aspetta primavera, Bandini (dove assume il nome di Rocklin) e il romanzo incompleto 1933 Was a Bad Year (dove viene chiamata Roper e si trova un preciso riferimento a Boulder Creek, chiamato "Roper Creek").

USA Los Angeles

Bunker Hill

Nella metà degli anni Trenta, John Fante si trasferì nel centro di Los Angeles, zona di Bunker Hill, risiedendo all'Alta Vista Hotel (l'allora indirizzo era 255 South Bunker Hill). I riferimenti a questo periodo sono evidenti in Chiedi alla polvere dove il protagonista, nonché alter ego dello scrittore, Arturo Bandini, vive proprio in un albergo di Bunker Hill.
Situato su una collinetta attraversata da una funicolare (chiamata Angels Flight, anch'essa menzionata nel romanzo di Fante), all'epoca questo quartiere era abbastanza malfamato, tanto che negli anni Quaranta-Cinquanta divenne un'ambientazione perfetta per numerosi film noir.
Negli anni Ottanta iniziò la costruzione di numerosi grattacieli, concepita all'interno di un più vasto progetto di riqualificazione. La collina fu abbassata e perse il suo fascino originario e con esso molti dei vecchi edifici in stile vittoriano.

Terminal Island

Pur collaborando come sceneggiatore nell'industria cinematografica di Hollywood, Fante si sente paralizzato nella sua ambizione letteraria e decide di lasciare per un periodo la città in cerca di nuova ispirazione. Nel giugno 1935 si trasferisce a Terminal Island, al 153 di Seaside Avenue, a pochi passi dal mare, in un vecchio edificio del quartiere portuale di Los Angeles: "Sporco e rozzo, è il centro dell'industria del pesce e delle spedizioni". fonte14x14 Il periodo vissuto in questa zona confluirà in La strada per Los Angeles, dove il giovane Bandini lavora proprio in un conservificio.  Anche nell'ultimo romanzo della saga, Sogni di Bunker Hill, questa zona della città ritorna come luogo di rifugio dopo che, disgustato dal mondo cinematografico, Bandini decide di abbandonare Bunker Hill. Qui affitta un bungalow rustico dove "si sentiva il mare. Arrivava sussurrando, dicendo shshsh, come se fosse sempre bassa marea [...]. Le notti erano meravigliose [...] camminavo a piedi nudi nell'acqua, nella sabbia umida, lontano un miglio dal conservificio, che pullulava di operai, uomini e donne, che svuotavano le barche da pesca, condivano e inscatolavano il pesce, dentro grossi edifici di lamiera ondulata..." fonte14x14

 

USA Wilmington, Los Angeles, California

Nel 1930 John Fante si trasferisce a Wilmington, nella zona portuale a sud di Los Angeles, dove dopo poco lo raggiungeranno la madre Mary (che era stata appena abbandonata dal marito, fuggito con un'altra donna), la sorella Josephine e i fratelli Tom e Pete. Qui il futuro scrittore sbarca il lunario e aiuta la famiglia provando molti lavori temporanei, tra cui quello di operaio in uno scatolificio di pesce, esperienza dalla quale nascerà il primo romanzo della saga di Arturo Bandini scritto da Fante, La strada per Los Angeles (scritto nel 1934-36, ma pubblicato postumo nel 1985). Al ritorno del padre, pentitosi dopo il tradimento, la famiglia si trasferirà a Roseville, vicino Sacramento.

USA Long Beach, Los Angeles, California

Long Beach City College

Durante il periodo di permanenza a Wilmington, John Fante segue un corso di inglese al Long Beach City College. Risale a questo periodo l'inizio della corrispondenza con H.L. Menken (che sarebbe J.C. Hackmuth in Chiedi alla polvere), critico letterario che incoraggiò sempre il futuro scrittore pubblicando in seguito alcuni suoi racconti sulla rivista American Mercury.
Indirizzo: 4901 Carson St, Long Beach, Los Angeles county, California

USA Roseville, California

Negli anni Trenta, i genitori di John Fante si trasferirono a Roseville. Qui lo scrittore conobbe la futura moglie, Joyce Smart, proveniente da una famiglia benestante. Il matrimonio, osteggiato dai genitori di lei, verrà celebrato in segreto il 31 luglio 1937 a Reno, nel Nevada.

USA Malibu, California

Residenza in Cliffside Drive

Nel 1951, dopo il successo dell'opera Full of Life, John Fante si trasferì con la moglie in una villetta a Malibu, a pochi passi dalla costa pacifica e da Point Dume, in Cliffside Drive. La sua casa aveva la particolare forma di una ipsilon.
Qui Fante scrisse il racconto Il mio cane stupido descrivendo la sua vita a Malibu e nel 1979, ormai cieco e infermo a causa del diabete, dettò a sua moglie Joyce l'ultimo romanzo della saga di Arturo Bandini: Sogni di Bunker Hill. Frequentava spesso il locale The Malibu Inn, dove si trovava a giocare a poker con i suoi amici Bill Asher (regista di serie televisive come I love Lucy e Ai confini della realtà) e William Saroyan (scrittore che viveva in Malibu Road). fonte14x14
Fante è morto nel 1983 e sua moglie vi ha vissuto fino al 1999. La figlia, Cohen, ha donato 3000 volumi della libreria privata del padre alla Malibu Public Library dove si trovano ancora oggi.
Indirizzo: Cliffside Drive, Malibu, California

USA Culver City, California

Tomba

John Fante è sepolto assieme alla moglie Joyce nel cimitero cattolico Holy Cross Cemetery di Culver City. Una semplice lastra di marmo con i nomi e le date di nascita e morte ne indica il luogo di sepoltura.
Indirizzo: 5835 W Slauson Ave, Culver City,
sitoSitohttp://catholiccemeteriesla.org/locationholycrossculver/ 
gratis Ingresso libero
orario Orari di apertura: Aperto tutti i giorni. Dalle 8 alle 17 in autunno e inverno, dalle 8 alle 18 in primavera e estate.

