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I luoghi di Natsume Sōseki

Japan Tokyo

Iscrizione nel luogo in cui si trovava la casa di Natsume Sōseki

Indirizzo: 2-20-7, Mukōgaoka, Bunkyo-ku, Tokyo (東京都文京区向丘 2-20-7)

Nezu Jinja e la pietra Bungo Ikoi no Ishi

Si dice che su questa pietra, detta Bungo Ikoi no Ishi 文豪憩いの石 , si siano seduti autori come Natsume Sōseki e Mori Ōgai alla ricerca di idee per i loro romanzi. Lo stesso tempio, il Nezu Jinja, viene talvolta nominato nelle loro opere.
Indirizzo: 1-28-9, Nezu, Bunkyo-ku, Tokyo (東京都文京区根津1-28-9)

Luogo dove Sōseki ha vissuto negli ultimi anni della sua vita

In questo luogo, Natsume Sōseki ha vissuto dal 1907 fino alla sua morte nel 1916 e vi ha composto molte delle sue opere più importanti come Sanshirō (三四郎), Sorekara (“E poi”, それから), Kokoro (“Anima”, こころ). Attualmente questa zona è un parco pubblico intitolato proprio al famoso scrittore. Al suo interno vi è un piccolo edificio (Michikusaan 道草庵) dove sono esposti una serie di pannelli e oggetti che spiegano la vita e le opere di Natsume Sōseki.
Indirizzo: 7, Waseda Minami-cho Shinjuku, Tokyo (東京都新宿区早稲田南町7)

Iscrizione nel luogo in cui è nato Natsume Sōseki

Sul lato sinistro della strada Sōseki-zaka, di fronte alla stazione della metropolitana Waseda, una lastra di granito nero, eretta nel 1966, con un'iscrizione indica il luogo in cui lo scrittore è nato il 5 gennaio 1867. Il luogo in questione, noto all'epoca come Yoko-machi Ushigome Baba-shita, era legato alla famiglia Natsume da lungo tempo, ancor prima dello shogunato Tokugawa, e poiché i membri della famiglia Natsume divennero capi del villaggio di Baba-shita sin dall'era Genroku (1668-1704), gli abitanti dell'area adottarono il nome di “Natsume-zaka” per indicare il luogo.
Sōseki parla di questo periodo della sua vita nel saggio Garasu dono uchi (硝子戸の中).fonte14x14
Indirizzo: 1 Kikuichō, Shinjuku-ku, Tokyo (東京都新宿区喜久井町1)

Laghetto Sanshiro, Università Tōdai

Questo laghetto, oggi all'interno dell'Università Tōdai, è stato creato nel 1615; in seguito, fu concesso dallo shōgun, assieme al giardino circostante, al signore feudale Maeda Toshitsune, e fu ampliato in seguito da Maeda Tsunanori, divenendo uno dei più bei giardini di Edo (l'attuale Tokyo). Il suo nome ufficiale è  Ikutoku-en Shinjiike (育徳園心字池), ma viene chiamato Sanshiro-ike in seguito alla pubblicazione dell'omonimo romanzo di Natsume Sōseki.
Indirizzo: 7-3, Hongō, Bunkyo-ku, Tokyo (東京都文京区本郷7-3)

   

Tomba nel cimitero di Zōshigaya 

 

United Kingdom Londra

Targa commemorativa

Sōseki visse a Londra dall'ottobre 1900 al dicembre 1902 in cinque posti differenti, ma la sua permanenza maggiore fu in The Chase 81 (Clapham), nella parte sud-ovest della città, dove oggi c'è una targa commemorativa che recita: "Natsume Soseki / 1867-1916 / Japanese Noveslist / lived here / 1901-1902".
Nell'edificio di fronte era stato allestito un piccolo museo in suo ricordo da un privato, il signor Ikuo Tsunematsu (traduttore in lingua inglese dello scrittore). Il Sōseki Museum ha chiuso nel 2017.
Indirizzo: 80b The Chase, Clapham, Londra (Come arrivare: Con la metropolitana, fermata "Clapman Common".)
Sito: http://www.soseki.org
a-pagamento  Ingresso a pagamento.

Prima casa in cui visse a Londra

Soseki visse in questo edificio dal 28 ottobre all'11 novembre 1900. Ne parla in una lettera indirizzata alla moglie Kyoko.
Indirizzo: 76, Gowe Street, Londra

Seconda casa in cui visse a Londra

Soseki visse presso Miss Milde in questa casa dal 12 novembre alla fine di dicembre 1900.
Indirizzo: 85, Priory Road, West Hampstead, Londra

Terza casa in cui visse a Londra

Soseki visse qui dalla fine di dicembre 1900 al 24 aprile 1901, presso Mr Brett.
Indirizzo: 6, Flodden Road, Camberwell New Road

Quarta casa in cui visse a Londra

Al numero 5 di Stella Road (oggi numero 11) Soseki visse presso Mr Brett dal 25 aprile 1901 al 19 luglio dello stesso anno.
Indirizzo: 11, Stella Road, Tooting Graveney

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Mori Ōgai


Nagai Kafū

Tomba nel cimitero di Zōshigaya 

Targa commemorativa nel luogo in cui si trovava la casa natale

Indirizzo: 2-20-25 Kasuga, Bunkyo-ku, Tokyo


Okamoto Kidō

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Les Liens

È il locale dove la protagonista, Yocchan, lavora quotidianamente. Purtroppo non esiste più perché pochi anni fa l'edificio che lo ospitava è stato demolito ed al suo posto è stato costruito un parcheggio.  

Chazawa doori

Citata spesso nel romanzo della Yoshimoto, è la via nella quale si trovava il “Les Liens”. Questa via è interessante da percorrere, ci sono molti locali tipici e negozi di oggetti usati e antichi, ma la parte più interessante di Shimokitazawa è a nord ovest, intorno alla stazione, raggiungibile da Chazawa dori tramite l'ingresso Minami Shotengai.
Indirizzo:

Ozeki

Questo supermercato viene citato soltanto una volta nel romanzo, ma potrebbe essere interessante da visitare per la sua atmosfera “paesana” e un po' caotica. È spesso molto affollato, soprattutto nelle ore di punta, e rimane un punto di riferimento (il classico supermercato di fiducia) per molti abitanti di Shimokitazawa.
Indirizzo: 2-9-5, Kitazawa, Setagaya-ku, Tokyo (東京都世田谷区北沢2-9-5)

Mother's Ruin

Un locale dall'arredamento stravagante che evoca gli ambienti messicani, sovrastato da questo gigantesco lucertolone appeso al soffitto. Spesso organizza concerti live.
Indirizzo: Edificio NF piano B1, 2-2-7, Kitazawa, Setagaya-ku, Tokyo (東京都 世田谷区 北沢2-2-7 NFビルB1, マザーズ・ルーイン)

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Narrativa di Otto-Novecento

Natsume Sōseki, Sanshirō

Yasunari Kawabata, La banda di Asakusa

Narrativa contemporanea

Natsuo Kirino, Le quattro casalinghe di Tokyo, Venezia, Marsilio
Murakami Haruki, Norwegian Wood, 1Q84 (e altri)
Banana Yoshimoto, Moshi moshi, Milano, Feltrinelli, 2012 (e altri)

Saggi

Tanizaki Jun'ichiro, Libro d'ombra, Bompiani

Narrativa di viaggio

Goffredo Parise, L'eleganza è frigida, Adelphi

Rossella Marangoni, Tokyo. La scrittura, la città, la notte, Unicopli, 2007

 

Articoli sul blog

A Tokyo sulle tracce degli scrittori Meiji

La Shimokitazawa di Banana Yoshimoto

 

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Pasquale Besenghi degli Ughi

Nato a Isola d'Istria nel 1797, è stato un poeta romantico della prima metà dell'Ottocento.

Scultura nel Giardino "Muzio de Tommasini"


Silvio Enea Benco

Scrittore e giornalista triestino (1874-1949),  nel 1913 costituisce a Trieste l’Associazione della stampa italiana. Amico di Joyce e Svevo, scrive vari libretti d'opera e alcuni romanzi. Dopo l'internamento nella Prima Guerra Mondiale, diventa direttore de "La Nazione" fino all'avvento del fascismo, nel 1923. Scrive per altri quotidiani come "Il Piccolo" che dirigerà dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1946 pubblica La contemplazione del disordine.

Scultura nel Giardino "Muzio de Tommasini"


Giulio Camber Barni

Poeta e patriota (1891-1941) noto per le raccolte liriche La buffa e Anima di frontiera.

Scultura nel Giardino "Muzio de Tommasini"


Giuseppe Caprin

Scrittore e patriota triestino (1843-1904), nel 1866 si aggrega a Garibaldi ma resta ferito nella battaglia di Bezzecca. Di ritorno a Trieste, si dedica ad alcuni giornali come "L'Indipendente" di cui è stato direttore. Scrive alcune opere di storia come Marine istriane (1890) e Tempi andati (1891).

Scultura nel Giardino "Muzio de Tommasini"


Virgilio Giotti

Pseudonimo di Riccardo Schönbeck (1885-1957) ha scritto poesie pubblicate sulle riviste "Solaria" e "Riviera ligure" oltre a numerose raccolte da Piccolo canzoniere in dialetto triestino (1914) a Versi (1953).

Scultura nel Giardino "Muzio de Tommasini"


James Joyce


Pietro Kandler

Storico triestino (1804-1872) che si è dedicato allo studio della città pubblicando opere e documenti storici come Notizie storiche di Trieste (1851) e Storia del Consiglio de’ Patrizi di Trieste dal 1382 al 1809 (1858).

Targa commemorativa sull'edificio in cui nacque

Una targa ricorda il luogo in cui è nato: "Addì XXIII maggio MDCCCIV / vide qui la luce / Pietro Kandler / maestro insuperato / agli storici / delle provincie nostre".
Indirizzo: via San Nicolò 8, Trieste

Scultura nel Giardino "Muzio de Tommasini"


Srečko Kosovel

Poeta nato in Slovenia a Sešana (1904-1926) scrive le raccolte poetiche pubblicate postume Pesmi (1927) e Izbrane pesmi (1931).

