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Stati Uniti

Scritto da on 13/12/2013

 Le città e le località sono in ordine alfabetico all'interno dello stato federale di appartenenza.

Alabama

Monroeville

È il paese natale degli scrittori Harper Lee e Truman Capote. Purtroppo le case in cui hanno trascorso la loro infanzia non esistono più.

Harper Lee

La scrittrice nasce a Monroeville il 28 aprile 1926. Qui visse fino agli anni del college, che frequentò a Montgomery.
La Maycomb del suo romanzo Il buio oltre la siepe è in gran parte ispirata alla sua cittadina natale.

Old Monroe County Courthouse

Il palazzo di giustizia di Monroeville è il modello su cui Harper Lee si basa nel suo romanzo Il buio oltre la siepe. Il padre della scrittrice era un avvocato di Monroeville e fu anche in parte ispirazione per il protagonista, Atticus Finch. Harper Lee, inoltre, aveva trascorso la sua infanzia proprio in questa cittadina. L'edificio è stato preso come modello anche per l'adattamento cinematografico del 1962, con Gregory Peck, il quale visitò questo luogo per prepararsi meglio nella parte. Anche Truman Capote, che aveva vissuto in questa cittadina, menziona il palazzo di giustizia nel racconto Un ricordo di Natale.
Il palazzo di giustizia è rimasto in questo edificio dal 1903 al 1967. Oggi al suo interno è stato allestito un museo dove, attraverso foto e aneddoti, si ripercorre la vita della scrittrice, con qualche accenno anche all'altro famoso concittadino, Truman Capote. Tra le stanze visitabili c'è anche l'antica sala della corte di giustizia, dove è facile lasciarsi suggestionare immaginando la famosa scena del processo del Buio oltre la siepe.
Indirizzo: 31 N. Alabama Ave., Monroeville
sito Sito: www.monroecountymuseum.org
a-pagamento Ingresso a pagamento. Adulti 5 $.
orario Orario di apertura: martedì-venerdì 10-16, sabato 10-14. Chiuso il lunedì, la domenica e nei giorni festivi tranne eccezioni occasionali.

Monroeville Birdhouse Trail

È possibile fare un itinerario nel paese e nella campagna circostante seguendo le casette di legno per gli uccelli che sono state create e installate da artisti locali. Molte di queste sono ispirate al romanzo Il buio oltre la siepe.
sito Sito: http://alabama.travel/places-to-go/monroeville-birdhouse-trail


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Piggott


California


Colorado

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Denver


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Illinois

 

 

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Massachussetts

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New York City


Nuovo Messico

Taos

 


 

I luoghi di Dante Alighieri

Italy Firenze

Statua in Piazza Santa Croce

La famosa statua di Dante che con sguardo sprezzante sovrasta Piazza Santa Croce fu realizzata dallo scultore Enrico Pazzi nel 1865, per commemorare i 600 anni dalla nascita del "sommo poeta".
Realizzata in marmo bianco di Carrara rappresenta Dante con una corona d'alloro in testa e avvolto in un lungo mantello. Nella mano destra tiene il libro della Divina Commedia, mentre sul fianco sinistro si trova un'aquila con le ali semichiuse. Ai suoi piedi, si trovano quattro marzocchi che reggono uno scudo ciascuno dove è inciso il titolo di alcune opere di Dante (De vulgari eloquentia, La vita nova, Il convivio, De monarchia).
Infine, sulla facciata anteriore del piedistallo, l'epigrafe "A Dante Alighieri / L'Italia / M DCCC LXV".
La statua originariamente era stata destinata alla città di Ravenna, che per l'elevato costo aveva rifiutato il progetto, ma successivamente furono raccolti fondi che permisero di offrire l'opera al Comune di Firenze con il proposito di collocarla al centro di Piazza Santa Croce per celebrare le glorie italiane. Fu inaugurata il 15 maggio 1865 al centro della piazza e qui rimase fino al 1967, quando fu deliberato lo spostamento (poi messo in atto nel 1971) sul sagrato della Basilica di Santa Croce per permettere lo svolgimento del calcio storico.
Indirizzo: Piazza Santa Croce, Firenze.

Cenotafio nella Basilica di Santa Croce vai-alla-pag 18x18

Museo Casa di Dante

La cosiddetta "Casa di Dante" è in realtà un falso storico dell'inizio del Novecento costruito sulle vecchie case dei Mardoli e dei Giuochi.fonte
Il Museo Casa di Dante, comunque, sebbene non contenga cimeli o manoscritti danteschi, è interessante per immergersi nella vita della Firenze ai tempi di Dante. Distribuito su tre piani, offre un percorso espositivo che ripercorre la storia della città nel Duecento e la vita del poeta.
Indirizzo: Via Santa Margherita 1, Firenze.
a-pagamento Ingresso a pagamento

 

Chiesa di Santa Margherita dei Cerchi

Si dice che in questa chiesa Dante avesse incontrato Beatrice, accompagnata dalla madre e dalla nutrice, ma secondo altre fonti il primo incontro avvenne nella Badia Fiorentina o in casa dei Portinari durante festa del Calendimaggio del 1274. Comunque fu proprio qui che Beatrice, ancora adolescente, sposò Simone de' Bardi.
All'interno della chiesa fu sepolto il padre di Beatrice, Folco Portinari, e sebbene oggi ci sia una lastra che indica il luogo di sepoltura anche della figlia Beatrice, non è sicuro se sia stata effettivamente sepolta in questa chiesa oppure nel chiostro di Santa Croce assieme al marito nella tomba di famiglia dei Bardi.  La lastra recita: "Sotto questo altare Folco Portinari costruì la tomba di famiglia. L'8 giugno 1291 vi fu sepolta Beatrice Portinari. --- Pietra tombale di Beatrice Portinari". Vicino alla presunta tomba si trova oggi una cesta dove i visitatori lasciano i loro messaggi (prevalentemente biglietti d'amore).
All'interno si trova anche un dipinto ottocentesto di H. G. Holiday che rappresenta la scena di un incontro tra Dante e Beatrice, accompagnata da due dame, sul Lungarno.
Indirizzo: via Santa Margherita, Firenze
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: da martedì a sabato, dalle 10.30 alle 12.30

 

La (presunta) vera casa in cui visse Dante Alighieri

La casa in cui più verosimilmente abitò Dante (di cui tuttavia non si ha l'assoluta certezza) si trovava poco distante dall'attuale Museo-Casa di Dante, di fronte al lato sinistro della Torre della Castagna (all'angolo tra via Dante Alighieri e Piazza San Martino), ma oggi non conserva più l'aspetto medievale. Una targa con una citazione tratta dall'Inferno ("Io fui nato e cresciuto / Sovra 'l bel fiume d'Arno alla gran villa.") indica il luogo esatto. Provenendo da una famiglia nobile ma non benestante, la casa di Dante era modesta e non aveva né corte né loggia.
Indirizzo: Piazza San Martino (angolo tra via dei Magazzini e via Dante Alighieri), Firenze

 

Chiesa di San Martino al Vescovo (oggi Oratorio dei Buonomini di San Martino)

La chiesa di San Martino al Vescovo, di fronte alla Torre della Castagna e la vera casa in cui visse Dante, era  patronata dalle famiglie degli Alighieri e dei Donati e qui presumibilmente Dante sposò Gemma Donati nel 1285. Nel corso del Quattrocento la chiesa fu soppressa con il riassetto dell'ordinamento ecclesiale e al suo posto fu istituito l'Oratorio dei Buonomini di San Martino, fondato nel 1441 e ancora oggi esistente, che aveva il compito di dare assistenza e aiuto ai poveri. L'ingresso dell'attuale oratorio sorge dove un tempo si trovava l'abside della Chiesa di San Martino al Vescovo. L'ingresso dell'antica chiesetta invece si trovava nel Canto della Quarconia (oggi tra Via del Canto alla Quarconia e Via de' Cerchi) dove rimane un'antica traccia del portale.
Indirizzo: Piazza San Martino (angolo tra via dei Magazzini e via Dante Alighieri), Firenze
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: aperta nei giorni feriali dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17. Chiusa i giorni festivi e il venerdì pomeriggio.