 

Italy Torricella Peligna, Chieti

Paese originario della famiglia di John Fante. Il padre, Nicola Fante (poi americanizzato in "Nick") emigrò nel 1901 da questo paese del chietino diretto negli Stati Uniti dove sposò Mary Capolungo, nata a Chicago ma figlia di emigrati italiani originari della Lucania.
Probabilmente Fante non visitò mai Torricella Peligna ma l'immagine di quei luoghi riaffiora nei suoi romanzi grazie ai racconti del padre.

 

I luoghi di Chiedi alla polvere

USA Los Angeles, California

Bunker Hill

Vedi sopra.

Spring Street

In questa strada della città si trova nella finzione letteraria il Columbia Buffet, il locale in cui lavora Camilla Lopez, la cameriera messicana di cui si innamora Arturo Bandini in Chiedi alla polvere. Spring Street era il quartiere finanziario della città, l'equivalente di Wall Street nella parte ovest degli Stati Uniti, che ha vissuto un periodo di declino tra gli anni Settanta, per poi essere riqualificato nel decennio successivo con appartamenti per famiglie benestanti e diverse gallerie d'arte.

USA Long Beach, Los Angeles, California

Casa di Vera Rivken

Sulla spiaggia di Long Beach si trova la casa di Vera dove Arturo si recherà per incontrarla: "La casa era situata sul Long Beach Pike, proprio di fronte alla ruota panoramica e all'ottovolante. Al piano terra c'era una sala da biliardo; sopra, alcuni appartamenti. Impossibile sbagliarsi, le scale erano impregnate del suo odore. La balaustra era tutta storta e l'intonaco grigio si era gonfiato, formando delle bolle che si spaccarono sotto la pressione del mio pollice". fonte14x14
Dal romanzo abbiamo anche un'indicazione temporale: Bandini si trova qui il 10 marzo 1933 perché quello stesso giorno si verifica il "terremoto di Long Beach".

Incrocio tra Wilshire Boulevard e Western Avenue

Durante il tragitto che porta alla costa di Santa Monica, Arturo e Camilla, alla guida della sua Ford, attraversano le strade di Los Angeles passando da questo trafficato incrocio:
"Finalmente arrivammo all'incrocio tra Western e Wilshire. Era un punto di grande traffico, affollato di gente che entrava e usciva dai locali ancora aperti. Dovette fermarsi perché la strada era ingombra di macchine che attendevano il verde per passare." fonte14x14

Pacific Palisades

Qui è ambientata una delle scene più famose del romanzo, quella in cui Arturo e Camilla trascorrono la notte sulla spiaggia vicino Santa Monica:
"Arrivammo in silenzio alle Palisades e imboccammo la strada della scogliera. Un vento soffiava di lato, facendo sbandare l'auto. Sotto di noi ruggiva l'oceano. Dei banchi di nebbia si muovevano dal mare verso terra, come un esercito di fantasmi striscianti sul ventre. Le ondate aggredivano la riva con i loro pugni bianchi, si ritiravano e attaccavano di nuovo. Ogni volta che un'onda si ritraeva, sembrava che la costa si allargasse in un sorriso.  [...] La sabbia era soffice e calda. Ci mettemmo seduti di faccia al mare e parlammo di nuoto. Le spiegai i rudimenti. Lei si sdraiò bocconi e prese ad agitare braccia e gambe. La sabbia le schizzava sulla faccia e lei mi imitava senza entusiasmo. [...] Entrammo in acqua tenendoci per mano, incrostati di sabbia. All'inizio provai un brivido di freddo, poi mi ci abituai. Era la prima volta che facevo un bagno nell'oceano." fonte14x14

 

Indirizzo: Salita della grotta 20, Napoli
sito gratis  orario

 

Il Parco della Tomba di Virgilio o Parco Vergiliano si trova a Piedigrotta, nei pressi della stazione Mergellina, dietro la chiesa di Santa Maria di Piedigrotta.
Il parco sorge intorno ad una costruzione sepolcrale di età augustea che è stata individuata come probabile tomba di Virgilio, il poeta romano morto a Brindisi nel 70 a.C. Alla morte del poeta, il luogo è divenuto meta di pellegrinaggi letterari già in epoca romana, come  Stazio, Plinio il Giovane e Silio Italico, e nei secoli successivi Boccaccio e Petrarca. Di quest'ultimo è infatti una delle due iscrizioni che compaiono sul monumento virgiliano, mentre l'altra è un epitaffio attribuito al poeta romano stesso: "Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua rura duces" [trad. "Mi ha generato Mantova, la Calabria (il Salento) mi rapì la vita, ora mi custodisce Napoli; cantai pascoli (le Bucoliche), campagne (le Georgiche), comandanti (l'Eneide)]".

