c8e8a390b130aff90998a34cea127459.jpg
ca18ec6f0a3b9426c99d8e96482c8752.jpg
  • Itinerari
  • Città
  • Autori
  • LUOGHI
Articoli filtrati per data: Novembre 2019 - TurismoLetterario.com
Articoli filtrati per data: Novembre 2019
Venerdì, 13 Novembre 2015 15:52

Yasunari Kawabata

Breve biografia

Nato a Osaka (14 giugno 1899), morto a Zushi (16 aprile 1972).
Opere principali
: La danzatrice di Izu (1926), Il paese delle nevi (Yukigumo, 1948), Mille gru (Senbatsuru, 1951) La casa delle belle addormentate (Nemureru bijō, 1961), Bellezza e tristezza (Utsukushisa to kanashimi to, 1965).
Premio Nobel per la Letteratura nel 1968.
Kawabata nasce a Osaka nel 1899. Rimane orfano all'età di tre anni e viene affidato ai nonni che vivevano nell'attuale quartiere Shukunosho della città di Ibaraki. Rimane a Ibaraki fino all'età di 16 anni quando, dopo aver terminato gli studi inferiori, si trasferisce a Tokyo. Nella capitale frequenta la scuola superiore (Daiichi Kōtōgakkō) e successivamente entra all'Università Tōdai dove si laurea nel 1924. In questi anni inizia l'attività di scrittore fondando assieme ad altri intellettuali, tra cui Kikuchi Kan, il movimento d'avanguardia Shinkankakuha. Collabora inoltre alla rivista letteraria Bungei Shunju e scrive articoli per il Mainichi Shinbun. Kawabata muore suicida nel 1972 asfissiato dal gas, anche se in molti, tra cui la moglie e i colleghi, hanno sostenuto che si sia trattato di un incidente.

 

I luoghi di Yasunari Kawabata

Japan Kyōto

Soggiorno al ryōkan Hiiragiya

L'elegante albergo tradizionale (ryōkan) Hiiragiya, vicino al tempio Shimogamo, è stato fondato nel 1818 ed è gestito dalla stessa famiglia da sei generazioni. Nelle sue stanze ha ospitato numerosi personaggi famosi come i due scrittori Yasunari Kawabata (la sua stanza preferita era la 14) e Jun'ichiro Tanizaki.
Prende il nome da un tipo di agrifoglio che si dica porti fortuna. La foglia di agrifoglio infatti è il simbolo della struttura.
Kawabata scrisse: "In un piovigginoso pomeriggio a Kyoto, sedendo vicino alla finestra, guardo la pioggia che cade, ascolto il suo suono rilassante. È qui, all'Hiiragiya, che io rievoco nostalgicamente quel senso di tranquillità che appartiene all'antico Giappone." (Fonte)
Indirizzo: 277 Nakahakusancho, Huyacho Anekoji-agaru, Nakagyo-ku, Kyoto
sito Sito: http://www.hiiragiya.co.jp/

 

Japan Kamakura (Kanagawa)

Tomba nel cimitero di Kanagawa 

Kawabata è morto a Zushi (Kanagawa) nel 1972 all'età di 72 anni, probabilmente suicida, ma le circostanze del fatto non sono mai state chiarite con certezza. La sua tomba si trova nel cimitero di Kanagawa (Kanagawa Reien 鎌倉霊園).
Indirizzo: 512 Jyunisho, Kamakura, Kanagawa (神奈川県鎌倉市十二所512)
sito Sito: www.kamakurareien.or.jp

 

Japan Osaka

Luogo di nascita

Kawabata nacque il 14 giugno 1899 di fronte al tempio Osaka Tenmangu Shrine (a destra rispetto l'entrata al tempio), dove oggi si trova il ristorante Aioiro (相生楼). Un monumento di pietra indica il luogo esatto. Qui il padre, Eikichi, era dottore e aveva aperto uno studio medico, ma morì di tubercolosi poco dopo la nascita di Yasunari. Così il bambino andò a vivere assieme alla madre dai genitori materni nell'attuale Higashi Yodogawa-ku, ma anche la madre morì quando Yasunari aveva solo 3 anni. Il bambino fu quindi affidato alle cure dei nonni che si trasferirono nell'attuale quartiere Shukunosho della città di Ibaraki, che all'epoca era il villaggio di Toyokawa nella regione di Mishima (Mishima-gun).
Indirizzo: 1-16-12 Tenjinbashi, Kita-ku, Osaka
mappa

Tempio Sumiyoshi Taisha

Chiamato affettuosamente dallo scrittore "Sumiyossan", il Sumiyoshi Taisha (住吉大社) è uno dei templi più antichi del Giappone. Fu fondato nel III secolo, prima dell'introduzione in Giappone del buddismo, ed è costruito secondo uno stile architettonico autoctono, ovvero puramente giapponese, chiamato "Sumiyoshi-zukuri". In questo tempio sono venerati i kami (gli dei) che proteggono i viaggiatori, i pescatori e i marinai.

All'interno del tempio si trova un ponte rosso vermiglio che attraversa un laghetto: è il cosiddetto "Ponte Sori" (Sorihashi, 反橋) o "Ponte Taiko" del quale parla Kawabata in un racconto omonimo.
Indirizzo: 2-9-89 Sumiyoshi, Sumiyoshi-ku, Osaka 大阪府大阪市住吉区住吉 2丁目 9-89
sito Sito: http://www.sumiyoshitaisha.net/ (in giapponese)
gratis Ingresso gratuito
orario Orario di apertura: dalle 6 alle 17.

 

Japan Ibaraki (Osaka)

Ibaraki Municipal Kawabata Literature Memorial Hall 

Il museo Kawabata Yasunari Bungakukan (川端康成文学館) è stato inaugurato nel 1968 ed espone una collezione di 400 oggetti appartenuti allo scrittore, tra cui lettere, opere di calligrafia, effetti personali, prime edizioni. Espone inoltre fotografie e filmati relativi alla cerimonia del premio Nobel che fu conferito allo scrittore nel 1968.
Il museo è distante circa 20 minuti a piedi dalla stazione JR/Hankyu Ibaraki.
Indirizzo: 2-11-25 Kamichujo, Ibaraki Osaka 
gratis Ingresso gratuito.
orario Orario di apertura: dalle 9:00 alle 17:00. Chiuso il martedì, il giorno successivo di un festivo e dal 28 dicembre al 4 gennaio.
sito Sitohttp://www.city.ibaraki.osaka.jp/kurashi/bunka/gejutsu/shisetsu/kawabata/index.html (in giapponese)