Scultura nel Giardino "Muzio de Tommasini"


Claudio Magris

Caffè Garibaldi


Biagio Marin

Poeta e scrittore nato a Grado (1891-1985), pubblica numerose opere tra cui Il non tempo del mare con cui nel 1965 vince il Premio Bagutta.

Scultura nel Giardino "Muzio de Tommasini"


Francesco Petrarca

Museo petrarchesco-piccolomineo


Riccardo Pitteri

Nato a Trieste nel 1853 e morto a Roma nel 1915, è stato un poeta di impronta carducciana. Ha scritto liriche patriottiche apparse nelle raccolte Nel golfo di Trieste (1892), Patria terra (1903), Dal mio paese (1906).

Scultura nel Giardino "Muzio de Tommasini"


Anita Pittoni

Anita Pittoni (1901-1982) è stata un'intellettuale, scrittrice, stilista e pittrice triestina. La sua casa in via Cassa di Risparmio divenne un importante salotto letterario negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento.

Targa commemorativa sulla sua casa

Questa sua abitazione divenne soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta un importante salotto letterario frequentato dagli intellettuali triestini dell'epoca come Umberto Saba e Giani Stuparich. Nel 2014 il comune di Trieste ha apposto una targa sull'edificio che recita: "«la mia patria è il mio tavolo di lavoro». In questa casa Anita Pittoni (Trieste 1901-1982) realizzò le sue creazioni artistiche e editoriali e tra il 1941 e il 1974 promosse l'incontro di tanti artisti e intellettuali nelle riunioni del martedì."
Indirizzo: via Cassa di Risparmio 1, Trieste

Scultura nel Giardino "Muzio de Tommasini"


Pierantonio Quarantotti Gambini

Scrittore e giornalista triestino (1910-1965), pubblica il romanzo La rosa rossa nel 1937. Nel dopoguerra pubblica L’onda dell’incrociatore, con il quale vince il Premio Bagutta, e La calda vita (1958), che ottiene un buon successo.

Scultura nel Giardino "Muzio de Tommasini"

Caffè Garibaldi 


Umberto Saba


Scipio Slataper

Scrittore di origini italiane e boeme (1888-1915), vive e studia a Firenze ma pubblica vari articoli su Trieste (Lettere triestine, 1909) e l'autobiografia Il mio Carso (1912). Si arruola volontario nella Prima guerra mondiale e muore in battaglia.

Scultura nel Giardino "Muzio de Tommasini"


Adalbert Stifter

Targa commemorativa sull'edificio in cui soggiornò

Lo scrittore e pittore austriaco soggiornò a Trieste nel giugno 1857 presso l'Hotel de la Ville, sito in Riva III Novembre e costruito nel 1839. Una targa ricorda la sua permanenza.


Giani Stuparich

Patriota e scrittore (1891-1961) ha scritto varie opere tra cui Racconti (1929), Colloqui con mio fratello (1925), Guerra del ‘15 (1931), Trieste nei miei ricordi (1948), Poesie 1944-47 (1955), Ricordi istriani (1961).

Scultura nel Giardino "Muzio de Tommasini"

Caffè Garibaldi


Italo Svevo


Attilio Tamaro

Targa commemorativa sull'edificio in cui visse

La targa, apposta nel 1970, recita: "In questa casa / visse / Attilio Tamaro / storico di Trieste --- La lega nazionale /  MCMLXX".
Indirizzo: via Battisti 20, Trieste


Fulvio Tomizza

Buffet da Pepi

Il Buffet da Pepi apre nel 1897 in Piazza della Borsa grazie a Pepi Klajnsic, che lo chiamerà "Pepi S'Sciavo", ovvero "Pepi lo sloveno", nome poi mantenuto fino al 1952. Nel 1903 il locale si trasferisce nell'ubicazione attuale, via Cassa di Risparmio 3, e dal 1908 al 1914 viene gestito da Paolo Tomazic. Dopo la prima guerra mondiale, Tomazic riprende in mano il locale, aiutato dal cugino Pepi Tomazic e dal cognato di quest'ultimo, Giusto Colja. Quando Paolo muore nel 1925, il locale viene acquisito interamente da Pepi e inizia ad ampliarsi, guadagnando notorietà in città e richiedendo l'aiuto di altri collaboratori: i due fratelli di Giusto, Zdenko e Emil, e Carlo Čok come banconiere.
Nel 1941 però il figlio di Pepi Tomazic, Pinko, che faceva parte del Partito comunista sloveno, viene arrestato e fucilato a Opicina, e il locale viene depredato e incendiato. L'amico Carlo Čok acquisisce la proprietà del locale, che rimarrà chiuso fino alla fine della Seconda guerra mondiale. Alla riapertura sarà Emma Colja, vedova di Pepi a gestire l'attività assieme ai suoi fratelli che nel 1952 cambierà nome in "Buffet da Pepi".
Ancora oggi il locale è molto popolare e serve piatti tradizionali come il bollito di suino.
La protagonista femminile del romanzo di Tomizza Gli sposi di via Rossetti è Danica Tomazic, figlia di Pepi Tomazic. Il locale viene anche menzionato nel romanzo.
Indirizzo: Via Cassa di Risparmio 3, Trieste
sito Sitohttp://www.buffetdapepi.it/

Targa commemorativa

Nell'ottobre 2010 è stata inaugurata una targa commemorativa sulla facciata della villa che è stata l'abitazione dei Tomasic, oggi sede del consolato sloveno. La targa recita In italiano e in sloveno: "Villa Tomažič / dimora di una famiglia che rimarrà per lealtà, resistenza, grandezza d’animo e tragico destino nel perpetuo ricordo degli sloveni --- ottobre 2010".
Danica Tomazic e Stanko Vuk, divenuti poi protagonisti del romanzo di Tomizza "Gli sposi di Via Rossetti", erano due triestini di etnia slovena, una minoranza nella città durante il periodo fascista, che furono uccisi in circostanze ancora misteriose ma probabilmente un atto di matrice politica maturato all'interno della comunità slovena.
Indirizzo: via dei Porta 16, Trieste


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Museo joyciano, sveviano e petrarchesco-piccolomineo

Giardino pubblico "Muzio de Tommasini"

I caffè letterari di Trieste

Politeama Rossetti


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Narrativa

Italo Svevo, La coscienza di Zeno
Italo Svevo, Senilità
Fulvio Tomizza, Gli sposi di via Rossetti
Giani Stuparich, Ritorneranno

Letteratura di viaggio

Renzo S. Crivelli, James Joyce. Itinerari triestini, MSG Press, 2014.
Matteo Chiavarone, A Trieste. Passeggiate letterarie da James Joyce a Claudio Magris, Giulio Perrone Editore, 2015.

 

 

Indirizzo: 4-628 Tama-chō, Fuchū-shi, Tokyo (東京府中市多磨町4-628)

Il cimitero pubblico di Tama (多磨霊園, Tama Reien) viene creato nel 1923 e ospita le tombe di numerosi personaggi militari e politici giapponesi.
Il cimitero ospita inoltre le tombe di illustri scrittori tra cui Yukio Mishima, Edogawa Ranpo, Kikuchi Kan, Tayama Katai e Eiji Yoshikawa.


Yukio Mishima: posizione 10区1種13側32番 (vero nome, come indicato nell'iscrizione: Hiraoka Kimitake平岡 公威)

Edogawa Ranpo: posizione 26区1種17側6番 (vero nome, come indicato nell'iscrizione: Hirai Tarō平井 太郎)

Kikuchi Kan 菊池寛: posizione 14区1種6側1番

Tayama Katai 田山花袋: posizione 12区2種31側24番

Eiji Yoshikawa吉川英治: posizione 20区1種51側5番

Indirizzo: 2-32-2 Minami-Aoyama, Minato-ku, Tokyo (東京港区南青山2-32-2)

Il cimitero di Aoyama è il primo cimitero pubblico di Tokyo ed è famoso soprattutto per i bellissimi ciliegi che fioriscono in primavera. Al suo interno c'è una sezione che ospita le tombe di stranieri deceduti in Giappone e la tomba di Hachikō, il famoso cane la cui statua è posta di fronte alla stazione di Shibuya. Alcune tombe illustri sono quelle degli attori kabuki Ichikawa Danjūrō IXIchikawa Danjūrō XI, del generale Nogi Maresuke e di Edoardo Chiossone, l'incisore italiano a cui è dedicato il Museo di Arte Orientale di Genova.
Tra gli scrittori, si possono trovare le tombe di Shiga Naoya, Okamoto Kidō e Ozaki Kōyō.

Okamoto Kidō

Posizione 1種ロ-8号-30側  東1
Il vero nome, come indicato nell'iscrizione, è Keiji Okamoto 岡本 敬二.

Shiga Naoya

Posizione 1種イ-2号-11側  東1

Ozaki Kōyō

Posizione1種ロ-10号-14側  東1
Il vero nome, come indicato nell'iscrizione, è Ozaki Tokutarō 尾崎 徳太郎.

Tanaka Hidemitsu

La tomba dello scrittore Tanaka Hidemitsu (田中英光)  si trova nella posizione 1種ロ-2-10側  東1.