Torre della Castagna

Edificata nell'XI secolo e donata dall’imperatore Corrado II ai monaci della Badia Fiorentina per difendere il luogo sacro, dal 1282 fu concessa come sede al Priorato delle Arti, suprema magistratura comunale. Come riporta Giovanni Villani nella sua Nova Cronica, i priori, isolandosi al suo interno, potevano prendere decisioni in autonomia, lontano dalle pressioni dei potenti.
Il nome "Torre della Castagna" fa riferimento alle castagne inserite in un sacchetto per esprimere il proprio voto (in fiorentino un sinonimo di "castagna" è "ballotta": da qui forse deriva l'etimologia dell'odierna parola "ballottaggio").
La torre conserva l'aspetto originario anche se è stata ridotta in altezza. Fu restaurata negli anni Venti del Novecento e concessa nel 1940 all'Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini. Per questo motivo oggi al suo interno si trova un piccolo museo risorgimentale.
La Torre della Castagna è legata a Dante poiché il poeta fu Priore di Firenze dal 1300 al 1302. Durante questo periodo si intensificarono in città le lotte intestine tra guelfi bianchi e guelfi neri; pur appartenendo alla fazione dei bianchi, Dante cercò di restare sopra le parti tanto da proporre la condanna all'esilio di alcuni esponenti di entrambe le fronde, tra cui il suo caro amico Guido Cavalcanti.
Oltre alla già citata opera di Giovanni Villani, la torre è menzionata anche nella Cronica delle cose occorrenti ne' tempi suoi di Dino Compagni.
Indirizzo: piazza di San Martino 1, Firenze

Badia fiorentina

Si dice che qui abbia avuto luogo il primo incontro tra Dante, all'epoca un bambino, e Bice Portinari, la Beatrice della "Divina Commedia". La Badia Fiorentina è una chiesa cattolica intitolata alla Vergine Maria; fu fondata nel 978 ma subì un sostanziale rifacimento in stile gotico nel 1285 su progetto di Arnolfo di Cambio che operò un cambio dell'orientamento dell'abside (subì una seconda rotazione nel corso del Seicento). La torre campanaria, di circa 70 metri, fu costruita negli anni 1310-30 ed è ben riconoscibile nel profilo della città, visibile da un punto sopraelevato come Piazzale Michelangelo.
Al suo interno si trova la tomba del marchese Ugo di Brandeburgo, vicario di Toscana dell'imperatore Ottone II, detto Ugo di Toscana, il "Gran Barone" descritto da Dante nella Divina Commedia, che aveva deciso di spostare la residenza e quindi il marchesato da Lucca a Firenze, gettando le basi per la futura supremazia di Firenze sulle altre città toscane. La madre di Ugo, la marchesa Willa, aveva acquisito la chiesa nel 960, e il figlio aveva in seguito elargito numerosi donazioni a sostegno della chiesa.
Il suo stemma, tre strisce argentate su campo rosso, svetta ancora sopra il portale della badia ed è descritto da Dante nel XVI canto del Paradiso, una citazione riportata nella targa affissa sulla facciata esterna della badia: Ciascun che della bella insegna porta / del gran barone il cui nome e il cui pregio / la festa di Tommaso riconforta, / da esso ebbe milizia e privilegio.
Ancora oggi il 21 dicembre, giorno dedicato a San Tommaso, nella Badia vengono svolte le funzioni religiose in onore di Ugo di Toscana.
Indirizzo: via del Proconsolo, Firenze

Sasso di Dante

Percorrendo il lato destro esterno del Duomo, sul muro dell'edificio di fronte, troverete una targa di marmo con scritto "Sasso di Dante" posta a ricordo della pietra sulla quale, secondo una leggenda, Dante era solito sedersi a pensare. Un aneddoto racconta che un giorno passò un uomo e gli chiese: «Oh Dante, icchè ti piace di più da mangiare?» e il poeta gli rispose «L'ovo!». L'anno successivo l'uomo ripassò dallo stesso punto e vedendo Dante assorto nei suoi pensieri nella medesima posizione chiese:  «Co’ icchè?» e Dante senza indugio: «Co i’ sale!».
Addentrandoci di pochi passi nell'adiacente Piazza delle Pallottole si può vedere un grosso masso con una targhetta che recita: "Sasso di Dante" (ovviamente è molto improbabile che si tratti del sasso originale).

 

Tela nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore

All'interno della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, sulla navata di sinistra, si trova un famoso dipinto, presente in molti testi scolastici, che ritrae Dante e l'ambientazione della Divina Commedia. Fu realizzato nel bicentenario della nascita del poeta (1465) da Domenico di Michelino su disegno di Alesso Baldovinetti. In questa raffigurazione Dante è immerso in un variegato scenario dove, a partire da sinistra, si possono riconoscere:
- la Selva Oscura;
- l'Inferno con il suo imponente portale di ingresso e una processione di anime dannate e diavoli, che culminano nella figura di Lucifero, rappresentato in posizione eretta, differentemente dalla descrizione dantesca che lo ritrae a capo in giù;
- il monte del Purgatorio suddiviso in cornici come nel testo dantesco che culmina nella vetta dove sono rappresentati Adamo ed Eva;
- il Paradiso, di cui vengono rappresentati i soltanto i primi sette cieli (su nove) che prendono il nome dei pianeti del sistema solare ciascuno raffigurato in ogni fascia.
Sul lato destro della tela è rappresentata Firenze all'interno delle mura, dalle quali svettano i principali monumenti della città (il Duomo di Firenze e la cupola del Brunelleschi, il Campanile di Giotto, il campanile della Badia Fiorentina, la torre di Palazzo Vecchio e il Palazzo del Bargello).
Una scritta in latino, tavolta attribuita a Coluccio Salutati, è posta sotto la tela e recita: Qui Coelum cecinit mediumque, / imumque tribunal, / Lustravitque animo cuncta poeta suo, / Doctus adest dantes sua quem florentia saepe / Sensit consuliis, ac pietate patrem. / Nil potuit tanto mors saeva nocere poetae / Quem vivum virtus carmen imago facit, ovvero: "Quel che l'Inferno, il Purgatorio e il Cielo cantò e discorse con sublime ingegno, il Dotto Alighieri, è qui, da cui Fiorenza ebbe spesso consiglio e amor di padre: morte non nocque a tanto Vate: ei vive in sua virtù, nel canto e in questa immago" (traduzione tratta da Delle memorie di Dante Alighieri e del suo mausoleo in S.a Croce comentario secondo Melchior Missirini, per i torchi di Leonardo Ciardetti, 1832, conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze).
È bene precisare che all’epoca di Dante il Duomo aveva un aspetto completamente differente: era molto più piccolo, si chiamava Cattedrale di Santa Reparata e non aveva ancora la cupola del Brunelleschi, il campanile di Giotto e l'odierna facciata, risalente alla fine dell'Ottocento.
Indirizzo: Cattedrale di Santa Maria del Fiore, piazza del Duomo, Firenze

Affresco nel Bargello

Nella Cappella del Podestà, detta anche Cappella della Maddalena, si trova un ciclo di affreschi della bottega di Giotto attribuibili agli anni 1334-1337. Nella porzione raffigurante il Paradiso è rappresentato anche Dante Alighieri: è uno dei suoi ritratti più antichi (assieme a quello recentemente scoperto nel palazzo dell'Arte dei Giudici e Notai) ed è ritenuto uno dei più attendibili, dove il poeta viene dipinto senza il tradizionale naso gibboso probabilmente attribuito in epoca rinascimentale.
Il Bargello: in età medievale era la residenza del podestà che aveva il compito di amministrare la giustizia civile e penale. Quando nel 1502 fu abolita la carica di podestà, divenne dapprima sede del Consiglio di Giustizia, e poi dal 1574, sotto Cosimo I de' Medici, divenne il carcere e la sede del bargello, ovvero l'ufficiale preposto ai servizi di polizia.
Diventato museo nel 1865, conserva oggi una raccolta di importanti sculture del Rinascimento e altri “arti minori”.
Indirizzo: Via del Proconsolo 4, Firenze