Casa in cui ha vissuto

Kawabata fu affidato ai nonni quando rimase orfano all'età di 3 anni e qui visse fino al termine della scuola media, prima di trasferirsi a Tokyo per proseguire gli studi. La casa appartiene oggi alla nipote dello scrittore, Tomie Kawabata.
Si dice che Yasunari da piccolo fosse solito arrampicarsi sul pino del giardino e da lassù leggere libri. Una stele di pietra di fronte all'edificio (che porta la seguente iscrizione in giapponese "川端康成先生旧跡") indica il luogo.
Indirizzo: 1 Chome-11 Shukunoshō, Ibaraki-shi, Ōsaka-fu (大阪府茨木市宿久庄1丁目11)
mappa

Scuola superiore provinciale di Ibaraki e stele commemorativa

Nel 1912 si iscrisse a quella che oggi è la scuola media provinciale di Ibaraki (quella che oggi è la scuola superiore Osaka-chu Ibaraki Kōtōgakkō 阪府立茨木高等学校) e vi si diplomò nel 1917, pochi mesi dopo la morte del suo professore, Niichiro Kurasaki, che lo scosse molto.
Sulla stele posta a lato dell'ingresso principale è incisa la frase tratta dai Dialoghi di Confucio: "L'amicizia attraverso la letteratura" (以文会友), una frase suggerita da Kawabata quando, vinto il premio Nobel, fu interpellato dalla scuola sulle parole da incidere sulla pietra.
Indirizzo: 12-1 Shinjocho, Ibaraki
sito Sito: http://www.osaka-c.ed.jp/ibaraki/

Tempio Higashi Honganji Ibaraki Betsuin

Kawabata frequentò la scuola elementare Toyokawa di Ibaraki a partire dall'aprile 1906 ed era uno studente modello. Nel 1912 si iscrisse a quella che oggi è la scuola superiore provinciale di Ibaraki (阪府立茨木高等学校, Osaka-chu Ibaraki Koutougakkou) ma nel gennaio 1917, morì il suo stimato professore, Niichiro Kurasaki, e la cerimonia funebre si tenne in questo complesso. Successivamente Kawabata scrisse un articolo dal titolo Portando il sarcofago del professore sulle spalle (師の柩を肩に) sulla rivista Danran (団欒) ricordando questo episodio.
Indirizzo: 3-31 Betsuincho, Ibaraki (茨木市別院町3-31)
sito Sito: http://ibarakibetsuin.or.jp/

Libreria Toratani Seiseidō

A pochi passi dal Tempio Higashi Honganji Ibaraki Betsuin si trova una libreria storica del paese, la Toratani Seiseidō (虎谷誠々堂書店), che aprì i battenti nel febbraio 1895 ed era un luogo frequentato spesso dal giovane Kawabata che, seppur non potendosi permettere l'acquisto di molti libri, era un assiduo lettore. Dell'edificio antico oggi non rimane che l'insegna.
Indirizzo: Motocho 3-8 , Ibaraki-shi, Osaka-fu (大阪府茨木市元町3番8号)
sito Sito: http://www.infomart.or.jp/toratani/

Libreria Horikokyokudo 

In questo luogo si trovava un'altra libreria che Kawabata era solito frequentare. Dell'edificio storico non rimane che l'insegna: l'odierna libreria Horikokyokudo (堀廣旭堂) infatti si trova in un moderno edificio a 4 piani.
Indirizzo: 4-19 Otecho, Ibaraki (茨木市大手町4番19号)

 

 

Venerdì, 13 Novembre 2015 11:34

Tempio Zenrin-ji, Tokyo

Indirizzo: 4-18-20 Shimorenjaku, Mitaka, Tokyo (三鷹市下連雀4-18-20)
Sitohttp://www.zenrinji.jp/

Zenrin-ji 禅林寺 è stato costruito agli inizi del periodo Edo quando a seguito del Grande incendio di Meireki (Meireki no taika), occorso il 2 marzo 1657 nella zona di Kanda, molte persone si trasferirono in questa area della città dove appunto fu costruito un tempio appartenente alla setta buddista Jōdō Shinshū Honganji. Nel 1770 il tempio fu distrutto da un tifone, ma fu ricostrito da Genyō Kenshū 賢洲元養 della setta buddista zen Obaku. In seguito ha cambiato nome in Zenrin-ji.
Qui si trovano le tombe degli scrittori Osamu Dazai e Ōgai Mori ed è qui che lo scrittore Tanaka Hidemitsu si uccise nel 1949.

Ōgai Mori

Sulla sua tomba è iscritto il suo vero nome, Rintaro Mori (森林太郎).

Osamu Dazai

Dazai fu sepolto qui, a pochi passi dalla tomba di Mori Ōgai, la quale viene menzionata nel suo racconto Hanafubuki (1943). Sulla pietra tombale di sinistra è iscritto il suo vero nome di famiglia, Tsushima-ke (津島家).
Il 19 giugno, detto Ōtōki 桜桃忌, vi vengono organizzati delle celebrazioni in ricordo dello scrittore: in questo giorno infatti ricorre l'anniversario della nascita che coincide con il giorno in cui fu ritrovato il corpo dello scrittore (il 19 giugno 1948), annegatosi nel canale Tamagawa con Tomie Yamazaki, la donna per la quale aveva abbandonato la famiglia. Anche a Kanagi, il suo paese natale che si trova nella prefettura di Aomori, in questo giorno vengono organizzati eventi in ricordo dello scrittore.

Hidemitsu Tanaka

Hidemitsu Tanaka (1913-1949), scrittore appartenente al genere Buraiha ("scuola decadente"), era un discepolo di Dazai. La notizia del suicidio del suo maestro nel 1938 lo sconvolse e decise di uccidersi di fronte alla sua tomba tagliandosi i polsi dopo aver assunto una dose di sonniferi. Tanaka è sepolto nel cimitero di Aoyama.

 

 

Lunedì, 02 Novembre 2015 18:57

National Portrait Gallery, Londra

Indirizzo: St Martin's Place, Londra

 sito Sitohttp://www.npg.org.uk/
gratis  Ingresso gratuito
orario  Orari di apertura: tutti i giorni dalle 10 alle 18. Il giovedì e il venerdì apertura serale fino alle 21.