 

 

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I luoghi di James Joyce

Ireland Dublino

Targa commemorativa nel luogo di nascita

Indirizzo: 41 Brighton Square, Dublino

The James Joyce Centre

“The James Joyce Centre” non è propriamente un museo, ma un centro che organizza gruppi di lettura, passeggiate letterarie e altri eventi per valorizzare il legame tra James Joyce e la sua città, Dublino. Al suo interno è possibile scoprire la vita e le opere dello scrittore irlandese tramite documentari e altri strumenti interattivi.
L'edificio nel quale si trova il centro non ha una diretta relazione con l'autore irlandese: un tempo però era appartenuto al Prof. Denis J. Maginni, maestro di ballo che appare anche come personaggio nell'Ulysses.
Indirizzo: 35 North Great George’s Street, Dublino
sito Sito webhttp://jamesjoyce.ie/
a-pagamento Ingresso a pagamento. Adulti: 5 €.

orario Orari di apertura: martedì-sabato 10-17, domenica 12-17 (ottobre-marzo); lunedì-sabato 10-17, domenica 12-17 (aprile-settembre)

   

7 Eccles Street

Al numero 7 di Eccles Street vive nella finzione letteraria Leopold Bloom, protagonista dell'Ulysses, e buona parte del capitolo "Calypso" si svolge qui.
Questo stesso indirizzo era in realtà l'abitazione dell'amico di Joyce, John Francis Byrne, nel 1909, anno in cui lo scrittore tornò a Dublino da Trieste assieme al figlio Giorgio. Durante questa visita Joyce venne a sapere di alcune relazioni amorose - insinuazioni poi rivelatesi infondate - che la compagna Nora aveva intrattenuto con altri uomini mentre già frequentava lo scrittore. Così, preso da un impeto di rabbia e gelosia, le scrisse delle lettere ingiuriose. Non è un caso inoltre che la protagonista dell'Ulysses, Molly, sia infedele al marito.
C'è un episodio vissuto da Joyce che ritorna nella sua opera: in quei giorni, durante una passeggiata per la città, Joyce suggerì a Byrne di pesarsi nella bilancia che si trovava fuori dalla farmacia di Francis Frœdman al 19 di North Frederick Street. Poco dopo, tornando a casa, Byrne si rende conto di aver dimenticato la chiave e scavalca il cancello per poter entrare in casa dalla cucina nel seminterrato. Questi due episodi ritornano nell'Ulysses: anche Leopold Bloom, nel capitolo "Itaca", si pesa alla bilancia di 19 North Frederick Street (il peso e l'altezza, non a caso, sono gli stessi di Byrne) e poco dopo scavalca l'inferriata del seminterrato entrando in casa dalla cucina.
Al posto della casa originaria ora si trova il l'ospedale "Mater Private Hospital". La porta originale di 7 Eccles Street è conservata oggi nel James Joyce Centre. Quando nella metà degli anni Sessanta le case di Eccles Street venivano smantellate per far posto ad un ampliamento dell'ospedale, il proprietario del famoso pub Bailey, John Francis Ryan, con il supporto del poeta Patrick Kavanagh, acquistò la porta e la conservò per trent'anni nel locale prima di donarla al James Joyce Centre dove si trova tuttora.
Indirizzo: Eccles Street, Dublino

  

Belvedere College

Proprio in cima alla strada del James Joyce Centre si trova il Belvedere College, dove lo scrittore ha studiato per un periodo e che compare nelle pagine del Ritratto dell'artista da giovane. Costruita nel 1832, la scuola era gestita dai gesuiti. Qui Joyce conobbe il professor signor Dempsey, insegnante di geografia e inglese, che gli fece scoprire Le avventure di Ulisse di Charles Lamb, opera che in futuro lo influenzerà in modo determinante.
Indirizzo: 6 Great Denmark St., Dublino

St Francis Xavier's Church

Questa chiesa è parte dell'ambientazione del racconto La grazia in Gente di Dublino. Viene menzionata anche in L'incontroLa chiesa fu costruita nel 1832 ed ha una facciata contraddistinta da quattro colonne ioniche. È gestita dai gesuiti, all'epoca considerati in Irlanda l'ordine cattolico più istruito e socialmente prestigioso. Al tempo di Joyce gestivano anche il Belvedere College, un istituto che aveva frequentato anche lo scrittore (narrando alcuni particolari autobiografici in Ritratto dell'artista da giovane).
Indirizzo: St Francis Xavier's Church (Chiesa di San Francesco Saverio), Upper Gardiner Street, Dublino

Casa (demolita) in Hardwick Street

Qui si trovava la prima residenza che lo scrittore ebbe nel centro di Dublino. Vi si trasferì infatti dalla precedente abitazione nel sobborgo di Blackrock, a sud della città, menzionando il fatto nel Ritratto dell'artista da giovane. Per breve tempo è vissuto al numero 29 e, sebbene l'edificio originario sia stato demolito, le costruzioni circostanti lasciano ben intendere come fosse quella dello scrittore. Hardwick Street è anche l'ambientazione del racconto Gente di famiglia (The Boarding House) nella raccolta Gente di Dublino.
Indirizzo: Hardwick Street, Dublino

Mountjoy Square

Una delle cinque piazze georgiane di Dublino, fu costruita nel XVIII secolo su progetto di Luke Gardiner, 1° Visconte di Mountjoy. È stata la residenza di numerosi irlandesi illustri tra cui il drammaturgo Séan O'Casey, che viveva al numero 35 e qui ha ambientato l'opera teatrale Il falso repubblicano (The Shadow of a Gunman, 1923), e William Butler Yeats che ha vissuto al numero 53. Joyce, che per un periodo ha vissuto nella vicina Fitzgibbon Street, vi ha ambientato alcune scene del decimo capitolo ("Rocce vaganti") dell'Ulysses in cui padre Conmee attraversa la piazza nel tragitto verso Fairview.
John Conmee era il rettore del collegio gesuitico Clongowes Woods e prefetto degli studi del Belvedere College che Joyce (e il suo alter ego Stephen Dedalus) ha frequentato. Un incontro fortuito nel 1893 con il padre di Joyce proprio in Mountjoy Square ha permesso a James e al fratello Stanislaus di potersi iscrivere al Belvedere College.
Indirizzo: Mountjoy Square, Dublino

34 Fitzgibbon Street

Qui si trovava una delle case della famiglia Joyce a Dublino, forse la più grande e confortevole (l'attuale numero civico 34 corrisponde al 14 Fitzgibbon Street dell'epoca). La famiglia Joyce visse qui quasi un anno (1893) durante il quale John Joyce, padre del futuro scrittore, ha avuto un incontro fortuito con padre John Conmee all'epoca prefetto degli studi del Belvedere College, un incontro che ha permesso ai fratelli James e Stanislaus di frequentare quella scuola.
Indirizzo: 34 Fitzgibbon Street, Dublino

13 North Richmond Street

È stata l'ultima delle case di Joyce nella zona centrale di Dublino prima che la famiglia si trasferisse nei sobborghi a nord della città a causa della loro indigente situazione economica. Lo scrittore visse qui solo tre anni ma secondo il biografo Richard Ellmann questa strada più di ogni altra a Dublino gli ha fornito ispirazione per personaggi e riferimenti nelle sue opere letterarie. Il racconto Arabia in gente di Dublino inizia: "Essendo un vicolo cieco, la North Richmond Street era tranquilla, salvo che all'ora in cui i Fratelli delle Scuole Cristiane, terminate le lezioni, lasciaano uscire i ragazzi. Una casa disabitata a due piani occupava il fondo cieco ed era separata dalle abitazioni vicine da un quadrato di terreno. Le altre case, consce della vita dignitosa che si viveva nel loro interno, si guardavano l'un l'altra con facce scure e imperturbabili" (da Gente di Dublino, trad. di Margherita Ghirardi Minoja, Milano, Bur, 2012).
Indirizzo: 13 North Richmond Street, Dublino

Railway Street

Un tempo questa strada a ridosso della Connolly Station ospitava il quartiere "Monto", una delle zone a luci rosse più grandi d'Europa. Pare che il giovane James Joyce abbia iniziato a frequentare i questi bordelli della zona dall'età di 14 anni. Addirittura un intero capitolo dell'Ulysses, "Circe", è ambientato qui e vede i protagonisti Leopold Bloom e Stephen Dedalus addentrarsi nella Dublino notturna, in particolare nel bordello di Bella Cohen.
Indirizzo: Railway Street, Dublino

University College Dublin

Esemplare di architettura georgiana, la storica sede dell'University College Dublin è la Newman House, al numero 85-86 di St. Stephen's Green, a pochi passi dall'omonimo parco. 
L'edificio al numero 85 è stato costruito nel 1738 come residenza privata dall'architetto Richard Castle ed è particolarmente noto per gli stucchi che ne ornano gli interni.
L'edificio al numero 86 risale al 1765 ed è uno dei più grandi della piazza. Gli interni, molto pregiati, sono decorati con dei raffinati lavori di intonaco in stile irlandese (Irish plasterwork).
Nel 1854 al numero 86 (in seguito si espanse anche all'85) venne aperta la Catholic University of Ireland, il cui rettore era all'epoca l'eminente teologo John Henry Newman, che poi ha dato il nome attuale all'edificio. Joyce vi ha studiato dal 1898 al 1902; il poeta gesuita Gerard Manley Hopkins vi insegnò greco negli ultimi anni della sua vita e morì proprio nell'edificio nel 1889.
Indirizzo: 85-86 St. Stephen's Green, Dublino.