Affresco nel palazzo dell'Arte dei Giudici e Notai

Nel palazzo dell'Arte dei Giudici e Notai, al primo piano, nel ciclo di affreschi dedicato ai poeti fiorentini, si trova un altro ritratto di Dante di recente scoperta. Probabilmente risalente agli anni Ottanta del Trecento, l'autore della Divina Commedia viene raffigurato a fianco di Giovanni Boccaccio e a altri letterati la cui raffigurazione è andata perduta (probabilmente Francesco Petrarca e Zanobi da Strada).
Questo ritratto, così come quello che si trova nella Cappella del Podestà al Bargello, sembra confermare che Dante avesse il naso lungo ma non aquilino come attribuitogli nell'iconografia rinascimentale che a sua volta aveva probabilmente prestato fede alla descrizione del poeta che Boccaccio aveva scritto nel Trattatello in laude di Dante di Boccaccio.
Palazzo dell'Arte dei Giudici e Notai: l'edificio, costruito nel XIII o nel XIV secolo, inglobò una torre dell'XI secolo e dal XV secolo divenne sede dell'omonima Arte, il cui simbolo, una stella dorata ad otto punte, si può scorgere tra gli stemmi che adornano la facciata.
Oggi negli spazi adornati dagli affreschi trecenteschi ha sede un ristorante. 
Indirizzo: Via del Proconsolo 16r, Firenze

 

Italy Verona

Nel 1303 Dante era stato in missione diplomatica a Verona presso Bartolomeo della Scala, cercando di convincerlo, senza successo, a prendere parte all'alleanza antifiorentina assieme ai guelfi bianchi, a Bologna e ad altre città romagnole.
Vi tornerà nel 1316, ospitato da Cangrande della Scala, e vi scriverà il canto del Paradiso in cui, tra l'altro, Cacciaguida gli profetizza l'esilio, e in cui, non a caso, viene esaltata la benevolenza degli Scala. Rimarrà nella città scaligera fino alla seconda metà del 1318 o, secondo altri dantisti, fino ai primi mesi del 1320, per recarsi a Ravenna. A Verona comunque scriverà buona parte del Paradiso, terminato poi poco prima di morire a Ravenna.
Per quanto riguarda i versi del Purgatorio in cui nomina le due famiglie veronesi rese famose da William Shakespeare, i Montecchi e i Capuleti ("Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, / Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura: / color già tristi, e questi con sospetti!"), bisogna specificare che se nel primo caso si tratta veramente della famiglia ghibellina residente a Verona, nel caso dei Capuleti molto probabilmente Dante si riferisce a una famiglia guelfa originaria di Cremona.

Statua in Piazza dei Signori

In Piazza dei Signori, nota anche come Piazza Dante, davanti al Palazzo del Podestà si erge una statua che ritrae Dante Alighieri, installata nel 1865 su modello di quella scolpita da Enrico Pazzi che si trova in Piazza Santa Croce a Firenze. Sul basamento un'iscrizione recita: "A Dante / lo primo suo rifugio / nelle feste nei voti / concorde / ogni terra italiana / XIV maggio MDCCCLXV / dc suo natalizio".
Quando Dante fu ospitato a Verona, soggiornò proprio nel Palazzo del Podestà, dove Cangrande I della Scala risiedeva dal 1311 e che aveva dato ospitalità anche ad altri illustri personaggi come Giotto. All'epoca però il palazzo era di dimensioni più ridotte e aveva l'ingresso su via Arche Scaligere. 
Indirizzo: Piazza dei Signori, Verona

Targa commemorativa

La targa recita: "Lo primo refugio il primo ostello / sarà la cortesia del gran lombardo / che n su la scala porta il santo uccello - Dante".
Indirizzo: Sotto il portico all'ingresso (lato sinistro) della Prefettura di Verona (Palazzo del Podestà), via Arche Scaligere, Verona

Arche Scaligere

Sono i sepolcri di tre grandi signori di Verona: Cangrande I, Cansignorio e Mastino II della Scala. Costruite in stile gotico, sono adornate con i simboli della famiglia scaligera, ovvero il cane, l’aquila e la scala.
L'arca di Cangrande si trova sopra la porta della chiesa di Santa Maria Antica e fu fatta installare qui qualche anno dopo la sua morte dal nipote, Mastino II. Sul fronte del sarcofago sono scolpite le scene delle conquiste di Cangrande: Belluno, Feltre, Padova e Vicenza. Anche la statua equestre fu commissionata dal nipote Mastino II.
Indirizzo: via Arche Scaligere

Targa commemorativa

Il 20 gennaio 1320, nel tempietto di Sant'Elena, accanto al duomo, Dante aveva esposto pubblicamente la sua Questio de aqua et terra, un testo scientifico sulla sua teoria delle terre emerse, con il quale forse sperava di guadagnarsi una cattedra nello Studio, una specie di università, che però fu assegnata al maestro Artemisio.
Una targa commemorativa in latino che ricorda questo episodio è stata posta all'ingresso della Chiesa di Sant'Elena nel 1920 dal Capitolo della Cattedrale.
Bisogna però precisare che molti studiosi ritengono che tutto ciò non abbia mai avuto luogo perché questo testo, pervenutoci in un'unica copia, è in realtà un falso e che quindi Dante non sia effettivamente tornato a Verona da Ravenna, dove già si era trasferito nel 1320.
Indirizzo: Chiesa di Sant'Elena, via Pietà Vecchia, Verona

Targa commemorativa

La targa cita alcuni versi dell'Inferno in cui Dante fa riferimento al Palio del drappo verde, una corsa istituita nel 1208 e sospesa solo dall'arrivo dei francesi nel 1796 (nel 2008 questa antica tradizione è ripartita). Il testo recita: "Società Dante Alighieri - Comitato di Verona - Il palio del drappo verde - « Poi si rivolse, e parve di coloro / che corrono a Verona il drappo verde / per la campagna; e parve di costoro / quelli che vince, non colui che perde. » - Divina Commedia. Inferno. XV, 121-124".
Indirizzo: Porta Borsari 57, Verona

 

Italy Vallombrosa, Firenze

Targa commemorativa nell'Abbazia di Vallombrosa

 

Italy Ravenna

Tomba di Dante Alighieri

Dante morì il 14 settembre 1321 per aver contratto la malaria nel viaggio di ritorno da Venezia a Ravenna. Fu sepolto nella basilica di San Pier Maggiore (oggi basilica di San Francesco), dove furono celebrate anche le esequie,  ma i suoi resti divennero ben presto motivo di dispute, soprattutto da parte dei fiorentini che rivolevano indietro le ossa dell'illustre concittadino. Nel Cinquecento ottennero da papa Leone X (non a caso figlio di Lorenzo il Magnifico) il permesso di prelevarle, ma i frati francescani ravennati le rimossero in gran segreto facendo un foro nel muro del chiostro e nella tomba, nascondendole prima dell'arrivo dei fiorentini. Furono ricollocate nel 1781, poi di nuovo rimosse nel 1810 quando il convento fu soppresso con un editto napoleonico. Nel 1865, con l'abbattimento di un muro del convento, la scatola contenente le ossa fu fortunosamenta ritrovata. Il coperchio portava la dicitura: “Dantis ossa a me Fra Antonio Santi hic posita anno 1677 die 18 octobris”.
I resti del poeta furono così ritumulati nel sepolcro in stile neoclassico costruito su progetto di Camillo Morigia negli anni 1780-81, a fianco del cortile, detto il Quadrarco di Braccioforte, dove il poeta era stato originariamente sepolto. In tutta questa area nel 1936 è stata istituita la "Zona del silenzio", un luogo di rispetto intorno al sepolcro del poeta. 
Indirizzo: Via Dante Alighieri 9, Ravenna
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: fino al 1° novembre: dal lunedì al venerdì 10.00-18.00, sabato, domenica e festivi 10.00-19.00. Dal 2 novembre: tutti i giorni 10.00-16.00. Chiuso il 25 dicembre.