La National Portrait Gallery, vicino Trafalgar Square e a pochi passi dalla famosa National Gallery, ha aperto i battenti nel 1856 ed è stata la prima galleria di ritratti del mondo. La sua collezione è costituita dai ritratti di personaggi importanti della storia britannica e il valore delle opere esposte non consiste tanto nella qualità artistica quanto nel soggetto rappresentato.
I tre principali fondatori della galleria furono Philip Henry Stanhope, 5° Conte di Stanhope, che, come membro del Parlamento propose nel 1846 l'idea di una galleria nazionale di ritratti, e i due sostenitori del progetto Thomas Babington Macaulay, 1° Barone Macaulay, e Thomas Carlyle. La proposta fu approvata nel 1856 dalla Regina Vittoria e la prima galleria fu stanziata al numero 29 di Great George Street (Westminster). In seguito cambiò sede alcune volte fino a quella odierna, in St. Martin's Place, adiacente alla National Gallery, dove fu inaugurata il 4 aprile 1896.

Attualmente la collezione è costituita da quasi 200.000 ritratti, di cui solo una parte sono effettivamente esposti nella galleria. Tra di essi ve ne sono alcuni molto famosi come il "ritratto Chandos", ovvero il più noto quadro che potrebbe rappresentare William Shakespeare.
La mostra è organizzata in ordine cronologico. Le 4 prime stanze, al secondo piano, sono dedicate all'Inghilterra Tudor e elisabettiana, dove sono esposti alcuni famosi ritratti della regina Elisabetta I e del re Enrico VIII; le stanze successive sono dedicate al periodo Stuart e al Commonwealth (XVI e XVII secolo), poi si passa al periodo georgiano e al periodo Regency. Scendendo al primo piano si trovano le stanze dedicate al periodo vittoriano e edoardiano (dal 1837 al 1910) e infine quelle dedicate al XX secolo.
Periodicamente vengono inoltre organizzate mostre temporanee.
Alcune tra le stanze sopra menzionate sono dedicate agli artisti e agli scrittori inglesi e qui vengono esposti alcuni famosi ritratti che spesso si trovano nelle pagine delle antologie di letteratura inglese.

 

William Shakespeare

Il ritratto più famoso di William Shakespeare è stato realizzato nel 1610. Pur non essendo sicuri che sia effettivamente l'uomo ritratto sia Shakespeare, sino all'Ottocento è stato ritenuto attendibile ed è stato adottato come riferimento per molte altre raffigurazioni, come la scultura del Bardo realizzata da Peter Scheemakers che si trova oggi nel Poets' Corner dell'Abbazia di Westminster.
Per quanto riguarda l'autore, l'antiquario ottocentesco George Vertue in una nota attribuisce il ritratto a John Taylor e indica William Davenant, figlioccio di Shakespeare, come primo proprietario. Il quadro fu poi acquistato da James Brydges (1673-1744), primo Duca di Chandos (da qui il nome "ritratto Chandos"), e in seguito, nel 1856, fu donato alla National Portrait Gallery, prima opera dell'attuale collezione.
È esposto nella sala 33.

Sorelle Brontë

Conosciuto come il "Pillar Portrait", questo unico ritratto delle tre sorelle Brontë giunto fino a noi. Da sinistra a destra, le sorelle sono Anne, Emily e Charlotte.
L'autore è il fratello Branwell, il quale si era a sua volta rappresentato al centro, per poi coprire la sua figura con una colonna (da qui il nome con cui il quadro è noto, "Pillar portrait") che scolorendosi ha mostrato il disegno sottostante (dove oggi si trova la chiazza più chiara).
Questo quadro era noto per la descrizione che ne aveva fatto Elizabeth Gaskell nel 1853 ma per molti anni era stato ritenuto disperso. Nel 1914 è stato ritrovato piegato (si notano ancora i segni della piega sulla tela) in una credenza appartenuta alla seconda moglie del Reverendo A.B. Nicholls, marito di Charlotte Brontë all'epoca già deceduto.
È esposto nella sala 24.

A fianco di questo ritratto si trova inoltre quello che rappresenta la sola Emily (all'età di circa 15 o 16 anni) realizzato nel 1833 sempre da Branwell Brontë che faceva parte di un più ampio ritratto di gruppo.

Elizabeth e Robert Browning

I dipinti sono stati realizzati da Michele Gordigiani nel 1858 su commissione di Sophia May Eckley, un'ammiratrice dei poeti. Nel 1921 sono stati donati alla National Portrait Gallery da Florence Barclay.
È esposto nella sala 24.

 

Henry James

Il quadro è stato realizzato da John Singer Sargent nel 1913 e finanziato dagli estimatori di Henry James per il suo settantesimo compleanno. Il 4 maggio venne inaugurata la Summer Exhibition presso la Royal Academy di Londra dove viene esposto anche questo quadro. Durante il banchetto inaugurale, alle 13.30 circa, una donna di mezza età, Mary Woods (pseudonimo di Mary Aldham) colpì tre volte con una mannaia il ritratto di Henry James gridando "Votes for women!". Alcuni si lanciarono sulla donna, mentre un uomo provò a difenderla dal linciaggio, poi la polizia la arrestò.
Non si conoscono le motivazioni che hanno portato la donna a compiere quel gesto. Sembra che non ci fossero motivi particolari per colpire Henry James né il pittore Sargent, ma voleva solo essere un gesto dimostrativo contro un bene di valore. Quando infatti le fu detto che il quadro valeva 700 sterline, lei rispose “Se fosse stato dipinto da una donna non sarebbe stato valutato così tanto!” e in seguito dichiarò che aveva provato a distruggere un quadro di valore per mostrare a quelle persone che le loro proprietà e opere d’arte non sarebbero state al sicuro finché alle donne non fossero stati dati diritti politici.
In seguito Sargent sistemò il quadro ed ora è esposto nella sala 28.

 

Tutti i ritratti di scrittori

Tra la collezione di ritratti, alcuni esposti a rotazione, ci sono quelli degli scrittori o personaggi a loro strettamente correlati:

Sono esposti nella sala 4 i ritratti di John Donne, Ben Jonson e John Fletcher.
Sono esposti nella sala 7 i ritratti di John Dryden, Samuel Pepys e Samuel Butler.
È esposto nella sala 8 il ritratto di John Locke (nella stessa stanza anche i ritratti del musicista Henry Purcell e dello scienzato Isaac Newton).
La sala 9 è la stanza dedicata al Kit-cat Club. Qui si trovano i ritratti di Joseph Addison, Richard Steele, William Congreve, George Stepney.
Sono esposti nella sala 10 i ritratti di Jonathan Swift, Alexander Pope, William Shenstone e Tobias Smollett.
Sono esposti nella sala 12 i ritratti di Samuel Johnson, Horace Walpole, Lawrence Sterne, Oliver Goldsmith, James Boswell e William Beckford, oltre ai busti di di Alexander Pope e Lawrence Sterne
Sono esposte nella sala 13 le stampe all'albumina raffiguranti Dante Gabriel Rossetti e Alice Liddell (la Alice per cui Lewis Carroll trasse ispirazione per "Alice nel paese delle meraviglie").
Sono esposti nella sala 18 i ritratti di Robert Burns, Samuel Taylor Coleridge, Percy Bysshe Shelley, John Keats, Walter Scott, Lord Byron, Mary Wollstonecraft Shelley, Robert Southey, John Constable, William Blake, Mary Wollstonecraft e William Godwin (genitori di Mary Shelley), Leigh Hunt
Sono esposti nella sala 20 il busto di Walter Scott e il ritratto di Edmund Burke.
È esposto nella sala 21 il busto di Alfred Tennyson
Sono esposti nella sala 24 i ritratti delle sorelle Brontë, quello singolo di Emily Brontë, Charles Dickens, William Makepeace Thackeray, Elizabeth Barrett Browning e Robert Browning.

È esposto nella sala 25 il ritratto di George Eliot.
Sono esposti nella sala 26 i ritratti di Algernon Charles Swinburne, Thomas Carlyle, John Stuart Mill, Sir Leslie Stephen, Matthew Arnold, William Morris.
Sono esposti nella sala 28 i ritratti di Robert Louis Stevenson, Rudyard Kipling, Austin Dobson e il busto di Robert Louis Stevenson.
Sono esposti nella sala 29 i ritratti di Rupert Brooke, Henry James e i busti di John Galsworthy e Thomas Hardy.
Sono esposti nella sala 31 i ritratti di Vanessa Bell (sorella di Virginia Woolf), E. M. Forster, James Joyce, Dylan Thomas, Beatrix Potter, T.S. Eliot, oltre ai busti di Virginia Woolf, George Bernard Shaw, Noël Coward, Sir John Betjeman e Jerome Klapla Jerome.
È esposto nella sala 32 il ritratto di A.S. Byatt e Seamus Heaney.

 

Sabato, 31 Ottobre 2015 19:23

Jun'ichiro Tanizaki

Breve biografia

Nato a Tokyo, 24 luglio 1886. Morto ad Atami, 30 luglio 1965
Opere principali: L'amore di uno sciocco (Chijin no ai, 1924-25), Neve sottile (Sasame yuki, 1948), La chiave (Kagi, 1956) e Diario di un vecchio pazzo (Fūten rōjin nikki, 1962).

Di estrazione borghese, compie gli studi nella capitale finché non è costretto a lasciare l'Università Tōdai perché non ha la possibilità di pagare le tasse. Si dedica alla carriera di scrittore iniziando a scrivere racconti da cui emergono le tematiche che percorreranno tutta la sua produzione: il rapporto uomo-donna, l'impatto della cultura occidentale sulla società giapponese, l'interesse per il genere ero-guro-nansensu (erotico, grottesco e non-sense).
Dopo il Grande Terremoto del Kanto nel 1923 che distrusse la sua casa di Yokohama, Tanizaki si trasferisce a Kyoto: di questo periodo sono i romanzi ambientati nella zona del Kansai, come la storia delle sorelle Maikoka (Neve sottile) ambientata ad Ōsaka. Durante gli anni del conflitto bellico vive ad Atami, regione di Shizuoka, dal 1942 al 1946, per poi tornare a Kyoto. Nel dopoguerra ottiene una serie di riconoscimenti letterari come il Premio Asahi (1949) e la medaglia dell'Ordine della Cultura. Ritorna ad Atami nel 1950 e qui muore nel 1960.

I luoghi di Jun'ichiro Tanizaki

Japan Tokyo

Tomba nel cimitero Somei 

Una parte delle ceneri di Tanizaki si trovano nella tomba di famiglia presso il cimitero Somei (Somei Reien 染井霊園), fondato nel 1889 e famoso per i ciliegi che fioriscono ad aprile. Nello stesso cimitero, poco distante, si trova anche la tomba dello scrittore Akutagawa Ryûnosuke, vicino l'adiacente tempio Jigen-ji.
Indirizzo: 5-5-1 Komagome, Toshima Ward 170-0003

 

Japan Kyōto

Tomba nel tempio Hōnen-in

La tomba di Tanizaki si trova nel tempio Hōnen-in di Kyoto, ma parte delle sue ceneri sono state tumulate con quelle dei suoi genitori nel cimitero Somei (Somei Reien) a Tokyo.
Il tempio appartiene alla setta buddista Jodo-shu, si trova a circa 5 minuti di cammino da uno dei tempi di Kyoto più famosi, il Ginkakuji ("Padiglione d'argento") e fa parte della cosiddetta "Via del filosofo" (哲学の道, Tetsugaku no michi), un selciato di pietra lungo circa 3 chilometri che percorre la parte settentrionale della città e collega alcuni templi di particolare interesse. Prende il nome da un filosofo giapponese, Nishida Kitaro, che era solito praticare la meditazione percorrendo questa strada quotidianamente nel tragitto verso l'Università di Kyoto.
Il tempio Honen-in è stato fondato nel 1680 dal monaco Nincho (忍澂) in onore del monaco Honen (1133-1212) che aveva fondato la setta Jodoshin-shu (浄土真宗) nel 1175, lasciando il tempio Enryaku-ji sul monte Hiei. Tra i punti di interesse si menziona il Byakusadan (白砂壇), due terrapieni di sabbia bianca che rappresentano l'acqua e sono impiegati per la purificazione dell'anima e del corpo al posto delle tradizionali fontane che si trovano all'ingresso dei templi. Qui, ogni 3-4 giorni un monaco realizza un disegno differente sulla sabbia. 
Sul lato sud del cimitero, un po' distante dal resto del complesso, si trova il cimitero dove riposano anche alcune personalità note, tra cui lo scrittore Tanizaki.
Tanizaki parla di questo tempio (e implicitamente della scelta personale di essere sepolto qui) nel suo ultimo romanzo, Diario di un vecchio pazzo (1961), quando la figlia Itsuko dice al signor Tokusuke: "Honen-in è proprio nella città adesso, vicino ai binari del tram, e quando i ciliegi sono in fiore lungo il canale è molto carino; tutavia, quando sei nel silenzio del complesso del tempio è naturale sentire calma. Direi che è il posto ideale per te."
Indirizzo: 30 Goshonodan-cho, Shishigatani, Sakyo-ku, Kyoto 京都府京都市左京区鹿ケ谷御所ノ段町30
sito Sito: http://www.honen-in.jp/ (solo in giapponese)
gratis Ingresso libero
orario Orari di apertura: tutti i giorni dalle 6 alle 16, ma gli edifici del tempio sono aperti al pubblico solo dal 1° al 7 aprile e dal 1° al 7 novembre.