Busto in St. Stephen's Green

Nel parco St. Stephen's Green si trova un busto di Joyce, realizzato da Marjorie Fitzgibbon nel 1982 e posizionato proprio di fronte la Newman House, sede dell'University College Dublin, che lo scrittore aveva frequentato per un periodo.
La targa sotto il busto recita: "James Joyce / 1882-1941 / Crossing Stephen's, / that is, my green...".
Indirizzo: St. Stephen's Green, Dublino

Statua di James Joyce

All'angolo tra North Earl Street e O'Connell Street, è comunemente nota anche col nome “The 'Prick with a stick” ossia “L'idiota col bastone”, a testimoniare il rapporto di amore e odio dello scrittore con la sua città.
Indirizzo: North Earl St, Dublino

Statua di James Joyce con Gogarty

Tra i tavoli del "The Oliver St. John Gogarty Bar & Restaurant" si trova questa statua che raffigura Joyce in piedi mentre chiacchiera con Gogarty, medico, scrittore e amico di Joyce, seduto su una panchina. Le due sculture in bronzo sono state realizzate da Hugh Hanratty e si trovano sul lato del locale che dà in Anglesea Street. 
Indirizzo: Anglesea Street, Temple Bar, Dublino

The Joyce Trail - 14 targhe commemorative

Quattordici targhe di bronzo, incastonate nella pavimentazione della strada, ripercorrono il percorso di Leopold Bloom nel capitolo 8 dell'Ulysses, "Lestrygonians". Le targhe sono state realizzate nel 1988 da Robin Buick e ciascuna riporta una citazione dal suddetto capitolo. Si trovano:
- Middle Abbey Street;
- Lower O'Connell Street;
- O'Connell Bridge;
- Aston Quay;
- Westmoreland Street (2 targhe);
- Grafton Street (3 targhe);
- Duke Street (2 targhe);
- Dawson Street;
- Molesworth Street;
- Kildare Street.

Targa commemorativa

La targa è affissa sul lato del National Maternity Hospital che si affaccia su Holles St. Nell'ospedale che si trovava originariamente in questo sito, Joyce aveva ambientato il quattordicesimo capitolo dell'Ulisse, "I buoi del sole", in cui Leopold Bloom va a visitare Mina Purefoy che sta per partorire.
La targa recita: "James Joyce set «The Oxen of the Sun» episode of Ulysses in the original National Maternity Hospital which stood on thi site 16 June 1904"

St. Patrick Park, Literary Parade 

Dublin Writers Museum 

Cimitero di Glasnevin 


Ireland Sandycove, County Dun Laoghaire-Rathdown

James Joyce Tower & Museum

Situata nella cittadina di Sandycove, a circa 9 chilometri da Dublino sulla costa orientale irlandese, fu costruita nel 1804 ed è una delle 26 "Martello Tower" erette dagli inglesi per difendersi da un'eventuale invasione da parte dei francesi. Originariamente sulla sommità della torre si ergeva un cannone alloggiato su una rotaia che è ancora visibile. La torre è stata occupata dall'esercito fino al 1897.
Per un breve periodo di tempo ospitò lo scrittore James Joyce e l'amico Gogarty che l'aveva presa in affitto dall'agosto 1904. Gogarty era allora un brillante studente di medicina nonché arguto poeta e fu il primo affittuario civile della torre, pagando, come scrive lui stesso nelle sue memorie, 8 sterline all'anno tutto compreso. Quando Joyce arriva alla Torre (il 9 settembre 1904) aveva 22 anni ed era agli inizi della sua carriera: stava appunto scrivendo Il Sant'Uffizio, un poema molto caustico nei confronti degli esponenti letterari di Dublino tra cui probabilmente lo stesso Gogarty che si trovò accusato di snobismo. Tuttavia gli consentì di rimanere nella torre, anche se probabilmente sperava di allontanarlo presto. Ai due si aggiunse Samuel Chenevix Trench, amico di Gogarty, il quale accentuò la tensione tra i due. La notte tra il 14 e il 15 settembre 1904, avvenne uno spiacevole incidente: Trench ebbe un incubo in cui compariva una pantera nera e si alzò di soprassalto lanciando un urlo, prese la pistola e sparò alcuni colpi nel caminetto per poi cadere di nuovo addormentato. Gogarty, in preda alla rabbia, prese la pistola dell'amico e gridando "Lascialo a me!", sparò al pentolame sulla mensola sopra il letto dove dormiva Joyce, probabilmente con l'intenzione di ferirlo. Joyce, dopo lo spiacevole incidente, decise di lasciare immediatamente la torre e ritornò a Dublino.

Questo luogo appare anche nel primo capitolo dell'Ulysses che si apre proprio con la scena di Buck Mulligan (ispirato a Gogarty) sale le scale e si fa la barba all'aria aperta, dove viene raggiunto da Stephen Dedalus (ispirato allo stesso Joyce) col quale ha un breve dialogo. Viene poi descritto l'interno dell'edificio, simile a come era nella realtà la torre dove Joyce aveva realmente soggiornato, e ci viene presentato un terzo personaggio, Haines (ispirato a Trench).  
Il piccolo museo è stato inaugurato nel 1962 per volontà di Sylvia Beach, editrice dell'Ulysses. Adesso è di proprietà di Fàilte Ireland e gestita da un gruppo di volontari. 
Al suo interno ci sono tre sale espositive: nelle prime due sono esposti una serie di oggetti, carte e fotografie legati a Joyce e alla sua famiglia. In particolare è esposto un busto di Joyce realizzato da Milton Hebald, la prima edizione dell'Ulysses, il 45 giri che contiene l'unica registrazione che abbiamo della voce dello scrittore, alcune lettere e cartoline autografe, la sua chitarra, il suo bastone, la sua valigia da viaggio. Nella terza sala è ricostruito l'arredo della stanza come sarebbe potuto essere durante il soggiorno di Joyce.
Indirizzo: Sandycove Harbour, Sandycove
sito Sito webhttp://jamesjoycetower.com/
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: tutti i giorni dalle 10.00 alle 16.00.

   

Pietra commemorativa

La pietra porta un'incisione che recita: " *scritta in gaelico* / Sandycove / James Joyce Bloomsday Centenary / 1904 - 2004 / «He can drink it black, Stephen said / thirstily there's a lemon in the / locker. O, damn, you and your paris / fads! Buck Mulligan said. I want Sandycove milk.» - Ulysses - Erected by Tidy Towns"
Indirizzo: Ghastule Road (all'incrocio con Marine Avenue), Sandycove, County Dublin

Albero e pietra commemorativi

Lungo la strada che costeggia il mare, non molto distante dalla Martello Tower, oggi James Joyce Museum, si trova un albero piantato da un donatore, W.C. Willoughby, in occasione del centenario dalla nascita di James Joyce. Ai piedi dell'albero si trova una pietra con un'incisione che recita:
«... he gazed southward over the bay, / emptu save for the smokeplume of the / mailboat vague on the bright skyline, / and a sail tacking by the Muglins" - Ulysses / This tree was planted by Councillor W.C. Willoughby an Cathaoirleach Corporation of Dun Laoghaire / on 18th May 1983, to mark the centenary / of the birth of James Joyce».
Indirizzo: Otranto Place, Sandycove, County Dublin

 

Ireland Galway

Casa di Nora Barnacle, moglie di Joyce

Indirizzo: Bowling Green, Galway, Irlanda

 

Italy Trieste

Joyce vive a Trieste dal 1904 al 1915, con qualche interruzione, e successivamente nel 1919-20; durante questo periodo cambia casa nove volte, in alcune delle quali abita per pochissimo. Lavora come insegnante di inglese, prima alla Berlitz School, poi alla Scuola superiore di commercio "Revoltella". Impartisce inoltre lezioni private per arrotondare un po' il modesto salario che tuttavia non sa ben gestire, sperperando tutto il denaro e ritrovandosi spesso pieno di debiti. A Trieste inoltre progetta e scrive Gente di DublinoIl ritratto dell'artista da giovane e vari capitoli dell'Ulisse e qui nascono i suoi due figli, Giorgio e Lucia. Quando nel 1915 scoppia la Prima guerra mondiale, Joyce lascia Trieste per rifugiarsi a Zurigo. Vi tornerà nel 1919, ospite in casa della sorella Eileen, trattenendosi solo due anni, per poi ripartire e non farvi più ritorno.
Le case in cui Joyce abita a Trieste sono, in ordine cronologico:
1. Piazza del Ponterosso 3 (marzo 1905)
2. via San Nicolò 30 (1 maggio 1905-24 febbraio 1906)
3. via Giovanni Boccaccio 1 (24 febbraio - 30 luglio 1906)
4. via San Nicolò 32, presso il fratello Stanislaus (marzo-novembre 1907)
5. via Santa Caterina 1 (1 dicembre 1907 - primi di marzo 1909)
6. via Vincenzo Scussa 8 (6 marzo 1909 - 24 agosto 1910)
7. via della Barriera Vecchia 32 (fine agosto 1910 - primi di settembre 1912)
8. via Donato Bramante 4 (settembre 1912 - 28 giugno 1915)
9. via della Sanità 2, presso la sorella Eileen (metà ottobre 1919 - primi di luglio 1920)

Casa temporanea in Piazza del Ponterosso (1°)

Al terzo piano di questo edificio si trova il primo appartamento triestino dei Joyce. James e Nora alloggiarono qui nel mese di marzo 1905, finché la padrona di casa non scoprirà la gravidanza della donna e, non volendo grane con neonati urlanti, decide di sfrattarli. fonte14x14

Indirizzo: Piazza del Ponterosso 3, 3° piano, Trieste

 

Casa di via Boccaccio (3°)

I Joyce vivranno per alcuni mesi, dal 24 febbraio al 30 luglio 1906, in questo edificio del 1903 riconoscibile per la decorazione in stile liberty sul portale d'ingresso. L'appartamento al secondo piano era condiviso con i coniugi Francini Bruni, che lo scrittore conosceva perché Alessandro Francini Bruni era un insegnante di italiano, suo collega alla “Berlitz”. Quando il direttore della scuola, Artifoni, comunicherà ai due fratelli Joyce di non poter continuare a stipendiare entrambi a causa di alcuni problemi finanziari, Joyce deciderà di lasciare Trieste nel luglio del 1906 dopo aver trovato lavoro a Roma come corrispondente per una banca austriaca. fonte14x14
Indirizzo: via Giovanni Boccaccio 1, Trieste

 

Case in via San Nicolò 30 e 32 (2° e 4°)

La signora Canarutto, moglie del tappezziere Moisè, affitta loro una stanza del suo appartamento al secondo piano di via San Nicolò 30 (edificio poi abbattuto per far posto alla costruzione tuttora esistente). All'epoca la casa si trovava a fianco della Berlitz (quando la sede era in via San Nicolò 32). Vissero qui dal 1 maggio 1905 al 24 febbraio 1906.