Museo dantesco

Non distante dalla tomba di Dante, all'interno del Centro Dantesco dei Frati Minori, si trova il Museo dantesco, inaugurato nel 1921. L'esposizione si incentra sugli anni che il poeta ha trascorso a Ravenna, soffermandosi inoltre sull'iconografia dantesca (dipinti, busti, icone) e sulla costruzione del monumento funerario a lui dedicato, realizzato negli anni 1790-91 da Camillo Morigia. 
Indirizzo: via Dante Alighieri 4/6, Ravenna
a-pagamento Ingresso a pagamento.
orario Orari di apertura: fino al 1° novembre: da martedì a domenica 10.00-18.00. Dal 2 novembre: da martedì a domenica: 10.00-16.00. Chiuso il lunedì.

Parco letterario "Le terre di Dante"

A Ravenna è stato istituito il Parco letterario "Le terre di Dante" che rientra nel circuito I Parchi Letterari®. Dal 2017 la cooperativa Mec, che ha stipulato una convenzione con la "Società Dante Alighieri – I Parchi Letterari”, organizza eventi e itinerari guidati alla scoperta delle terre dantesche in Emilia Romagna e in Toscana.
Sito: http://www.leterredidante.it/ 

 

Italy Poppi (Arezzo)

Castello dei Conti Guidi

Poppi è un borgo medievale nato attorno al castello dei Conti Guidi; le prime notizie del castello si hanno intorno al 1191 ma probabilmente fu costruito tra il IX e il X secolo. Fu restaurato nel 1274 e poco dopo, nel 1289, fu lo scenario di una battaglia divenuta in seguito molto famosa per la partecipazione di Dante Alighieri: la battaglia di Campaldino tra guelfi e ghibellini. Della battaglia si parla anche nella Divina Commedia, con un allusione nei versi versi 4-5 del XXII canto dell'Inferno.
Dante inoltre fu ospite nel castello negli anni tra il 1307 e il 1311 durante il periodo dell'esilio e si dice che vi abbia composto il XXXIII canto dell'Inferno.
Il progetto del Castello di Poppi è attribuito nella parte vecchia (quella destra) a Lapo di Cambio, mentre nella parte più recente a suo figlio Arnolfo, che in seguito progetterà la Cattedrale di Santa Maria del Fiore e la Basilica di Santa Croce a Firenze. Il Castello di Poppi è talvolta ritenuto il prototipo di Palazzo Vecchio a Firenze, attribuito sempre ad Arnolfo di Cambio, la cui costruizione iniziò nel 1299.
All'interno del castello alcune sale sono dedicate alla battaglia di Campaldino alla quale prese parte anche Dante Alighieri e un altro poeta toscano, Cecco Angiolieri. Un diorama ricostruisce la scena della battaglia.
Nel 1921 nel castello è stata apposta inoltre una targa che recita: "Toscani contro toscani / sotto queste mura atrocemente pugnarono / ed era tra loro Dante Alighieri / Tra queste mura qualche anno dopo / egli posò / esule doloroso dalla sua patria -- Tali memorie / volle qui ricordate il Comune di Poppi / nel sesto centenario della morte di lui / padre della patria italiana / alfine gloriosamente ricostituita / nella unità che egli invocava fraterna -- MXMXXI".
Indirizzo: Castello dei Conti Guidi, piazza della Repubblica 1, Poppi (AR)
a-pagamento Ingresso a pagamento: intero €5, ridotto €4.

   
   

La "Valigia di Dante"

La "Valigia di Dante" è un monumento eretto nel 1921 su progetto dell'architetto senese Agenore Socini, posto a memoria della Battaglia di Campaldino, occorsa l'11 giugno 1289, dove si affrontarono i guelfi, in gran parte fiorentini, e ghibellini, in gran parte aretini. Ad essa partecipò Dante Alighieri a cui vi allude nei versi 4-5 del XXII canto dell'Inferno.
Sui lati del basamento sono incise alcune iscrizioni:
1) "In Campaldino / nel nome di Dante / che qui fu milite pel suo comune / Firenze e Arezzo consacrano / con le nefaste memorie / delle guerre fratricide / il patto dell'italiana fraternità / la fede giurata / della nazione concordia";
2) "Corridor vidi per la terra vostra / o aretini, o Aretini, e vidi gir gualdane - Inf-XXII";
3) "L'esercito d'Italia / in Santa Croce di Firenze / inchinava le vittoriose bandiere / dinanzi all'effigie del Divino Poeta / e qui nel campo funestato / da guerre fraterne / simboleggiava in questa colonna / la forza delle armi nazionali / per tutela del diritto italiano".
Indirizzo: incrocio tra Strada Regionale 70 della Consuma e via Campaldino, Poppi (AR)

 

Italy Pratovecchio, Arezzo

Castello di Romena

 

Italy Monte San Savino, Arezzo

Castello di Gargonza

 Il Castello di Gargonza è un borgo fortificato di origine medievale immerso nei boschi e affacciato sulla Val di Chiana. Le sue prime notizie risalgono al 1150 ma fu nel 1303 che Dante, esiliato da Firenze, vi fu ospitato per alcuni giorni e partecipò ad un incontro tra ghibellini e guelfi bianchi, anch'essi esiliati dalla città dai guelfi neri, sulla possibilità di riconquistare il potere e rientrare a Firenze. Attualmente il castello è un lussuoso residence.
Indirizzo: Loc. Gargonza, Monte San Savino (AR)
sitoSito: http://www.gargonza.it

 

Italy Bertinoro (Forlì-Cesena)

Pieve di San Donato in Polenta

Le prime notizie della pieve risalgono al 911; la struttura, in stile romanico, è di forma basilicale con travature scoperte: le imponenti colonne circolari di pietra e mattoni che costeggiano la navata centrale sono presumibilmente di origine longobarda.
La basilica fu cantata da Giosuè Carducci nell'ode Alla chiesa di Polenta, pubblicata in Rime e ritmi, dove suggerisce che Dante fu qui ospitato da Guido da Polenta, signore di Ravenna, durante gli anni dell'esilio: "forse qui Dante inginocchiossi?". Ogni anno vi si tengono letture dantesche e il Raduno Carducciano. Di fronte al sagrato inoltre si trova un busto raffigurante Giosuè Carducci.
Indirizzo: Loc. Polenta, Bertinoro (FC)

Italy San Benedetto in Alpe (Forlì-Cesena)

Cascata dell'Acquacheta

L'Acquacheta è un corso d'acqua, affluente del fiume Montone, che attraversa l'Emilia Romagna e la Toscana. Nasce vicino al Monte Lavane e nei pressi di San Benedetto in Alpe forma la famosa cascata celebrata da Dante nei versi della Divina Commedia per la particolare musicalità creata dal tuffo del getto d'acqua. Infatti nel XVI canto, il poeta paragona la cascata alla caduta violenta del fiume Flegetonte che precipita dal settimo cerchio, quello dei sodomiti, all'ottavo, quello dei fraudolenti.
Nella parte alta della Caduta è stata posta una targa con i versi 94-105 tratti dal canto XVI dell'Inferno: "Come quel fiume c’ha proprio cammino/ Prima da Monte Viso ‘nver’ levante,/ da la sinistra costa d’Appennino,/che si chiama Acquacheta suso, avante/ che si divalli giù nel basso letto,/ e a Forlì di quel nome è vacante,/rimbomba la sovra San Benedetto/ de l’Alpe per cadere ad una scesa/ ove dovea per mille esser recetto". Nei pressi del torrente è possibile effettuare alcune escursioni (alcune informazioni a questo link) seguendo i sentieri tracciati: verso la sommità della cascata si trova uno sperone roccioso soprannominato "Letto di Dante" da cui si può godere di una splendida vista sulla valle dell'Acquacheta.
Molto probabilmente Dante attraversò l'Appennino tosco-romagnolo passando da una strada, di cui oggi rimangono solo le tracce, che passava nei pressi del fiume.