Soggiorno al ryōkan Hiiragiya

L'elegante albergo tradizionale (ryōkan) Hiiragiya, vicino al tempio Shimogamo, è stato fondato nel 1818 ed è gestito dalla stessa famiglia da sei generazioni. Nelle sue stanze ha ospitato numerosi personaggi famosi come i due scrittori Yasunari Kawabata (la sua stanza preferita era la 14) e Jun'ichiro Tanizaki.
Prende il nome da un tipo di agrifoglio che si dica porti fortuna. La foglia di agrifoglio infatti è il simbolo della struttura.
Tanizaki scrisse: "La luce che filtra pallida carta bianca, incapace di dissipare la densa oscurità dell'alcova, è invece respinta da essa, creando un mondo dove l'oscurità e la luce sono indistinti... una rara tranquillità che non si trova nella luce ordinaria..." (Fonte)
Indirizzo: 277 Nakahakusancho, Huyacho Anekoji-agaru, Nakagyo-ku, Kyoto
sito Sito: http://www.hiiragiya.co.jp/

 

Japan Ashiya, Prefettura di Hyōgo

Tanizaki Memorial Museum 谷崎潤一郎記念館

In questa casa lo scrittore giapponese visse tre anni dal 1934 e qui è ambientata la storia delle sorelle Makioka dal titolo Sasameyuki (Neve sottile). Il museo è stato inaugurato nel 1988 e raccoglie alcuni documenti e oggetti appartenuti allo scrittore, come la sua pietra da inchiostro preferita (un utensile che veniva usato per sciogliere l'inchiostro solido).
Indirizzo: 12-15 Isecho, Ashiya 659-0052, Prefettura di Hyōgo
sito Sitohttp://www.tanizakikan.com/
a-pagamento Ingresso a pagamento. Adulti: 300 yen
orario Orari di apertura: dalle 10 alle 17. Chiuso il lunedì (se il lunedì cade una festività, chiude il giorno successivo) e dal 28 dicembre al 4 gennaio.

 

Venerdì, 16 Ottobre 2015 21:25

Giosuè Carducci

Luoghi correlati

Italy Firenze

Targa sull'edificio dove visse

Giosuè Carducci trascorse l'adolescenza a Firenze. Sull'edificio in via Romana oggi c'è una targa e un medaglione in bronzo che lo ricordano: "Dalla casa modesta / ove abitò adolescente / Giosuè Carducci / la Scuola Tecnica di Oltrarno / in concordia col Comune / volle che il bronzo perenne / additasse la gloria / XXVI aprile MXMVI”.
Indirizzo: Via Romana 135, Firenze

 

Italy Fiesole (Firenze)

Targa commemorativa

La targa riporta la poesia Fiesole che Carducci dedicò alla città: "Su l’arce onde mirò Fiesole al basso, / Dov’or s’infiora la città di Silla, / Stagnar livido l’Arno, a lento passo / Richiama i francescani un suon di squilla. -- Su le mura, dal rotto etrusco sasso / La lucertola figge la pupilla, / E un bosco di cipressi a i venti lasso / Ulula, e il vespro solitario brilla. -- Ma dal clivo lunato a la pianura / Il campanil domina allegro, come / La risorta nel mille itala gente. -- O Mino, e nel tuo marmo è la natura / Che de’ fanciulli a le ricciute chiome / Ride, vergine e madre eternamente. -- Giosuè Carducci / [scritta scomparsa] di Fiesole il V Marzo MCMXI".
Indirizzo: via San Francesco, Fiesole (FI)

 

Italy Bolgheri (Livorno)

Viale dei Cipressi

Immortalato dalla lirica Davanti San Guido, è il viale alberato che conduce al piccolo borgo di Bolgheri, dove il poeta aveva trascorso l'infanzia, dal 1838 al 1848.
Nel 1873, durante un viaggio in treno da Livorno a Roma, Carducci scorse dal finestrino questo iconico viale che gli riportò alla mente i ricordi cari della sua fanciullezza. Scrisse la poesia nel Natale del 1874, ma la versione definitiva è datata 18 agosto 1886.
Il viale era originariamente costeggiato da due filari di pioppi che però furono danneggiati dai bufali maremmani. Nel 1830 se ne decise la sostituzione con i cipressi, che il poeta definisce giganti giovinetti, la cui piantumazione si concluse nel 1911. Il viale è stato asfaltato nel 1954. 
L'incipit della poesia Davanti San Guido recita: "I cipressi che a Bólgheri alti e schietti / Van da San Guido in duplice filar, / Quasi in corsa giganti giovinetti / Mi balzarono incontro e mi guardar. / Mi riconobbero, e — Ben torni omai — / Bisbigliaron vèr’ me co ‘l capo chino —  / Perché non scendi ? Perché non ristai ? […]"
Indirizzo: Viale dei Cipressi (Strada provinciale bolgherese), Bolgheri

Monumento a Giosuè Carducci

Di fronte all'imboccatura del Viale dei Cipressi, lungo la via Vecchia Aurelia, si trova una stele che commemora il poeta. Eretta nel cinquantenario della sua morte (1957), è ornata con alcune lapidi che citano i versi carducciani. 
Prima lapide: "Oh siediti a le nostre ombre odorate / ove soffia dal mare il maestrale;, -- Il Comune di Castagneto Carducci nel cinquantenario della morte del poeta / 1957". 
Seconda lapide: "I cipressi che a Bolgheri alti e schietti / van da S. Guido in duplice filar - G. Carducci".
A pochi passi si trova l'Oratorio di San Guido, un piccolo edificio a pianta ottagonale costruito nel 1703 su commissione della famiglia Della Gherardesca per ricordare l'antenato Guido, eremita vissuto tra l'XI e il XII secolo.
Indirizzo: Via Vecchia Aurelia, all'imboccatura del Viale dei Cipressi (Strada provinciale bolgherese), Bolgheri

Casa di Giosuè Carducci

Nato a Val di Castello, in provincia di Lucca, nel 1835, si trasferì all'età di 3 anni, nel 1838, a Bolgheri, paese in cui viveva la nonna paterna e dove il padre aveva ottenuto un incarico come medico condotto. La famiglia Carducci (il padre Michele, la madre Ildegonda e il piccolo Giosuè), presero in affitto un appartamento nella piazza principale del paese per 66 lire annue. 
Ben presto però sorsero alcuni scontri tra il padre del poeta, liberale e repubblicano, e la famiglia Della Gherardesca, proprietaria della contea di Donoratico, decisamente di posizione conservatrice. Anche con il parroco del borgo, Don Bussotti, ci furono alcuni screzi (Michele Carducci veniva detto "mangiapreti" per le sue posizioni anticlericali), stemperati dall'intervento della nonna del poeta. 
A causa delle idee politiche del Carducci padre, la notte del 21 maggio 1848 furono sparate alcune fucilate contro la loro casa, in direzione dello studio di Michele. 
La famiglia decise così di lasciare l'abitazione e trasferirsi nell'adiacente borgo di Castagneto Carducci, dove tuttavia rimasero meno di un anno.
Sulla facciata della casa si possono ancora scorgere i danni provocati dagli spari ed è apposta una targa commemorativa che recita: "Qui trascorse la fanciullezza / Giosuè Carducci / dal 1838 al 1848".
Indirizzo: Piazza Alberto, Bolgheri.