Giacomo Leopardi

Tra coloro che vennero a porgere omaggio al poeta latino, ci fu anche Giacomo Leopardi il quale morì a Napoli nel 1937 e fu sepolto inizialmente nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta, per poi essere traslato il 22 febbraio 1939 all'interno del parco, in un monumento eretto per l'occasione che segue lo stile dell'architettura fascista tipica degli anni Trenta del Novecento.

Il parco fu istituito nel 1930, dopo una serie di lavori di risanamento e consolidamento per recuperare l'area dal degrado, ed è in seguito diventato monumento nazionale.

In tutta l'area del parco si trovano una serie di iscrizioni, lapidi, monumenti che documentano la ricca storia del luogo. Tra cui:
- l'edicola in piperno fatta erigere da Pietro d'Aragona nel 1668 che contiene alcuni riferimenti alla tomba di Virgilio poco distante;
- un'iscrizione che cita alcuni versi del terzo canto dei Paralipomeni della batrachiomachia di Leopardi, probabilmente installata nei primi del Novecento;
- un busto di marmo che ritrae Virgilio donato dagli studenti di lettere latine dell'American Academy League of Ohio nel 1930, in occasione del bimillenario della nascita del poeta;
- la lapide sepolcrale di Leopardi, inizialmente posta nella chiesa di San Vitale dove fu sepolto il poeta alla morte, realizzata da Costantino Bighercomer su progetto di M. Ruggiero e risalente al 1844. Su di essa è scolpita un'epigrafe di Pietro Giordano e alcune figure allegoriche di animali.

 

Crypta Neapolitana

Nei pressi del colombario, si trova anche l'ingresso della Crypta Neapolitana, una grotta di circa 700 metri scavata nel tufo che collegava Neapolis a Pozzuoli, realizzata in epoca romana da Lucio Cocceio Aucto per volere di Marco Vipsanio Agrippa, che rimase in uso fino alla fine dell'Ottocento, quando fu aperta la nuova galleria delle Quattro Giornate.

Ad essa è legata la curiosa leggenda secondo la quale a scavarla fu proprio Virgilio in una sola notte grazie ai suoi (fantomatici) poteri magici. In Itinerarium ad sepulcrum Domini Francesco Petrarca rende noto un aneddoto a riguardo: quando si recò dal re Roberto d'Angio durante il suo viaggio a Napoli, il re gli chiese cosa ne pensasse della questione. Il poeta rispose: "Non mi è mai capitato di leggere che Virgilio fosse un tagliapietre".

La crypta viene menzionata spesso negli autori di epoca romana, da Strabone a Seneca e Petronio. Più recentemente è stata visitata e menzionata da Petrarca, Boccaccio, Goethe, Dumas (il quale scrisse: "Fummo impressionati dall'abominevole puzzo di olio emanato dai sessantaquattro lampioni accesi in quella grande tana").

Goethe sul suo diario italiano scrisse in data 27 febbraio 1787: "[...] oggi  mi  sono  dato  alla  pazza gioia, dedicando tutto il mio tempo a queste incomparabili bellezze. [...] Questa sera ci siamo anche recati alla  Grotta  di  Posillipo,  nel  momento in cui il sole, tramontando, passa coi suoi raggi fino alla parte opposta". fonte14x14

 

 

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Dante Alighieri


Libero Bovio

Targa commemorativa sull'edificio in cui visse e morì

Il drammaturgo e poeta dialettale Libero Bovio visse e morì in via Duomo 45. Nel 1992, a cinquant'anni dalla sua morte, è stata apposta una targa commemorativa che recita "«...E j' so napulitano / e si nun canto moro!» / Libero Bovio / Bianca e Aldo Bovio posero a cinquant'anni dalla scomparsa del Poeta / Napoli, 26 maggio 1942 - 26 maggio 1992".
Indirizzo: via Duomo 45, Napoli


Giordano Bruno

Targa commemorativa

La targa riporta alcuni versi della commedia Il Candelaio ambientata nella Napoli di metà Cinquecento. La targa recita: "«...voglio contemplar che cose son queste / che messer Bonifacio manda alla signora Vittoria: / qua son de gravioli, targhe di zuccaro / mustaccioli di S. Bastiano...» / Giordano Bruno, Candelaio, atto I, scena VI - anno 1582".
Indirizzo: [indirizzo sconosciuto], Napoli


Giosuè Carducci


Salvatore Cerino

Edificio in cui nacque

Cerino nacque a Napoli il 1° gennaio 1910 nel palazzo sito tra Piazza Sannazaro e le Rampe di S.Antonio a
Posillipo. fonte14x14 
Indirizzo: Piazza Sanazzaro, Napoli

Targa commemorativa sull'edificio in cui è vissuto e morto

Il poeta partenopeo visse a questo indirizzo La targa recita: "Tutt'o criato / è n'armunia che canta! / Mentr'io ncantato / saglio ncielo e sento -- Salvatore Cerino / Poeta 1910-1992 -- Il Comune di Napoli pose il 12 luglio 2000".
Indirizzo: piazzetta Leone 2, Napoli