 

Italy Napoli

Statua di Dante

La statua dedicata al Sommo Poeta, realizzata nel 1872 da Tito Angelini con basamento di Gherardo Rega, sovrasta la piazza che porta il suo nome. Sul basamento un'iscrizione recita: "All'Unità d'Italia / raffigurata / in / Dante Alighieri".
Indirizzo: piazza Dante, Napoli

 

Italy Lecce

Targa commemorativa

La targa in bronzo, apposta sulla facciata del municipio, raffigura il profilo di Dante e porta la scritta: "Lecce nel VI centenario".
Indirizzo: via Francesco Rubichi 16, Lecce

 

United Kingdom Liverpool

Quadro "Dante e Beatrice" di Henry Holiday

Il quadro di Henry Holiday è piuttosto noto: dipinto nel 1883 e opera più importante del pittore, rappresenta il secondo incontro tra Dante e Beatrice sul Lungarno, all'altezza del ponte di Santa Trinita, descritto nel terzo capitolo dell'opera dantesca Vita Novaquesta mirabile donna apparve a me vestita di colore bianchissimo, in mezzo a due gentili donne, le quali erano di più lunga etade; e passando per una via, volse li occhi verso quella parte ov’io era molto pauroso, e per la sua ineffabile cortesia, la quale è oggi meritata nel grande secolo, mi salutoe molto virtuosamente, tanto che me parve allora vedere tutti li termini de la beatitudine.
Beatrice, vestita di bianco, è accompagnata dall'amica Monna Vanna, vestita di rosso, e dalla serva, vestita di azzuro, qualche passo più indietro. 
Il dipinto, un olio su tela di circa 140x200 centimetri, è conservato presso la Walker Art Gallery di Liverpool assieme agli schizzi di altri dipinti che Holiday dedicò a Dante.
Indirizzo: Walker Art Gallery, William Brown St, Liverpool
Sitowww.liverpoolmuseums.org.uk/walker

Quadro di Dante Gabriel Rossetti

Il sogno di Dante al momento della morte di Beatrice è un dipinto di Dante Gabriel Rossetti del 1871 custodito alla Walker Art Gallery di Liverpool. Con la sua dimensione di 216×312 centimetri, è il suo quadro più grande in larghezza.
Quest'opera testimonia l'interesse del pittore preraffaelita per Dante Alighieri che, ispirandosi alla Vita Nuova, rappresenta il poeta che sogna di trovarsi al capezzale della morente Beatrice alla presenza di due dame che sorreggono un drappo sopra la donna mentre un angelo vestito di rosso tiene la mano del poeta e bacia la guancia di Beatrice.
Il quadro è visionario e ricco di simbolismi, come i fiori sparsi sul pavimento che rappresentano la purezza e le colombe rosse simbolo d'amore.
Indirizzo: Walker Art Gallery, William Brown St, Liverpool
Sitowww.liverpoolmuseums.org.uk/walker

 

USA New York City

Statua di Dante

Di fronte al Lincoln Center for the Performing Arts si staglia la statua in bronzo raffigurante Dante Alighieri. La scultura, realizzata da Ettore Ximenes, è stata eretta in occasione del cinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia nel 1912 per volontà del ramo newyorkese della Società Dante Alighieri, e grazie al contributo di Carlo Barsotti, editore de Il progresso, il primo giornale italiano negli Stati Uniti, che ne fu un accorato sostenitore. La statua fu completata soltanto nel 1921 e fu installata lo stesso anno celebrando così i 600 anni dalla scomparsa del Sommo Poeta. Il piedistallo di granito porta la firma dello studio di architetti Warren and Wetmore.
Indirizzo: Broadway & 63rd Street, New York City 

 

I luoghi della Divina Commedia

Italy Firenze

Inferno VIII, 61-63

La targa apposta in via del Corso recita:
Tutti gridavano: "A Filippo Argenti!"
E 'l fiorentino spirito bizzarro
In sè medesimo si volvea co' denti.
Nell'VIII canto della Commedia tra gli iracondi si trova Filippo Cavicciuli, soprannominato Filippo Argenti (nome col quale compare nell'opera) un nobile della famiglia fiorentina degli Adimari dal carattere stizzoso e borioso che, per far sfoggio di ricchezza, ferrava d'argento gli zoccoli dei cavalli.
Le famiglie Alighieri e Adimari erano vicine di casa ma tra di loro non scorreva buon sangue. Si narra un episodio in cui l'Argenti chiese a Dante di testimoniare a suo favore di fronte al giudice per scagiornarlo dalle accuse, ma Dante fece il contrario, aggiungendo altri capi d'accusa e aggravando la pena. Tra i molti fatti non documentati c'è l'episodio dello schiaffo che l'Argenti dette pubblicamente a Dante, che contribuì alla sua fama di persona violenta.
Indirizzo: Via del Corso, Firenze.

Inferno X, 58-63

... "Se per questo cieco
Carcere vai per altezza d'ingegno,
Mio figlio ov'è? E perché non è teco?"
E io a lui. "Da me stesso non vengo:
Colui ch'attende là, per qui mi mena,
Forse cui Guido vostro ebbe a disdegno."
Indirizzo: Via Calzaiuoli, Firenze

Inferno X, 91-93

... fu'io sol colà dove sofferto
Fu per ciascuna di tôrre via Fiorenza
Colui che la difesi a viso aperto."

Indirizzo: Palazzo vecchio (portico a destra nel primo cortile), Firenze.

Inferno XIII, 146

...in sul passo d'Arno...

Indirizzo: Loggia sul Ponte Vecchio, Firenze.

Inferno XV, 82-85

... in la mente m'è fitta, e or m'accora,
La cara e buona imagine paterna
Di voi, quando nel mondo ad ora ad ora
M'insegnavate come l'uom s'eterna
Indirizzo: Via de' Cerretani (sulla Chiesa di Santa Maria Maggiore), Firenze

Inferno XVII, 58-60

... com'io riguardando tra lor vegno,
In una borsa gialla vidi azzurro,
Che d'un leone avea faccia e contegno.

Indirizzo: Via de' Tornabuoni, Firenze.

Inferno XIX, 17

...nel mio bel San Giovanni
Indirizzo: Piazza San Giovanni (alla base del Battistero, lato Via Martelli), Firenze.

Inferno XXIII, 94-95

... "Io fui nato e cresciuto
Sovra 'l bel fiume d'Arno alla gran villa.
Indirizzo: via Dante Alighieri, Firenze.

Inferno XXXII, 79-81 e 106-108

Piangendo mi sgridò: "Perché mi peste?
Se tu non vieni a crescer la vendetta
Di Mont'Aperti, perché mi moleste?"

...un altro gridò: "Che hai tu, Bocca?
Non ti basta sonar con le mascelle,
Se tu non latri? Qual diavol ti tocca?"
Indirizzo: Via dei Tavolini, Firenze.

Purgatorio XII, 100-105

...per salire al monte
Dove siede la chiesa che soggioga
La ben guidata sopra Rubaconte,
Si rompe del montar l'ardita foga
Per le scalee che si fêro ad etade
Ch'era sicuro il quaderno e la doga;
Indirizzo: Via San Salvatore al Monte, Firenze.

Purgatorio XIV, 16-18

... "Per mezza Toscana si spazia
Un fiumicel che nasce in Falterona,
E cento miglia di corso nol sazia.
Indirizzo: Piazza Piave (torre della Zecca Vecchia), Firenze

Purgatorio XXIV, 79-84

...Il loco, u' fui a viver posto,
Di giorno in giorno più di ben si spolpa,
E a trista ruina par disposto."
"Or va';" diss'ei: "ché quei che più n'ha colpa,
Vegg'io a coda d'una bestia tratto
Invêr la valle ove mai non si scolpa.
Indirizzo: Via del Corso (resti della torre dei Donati), Firenze.

Purgatorio XXIV, 82-87

"Or va';" diss'ei: "ché quei che più n'ha colpa,
Vegg'io a coda d'una bestia tratto
Inver la valle ove mai non si scolpa.
La bestia ad ogni passo va più ratto,
Crescendo sempre, fin ch'ella il percuote,
e lascia il corpo vilmente disfatto.
Indirizzo: Piazza San Salvi (lato destro della chiesa), Firenze.

Purgatorio XXX, 31-33

Sopra candido vel cinta d'uliva
Donna m'apparve, sotto verde manto,
Vestita di color di fiamma viva.
Indirizzo: Via del Corso (dove oggi si trova la Banca Toscana), Firenze.

Paradiso XV, 97-99

Fiorenza, dentro dalla cerchia antica
Ond'ella toglie ancora e terza e nona,
Si stava in pace, sobria e pudica.