Statua di Nonna Lucia

Di fronte alla casa in cui il poeta ha vissuto la sua fanciullezza si trova una statua realizzata dal prof. Fabio Melani che ritrae la nonna del poeta, "Nonna Lucia".
La statua è stata installata il 29 maggio 1994.
Indirizzo: Piazza Alberto, Bolgheri.

Casa della "bionda Maria"

In piazza Teresa si trova una casetta di due piani, riconoscibile da una fontanella posta di fronte e da una scalinata in muratura che conduce alla porta di ingresso. Questa era la casa dove viveva Maria Banchini, figlia dei mugnai del borgo, una ragazza che in giovinezza aveva fatto sussultare il cuore del Carducci, il quale la rincontrerà quarant'anni dopo, quando lei, pur con i capelli brizzolati e mutata nei tratti, manteneva "l'impronta della passata avvenenza". A lei si ispira la lirica Idillio maremmano, il cui incipit recita: "Co ’l raggio de l’april nuovo che inonda / Roseo la stanza tu sorridi ancora / Improvvisa al mio cuore, o Maria bionda; / E il cuor che t’obliò, dopo tant’ora / Di tumulti ozïosi in te riposa, / amor mio primo, o d’amor dolce aurora."
Sull'edificio è apposta una targa che porta l'iscrizione: "Qui visse Maria Banchini / Ispiratrice dell'Idillio maremmano -- Meglio era sposar te bionda Maria!".
Indirizzo: piazza Teresa, Bolgheri.

Cimitero di Nonna Lucia

Oltrepassando la casa in cui il Carducci visse gli anni della fanciullezza e seguendo via del Poggio, dopo poco più di 200 metri si raggiunge un piccolo cimitero, sul lato destro della strada. Qui fu sepolta Nonna Lucia, ovvero Lucia Galleni, la nonna paterna del poeta, che morì di tisi il 18 dicembre 1842. 
La cappella in cui è sepolta, sul lato sinistro del cimitero, è indicata da alcune lapidi, tra cui una che recita i seguenti versi carducciani tratti dalla lirica Davanti San Guido: "Di cima al poggio allora dal cimitero / Giù de' cipressi per la verde via / Alta solenne vestita di nero / Parvemi riveder Nonna Lucia".
Indirizzo: Via del Poggio, Bolgheri
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: Orario invernale: dalle 9.00 alle 17.30. Orario estivo: dalle 9.00 alle 19.00.

 

Italy Castagneto Carducci (Livorno)

Casa Carducci

In questa casa il poeta visse poco meno di un anno dal giugno 1848 all'aprile 1849. Michele Carducci, la moglie Ildegonda e il figlio Giosuè vi si trasferirono lasciando la casa di Bolgheri dopo essere stati minacciati con alcuni colpi di fucile sparati sulla loro casa per le posizioni politiche liberali assunte dal padre del poeta.
Questo appartamento era stato preso in affitto dalla famiglia Espinassi Moratti, i cui eredi mantengono ancora oggi la proprietà dell'edificio, e aveva un costo annuo di 100 lire, contro le 66 lire che i Carducci pagavano nell'appartamento, grande il doppio, a Bolgheri.
In età adulta, serbando nel cuore i ricordi di questo luogo a lui molto caro, il poeta vi ritornò abitualmente negli anni dal 1879 al 1894, per fare visita ai vecchi amici e partecipare alle "ribotte", quei grandi pranzi a base di specialità maremmane, in particolare cacciagione, e vini locali che si tenevano nei prati sotto la Torre di Donoratico o il castello di Segalari
Il museo è stato aperto al pubblico nel 1992, grazie ad un accordo tra il Comune di Castagneto e l’attuale proprietaria, Bianca Maria Cancelleri. È composto di due stanze (originariamente erano tre, ma la cucina è stata inglobata nell’appartamento adiacente): la prima ospita la camera da letto del poeta con gli arredi originali dell'epoca, la seconda ospita alcuni documenti che testimoniano la sua presenza a Castagneto e Bolgheri come articoli di giornale, fotografie e oggetti, tra cui una libreria che contiene alcuni libri a lui appartenuti.
Indirizzo: via Carducci, Castagneto Carducci 
a-pagamento Ingresso a pagamento. Intero: 2 €.
orario Orari di apertura. Dal 16 settembre al 14 giugno: festivi e prefestivi, dalle 15 alle 18. Dal 15 giugno al 15 settembre: tutti i giorni escluso il lunedì 10:00-13:00 e 16:30-19:30. Chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio.

Museo archivio "Giosuè Carducci"

Il Museo Archivio ricostruisce i principali momenti dell’attività letteraria del poeta, in particolar modo quelli legati alla Maremma attraverso una serie di pannelli e alcuni oggetti. Una sezione indaga sui rapporti del Carducci con la Massoneria, mentre una stanza è dedicata alle donne importanti nella sua vita.
Le stanze dove oggi è allestita la mostra, adiacenti al Palazzo Pretorio, ai tempi del poeta erano occupate da alcune botteghe della famiglia Corsiglia (una calzoleria, una farmacia e un negozio di generi vari), dove si dice che Giosuè, quand’ancora era un fanciullo, si dilettava a scrivere brevi componimenti poetici che recitava proprio in queste botteghe.
Il museo è gestito dai volontari dell'Associazione Culturale Messidoro.
Indirizzo: via Giosuè Carducci, Castagneto Carducci
sito Sitohttps://carducciecastagneto.wordpress.com/i-musei-2/museo-archivio-giosue-carducci/
gratis Ingresso gratuito.
orario Orari di apertura: Dal 16 settembre al 14 giugno: dal martedì al venerdì 10:00-13:00, sabato e domenica 15:00-18:00. Dal 15 giugno al 15 settembre: tutti i giorni escluso il lunedì 10:00-13:00 e 16:30-19:30.