Miguel de Cervantes


Benedetto Croce

Targa commemorativa sull'edificio in cui visse

La targa recita: "In questa dimora / tra il 1900 ed il 1912 / Benedetto Croce / universale pugnace libero spirito / rinnovò la cultura italiana / elevando la filosofia / alle altezze dei sommi. -- Per cura del Rotary di Napoli 1979".
Indirizzo: Palazzo Filangieri d'Arianello, via Atri 23, Napoli


Ferdinando Ferrajoli

Targa commemorativa

Nato nel 1901 a Sant’Egidio del Monte Albino da una famiglia aristocratica, si dedicò agli studi di arte, scoprendo in seguito un grande interesse per l'archeologia a cui dedicò molti dei suoi studi, pubblicando i saggi I castelli di Napoli (1964) e Napoli monumentale (1968). La targa commemorativa recita: "A Ferdinando Ferrajoli / che concorse con opera varia / ma idealmente unificante / ad interpretare testimonianze / di antiche civiltà / riportando col restauro / insigni monumenti / ai primitivi splendori -- Il Comune di Napoli / pose nell'anno 1984".
Indirizzo: via Santa Caterina 23, Napoli


Gabriele D'Annunzio


Johann Wolfgang von Goethe


Ramón Gómez de la Serna

Targa commemorativa

Qui visse nel 1926 lo scrittore spagnolo / Ramón Gómez de la Serna / protagonista dell'avanguardia letteraria in Spagna / augore del romanzo La donna d'ambra / ambientato nella città di Napoli -- L'Instituto Cervantes ed il Comune di Napoli / posero nel marzo 2010".
Indirizzo: Riviera di Chiaia all'angolo con via Santa Maria in Portico), Napoli


Giacomo Leopardi


Sandor Marai

Targa commemorativa sull'edificio in cui visse

La targa che ricorda lo scrittore ungherese è in versione bilingue (ungherese e italiano) e recita: "Ebben a hazban lakott / 1949-1952 Kozott / Marai Sandor / 1900-1989 / Magyar Iro / a xx.szazadi vilagirodalom / iemelkedo alkotoja -- Visse in questa casa / dal 1949 fino al 1952 / Sandor Marai / 1900-1989 / Scrittore ungherese / figura di rilievo / della letteratura del '900 -- Il comune di Napoli / Il Ministero per i beni culturali
d'Ungheria / 2000".
Indirizzo: Via Nicola Ricciardi 7, Napoli


Ernesto Murolo

Targa commemorativa

La targa commemorativa, apposta dal Comune di Napoli il 27 aprile 1969, recita: "In questa casa il trenta di ottobre / del 1939 rese il suo spirito a Dio / Ernesto Murolo / poeta / dalle dolci colorite appassionate cadenze -- Il Comune poesi il XXVII IV MCMLXIX".
Indirizzo: via Morghen 25, Napoli


Pablo Neruda 


Giovanni Pontano

Targa commemorativa su Villa Pontano

Villa Pontano fu fatta custodire dall'illustre letterato Giovanni Pontano che serviva alla corte di Alfonso D'Argona. All'epoca comprendeva la vasta area di Antignano arrivando fino all'attuale via Torrione San Martino. L'edificio attuale è una ricostruzione dell'Ottocento ad opera dell'architetto Francesco De Simone operante alla corte di Ferdinando I di Borbone.
La targa recita: "Ferdinando I.P.F.A / regni utriusque Siciliae rege providentissimo / hasce aedes cum praediis / ubi / Ioannes Iovianus Pontanus / dum de re litteratorum publica / ac de Neapolitano regno optime merebatur / postquam nobilis Ossorii Cala progenies / annis P.M. CC / in meliorem cultum splendoremque redegerat / Antonius de Simone / domus augustae architectus / instauravit oravitique / A.R.S. MDCCCXVIII / a confectis emtionis syngraphis anno V".
Indirizzo: via Annella di Massimo 11, Napoli


Emanuele Rocco

Targa commemorativa

La targa recita: "Emmanuele Rocco / insigne filologo / esemplarmente laborioso / a pro della favella nazionale / in questa casa dimorò / gli ultimi anni della vita / e vi morì ottuagenaio / il IX giugno MDCCCXCIII -- Questa lapide ricordi / una gloria napoletana".
Indirizzo: via Suor Orsola 5, Napoli


Ferdinando Russo

Targa commemorativa

La targa recita: "Qui / tra il castello e il molo / dove / l'ultimo cantastorie / favoleggiò / d'armi e d'amori / il popolo ricorda / Ferdinando Russo / poeta e paladino / dell'anima napoletana / Epigrafe dettata da C. Nazzaro / e ripristinata dal Comune".
Indirizzo: presso il molo delle navi da crociera, Napoli


Raffaele Sacco

Targa commemorativa sull'edificio in cui aveva la bottega

Il poeta, noto soprattutto per aver scritto i versi della canzone Te voglio bbene assaje, è ricordato da una targa posta sull'edificio in cui si trovava la sua bottega di ottico. La targa recita: "Questa sua onorata bottega / Raffaele Sacco / ottico poeta / scienziato accademico inventore / allietò del canto / «Te voglio bene assai / e non pienz'a me» / la prima canzone / che con melodie di Gaetano Donizetti / nel 1835 / movendo l'estro popolare / fece della tradizionale Piedigrotta / la festa di Napoli canora / fascinosa nel mondo -- Enal Piedigrotta 1949".
Pur affermando che la canzone di Sacco è stata musicata da Donizetti, secondo studi più recenti fu probabilmente Filippo Campanella, amico del poeta, a musicarla. fonte14x14