Indirizzo: Via Dante Alighieri (presso l'ingresso della Chiesa di Badia), Firenze.

Paradiso XV, 112-114

Bellincion Berti vid'io andar cinto
Di cuoio e d'osso, e venir dallo specchio
La donna sua sanza il volto dipinto;
Indirizzo: Via del Corso (all'angolo con Via del Proconsolo), Firenze

Paradiso XVI, 40-42

Gli antichi miei e io nacqui nel loco
Dove si truova pria l'ultimo sesto
Da quel che corre il vostro annual gioco.
Indirizzo: Via degli Speziali, Firenze.

Paradiso XVI, 85-87

...non dee parer mirabil cosa
Ciò ch'io dirò degli alti Fiorentini
Onde la fama nel tempo è nascosa.
Indirizzo: Via delle Oche, Firenze

Paradiso XVI, 94-96

...la porta, ch'al presente è carca
Di nuova fellonia di tanto peso
Che tosto fia iattura della barca,
Indirizzo: Via del Corso, Firenze

Paradiso XVI, 101-102

...ed avea Galigaio
Dorata in casa sua già l'elsa e 'l pome.
Indirizzo: Via dei Tavolini (all'angolo con Via dei Cerchi), Firenze.

Paradiso XVI, 109-110

Oh quali io vidi quei che son disfatti
Per lor superbia!
Indirizzo: Palazzo Vecchio (portico a destra nel primo cortile), Firenze.

Paradiso XVI, 110-111

...E le palle dell'oro
Fioran Fiorenza in tutt'i suoi gran fatti.
Indirizzo: Via Lamberti, Firenze

Paradiso XVI, 112-114

Così facean li padri di coloro
Che, sempre che la vostra chiesa vaca,
Si fanno grassi stando a consistoro.
Indirizzo: Via delle Oche (resti della torre dei Visdomini), Firenze.

 

Paradiso XVI, 115-117

L'oltracotata schiatta che s'indraca
Dietro a chi fugge, e a chi mostra il dente
Ovver la borsa, com'agnel, si placa
Indirizzo: Via delle Oche, Firenze.

Paradiso XVI, 125-126

Nel picciol cerchio s'entrava per porta
Che si nomava da quei della Pera.
Indirizzo: Borgo dei Greci, Firenze.

Paradiso XVI, 127-128 e 130-132

Ciascun che della bella insegna porta
Del gran barone...

... Da esso ebbe milizia e privilegio,
Avvegna che col popol si rauni
oggi colui che la fascia col fregio
Indirizzo: Via dei Cerchi (angolo con Via dei Tavolini), Firenze.

Paradiso XVI, 127-130

Ciascun che della bella insegna porta
Del gran barone il cui nome e il cui pregio
La festa di Tommaso riconforta,
Da esso ebbe milizia e privilegio,
Indirizzo: Via del Proconsolo, Firenze.

Paradiso XVI, 133-135

Già eran Gualterotti e Importuni;
E ancor sarìa Borgo più quïeto,
Se di nuovi vicin fosser digiuni.
Indirizzo: Borgo Sant'Apostoli (Torre dei Baldovinetti), Firenze.

Paradiso XVI, 136-139

La casa di che nacque il vostro fleto,
Per lo giusto disdegno che v'ha morti,
E posto fine al vostro viver lieto,
Era onorata essa e' suoi consorti:
Indirizzo: Via Por Santa Maria (resti della torre degli Amidei), Firenze.

Paradiso XVI, 140-144

O Buondelmonte...

Molti sarebber lieti, che son tristi,
Se Dio t'avesse conceduto ad Ema,
La prima volta ch'a città venisti.
Indirizzo: Borgo Sant'Apostoli, Firenze

Paradiso XVI, 145-147

... conveniasi a quella pietra scema
Che guarda il ponte, che Fiorenza fêsse
Vittima nella sua pace postrema.
Indirizzo: Ponte Vecchio (all'angolo con Piazza del Pesce), Firenze.

Paradiso XVI, 149-154

Vid'io Fiorenza in sì fatto riposo,
Che non avea cagione onde piangesse;
Con queste genti vid'io glorïoso
E giusto il popol suo, tanto che il giglio
Non era ad asta mai posto a ritroso,
Nè per divisïon fatto vermiglio.
Indirizzo: Palazzo Vecchio (portico a destra nel primo cortile), Firenze.

Paradiso XXV, 1-9

Se mai continga che 'l poema sacro
al quale ha posto mano e cielo e terra,
sì che m'ha fatto per molti anni macro,
vinca la crudeltà che fuor mi serra
del bello ovile ov'io dormi' agnello,
nimico ai lupi che li danno guerra;
con altra voce omai, con altro vello
ritornerò poeta, e in sul fonte
del mio battesmo prenderò 'l cappello;
Indirizzo: Piazza San Giovanni (base del Battistero, sul lato di fronte al Campanile di Giotto), Firenze.

 

Italy Orbetello, Grosseto

Targa commemorativa

La targa recita: "«... che il porto di Talamone... sia molto utile, / necessario et honorabile al comune / et a li cittadini di Siena / et d'esso si speri pervenire grande pro..." / (Statuto del Comune di Siena - 1304)».  --- «Tu li vedrai tra quella gente vana / che spera in Talamone, e perderagli / più di speranza ch'a trovar la diana; / ma più vi perderanno gli ammiragli" / (Purgatorio XIII- n° 151-154)" --- «Nel VII centenario della nascita / di Dante Alighieri / Talamone onora il sommo poeta / che ne ha eternato il nome nella Commedia Divina -- Il Comune di Orbetello / auspice la Società storica maremmana / pose il XIII aprile MXMLXVI»".
Indirizzo: via Cala di Forno, località Talamone, Orbetello 

Italy San Benedetto in Alpe

Cascata dell'Acquacheta

Nel XVI Canto dell'Inferno (vv.94–105) Dante nel descrivere le acque scroscianti del Flegetonte, che separa il settimo dall'ottavo cerchio, le paragona alla cascata dell'Acquacheta, sull'Appennino romagnolo, nel Comune di San Benedetto in Alpe: "Come quel fiume c'ha proprio cammino [...] che si chiama Acquacheta suso, avante / che si divalli giù nel basso letto, / e a Forlì di quel nome è vacante, / rimbomba là sovra San Benedetto / dell'Alpe per cadere ad una scesa / ove dovria per mille essere recetto".
Probabilmente nel Trecento nei pressi della cascata passava una strada che collegava Toscana ed Emilia Romagna e Dante potrebbe averla percorsa durante il suo esilio. Questo spiegherebbe la vividezza con cui riesce a descrivere l'immagine delle cascate. 

Dante Gabriel Rossetti,

Irlanda

Scritto da on 21/11/2013

Le città e le località sono raggruppate in base alla contea di appartenenza. Le contee tradizionali irlandesi sono 26.

Per l'Irlanda del Nord, vedi la sezione Regno Unito.