Al ritorno da Roma nel marzo 1907, dove si era trasferito per un nuovo lavoro a fine luglio 1906, prende momentaneamente alloggio presso il fratello Stanislaus, al 32 di via San Nicolò, 3° piano (nello stesso luogo dove si trovava la Berlitz, ora al n° 33). fonte14x14
Indirizzo: via San Nicolò 30 e 32, Trieste

 

Casa temporanea in via Santa Caterina (5°)

Quella al primo piano di via Santa Caterina fu una delle ennesime sistemazioni transitorie; qui i Joyce vi trascorsero il Capodanno 1908. L'edificio odierno ha un aspetto differente rispetto a quello dell'epoca.
A testimonianza del disagio che provavano vivendo in questo appartamento è il fatto che lo scrittore e Nora, per andare in camera, dovevano passare dalla stanza del fratello Stanislaus, cosa che provocava alcune liti, soprattutto quando James rientrava tardi dopo essere andato per osterie a bere. La difficoltà di vivere in uno spazio ristretto tutti assieme andava ad aggiungersi ai litigi dovuti ai ripetuti problemi finanziari di James di cui spesso Stanislaus si faceva carico, una situazione che spinse quest'ultimo ad andare a vivere da solo in una stanza in via Mazzini 27 (già via Nuova). fonte14x14
Indirizzo: Via Santa Caterina 1, 1° piano, Trieste

 

Casa di via Scussa (6°)

Dal marzo 1909 all'agosto 1910 Joyce vive con la famiglia in via Scussa, nell'appartamento del triestino Giovanni Scholz, che abita nello stesso stabile al terzo piano. Durante questo periodo lo scrittore torna due volte in Irlanda, portandosi con sé le sorelle, Eva al ritorno dal primo viaggio e successivamente Eileen. In questo periodo è talvolta un avventore del Caffè “San Marco”, molto apprezzato anche dal fratello Stanislaus che qui si ritrova con alcuni intellettuali triestini e irredentisti, frequentazioni che lo porteranno all'arresto e a quattro anni di internamento a Katzenau, in Austria. fonte14x14

Indirizzo: via Vincenzo Scussa 8, Trieste

 

Casa in via della Barriera Vecchia (7°)

Dall'agosto 1910 al settembre 1912 la famiglia Joyce si trasferisce in via della Barriera Vecchia 32 (ora via Oriani 2), un appartamento spazioso ma modesto, al terzo piano di uno stabile dove c'è la farmacia del dott. Giovanni Picciola, il proprietario di casa dei Joyce. In questo appartamento, oltre allo scrittore vivevano la moglie Nora, i due bambini Giorgio e Lucia, le sorelle Eileen e Eva. A pochi passi da casa c'erano la pasticceria Pirona, frequentata assiduamente da Joyce che amava i presnitz, dolci tipici triestini, e la casa di tolleranza “La chiave d'oro”, un'altra delle probabili mete dello scrittore. fonte14x14

Indirizzo: via Oriani 2 (già via della Barriera Vecchia 32), 3° piano, Trieste

 

Casa di via Bramante (8°)

Dopo il lungo peregrinare “immobiliare” di Joyce, da una residenza temporanea all'altra, quella al secondo piano di via Bramante 4 può considerarsi la più definitiva: Joyce si trasferì nel settembre 1912 fino al giugno 1915 e qui iniziò a scrivere l'Ulisse, come ricorda una targa apposta sulla facciata dell'edificio, e completò Esuli. In questo periodo lavora alla Scuola superiore di Commercio “Revoltella”, grazie all'amico Ettore Schmitz (lo scrittore Italo Svevo) che gli fa ottenere il posto. Nella casa in via Bramante inoltre tiene alcune lezioni private nella stanza riservata agli ospiti, dove si trova inoltre il pianoforte acquistato a rate con cui James si esercita al canto. Un allievo di Joyce, Dario de Tuoni, ci descrive alcune particolarità della casa, come ad esempio l'assenza di libri nella sala: «Quando si rendeva necessaria la presenza di un libro, Joyce si infilava nella camera da letto, affrettandosi a chiudere la porta alle sue spalle. Dopo un po' ricompariva con il libro desiderato […] Ogni vano con le porte costantemente chiuse costituiva una specie di compartimento stagno, in cui la vita scorreva per conto proprio indipendentemente da quanto accadeva nell'ambiente vicino».fonte14x14
Indirizzo: Via Donato Bramante 4, 2° piano, Trieste

 

Ultima casa triestina in Via della Sanità (9°)

Joyce torna a Trieste dopo aver trascorso quattro anni a Zurigo, dove era fuggito allo scoppio della prima guerra mondiale. La sua ultima residenza triestina, quella in cui visse dall'ottobre 1919 al luglio dell'anno successivo, fu l'appartamento della sorella Eileen, al terzo piano di via della Sanità, che seppur molto spazioso, arrivò ad accogliere ben undici persone (James e Nora con i due figli, il fratello Stanislaus, la sorella Eileen con il marito Frantisek Schaurek e due figlie, la cuoca Ivanka e la bambinaia Loiska).
Indirizzo: via Armando Diaz 2 (già via della Sanità 2), 3° piano, Trieste

  

Museo Joyce vai-alla-pag 18x18

Statua di James Joyce

Realizzata nel 2004 da Nino Spagnoli, rappresenta il legame tra James Joyce e questa città che lo ospitò dal 1904 al 1920. Alla base della scultura, una citazione tratta da una lettera alla moglie Nora che testimonia questo forte legame: “...la mia anima è a Trieste”.
Indirizzo: Ponterosso - via Roma 16, Trieste

 

Berlitz School

Fondata nel 1901 da Almidano Artifoni (personaggio che compare come maestro di musica di Stephen Dedalus nel decimo capitolo dell'Ulisse), aprirà al primo piano di via San Nicolò 32 nel 1903, fino al 1905. Nel 1906 si trasferisce al terzo piano del numero 33, poi dal 1909 al 1911 in via della Cassa di Risparmio 1 (già via del Canal Grande), dal 1912 alla temporanea chiusura nel 1914 con lo scoppio della prima guerra mondiale in via della Sanità 10.
Joyce insegnerà qui dal 1905 al 1907, escluso il breve soggiorno a Roma. Lo scrittore aveva anche allievi altolocati come il conte Sordina e il barone Ralli, motivo di orgoglio come si evince da alcune lettere scritte in questo periodo. Pochi mesi dopo la sua assunzione, si libererà un secondo posto come insegnante di inglese e Joyce convincerà il fratello Stanislaus a raggiungerlo a Trieste per lavorare alla Berlitz. fonte14x14
Indirizzo: via San Nicolò 32, 1° piano, Trieste

 

Caffè "Stella Polare"

Caffè Pasticceria "Pirona"

Caffè San Marco

Busto di Joyce nel Giardino pubblico "Muzio De Tommasini"

Scuola Superiore di Commercio “Revoltella”

Grazie agli amici Ettore Schmitz (lo scrittore Italo Svevo) e Nicolò Vidacovich, ottenne un posto di lavoro come insegnante di inglese presso la Scuola superiore di Commercio che ricoprì dal 1913 al 1915, per poi riprenderlo nel 1919, quando tornò a Trieste dopo la parentesi zurighese e la scuola era diventata Università. Dalle lettere scritte al fratello si evince che non amasse molto lavorare in questa scuola, nonostante l'incarico consistesse in una sola ora di lezione ogni giorno.

Quando nel 1920 Joyce lasciò Trieste, passò l'incarico al fratello Stanislaus, che fu assunto l'anno successivo e vi rimase fino al 1955. L'Università fu trasferita in via dell'Università 7, dove oggi ha sede la facoltà di Lettere. fonte14x14

Indirizzo: via Carducci 12, Trieste

 

Vecchia sede del "Il Piccolo" e "Il Piccolo della Sera"

Proseguite a diritto lungo via Santa Caterina fino ad incrociare Corso Italia. Svoltate a sinistra e proseguite fino a raggiungere Piazza Goldoni. Qui, al numero 1, si trova Palazzo Tonello, quella che un tempo era la sede dei giornali Il Piccolo e Il Piccolo della Sera. Nel 1907 Joyce fu invitato a scrivere per Il Piccolo della Sera una serie di articoli sull'Irlanda, nove in totale, che apparvero tra gli anni 1907 e 1912 (i due articoli del 1909 erano incentrati su George Bernard Shaw e su Oscar Wilde). I rapporti con il prodirettore del giornale, Roberto Prezioso, si incrinarono quando nel 1911 Joyce notò che l'amico aveva un atteggiamento troppo intimo con la moglie Nora arrivando persino a farle dei complimenti audaci ("Il sole si è levato per lei..."). fonte14x14
Indirizzo: Palazzo Tonello, Piazza Goldoni 1, Trieste

 

Teatro comunale "G. Verdi"

Nonostante fosse costantemente squattrinato, quando poteva permetterselo Joyce andava all’opera. Era un appassionato del melodramma e lui stesso aveva preso lezioni di canto, esercitandosi col pianoforte che aveva acquistato a rate. Frequentava il loggione che in Giacomo Joyce ci descrive come un posto non proprio gradevole: “Loggione. Le pareti impregnate trasudano un vapore umido. Una sinfonia di odori fonde la massa di accalcate forme umane: puzzo stantio di ascelle, annusamento di aranci, petti sudaticci di unguenti, acqua di resina, fiato di cene all’aglio solforoso, fetide scorregge fosforescenti, gaggia, lo schietto sudore delle donne maritate e maritabili, la puzza saponosa degli uomini…” fonte14x14
Il Teatro comunale "G. Verdi" fu inaugurato il 21 aprile 1801, costruito su progetto degli architetti Gian Antonio Selva (che ha progettato anche il Teatro La Fenice di Venezia) e Matteo Pertsch (a cui si deve soprattutto la facciata principale, da non confondere con la facciata che dà sul mare, realizzata nel 1884 dall'ingegnere Eugenio Geiringer). Inizialmente si chiamava "Teatro Nuovo", poi divenne "Teatro Grande" nel 1820 ed infine fu intitolato al compositore Giuseppe Verdi nel 1901.
Il teatro era frequentato anche dallo scrittore Italo Svevo che vi si recava accompagnato dalla moglie Livia Veneziani.
Indirizzo: Riva 3 Novembre, 1, Trieste

Politeama Rossetti 

Cattedrale di San Giusto

Nella Cattedrale di San Giusto, il 12 aprile 1915 si sposa la sorella dello scrittore, Eileen Joyce, con Frantisek Schaurek, cassiere in una banca triestina. Joyce, indossando un vestito elegante che si era fatto prestare per l'occasione, accompagna la sorella all'altare. Sul muro di fronte alla facciata della chiesa è stata apposta una piccola targa che ricorda l'episodio.