Indirizzo: via Domenico Capitelli 35, Napoli


Jacopo Sannazaro

Chiesa di Santa Maria del Parto e tomba di Sannazzaro

La Chiesa di Santa Maria del Parto, a cui si accede attraverso una scala a tre rampe, fu fatta costruire da Jacopo Sannazaro quando ricevette da Federico I di Napoli il terreno su cui in seguito sorse la chiesa e una rendita di seicento ducati. La costruzione iniziò nel 1504 e terminò nel 1525. Il progetto iniziale prevedeva due chiese: una inferiore scavata nel tufo, a richiamare la tomba di Virgilio sita poco distante nel Parco virgiliano, e dedicata alla Madonna del Parto; la seconda invece a un livello superiore, dedicata ai santi Giacomo e Nazario. La prima fu completata nel 1525 mentre la seconda rimase incompiuta a causa dell'epidemia di peste che costrinse Sannazaro a lasciare la città. In quegli anni di abbandono la chiesa fu saccheggiata dai francesi che assediavano Napoli; al suo ritorno, Sannazaro donò la chiesa inferiore ai Padri Servi di Maria, assieme ad un compenso di 600 ducati all'anno e la richiesta di costruirvi il suo monumento funebre.
Dopo la morte di Sannazaro, la chiesa fu ulteriormente espansa. Quando Napoleone soppresse tutti gli ordini
religiosi, tra cui anche i Frati Servi di Maria, la chiesa passò in mano a Domenico Barbaja, impresario musicale, che ne fece la sua residenza, ospitandovi tra gli altri il compositore Gioacchino Rossini. Nel 1812 la chiesa fu restituita al clero ma solo nel 1971 tornò ai Servi di Maria.
Sulla facciata, che non è originale ma rimaneggiata durante gli anni di dominio francese, si trovano due epigrafi e due tondi che ritraggono Federico d'Aragona e Jacopo Sannazaro. 
La chiesa superiore è a navata unica. Sull'altare maggiore si trova un distico dettato dal Sannazaro che recita: ”Virginitas partus discordes tempore longo / Virginis in gremio foedera pacis habet”.
Nell'abdide si trova la tomba di Sannazaro. Il monumento funebre, in marmo di Carrara e dalla forma rettangolare, fu realizzato da Giovanni Angelo Montorsoli e Bartolomeo Ammannati nella metà del XVI secolo. Sul basamento è inciso un epitaffio dettato da Pietro Bembo che fa riferimento al vicino sepolcro di Virgilio (nel Parco virgiliano): "Da sacro cineris flores: hic ille Maroni Sincerus Musa proximus ut tumulo." (Spargi fiori sulle sacre ceneri: qui giace sincero e vicino a Marone nella poesia come sepolcro" fonte14x14). Sulla parte superiore è posto un busto del Sannazaro con due putti realizzati sempre da Giovanni Angelo Montorsoli.
Indirizzo: via Mergellina, Napoli
sito Sitowww.santamariadelparto.it 


Edoardo Scarfoglio

Busto commemorativo

Sul basamento un'iscrizione recita: "Ad / E. Scarfoglio / 1923".
Indirizzo: Villa Comunale, Napoli


Eduardo Scarpetta

Targa commemorativa

La targa ricorda l'attore e commediografo padre di Eduardo De Filippo: "Qui / Eduardo Scarpetta / rinnovatore del teatro napoletano / attor comico eccelso / ispirato dal mimo antico / si appartò innanzi tempo / irridendo al trionfo / sola compagna d'arte / la gloria -- Nel centenario della nascita / MDCCCLIII - MCMLIII / 1 ottobre 1953 / ad iniziativa del quotidiano / Il Giornale".
Indirizzo: via Colonna 4, Napoli


Scrittori spagnoli e ispanoamericani

Targa commemorativa

La targa fatta installare dal direttore dell'Instituto Cervantes recita: "In omaggio agli scrittori spagnoli e ispanoamericani che onorarono la città di Napoli nelle loro opere: / Garcilaso de la Vega / Miguel de Cervantes / Francisco de Quevedo / Conde de Villamediana / Hermanos Argensola / Antonio Mira de Amescua / Duque de Rivas / Jan Valera / Leandro Fernández de Moratín / Gabriela Mistral / Pablo Neruda / Ramón Gómez de la Serna -- In occasione dell'apertura della nuova sede dell'Instituto Cervantes di Napoli -- Cesar Antonio Molina / Direttore dell'Instituto Cervantes".
Indirizzo: Via Nazario Sauro, Napoli


Henryk Sienkiewicz

Targa commemorativa sull'edificio in cui soggiornò

La targa recita: "Enrico Sienkiewicz / Scrittore polacco e mirabile narratore / dell'eroico passato della sua nazione / in questo albergo nell'anno 1894 / immerso nel travaglio ideologico della sua epoca / già meditava le pagine del "Quo Vadis?" / che a Napoli vide la sua prima versione italiana -- Polacchi ed italiani / nel cinquantesimo anniversario della sua morte".
Indirizzo: via Partenope (facciata dell'Hotel Continental), Napoli


Juliusz Słowacki

La targa in versione bilingue (italiano e polacco) recita: "Qui / nel 1836 dimorò / il poeta polacco / Giulio Slowacki -- Tu / Mieszkal / Juljusz slowacki / wr. 1836".