Busto di Giosuè Carducci

Di fronte al Comune, proprio accanto al Museo archivio "Giosuè Carducci", torreggia un busto del poeta, posto sopra una colonna, ad opera dello scultore sardo Albino Manca, realizzato nel 1935, ma installato in questa posizione solo nel 1952. 
Indirizzo: via Giosuè Carducci, Castagneto Carducci

 

Italy Bologna

Casa Carducci

In questa casa lo scrittore abitò gli ultimi 17 anni della sua vita, dal 1890 al 1907.
Oggi è un centro culturale dedicato allo scrittore che consta di una sezione museale, un centro di informazione specializzata sullo scrittore, l'archivio e la biblioteca appartenuta allo scrittore e ampliata con materiale che ne approfondisce lo studio. Dal 1997 si occupa anche di studi letterari ottocenteschi, avendo acquisito librerie e archivi di intellettuali bolognesi significativi per la cultura letteraria italiana.
Il poeta si trasferì qui con la moglie Elvira l'8 maggio 1890. La posizione periferica favoriva una maggiore quiete rispetto alla precedente abitazione nel centro città. Dal contratto di locazione si evince che l'edificio era formato da 15 ambienti: uno spazio ampio anche per conservare l'archivio e la biblioteca dello scrittore, disposti nel grande studio.
Negli anni, a seguito di vari restauri, si sono persi alcuni spazi ai piani inferiori, come la cucina sotterranea e le stanze per la servitù.
La casa museo si snoda oggi in 9 ambienti visitabili:

  • l'ingresso
  • la biblioteca
  • lo studio
  • il corridoio-archivio
  • la camera da letto di Giosuè
  • la sala da pranzo
  • la stanza da lavoro di Elvira
  • la camera da letto di Elvira
  • il salotto buono

L'allestimento fu a opera di Albano Sorbelli, che era stato allievo di Carducci e direttore della biblioteca dell'Archiginnasio dal 1904, con la supervisione delle figlie del poeta Beatrice, Laura e Libertà, che hanno contribuito a riportatre il restante mobilio originale dopo la morte della madre, Elvira Carducci nel 1915, la quale, deceduto Giosuè, era andata a vivere in un'altra abitazione.
Il giardino circostante è oggi dedicato alla memoria del poeta ed è stato inaugurato nel 1928. Quando Carducci era ancora in vita, il verde era affidato alle cure della famiglia Ninchi che risiedeva dal 1901 nell'edificio di fronte. Nel 1927 fu installato nel giardino il Monumento a Giosuè Carducci al quale lo scultore Leonardo Bistolfi aveva lavorato per 18 anni (dal 1909). Le specie floreali qui presenti non sono casuali: alcune sono le stesse che Carducci aveva nel suo giardino (cipressi, bagolari, edere, la vite, il fico), mentre altre sono state scelte da Bistolfi per il loro valore simbolico e il loro colore come ad esempio bosso e alloro.
La targa, posta dal Comune di Bologna il 6 novembre 1921, recita: "Questa casa abitata / da / Giosuè Carducci / negli anni / che gli consacrarono la gloria / la Regina Margherita / donò / alla città di Bologna / pegno di affetto e reverenza / al cantore / dell'Italia nuova ed antica -- VI novembre MXMXXI - Il Comune P."

Indirizzo: Piazza Carducci 5, Bologna
sitoSitohttp://www.casacarducci.it/
a-pagamentoIngresso a pagamento.
orario Orari di apertura: dal martedì alla domenica, ore 9.00-13.00. Chiusa nei giorni festivi infrasettimanali e dal 16 luglio al 15 settembre compresi.

Targa commemorativa

La targa recita: "In questa casa abitò / Giosuè Carducci / dal 1876 al 1890 / gli anni gloriosi / delle "Rime nuove" e delle "Odi barbare" -- Nel centenario della nascita / il Comune di Bologna pose / 1935 - XIII".
Indirizzo: Strada Maggiore 37, Bologna.

Targa commemorativa

La targa recita: "Giosuè Carducci / abitò in questa casa / dal 1861 al 1876 / di qui lanciò all'Italia / i giambi ed epodi / qui per la morte del piccolo Dante / amore e dolore gli dettarono / "Pianto antico" -- Nel centenario della nascita / il Comune di Bologna pose / 1935 - XIII".
Nel giardino condominiale, talvolta aperto ai visitatori, si trova ancora il melograno a cui si riferiva il Carducci con i versi: "L'albero a cui tendevi / La pargoletta mano, / Il verde melograno / Da' bei vermigli fiori / Nel muto orto solingo / Rinverdì tutto or ora, / E giugno lo ristora / Di luce e di calor".
Indirizzo: via Broccaindosso 20, Bologna

 

Italy Pavia

Targa commemorativa sull'edificio in cui soggiornava

Carducci, che era professore di letteratura italiana all'Università di Pavia, fu ospite del poeta e critico letterario Adolfo Borgognoni fino al 1893, anno della morte di Borgognoni. La targa recita: "In questa casa / Giosuè Carducci / fu ospite di / Adolfo Borgognoni / per antica amicizia / nel culto / dell'eterna poesia -- La città nel cinquantenario della morte del poeta / il 10 febbraio 1957"
Indirizzo: angolo tra via San Ulderico e la piazza della Rosa, Pavia

 

Italy Cesena

Villa Silvia-Carducci

Nel periodo in cui la villa appartenne alla contessa Silvia Pasolini Zanelli, che ne aveva fatto una sorta di salotto letterario, Giosuè Carducci vi soggiornò undici volte tra il 1897 e il 1906.
Qui, nella mitezza di questi ambienti, ebbe l'ispirazione per l'Ode alla Chiesa di Polenta.
Alla morte della contessa, nel 1920, la villa passò al Comune di Cesena, che vi ha promosso varie iniziative culturali, assegnandola dal 2007 come sede all’Associazione Musica Meccanica Italiana (AMMI). Oltre al museo della musica meccanica, è possibile visitare anche la stanza nella quale era solito soggiornare il poeta.
La stanza, ancora intatta, conserva gli arredi originali dell'epoca: la scrivania, il letto in ferro battuto, il sofà verde in stile inglese, la sedia a rotelle che Carducci era costretto a usare gli ultmi anni della sua vita, alcuni suoi capi di abbigliamento (il cappotto, un bastone e vari cappelli), oltre a numerosi documenti e foto che testimoniano i soggiorni trascorsi qui dal poeta.
Una targa apposta sull'esterno dell'edificio recita: "Qui tra i colli sereni / nella dolcezza della amicizia / cercò pace e ristoro alla grande anima / Giosuè Carducci / dal 1897 al 1906 / Silvia e Giuseppe Pasolini Zanelli / con memore cuore / 2 novembre 1907".
Indirizzo: Villa Silvia-Carducci, Via Lizzano, 1241 Cesena
sitoSito: http://www.museomusicalia.it/
orario Orari di apertura: Sabato, domenica e festivi. Orario estivo: dalle 16 alle 19. Orario invernale: dalle 15 alle 18. Chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio.