Chiesa greco-ortodossa di San Nicolò

Joyce non era credente ma a volte si recava in questa chiesa per assistere alla messa secondo il rito greco-ortodosso, affascinato dalla funzione che poi descrive in una lettera del 4 aprile 1905 al fratello Stanislaus: "La messa greca è strana. L'altare non è visibile, ma ogni tanto il prete apre i cancelli e si fa vedere. Li apre e li richiude circa sei volte [...]". fonte14x14
Indirizzo: Riva 3 Novembre, Trieste

Stazione Centrale di Trieste

Qui Joyce e Nora arrivano il 20 ottobre 1904, da qui partiranno in seguito per Roma, Zurigo e Dublino. Anche Stanislaus Joyce, invitato dal fratello a Trieste per ricoprire il posto vacante di insegnante di inglese alla Berlitz School, arriverà con il treno a questa stazione nel 1905.

Ex ristorante Dreher, Palazzo della Borsa Nuova

Qui un tempo si trovava il ristorante "Dreher" dove Joyce cenava spesso e si incontrava con gli amici. Qui commissionò il suo ritratto a Tullio Silvestri. Progettato in stile liberty dall'architetto viennese Emil Bressler e terminato nel 1910, l'edificio divenne nel 1928 il centro di scambi azionario triestino.
Indirizzo: Piazza della Borsa, Trieste

France Parigi

Targa commemorativa sull'edificio in cui ha soggiornato

Joyce, dopo essersi sottoposto ad un intervento all'occhio, visse per un certo periodo con la sua famiglia presso lo scrittore Valery Larbaud al numero 71 di rue du Cardinal Lemoine, una strada dietro il Pantheon. Sylvia Beach nella sua autobiografia ci racconta: "Si entrava da un grande cancello, poi si arrivava in una piazzetta quadrata, circondata da alberi, e l'appartamento si trovava dietro quegli alberi. Qui lo scrittore amava rifugiarsi per i lunghi periodi di solitudine e di lavoro, ritirandosi quasi in clausura, dove nessuno era ammesso, all'infuori della donna delle pulizie. Quando Joyce si operò, Larbaud che stava per andarsene da Parigi per un mese, pensò che l'albergo (in rue de l'Université) non fosse un posto adatto per un infermo e lo invitò con la famiglia a casa sua. La famiglia Joyce si installò nelle piccole stanze eleganti; Joyce, bendato per l'operazione, occupava il letto di Larbaud". fonte14x14
Oggi una targa apposta sull'edificio recita "James Joyce (1882-1941), écrivain britannique d'origine irlandaise, accueilli par Valery Larbaud, a achevé ici son roman "Ulysse", ouvrage majeur de la littérature du vingtième siècle."
Indirizzo: 71 rue du Cardinal-Lemoine (5ème arrondissement), Parigi

Shakespeare and Company

France Beaugency

Il ponte del diavolo

Il ponte di Beaugency è lungo 460 metri e collega le due sponde del fiume Loira. La sua prima costruzione risale al XIV secolo. È costituito da 24 archi di forma differente e nei secoli ha subito vari danni e successive ricostruzioni.
Joyce intraprese un viaggio nella Loira alla fine del giugno 1936. Visitò Beaugency, presso Orleans, e poi si fermò a Villers sur mer e Deauville prima di ritornare a Parigi alla metà di agosto. Durante questo viaggio, mentre soggiornava all'Hotel de l'Abbaye di Beaugency, lo scrittore irlandese ebbe modo di conoscere il "Ponte del Diavolo" a Beaugency e la leggenda "del gatto e del diavolo", molto conosciuta a livello locale. Così, pochi giorni più tardi, Joyce scrisse una lettera datata 10 agosto 1936 al nipote Stephen in cui narrava la storia del Ponte del Diavolo. fonte14x14
La storia racconta del patto stretto tra il sindaco di Beaugency (il cui nome è Byrne, come il sindaco di Dublino dal 1930 al 1939) e il Diavolo, in cui quest'ultimo prometteva di costruire in una notte il ponte sulla Loira tanto desiderato dalla popolazione, chiedendo in cambio l'anima di colui che l'avrebbe attraversato per primo. Il giorno successivo il sindaco si presenta presso il ponte con un gatto, un secchio d'acqua e una catena d'oro al collo. Ad un tratto, mentre il gatto gioca con la catena d'oro, il sindaco prende il secchio d'acqua e glielo rovescia addosso così che il felino, bagnato fradicio, scappi attraversando il ponte e saltando dritto nelle braccia del diavolo, salvando tutti gli umani del villaggio.
Questo racconto venne pubblicato per la prima volta nel 1957 in un volume di Lettere di James Joyce, redatto da Stuart Gilbert, ed in seguito fu pubblicato come libro illustrato nel 1964 con il titolo "Il gatto e il diavolo". Altre edizioni illustrate uscirono nel 1965 e nel 1980. 
mappa

 

Croatia Pola 

Joyce visse un breve periodo della sua vita a Pola (detta anche Pula), oggi in Croazia, tra il 1904 e il 1905, dove lavorava come insegnante di inglese, e ne parla anche nell'opera Ritratto dell'artista da giovane.

Targa commemorativa

Sull'edificio in cui si trovava la Berlitz School dove Joyce, insegnava, oggi si trova una targa, in croato e in inglese, che recita: "U ovoj je kuči 1904-05 radio / kao nastavnik engleskog jezica / znamentiti irski pisac James Joyce -- In 1904-05 James Joyce, the famous Irish authir, taught English in this building".
Indirizzo: Uspon Svetog Stjepana, all'angolo con Trg Portarata, Pola

Statua commemorativa

Di fronte al bar Uliks, che prende il nome dall'opera più famosa di Joyce, l'Ulysses, a pochi passi dall'edificio in cui si trovava la scuola di inglese dove Joyce insegnò, c'è una statua che ritrae lo scrittore seduto realizzata dallo scultore croato Mate Čvrljak. Una targa alle sue spalle recita: "Irski pisac / James Joyce / 1882 - 1941" ("Scrittore irlandese / James Joyce").
Indirizzo: Trg Portarata, Pola

 

Itinerari su James Joyce

James Joyce a Trieste

La torre di Joyce a Sandycove

Joyce a Beaugency: la leggenda del ponte sulla Loira

La farmacia di Leopold Bloom

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I luoghi di Franz Kafka

Czech Republic Praga

Molte delle case dove visse Kafka a Praga non esistono più.

Casa natale di Franz Kafka

Della casa originale si è conservato soltanto il portale. Recentemente è stata allestita una piccola mostra su Kafka al suo interno. Sulla facciata, all'angolo tra la piazza Franz Kafka e la via Maiselova, è stata installata una targa in bronzo scolpita da Karel Hladík e qui posizionata nel 1965.
Indirizzo:Náměstí Franze Kafky 3, Staré Město (Città vecchia), Praga.

Sixthaus

È la quinta casa dove visse la famiglia Kafka dall'agosto 1888 al maggio 1889 (le tre case precedenti sono state demolite).
Indirizzo: Celetná 2, Staré Město (Città Vecchia), Praga.

Minutta

La casa Minutta (o Minuta), dove nacquero le tre sorelle di Kafka (Elli, Valli e Ottla), risale al XVII secolo e la famiglia vi abitò dal 1889 al 1896.
In Lettera al padre, Kafka ricorda molti dei momenti vissuti in questa casa, soprattutto quando il padre metteva in atto dispotici metodi educativi nei confronti del figlio.
Dei primi anni ricordo bene solo un episodio. […] Una notte piagnucolavo incessantemente per avere dell'acqua, certo non a causa della sete, ma in parte probabilmente per infastidire, in parte per divertirmi. Visto che alcune minacce non erano servite, mi sollevasti dal letto, mi portasti sul ballatoio e mi lasciasti là per un poco da solo, davanti alla porta chiusa, in camiciola. Non voglio dire che non fosse giusto, forse quella volta non c'era davvero altro mezzo per ristabilire la pace notturna, voglio soltanto descrivere i tuoi metodi educativi e l'effetto che ebbero su di me. […] Ancora dopo anni mi impauriva la tormentosa fantasia che l'uomo gigantesco, mio padre, l'ultima istanza, potesse arrivare nella notte senza motivo e portarmi dal letto sul ballatoio, e che dunque io ero per lui una totale nullità. fonte
Indirizzo: Staromestské Námestí 2, Praga.

Ai tre re

Qui la famiglia Kafka vi abitò dal settembre 1896 al giugno 1907. L'appartamento si trovava al quarto piano. Kafka aveva una camera tutta sua, arredata in modo semplice, ma con vista sulla strada, e qui nacquero i suoi primi testi, che vennero tutti distrutti tranne alcune eccezioni, come La finestra sulla via.
Qui nel settembre 1896 il padre di Kafka stabilì anche il suo negozio fino al maggio 1906, quando si trasferì al primo piano della casa di fronte, fino al 1907, quando di nuovo fu trasferito, stavolta nell'ala destra del Palazzo Kinsky, sull'Altstädter Ring 16.
Indirizzo: Celetná 3, Staré Město (Città Vecchia), Praga.