Indirizzo: via S.Lucia 116, Napoli


Matilde Serao

Targa commemorativa dove si trovava la redazione Il Mattino

La targa recita: "Qui ogni giorno per molti anni / nella redazione de "Il mattino" / che nel 1892 fondò con Edoardo Scarfoglio / Matilde Serao / visse la sua vita più vera / trasferendo nella cronaca / la sua passione narrativa -- Il Comune di Napoli pose il 25 aprile 1999".
Indirizzo: piazzetta Serao, Napoli


Torquato Tasso

Tempietto di Tasso e busto commemorativo

La prima costruzione di questo giardino risale al 1697 grazie a un'idea del viceré di Medinacoeli. Nel 1778 fu ulteriormente sviluppata dal re Ferdinando IV di Borbone che ne affidò l'incarico a Carlo Vanvitelli.
Il tempietto di Tasso è stato realizzato dall'architetto Stefano Gasse nel 1834. Lo stile è neoclassico ed è sorretto da 8 colonne che poggiano su un basamento di piperno. All'interno si trova un busto del poeta, realizzato da Angelo Solari.
Indirizzo: Villa Comunale, Napoli

Targa commemorativa sull'edificio in cui soggiornò

La targa recita: "Torquato Tasso / ospite di un amico / nel MDXCII / mirando da questo poggio / il cielo i campi la marina / delineava Il mondo creato / ritesseva La Gerusalemme / filosofava dell'Amicizia / dimentico delle avversità / contento della vita -- MDCCCXCV XXV DI APR".
Indirizzo: via Crispi 2, Napoli


Giambattista Vico

Targa commemorativa

La targa è stata posta nel 1668, bicentenario della nascita del filosofo, sul palazzo in cui visse con la sua famiglia. La targa recita: "A Giambattista Vico / nato in Napoli / il dì XXIII di giugno MDCLXVIII / grave peccato di università / ed anacronismo audace di dottrina / che primo fece dell'intelletto di Dio / la logica del mondo / e lo costituì razionalmente in Terra / mossa e fine unica / della libertà e del travaglio / delle creature / banditore di scienza nuova / alla bieca immobilità accademica / l'Ateneo giuridico napoletano / stretto da fede antica / e da spiriti nuovi / nel secondo centenario natale / del suo cittadino / sulla parete delle obbliate case / immacolata sede di studi e dolori / reverente Q.M.P"
Indirizzo: piazza Gerolomini 112, Napoli

Targa commemorativa sulla casa natale

Sulla casa in cui nacque e visse fino ai diciassette anni Giambattista Vico è stata posta una targa commemorativa nel 1941: ""In questa cameretta / nacque il XXIII giugno MDCLXVIII / Giambattista Vico / Qui dimorò fino ai diciassette anni / e nella sottoposta piccola bottega / del padre librario / usò passare le notti nello studio / vigilia giovanile e della sua opera sublime -- La città di Napoli pose / II XXIII giugno MXMXLI".
Indirizzo: San Biagio dei Librai 31, Napoli

Chiesa dei Girolamini

La chiesa in stile barocco è uno dei maggiori complessi monumentali della città per le numerose opere d'arte custodite al suo interno. La costruzione iniziò nel 1592 e fu consacrata nella metà del Seicento, ma la facciata esterna fu completata solo nel 1780.
All'interno della chiesa, lungo il colonnato, tra la navata centrale e quella a sinistra, si trova una lapide dedicata a Vico che sembra sia stato sepolto nell'ipogeo sotto la Cappella di Sant'Agnese.
Indirizzo: Via Duomo 142, Napoli
sitoSitohttps://sites.google.com/site/monumentonazionalegirolamini/
a-pagamento Ingresso a pagamento. Intero 5€. Ridotto 2,50€.
orario Orario di apertura: Dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 19.00. Mercoledì chiuso. Sabato e domenica dalle 8.30 alle 14.00.

Fondazione Giambattista Vico

La Fondazione Giambattista Vico, nata nel 1999, propone iniziative per approfondire lo studio del filosofo Vico. Si trova nella chiesa di San Biagio Maggiore, legata al culto di San Biagio ed edificata nel 1631. Come scopo si propone inoltre la valorizzazione della suddetta chiesa e dell'adiacente chiesa di San Gennaro all'Olmo, risalente al VII secolo.
Indirizzo
: Chiesa di San Biagio Maggiore via San Biagio dei Librai 35, Napoli
sito Sitohttp://www.fondazionegbvico.it/

Statua

Una statua in marmo che ritrae il filosofo Vico è stata scolpita da Leopoldo di Borbone-Due Sicilie, conte di Siracusa, nel 1862.
Indirizzo: Villa Comunale, Napoli


Virgilio

Parco virgiliano di Piedigrotta

Tempietto di Virgilio e busto del poeta

La prima costruzione di questo giardino risale al 1697 grazie a un'idea del viceré di Medinacoeli. Nel 1778 fu ulteriormente sviluppata dal re Ferdinando IV di Borbone che ne affidò l'incarico a Carlo Vanvitelli.
Il tempietto dedicato a Virgilio fu edificato nel 1825 su progetto di Stefano Gasse che realizzò una struttura a pianta rettangolare con copertura a capriate e timpano sorretta da quattro colonne in stile ionico.
All'interno si trova un busto di Virgilio scolpito nel 1826 da Tito Angelini.
Indirizzo: Villa Comunale, Napoli