Dublino

 

Dun Laoghaire-Rathdown

 

Galway 

 

Leitrim

 

Limerick 

 

Sligo          

 

 

Germania

Scritto da on 21/11/2013

Città e località in ordine alfabetico:

Berlino


Monaco di Baviera


Weimar

 

 

Breve biografia

Karen Blixen, pseudonimo di Karen Christentze Dinesen, nasce a Rungsted il 17 aprile 1885. La sua opera più famosa è La mia Africa, diario della sua esperienza in Kenya dal 1913 al 1931.
Figlia di un ricco proprietario terriero, ha la possibilità di studiare e viaggiare in varie città europee, tra cui Parigi e Roma. Inizia a pubblicare dei racconti a partire dal 1907, usando uno pseudonimo (in questo caso, "Osceola"), come farà altre volte nel corso della vita.
Nel dicembre 1913 parte per l'Africa con il cugino Bror von Blixen-Finecke, un barone svedese che sposerà l'anno successivo a Mombasa, ma dal quale divorzierà nel 1921.
In Africa acquistano una piantagione di caffè e Karen si dedica con entusiasmo e passione alla nuova attività, che proseguirà anche dopo il divorzio. In questi anni conosce Denys Finch Hatton, aristocratico inglese di cui si innamora e col quale avrà una relazione, che morirà in un incidente aereo con il suo biplano Gipsy Moth a Voi il 14 maggio 1931.  La storia con Finch Hatton è ampiamente narrata nel romanzo autobiografico La mia Africa, che la Blixen pubblicherà nel 1937 con lo pseudonimo di Isak Dinesen.
Nel 1931 è costretta ad abbandonare la fattoria per motivi economici: tornerà in Danimarca, nella sua casa natale a Rungsted, vicino Copenhagen, dove si dedicherà alla sua attività di scrittrice. Nel 1934 esce una raccolta di racconti scritti in inglese dal titolo Sette storie gotiche e tre anni dopo il suo capolavoro, il già citato La mia Africa (Den africanske Farm). Tra le opere successive si ricordano Ombre sull'erba (Skygger paa Græsset, 1960), Racconti d'inverno (Vinter-Eventyr, 1942) e Capricci del destino (1966), che contiene il racconto Il pranzo di Babette scritto nel 1952 (Babettes gæstebud) e da cui nel 1987 è stato tratto l'omonimo film che ha vinto il Premio Oscar come miglior film straniero. Anche dal romanzo La mia Africa è stato tratto un film nel 1985 per la regia di Sydney Pollack, vincitore di 7 Premi Oscar.
Karen Blixen muore nel 1962 nella sua casa di Rungsted.

I luoghi di Karen Blixen

 

Denmark Rungsted, Danimarca

Casa natale, oggi "The Karen Blixen Museum"

 

Kenya Langata, Nairobi, Kenya

Karen Blixen Museum

Quello che oggi è il Karen Blixen Museum era un tempo la fattoria appartenuta alla scrittrice e al marito, il barone Bror von Blixen Flincke. Il museo si trova a 10 chilometri da Nairobi e fa parte dei musei nazionali del Kenya.
Karen Blixen e il marito acquistarono la fattoria nel 1917, costruita nel 1912 dall'architetto svedese Ake Sjogren e costituita da circa 2500 ettari di terreno, per farne una piantagione di caffè, dove la scrittrice visse fino al suo ritorno in Danimarca nel 1931. Il periodo vissuto in Africa è ampiamente narrato nel suo libro autobiografico La mia Africa, da cui nel 1985 è stato tratto l'omonimo film, girato appunto in questa struttura che l'anno successivo è stata acquisita dall'ente nazionale museale del Kenya per farne un museo.
Indirizzo: Karen Road, Langata, Nairobi, Kenya
sito Sitohttp://www.museums.or.ke/
a-pagamento Ingresso a pagamento
orario Orari di apertura: Aperto tutti i giorni, anche festivi, dalle 9.30 alle 18.
mappa

Tomba di Denys Finch Hatton

La tomba di Denys Finch Hatton, amato da Karen Blixen di cui tanto scrive nel suo La mia Africa e interpretato da Robert Redford nella trasposizione cinematografica del 1985, si trova un po' fuori dai percorsi battuti, sulle colline Ngong, per cui è consigliato avventurarsi con un tour guidato.
Sul luogo, circondato da una siepe che dà l'impressione di entrare in un giardino segreto, si trova un obelisco, fatto erigere dal fratello, dove una lastra lo ricorda così: "Denys George Finch Hatton, 1887 - 1931 «He prayeth well who loveth well / Both man and bird and beast»". Gli ultimi versi sono una citazione da La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge, un'opera che Finch Hatton apprezzava molto.
Da notare che, nella trasposizione cinematografica del 1985, il luogo dove viene sepolto Finch Hatton non corrisponde con quello reale, ma si trova nella riserva naturale del Masai Mara.
Indirizzo: Colline Ngong (lato orientale) , Kenya.
a-pagamento Ingresso a pagamento.
mappa 

 

United Kingdom Windsor, Regno Unito

Denys Finch Hatton Memorial Bridge

Nel terzo capitolo di La mia Africa, Karen Blixen parla di un ponte dedicato a Finch Hatton presso l'Eton College, eretto dai suoi vecchi compagni vicino al campo di cricket, scuola che aveva frequentato dal 1900 al 1906 ottenendo risultati brillanti nello sport e nella musica.
In England there is also a monument to Denys. His old schoolfellows, in memory of him, built a stone bridge over a small stream between two fields at Eton. On one of the balustrades is inscribed his name, and the dates of his stay at Eton, and on the other the words: “Famous in these fields and by his many friends much beloved.” (tratto da Out of Africa, Chapter 3)
Indirizzo: Denys Finch Hatton Bridge, Pococoks Lane, Windsor, Berkshire, Regno Unito
mappa

Indirizzo: Rungsted Strandvej 111, 2960 Rungsted Kyst

sito  a-pagamento  orario
The Karen Blixen Museum è la casa museo dedicata alla scrittrice dove è nata e ha in seguito vissuto al ritorno dall'Africa.

Wilhelm Dinensen, aveva acquistato questa vasta area da Aron David, il precedente proprietario che aveva accorpato in un'unica proprietà i territori dove prima si trovava una locanda, Rungsted Inn, e alcune fattorie Rungstedgaard, Sømandshvile e  Folehavegaard.
Quando Wilhelm sposa Ingeborg Westenholz, nel 1879, la coppia si trasferisce nella proprietà, dove nel 1885 nasce Karen Dinesen, più nota con lo pseudonimo Karen Blixen.

Si entra dal lato occidentale dell'edificio, un tempo stalla e rimessa. Seguendo il percorso espositivo è possibile visitare la libreria personale di Karen Blixen e la mostra che ne illustra la vita, dove sono esposti oggetti personali come lettere, manoscritti, disegni e prime edizioni dei suoi libri.
C'è inoltre una stanza, la Boganis Room, dove periodicamente vengono organizzati eventi legati all'autrice.
Oltre alla mostra si possono visitare le stanze private della scrittrice, tra cui lo studioEwald’s Room”, arredate ancora come all'epoca, dove sono presenti alcuni oggetti che aveva con sé durante la permanenza in Africa, tra cui la sedia preferita di Denys Finch Hatton.
Viene inoltre proiettato un documentario sulla scrittrice di 12 minuti circa, realizzato nel 2004 da Laurits Munch-Petersen e intitolato "Imagine – Karen Blixen´s Stories".

Il giardino è aperto al pubblico ed è possibile visitarlo; attraversando il laghetto fino al punto più alto del boschetto, il cosiddetto "Ewald's Hill", dove si trova la tomba di Karen Blixen.
Il nome della collinetta si riferisce allo scrittore danese Johannes Ewald che parla di questo luogo nel suo romanzo autobiografico Vita e pensieri (Levnet og Meninger), motivo per cui il precedente proprietario della tenuta vi aveva eretto un memoriale dedicato allo scrittore.
La vegetazione del giardino, così come le composizioni floreali esposte nella casa museo, sono molto curate e rispecchiano la passione della scrittrice per i fiori e la loro coltivazione.

Johannes Ewald

Dal 1773 al 1775 soggiornò nella locanda Rungsted, dove scrisse alcune liriche, tra cui La felicità di Rungsted. Un'ode. (Rungsteds Lyksaligheder - En Ode, 1773). Come già detto, Ewald parla di questi luoghi anche nel suo romanzo autobiografico Vita e pensieri (Levnet og Meninger) e la collinetta nella tenuta circostante la casa museo di Karen Blixen, così come una stanza al suo interno, prende il nome dal poeta.

Rungsted è un piccolo villaggio che fa parte del comune di Hørsholm, una cittadina sulla costa Øresund, a nord di Copenhagen, sviluppatasi come luogo di commercio a partire dal XVIII secolo.
È noto per il suo legame con due importanti scrittori danesi: Johannes Ewald e Karen Blixen.

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Johannes Ewald

(1743-1781) Poeta preromantico e drammaturgo danese. Studia teologia e si avvicina al classicismo francese, ma l'incontro con il poeta tedescdo Klopstock a Copenhagen determina una svolta: inizia a studiare Shakespeare e scrive la tragedia Rolf Krage (1770) e il dramma musicale La morte di Balder (Balders død, 1773) i cui temi sono ispirati alla mitologia nordica.
La sua opera più importante è considerata I pescatori (Fiskerne, 1779), da cui viene estratto il testo poi impiegato nell'inno reale danese Re Cristiano stava accanto all'albero maestro (Kong Christian stod ved højen mast).