Casa Oppelt

La famiglia Kafka si trasferì in questa casa nel 1913: il nuovo appartamento era più lussuoso di quello precedente, contava sei stanze e una mansarda, che è andata distrutta nei bombardamenti del 1945. Kafka vi abitò fino al luglio 1914 e nuovamente dal 1918.
Indirizzo: Pařížská 1, Praga.

Casa in via Bílkova (Bilekgasse)

Fu la prima casa in cui Kafka visse da solo, costretto a lasciare casa Oppelt per il trasferimento della sorella Elli con i nipoti. Qui fu ospite della sorella Valli, ma il suo soggiorno non durò a lungo: dopo quattro settimane con la sorella e un soggiorno di qualche mese in Nerudagasse, prese un altro appartamento in affitto nello stesso edificio da febbraio a marzo 1915.  In questa casa iniziò a scrivere Il processo.
Indirizzo: Bílkova 22, Praga.

Appartamento di Nerudagasse

Kafka vi abitò per pochi mesi, dal settembre 1914 al febbraio 1915. Era l'appartamento della sorella Elli, che si era trasferita con i figli dai genitori in casa Oppelt, a seguito della partenza del marito per il fronte. La casa si trovava a pochi passi dalla fabbrica di amianto del cognato, del quale Franz Kafka era socio per una quota versata dal padre che non aveva mai smesso di sperare di vederlo impiegato lì.
Indirizzo: Polská 1532/48, Praga.

Casa “Al luccio d'oro”

Qui Kafka vi abitò dal marzo 1915 al febbraio 1917. Il nuovo alloggio è molto più bello e luminoso del precedente, ma di contro è anche “dieci volte più rumoroso”. La sua camera era al quarto piano e aveva un balcone decorato con un luccio dorato.
Indirizzo: Dlouhá 16, Città Vecchia, Praga.

La strada degli alchimisti

A causa dei fastidiosi rumori nella casa precedente, Kafka decide di trovare un'altra sistemazione. Insieme alla sorella Ottla, trova una casetta medievale vicino al castello di Praga, in quello che oggi è il famoso Vicolo d'Oro. Grazie alla tranquillità del posto, qui poté scrivere anche di notte e vi nacquero molte delle sue opere: Il cacciatore Gracco, In galleria, Un medico condotto, Il messaggio dell'imperatore, Il cruccio del padre di famiglia.
Indirizzo: Zlatá ulička 22 (Alchimistengrasse/Vicolo d'oro), Praga.

Palazzo Schönborn

Pur continuando a lavorare nella casa di Alchimistengrasse, dal marzo 1917 Kafka trova un appartamento nel Palazzo Schönborn (in corrispondenza delle tre finestre a sinistra nel secondo piano) dove purtroppo rimarrà pochi mesi, fino a settembre dello stesso anno, a causa delle sue condizioni di salute che si aggravano. Dopo aver soggiornato in sanatorio e in campagna, tornerà in casa Oppelt dove vive la famiglia.
Attualmente Palazzo Schönborn è sede dell'Ambasciata degli Stati Uniti.
Indirizzo: Tržiště 15, Malá Strana, Praga.

Tomba nel Nuovo cimitero ebraico di Praga

Situato nel quartiere Žižkov, è stato costruito nel 1891 per risolvere i problemi di spazio nel vecchio cimitero, ormai saturo. Al suo interno si possono trovare numerose sculture in stile art noveau, tra cui quelle di alcuni scultori cechi come Jan Kotěra (suoi i monumenti per la famiglia Perutz) e Jan Štursa (monumento all'artista Max Horb raffigurante un pavone).
Qui si trova la tomba di Kafka e dei genitori (posizione 21-14-21), progettata dall'architetto L. Ehrmann. Poco distante, nel muro sul lato opposto, si trova una targa commemorativa in bronzo che ricorda l'amico e biografo di Kafka, Max Brod.
Indirizzo: Izraelská 1, Praga.
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: Da aprile a settembre, dalla domenica al giovedì ore 9-17. Il venerdì 9-13. Da ottobre a marzo, dalla domenica al giovedì ore 9-16. Il venerdì 9-13.

La scuola elementare tedesca

All'epoca in cui Kafka lo frequentò, questo edificio, che oggi non è più una scuola, non aveva il giardino e in questa zona c'era il mercato della carne (Fleischmarkt).
Indirizzo: Masná 16, Praga.

Il ginnasio statale di lingua tedesca

All'epoca era sito all'interno del Palazzo Kinský, nell'ala anteriore destra. Kafka lo frequentò dal 1893 al settembre 1901. Il ginnasio chiuse nel 1924 e oggi l'edificio ospita una galleria d'arte gestita dal museo nazionale di Praga.
Indirizzo: Staroměstské náměstí 12, Praga.

L'università di legge

Fondata da Carlo IV nel 1348, Kafka la frequentò dal 1901 al 1906. È tuttora sede della Charles University.
In questa stessa università hanno studiato scrittori quali Rainer Maria Rilke e Milan Kundera. Albert Einstein vi insegnò dal 1911 al 1912.
Indirizzo: Ovocný trh 3/5, Praga.

Le Assicurazioni Generali

Kafka vi lavorò dall'ottobre 1907 al luglio 1908. Il posto di lavoro non piacque a Kafka, cosicché dopo pochi mesi decise di cercarsi un altro impiego.
L'edificio in stile barocco è ancora esistente, ma è stato trasformato in un grande negozio della catena di abbigliamento H&M.
Indirizzo: Václavské náměstí 19, Praga.

L'Istituto di Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro

Kafka iniziò a lavorare all'Istituto di assicurazione dal luglio 1908 fino al 1922, quando dovette interrompere l'attività lavorativa per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute. Ai tempi di Kafka, vi lavoravano oltre 250 impiegati e quello praghese era infatti l'istituto di assicurazione più grande del regno austroungarico.
Oggi l'edificio è ancora esistente, ma è sede di un albergo a quattro stelle, l'Hotel Century Old Town. A fianco inoltre, si trova un altro hotel già esistente all'epoca di Kafka, l'Hotel Atlantic (che in passato si chiamava Hotel Angleterre).
Indirizzo: Na Poříčí 7, Praga.

Cafè Arco / Kavárna Arco

Aperto nel 1907, vi si riunivano alcuni intellettuali tra cui lo scrittore austriaco Franz Werfel e i suoi estimatori. Anche Franz Kakfa, all’epoca impiegato all’Istituto sugli infortuni sul lavoro, lo frequentava assieme a Max Brod e gli altri fondatori del Circolo di Praga, Oskar Baum e Felix Weltsch. Proprio qui Kafka conobbe la scrittice e giornalista ceca Milena Jesenská. Tra i frequentatori del locale c'erano anche Johannes Urzidil, Ernst Pollak, Paul Kornfeld, Egon Erwin Kisch, Otto Pick e Hugo Salus.
Indirizzo
: Hybernská 3/1, Praga.

Cafè Louvre

Inaugurato nel 1902, il Cafè Louvre era frequentato da numerosi intellettuali, tra cui Franz Kafka e Max Brod che per un periodo di tempo presero parte al circolo culturale che qui si era formato e che seguiva la filosofia di Franz Brentano, con la quale Brod era entrato in conflitto, motivo per cui era stato espulso dal club nel 1905. Il cafè fu chiuso nel 1948, durante il periodo comunista, per poi riaprire nel 1992.
Indirizzo: Národní 22, Praga.
sito Sitohttp://www.cafelouvre.cz/en/

Statua dedicata a Kakfa

La statua di bronzo, inaugurata nel dicembre 2003, si trova di fronte alla Sinagoga spagnola, nel quartiere ebraico di Praga, tra via Dušní e via Vězeňská, ed è ispirata al racconto Descrizione di una Battaglia. Alta 375 centimetri e pesante 800 chilogrammi, è stata realizzata dallo scultore ceco Jaroslav Rona su commissione della Kafka Society di Praga.
Indirizzo: tra via Dušní e via Vězeňská, Praga.

 

Germany Berlino

Kafka aveva visitato Berlino nel 1910, ma vi ritorna nel 1914, quando il 30 maggio ufficializza la sua relazione con Felice Bauer alla presenza delle rispettive famiglie nell'albergo Askanischer Hof, vicino alla stazione Anhalter, che oggi non esiste più.

Kafka torna successivamente a Berlino nel 1923 con Dora Diamant, con la quale ha una relazione. Vive prima sei settimane nel quartiere di Steglitz in Miquelstrasse 8 (l'attuale Muthesiustrasse), poi in Grunewaldstrasse 13, la cui tenutaria è la signora Rehberg ovvero "la piccola giudice" del racconto La donnina, ed infine nel quartiere di Zehlendorf, in Heidenstrasse 25-29 (oggi Busseallee), in una casa oggi demolita. Kafka rimane a Berlino fino al marzo 1924 quando a causa delle sue condizioni di salute è costretto a fare ritorno a Praga. fonte14x14

 

Austria Vienna

Targa commemorativa presso il Graben Hotel

Kafka ha soggiornato più volte in questo albergo con l'amico Max Brod: La targa recita: "In diesem Hause wohnte / Peter Altenberg / in den Jahren von 1913 bis 1919. / Franz Kafka / und / Max Brod stiegen hier mehrere Male ab. -- Österreichische Gesellschaft für Literatur (trad. "In questa casa ha vissuto Peter Alternberg negli anni 1913-1919. Franz Kafka e Max Brod hanno soggiornato qui più volte. Società austriaca per la letteratura").
Indirizzo: Graben Hotel, Dorotheergasse 3, Vienna.

 

 


Indirizzo: 4-25-1, Minami Ikebukuro, Toshima-ku, Tokyo (東京豊島区南池袋4-25-1)
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: il cimitero è aperto 24 ore su 24. L'ufficio informazioni dalle 8.30 alle 17.15.