Raffaele Viviani

Targa commemorativa

La targa recita: "Qui visse e morì / nella perenne nostalgia dei suoi personaggi / Raffaele Viviani / scrittore ed attore / che dal popolo apprese ed al popolo donò / l'arte sua -- Castellamare di Stabia 9 gennaio 1888 - Napoli 22 marzo 1950 -- Ettore Novi Pose".
Indirizzo: corso Vittorio Emanuele 386, Napoli


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Grazia Deledda

Museo Deleddiano

Il museo dedicato alla scrittrice si trova in quella che fu la sua casa natale, un palazzo di circa metà Ottocento nell'allora via Cairoli, dove la Deledda vi abitò fino al matrimonio, nel 1900. L'edificio è stato dichiarato monumento nazionale nel 1937, poi acquistato dal Comune di Nuoro nel 1968 e donato all'ISRE (Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna) che si occupò dell'allestimento del museo deleddiano, anche grazie alla donazione della famiglia Madesani-Deledda, che concesse gran parte del materiale esposto, tra cui manoscritti, oggetti personali e fotografie. Il museo è stato aperto ufficialmente il 5 marzo 1983.
Alcune stanze sono state ricreate anche grazie alle descrizioni lasciateci dalla scrittrice, come la cucina dove trascorreva molto del suo tempo, e lo studio del periodo trascorso a Roma, ricreato grazie al mobilio originale.
"E la cucina era, come in tutte le case ancora patriarcali, l'ambiente più abitato, più tiepido di vita e d'intimità. C'era il camino, ma anche un focolare centrale, segnato da quattro liste di pietra: e sopra, ad altezza d'uomo, attaccato con quattro corde di pelo alle grosse travi del soffitto di canne annerite dal fumo, un graticciato di un metro quadrato circa, sul quale stavano quasi sempre, esposte al fumo che le induriva, piccole forme di cacio pecorino, delle quali l'odore si spandeva tutto intorno. [...] Gli oggetti più caratteristici stavano sulla scansia; ecco una fila di lumi di ottone, e accanto l'oliera per riempirli, col lungo becco e simile a un arnese di alchimista: e il piccolo orcio di terra con l'olio buono, e un armamento di caffettiere, e le antiche tazze rosse e gialle, e i piatti di stagno che parevano anch'essi venuti da qualche scavo delle età preistoriche: e infine il tagliere pastorale, cioè un vassoio di legno, con l'incavo, in un angolo, per il sale..." fonte14x14
Il museo si snoda in dieci sale che ricostruiscono gli ambienti in cui ha vissuto la scrittrice e il suo rapporto con Nuoro e la Sardegna. Non mancano alcuni spazi dedicati al suo soggiorno romano, come il suo studio che aveva nell'abitazione in Via Porto Maurizio a Roma, e la sala del Premio Nobel, dove è esposto il diploma e la medaglia originale.
La targa apposta sulla facciata dell'edificio recita: "Nata in questa umile casa / Grazia Deledda / vi schiuse lo spirito / alla forte poesia della sua isola / facendo della passione di Sardegna / l'anima della propria arte / che è gloria italiana nel mondo / MDCCCLXXI - MCMXXXVI".
Indirizzo
: Via Grazia Deledda 42, Nuoro
sitoSito: http://www.isresardegna.it/
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: Aperto tutti i giorni tranne il lunedì. Dal 1° ottobre al 15 marzo: dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 17.00. Dal 16 marzo al 30 settembre: dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00.

Tomba nella Chiesa della Madonna della Solitudine

Alla morte della scrittrice, le sue spoglie furono sepolte nel Cimitero del Verano a Roma, dove risiedeva col marito Palmiro Madesani. A Nuoro fu però indetto un concorso per ristrutturare la piccola Chiesa della Madonna della Solitudine, ai piedi del monte Ortobene, un luogo molto caro alla Deledda, spesso ambientazione dei suoi romanzi, come appunto La chiesa della solitudine (Milano, Treves, 1936). Il concorso fu vinto da Giovanni Ciusa Romagna, che riprogettò l'edificio proprio per accogliere le spoglie della scrittrice, poi traslate dal Cimitero del Verano all'interno della chiesa, custodite in un semplice sarcofago di granito nero.
Indirizzo: Strada Provinciale 42, 2, Nuoro

Ex Convento dei Padri Minori Osservanti

Costruito tra Cinque e Seicento, è una delle strutture architettoniche più antiche della città. Nel 1866, per la legge sulla soppressione di alcuni ordini religiosi, l'edificio è stato adibito a numerosi scopi fino a diventare una scuola elementare: qui studiarono infatti Grazia Deledda, Salvatore Satta e Indro Montanelli (che visse a Nuoro dal 1920 al 1925).
Nel romanzo Cosima, la Deledda ci dice che "le Scuole erano in un antico Convento al limite estremo della cittadina" e le descrive così: "Il viaggio, per arrivare al convento che serve da caseggiato scolastico, è tutto avventuroso per lei: bisogna scendere per strade strette male selciate, attraverso casette di povera gente, fino alla piazza, le erbivendole con i loro cestini di verdurai... Il convento ha due ingressi, uno per i maschi, l'altro per le femmine: a questo si sale per una breve scaletta esterna, e si entra in un lungo corridoio chiaro e pulito sul quale si aprono le aule: piccole aule che sanno ancora di odore claustrale, con le finestre munite di inferriata, dalle quali però si vede il verde degli orti e si sente il fruscio dei pioppi e delle canne della valle sottostante"
Indirizzo: Via Alessandro Manzoni 6, Nuoro.