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Il comune di Helsingør, in italiano Elsinore, si trova nella regione danese di Hovedstaden, a circa 45 chilometri dalla capitale. Il suo nome deriva da "stretto" (hals) e si riferisce al tratto di mare che separa la Danimarca dalla Svezia.
Il paese si forma a partire dal Duecento, sebbene alcuni insediamenti siano già stati presenti in precedenza. Nel centro storico è possibile tuttora vedere alcune case con struttura lignea, tra cui un'antica farmacia del XVI secolo in Strandgade 77. Tra Skt. Anna Gade e Skt. Olai Gade si erge la Chiesa di S.Olaf la cui prima costruzione risale al XIII secolo.

Questa località è famosa soprattutto per il castello di Kronborg, ambientazione del dramma shakesperiano Amleto, dove si trova inoltre la statua di un eroe danese, Oggieri, sul quale sono state scritte numerose storie, tra cui una fiaba del 1845 di Hans Christian Andersen. Un altro castello molto interessante che si trova a Helsingør è il Castello di Marienlyst, nel cui parco si trova la tomba che viene attribuita ad Amleto, il personaggio storico realmente esistito.

Recentemente vicino al porto e di fronte al centro culturale Kulturspiesehus è stata installata una statua in acciaio che raffigura un principe e che imita nella posizione la ben più celebre Sirenetta di Copenhagen. La statua è stata chiamata Han, che in danese significa "Lui".

 

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William Shakespeare

Hans Christian Andersen

 

Luoghi di interesse

Castello di Kronborg

 

 

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Indirizzo : Castello di Kronborg, Helsingør

sito Sito: kongeligeslotte.dk
a-pagamento Ingresso a pagamento.
orario Orari di apertura: Aperto tutto l’anno (da gennaio a marzo, chiuso il lunedì) con orari variabili (consultare il sito ufficiale).

Costruito nel 1420 dal re danese Eric di Pomerania, venne più volte ampliato nel corso degli anni per sfruttare la sua posizione strategica nel controllo delle rotte marittime del Mar Baltico, dove si esigeva il pagamento di un dazio per le navi mercantili che volevano attraversare il passaggio.
Nel 1585 il re Federico II di Danimarca da fortezza medievale la trasformò in un imponente castello rinascimentale, grazie all'intervento degli architetti fiamminghi Hans Hendrik van Paesschen e Anthonis van Obbergen.
Distrutto da un incendio nel 1629, venne ricostruito sotto re Cristiano IV. Nel 1658 fu conquistato dagli svedesi, che lo depredarono di numerose opere preziose, come la fontana nel cortile del castello e il baldacchino di re Federico II. A partire dal XVIII secolo venne adibito a prigione e affidato all'esercito fino al 1923. Nel 2002 è diventato patrimonio dell'UNESCO.

Oggi è possibile visitare al suo interno gli appartamente reali, la cappella (unica parte a salvarsi dall'incendio del 1629 e che conserva ancora gli arredi rinascimentali), la sala da ballo (realizzata nel 1585, famosa per essere la più lunga di tutta la Scandinavia), le casematte e le prigioni sotterranee dove si trova anche la statua di Holger Dansske (Ogier il danese), dalla lunga barba raccolta sul pavimento, che secondo la leggenda si risveglierà quando la Danimarca sarà in grave pericolo.
Nei pressi della fortezza si trova anche il Museo del commercio e della navigazione (Handels-og Søfartsmuseet).

   

Subito dopo aver varcato il portale di ingresso, sul muro esterno alla sinistra si trova un bassorilievo del busto di William Shakespeare con un'iscrizione in danese che parla del personaggio di Amleth, figlio di un re che viveva nello Jutland, su cui nel medioevo il monaco e scrittore Saxo Grammaticus basò una saga. Shakespeare riscrisse la storia del personaggio di Amleto e la ambientò nel castello rendendo Elsinore famosa in tutto il mondo.

 

William Shakespeare

La figura di "Amled" (o "Amleth") appare già nella Storia dei Danesi (Gesta danorum) di Saxo Grammaticus del XII secolo. In seguito ne fu scritta una versione da Christiern Pedersen nel 1514.
La versione di Saxo Grammaticus fu tradotta in francese nel 1570 da François de Belleforest e inserita nella sua opera Histoires Tragiques, ma non fu tradotta in lingua inglese prima del 1608: sembra infatti che Shakespeare (che scrisse Amleto nel 1601 circa) si fosse ispirato invece a un dramma teatrale, oggi andato perduto e attribuito a Thomas Kyd, dal titolo Ur-Hamlet, rappresentato in Inghiterra nel 1589.
Originariamente la storia di Amled era ambientata nello Jutland, ma fu Shakespeare a spostarla a Elsinore. Non sappiamo tuttavia se il drammaturgo visitò personalmente il castello o ne sentì soltanto parlare. Inoltre Shakespeare chiamò due personaggi Rosenkrantz e Guildenstern ("Gyldenstjerne" in danese), utilizzando i nomi di due delle più potenti e ricche famiglie danesi del XIV e XV secolo.
Fin dal 1800 nel castello si tengono rappresentazioni dell'Amleto, tra i cui interpreti si annoverano famosi attori come Laurence Olivier e Christopher Plummer (per le rappresentazioni in programma consultare il sito   http://hamletscenen.dk), e vengono organizzati tour ispirati al dramma shakespeariano.

 

 

Hans Christian Andersen

Nel 1845 H.C. Andersen scrisse la fiaba Oggieri il Danese (Holger Danske) ispirandosi alla leggenda dell'omonimo personaggio, la cui statua si trova nei sotterranei del castello di Kronborg, pronta a risvegliarsi quando la Danimarca sarà in grave pericolo.

In Danimarca c’è un vecchio castello di nome Kronborg, sporge proprio sullo stretto dell’Œresund dove le grandi navi passano a centinaia tutti i giorni, inglesi, russe e prussiane; e salutano coi cannoni il vecchio castello: «bum!» e il castello risponde coi cannoni: «bum!» perché questo è il modo dei cannoni per dire «buongiorno!» «tante grazie!» – D’inverno le navi non vi passano, tutto è ricoperto di ghiaccio fino alla terra svedese dall’altra parte, ma tutto è ordinato come una strada maestra, vi sventolano la bandiera danese e la bandiera svedese e gente danese e gente svedese si dicono: «buongiorno», «tante grazie!» ma non coi cannoni, no, con una gentile stretta di mano, e ognuno va a prendersi il pane di frumento e la ciambella dall’altra parte poiché il pane del vicino è sempre più buono. Ma la magnificenza in tutto questo però è il vecchio Kronborg ed è sotto di esso che vi sta Oggieri il Danese, seduto nel sotterraneo profondo e scuro dove non viene nessuno, egli è vestito di ferro e di acciaio e appoggia la testa sulle braccia vigorose; la sua lunga barba pende giù dal tavolo di marmo al quale si è attaccata, egli dorme e sogna, ma sognando vede tutto ciò che succede su in Danimarca. Ogni notte di Natale passa un angelo di Dio per dirgli che è vero quello che ha sognato e che può rimettersi a dormire poiché la Danimarca non è ancora in vero pericolo! Ma se dovesse trovarcisi, ebbene sì, allora Oggieri il Danese si alzerà e il tavolo si spaccherà quando egli tirerà a sé la sua barba! Allora egli verrà fuori e i suoi colpi risuoneranno in tutti i paesi del mondo. [...]

tratto da H.C.Andersen, Tutte le fiabe, Newton Compton Editori, 2011

 

Danimarca

Scritto da on 15/11/2013

Le città e le località sono in ordine alfabetico, raggruppate in base alla regione amministrativa di appartenenza (cinque in totale).

Copenhagen

 

Regione di Hovedstaden

Helsingør (Elsinore)

Rungsted

 

Regione di Syddanmark (Danimarca meridionale)

Odense

 

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