Il cimitero di Zōshigaya è un cimitero pubblico fondato nel 1874 all'interno del quale si trovano le tombe di molti personaggi famosi tra cui gli scrittori Natsume Sōseki, Nagai Kafū, Izumi Kyōka e Lafcadio Hearn. All'ufficio del cimitero è possibile prendere una mappa dove sono indicate le tombe delle personalità più note qui sepolte.
Oltre agli scrittori sopra menzionati, vi sono anche le tombe di altri personaggi famosi della storia giapponese come il controverso generale Hideki Tōjō, primo ministro del Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale.

Natsume Sōseki

La posizione della tomba di Sōseki è 1-14-1側 3番.

Nel romanzo di Natsume Sōseki Kokoro (“Anima”), il cimitero di Zōshigaya è il luogo in cui è sepolto l'amico del maestro.

"Entrai dalla parte sinistra di un orto, passai quindi nel cimitero e camminai lungo un ampio viale ornato con alberi di acero. Proprio allora, da una casa da tè che si scorgeva sul fondo, uscì ad un tratto una persona che assomigliava al maestro. Mi avvicinai fino al punto da vederne la montatura degli occhiali brillare al sole, e gridai di soprassalto: «Maestro!». Egli si fermò di colpo e mi guardò. […]
Attraversammo il cimitero per raggiungere la strada. Accanto alla tomba di una certa Isabel e di un certo Rogin, credente cristiano, si ergeva un cippo su cui era scritto: «Tutti gli esseri viventi portano in sé l'essenza di Buddha». C'era anche la tomba di un ministro plenipotenziario. E ce n'era un'altra, molto piccola, su cui erano incisi gli ideogrammi Andorei: chiesi al maestro come si dovessero leggere. «Probabilmente Andrea», rispose con un sorriso amaro. […] Io non avevo una meta precisa, per cui seguii il maestro. Era più silenzioso del solito, eppure non mi sentivo troppo a disagio, e camminai lentamente con lui.
«Ritorna subito a casa?»
«Sì. Non devo andare da nessun'altra parte.»
Scendemmo la collina in silenzio, verso sud.
«Lassù c'è la tomba della sua famiglia?» chiesi di  nuovo.
«No».
«È sepolto lì qualche suo parente?»
«No».
Non aggiunse altro. Anch'io, a quel punto, troncai il discorso. Poi, dopo un po', ritornò inaspettatamente sull'argomento.
«C'è la tomba di un mio amico».
«Tutti i mesi va a fargli visita?»
«Sì».
Quel giorno non disse altro." fonte14x14

Nagai Kafū

La posizione della tomba di Nagai Kafū è 1-1-7側 3番.

Izumi Kyōka

La posizione della tomba di Izumi Kyōka è 1-1-13側 33番.

Lafcadio Hearn

La posizione della tomba di Lafcadio Hearn (Koizumo Yakumo) è 1-1-8側 35番.

 

Indirizzo: Piazza Santa Croce 16, Firenze
sito a-pagamento


Le prime tracce della Basilica di Santa Croce risalgono al 1228, quando esisteva in loco un piccolo oratorio costruito da francescani.
A partire dal 1294-95 viene iniziata la costruzione dell'edificio oggi esistente, probabilmente progettato da Arnolfo di Cambio, completata poi nel 1385 e consacrata nel 1443.
L'interno è strutturato in 3 navate, con parete affrescate da Giotto e allievi. Pregevoli anche le tracce lasciate da Donatello (il crocifisso e l'altorilievo sull'Annunciazione), Michelozzo (cappella del noviziato decorata poi da Andrea della Robba) e Brunelleschi, che ha progettato la Cappella dei Pazzi, uno splendido chiostro rinascimentale.
Inizialmente ospitò i sepolcri delle famiglie che abitavano nella zona circostante, ma a partire dal Quattrocento divenne testimonianza de "l'Itale glorie", ospitando monumenti a Michelangelo, Galileo, Machiavelli e altri fiorentini illustri che furono celebrati nel 1807 dal poeta Ugo Foscolo nel carme I Sepolcri. Soltanto dall'Ottocento però divenne il pantheon di personaggi celebri legati alla letteratura, all'arte e alla musica. Oltre ai personaggi legati alla letteratura trattati ampiamente più avanti, si possono trovare anche i sepolcri di Gioacchino Rossini, Leon Battista Alberti e dei già citati Michelangelo e Galileo Galilei.

Vittorio Alfieri

Morto a Firenze l'8 ottobre 1803, viene sepolto in Santa Croce. Il suo sepolcro, che si trova nella navata destra, tra terza e quarta campata, viene scolpito da Antonio Canova (1806-10), che raffigura l'Italia turrita affranta per la perdita del poeta e drammaturgo.

Dante Alighieri

Il cenotafio di Dante, posizionato tra la seconda e la terza campata dall'ingresso sulla navata destra, fu scolpito da Stefano Ricci nel 1829, rimasto senza salma perché la città di Ravenna si rifiutò di consegnare le spoglie del poeta morto in esilio.

Ugo Foscolo

Sul lato destro nella settima navata dall'ingresso si trova il sepolcro di Ugo Foscolo che morì nel 1827 in Inghilterra, a Turnham Green, e fu sepolto nel cimitero di Chiwsick a Londra, presso la chiesa San Nicholas and Magdalene, dove tuttora si trova ancora l'originaria tomba in granito rosa. La salma fu poi riportata in Italia con una gran cerimonia nel 1871, posizionata definitivamente nella Basilica di Santa Croce, dove nel 1939 fu posta una scultura raffigurante il poeta scolpita da Antonio Berti.
Da ricordare inoltre il carme Dei Sepolcri, che Foscolo scrisse nel 1806, dove nella terza sezione riflette sul valore simbolico delle tombe dei personaggi illustri sepolti in Santa Croce.

Niccolò Machiavelli

"Tanto nomini nullum par elogium", ovvero "a tanto nome nessun elogio è pari", è l'incisione che campeggia sul sepolcro di Niccolò Machiavelli, realizzato da Innocenzo Spinazzi nel 1787 e che ritrae la figura allegorica della Diplomazia.

Breve biografia

Nasce a Cuba nel 1923, ma vive la fanciullezza a Sanremo, dove completa gli studi superiori. Si iscrive alla facoltà di Agraria a Torino, ma non porta a termine il ciclo di studi. Dopo poco scoppia la Seconda Guerra Mondiale e Calvino, convinto oppositore del regime, decide di unirsi ai partigiani.
Finita la guerra, si iscrive alla facoltà di Lettere di Torino, dove si laurea con una tesi su Joseph Conrad nel 1947. In questo periodo vivrà in una soffitta in via XX settembre che lui stesso descrive così: "Lo scrivere è però oggi il più squallido e ascetico dei mestieri: vivo in una gelida soffitta torinese, tirando cinghia e attendendo i vaglia paterni che non posso che integrare con quel migliaio di lire settimanali che mi guadagno a suon di collaborazioni. Rare le grosse soddisfazioni e le fortune, come ieri l'altro che il Premio «Unità» di Genova ha dato vincitore un mio racconto, ex-aequo con un altro rendendomi 25mila. Ho finito in questi giorni il mio primo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno, un'esperienza di malvagità e schifo umani, ma con una speranza di redenzione quasi cristiana (terrena, però), più dichiarata che raggiunta. Un romanzo terribilmente mio, una rischiosa aspirazione di serenità". (Fonte)
Dopo la guerra, abitando sempre a Torino, aderisce al Partito Comunista (che abbandonerà negli anni Cinquanta) e lavora per Einaudi fino al 1983. Pubblica nel frattempo il primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno e inizia a scrivere opere del suo filone "fiabesco", dalla trilogia intitolata I nostri antenati (Il visconte dimezzato, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente) alla raccolta delle Fiabe italiane.
Alla fine degli anni Sessanta si trasferisce prima a Roma e poi a Parigi, dove vive fino al 1973. Quando torna a Roma nel 1980 è ormai uno scrittore di successo conosciuto in tutto il mondo e i suoi libri sono tradotti in molte lingue. Tra i suoi ultimi romanzi ci sono Se una notte d'inverno un viaggiatore e Palomar.
Calvino viene colpito da ictus mentre si trova nella sua villa di Roccamare, a Castiglion della Pescaia (GR) e muore pochi giorni, il 19 settembre 1985, dopo nell'Ospedale della Cattedrale di Siena.

 

I luoghi di Italo Calvino

Italy Torino

Residenza torinese di Italo Calvino

Nel caseggiato all'angolo con via Napione visse Italo Calvino (e anche l'editore Giulio Einaudi).
Indirizzo: via Santa Giulia, Torino

Birreria Mazzini

Locale spesso frequentato da Calvino.
Indirizzo: Via Giuseppe Mazzini 6/a, Torino

Sede della casa editrice Einaudi

Nel dopoguerra entra a lavorare nella casa editrice Einaudi, occupandosi inizialmente dell'ufficio stampa. Dal 1950 sarà invece redattore, creando assieme a Vittorini e Pavese, i risvolti di copertina caratteristici dell'editoria italiana. Dal 1971 al 1985 dirige la collana Centopagine.
Indirizzo: Via Biancamano 2, Torino

Cottolengo, ambientazione di La giornata di uno scrutatore

Piccola Casa della Divina Provvidenza, nota anche con il nome Cottolengo, è un istituto di carità che accoglie portatori di handicap fisici e mentali, fondato da san Giuseppe Benedetto Cottolengo nel 1828, ma viene trasferito nella sede attuale nel 1832.
Italo Calvino vi ambienta La giornata di uno scrutatore, pubblicato nel 1936 e ambientato nel 1953, e racconta una giornata dello scrutatore Amerigo Ormea, proiezione stessa dell'autore che era stato nello stesso luogo in quella veste.
Indirizzo: Via San Giuseppe Benedetto Cottolengo 14, Torino

 

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