Il pino di Grazia Deledda

C'è un pino solitario alla periferia di Nuoro, tra la zona Badu ‘e Carros, sotto il quale si dice che la scrittrice fosse solita sedersi e scrivere le sue opere giovanili. Nel 1994 gli alunni delle V C e D della scuola elementare "Calamida" vi hanno apposto una targa commemorativa, che recita un passo dal romanzo Cosima: "...Centinaia di uccelli svolazzavano sui rami battuti dal sole, e parevano d'oro e d'argento: ogni loro battere d'ali faceva cadere goccie simili a scintille: e ad ogni ago delle foglie era infilata una perla dai colori dell'iride. Pareva un albero magico, fatto di uccelli, di rubini, smeraldi e diamanti."
Tuttavia, nonostante sia comunemente indicato come il pino della Deledda, secondo altre fonti il vero pino non è quello in questione, ma un altro che si trovava 100 metri più a sud, abbattuto da un fulmine nel febbraio 1967, come ci testimonia una foto scattata da Remo Branca, che conobbe la scrittrice. fonte14x14
Anche se quello esistente si trattasse di un falso storico, è comunque legato nell'immaginario al ricordo della Deledda; per questo motivo recentemente è stato deciso dal Comune di Nuoro di preservarlo cercando di salvare la pianta che aveva rischiato l'abbattimento per problemi di sicurezza.
Indirizzo: Viale Murichessa 1, Nuoro
mappa

 

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Arthur Cary

Targa commemorativa

(1888-1957) I suoi primi quattro romanzi, tra cui il più noto è Mister Johnson (1939), sono ambientati in Africa.
La targa rotonda di colore blu recita: "Arthur Joyce Lunel Cary / novelist / was born here".
Indirizzo: Bank House, Shipquay Street, Derry


Kathleen Coyle

Targa commemorativa

(1886-1952) Nata a Derry, da giovane si trasferì con la madre e un fratello a Liverpool. Dopo aver viaggiato in Belgio e in Francia, si trasferisce a Dublino e prende parte al movimento per il suffragio femminile. Pubblica 13 romanzi, tra cui i più noti sono i due volumi in cui racconta l'infanzia a Derry.
La targa rotonda di colore blu: "Kathleen Coyle / novelist / lived in a house on this site".
Indirizzo: Bishop Street, Derry


George Farquhar

Targa commemorativa

Il drammaturgo irlandese, autore delle opere La coppia fedele (1699) e L'ufficiale reclutatore (1706), nacque a Derry nel 1677. La targa, inaugurata il 24 agosto 2009, recita: "George Farquhar, c. 1677-1707, playwright, attended the Free School near this site". Qui si trovava infatti la scuola dove il drammaturgò studiò prima di frequentare il Trinity College a Dublino. La Free Grammar School fu fondata nel 1617 ed è una delle scuole più antiche del Regno Unito che ancora esiste col nome di "Foyle College" (la nuova sede si trova in Duncreggan Road).
Indirizzo: Verbal Arts Centre, Bishop Street Within, Derry, County Londonderry, Irlanda del Nord

 


Seamus Heaney

 

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Ildefonso Nieri

Targa commemorativa sulla casa in cui è vissuto

Nato a Ponte a Moriano nel 1853 e morto a Lucca nel 1920, fu un filologo e maestro noto per alcuni saggi sul folklore lucchese e il dizionario del dialetto lucchese.
La targa in marmo presenta un medaglione bronzeo con il profilo del letterato scolpito e la seguente incisione: "O viandanti della vita / salutate il maestro / di verità non fugaci / Ildefonso Nieri / del Ponte a Moriano 1853 - 1920 / illustratore della / lingua del costume / delle tradizioni del- / la sua Lucchesia ad- / ditò nella scuola e / nelle opere il ritorno / alla terra ovale fonte / perenne di salute e di / potenza. -- La Reale Accademia Lucchese / consacrò questo ricordo / il 26 novembre 1939".
Indirizzo: via Nazionale (incrocio con viale S. Gemignano), località Ponte a Moriano, Lucca


Mario Pannunzio

Targa commemorativa sulla casa natale

La targa recita: "Qui nacque il 5 marzo 1910 Mario Pannunzio maestro di giornalismo e libertà". L'amministrazione comunale di Lucca pose il 5 marzo 2010 nel centenario della nascita".
Indirizzo: via Cenami 12, Lucca

 


Giovanni Pascoli


Giuseppe Ungaretti

I genitori del poeta erano originari della città. Ungaretti scrive una poesia dal titolo Lucca, pubblicata nella raccolta Allegria (1931), in cui, riscoprendo le sue radici, rievoca la propria infanzia e riflette sulla propria esistenza abbandonandosi al pensiero della morte.

 

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