 

Italy Volterra (Pisa)

Targa commemorativa sulla casa natale della madre

Il testo della lapide è stato composto da Luigi Pescetti che nel saggio Carducci e Volterra fa notare l'assenza della parola "casa" ("e da questa CASA uscì sposa") omessa per errore da chi ha realizzato la targa.
La targa recita: "Qui visse bambina / Ildegonda Celli / e da questa uscì sposa / del Dottor Michele Carducci / Tra i figli che educò / in continue ansie patriottiche / e durevoli lacrime / ebbe Giosuè / di cui plasmò il cuore generoso / e l'animo grande. -- L. Pescetti".
Indirizzo: Via Guarnacci, Volterra (Pisa)

 

Italy Ferrara

Targa commemorativa

La targa recita: "Salve Ferrara! Dove stan le belle / torri d'Ateste e case degli Ariosti / eran palude. - Carducci
Ode a Ferrara".
Indirizzo: via Giuoco del pallone (di fronte al numero 1), Ferrara

Targa commemorativa

La targa recita: "Giosuè Carducci / soggiornò due volte / dal 30 marzo al 5 aprile 1887 / e dal 29 maggio al 1° giugno 1895 / accolto dal discepolo / Giuseppe Agnelli / nella casa che qui sorgeva / dalla guerra distrutta -- Il Municipio / nel cinquantenario della morte / evocando l'Ode / con cui il poeta esaltò la gloria / di Ferrara / volle / ripristinata la testimonianza / della sua dimora -- Ferrara, 1° luglio 1957".
Indirizzo: Via Borgo Leoni (di fronte al numero 60), Ferrara

 

Italy Napoli

Busto commemorativo

Il busto è stato realizzato dallo scultore Saverio Gatto ed è stato installato nel 1913. Sotto il busto, sul lato anteriore, un'iscrizione recita: "A Carducci / Sento in cuor l'antica / patria ed aleggiami su l'accesa fronte / gl'itali iddii / posa nel giusto a l'alto / mira e s'irradia ne l'ideale". Sul lato posteriore: "Napoli / MCMXIII".
Indirizzo: Villa Comunale, Riviera di Chiaia, Napoli

 

Italy Lecco

L'11 ottobre 1891 fu inaugurata a Lecco, in piazza Manzoni, la statua dedicata appunto ad Alessandro Manzoni, realizzata da Francesco Confalonieri. All'inaugurazione fu invitato Giosuè Carducci, all'epoca docente presso l'Università di Bologna, il quale pronunciò un discorso celebrativo, passato alla storia come il "Discorso di Lecco", nell'ex Hotel Croce di Malta.
Fino ad allora sembra che Carducci avesse manifestato avversione nei confronti dello scrittore lombardo. In realtà con questo discorso il poeta toscano riconosce la grandezza del Manzoni, pur non condividendone le idee soprattutto religiose: come sappiamo Manzoni era un convinto cattolico mentre Carducci un fiero anticlericale. Quindi il discorso di Lecco, da cui traspare la profonda ammirazione verso l'abilità letteraria del Manzoni, servì al Carducci come riconciliazione con lo scrittore lombardo.
La targa apposta sull'edificio recita: "Il giorno 11 ottobre 1891 / inaugurandosi il monumento / all'autore dei Promessi Sposi / Giosuè Carducci / apportato con la sua presenza / tributo di onore e di plauso / pronunciava in questo albergo / il discorso di Lecco: / testimonianza della su ammirazione / verso Alessandro Manzoni / e del suo disdegno / contro chi non ne intese o ne falsò / l'arte gloriosa -- X ottobre MXMVIII".
L'albergo è noto anche perché vi pernottò quattro volte Giuseppe Garibaldi e perché qui morì il sindacalista Giuseppe Di Vittorio nel 1957.
Indirizzo: Ex Albergo Croce di Malta, Piazza Garibaldi, Lecco

 

Venerdì, 16 Ottobre 2015 16:16

Pavia

La città lombarda venne fondata dalle popolazioni liguri di epoca preromana e faceva parte della Gallia cisalpina. Fu assoggettata dai Romani nel II sec. a.C. e in seguito divenne capitale del regno longobardo quando Teodorico vi trasferì la sede del potere da Ravenna. In questo periodo assunse il nome di "Papia", da cui deriva il nome moderno. Nel 774 fu conquistata da Carlo Magno ma la sua fortuna iniziò a declinare con il rafforzarsi della città di Milano, fino ad essere annessa nel 1360 al Ducato di Milano, all'epoca governato dalla famiglia Visconti. Di questo periodo è la fondazione dell'università, il cui primo statuto risale al 1361. Nel XVI secolo fu teatro della "Battaglia di Pavia" (1525) che vide scontrarsi i francesi e gli spagnoli per il predominio sullo stato di Milano. Dal dominio spagnolo, nel Settecento passò a quello austriaco per poi prendere parte ai moti risorgimentali fino all'annessione al Regno di Sardegna, il futuro Regno d'Italia, nel 1859.

autori-correlati-75px luoghi-correlati-75px

Autori correlati

Cesare Angelini

Targa commemorativa sulla casa in cui è vissuto

La targa, apposta sull'edificio in cui Angelini è vissuto dal 1961 al 1970, recita: "spiritus ubi vuit spirat / Nel silenzio di questa antica dimora / ospite dal 1-XI-1961 al 10-IV-1970 / Cesare Angelini / sacerdote e scrittore pavese / rimeditando la santità di Agostino e Francesco / la poesia di Dante e Manzoni / perfezionava un sereno dialogo di fede / con gli inquieti ricercatori del vero -- Auspici collegio Borromeo e Assocazione "C.A." -- A.M. Pose 14-X-2006".
Indirizzo: via Porta 14, Pavia


Adolfo Borgognoni

Targa commemorativa sulla casa in cui visse

Una targa sull'edificio ricorda che lo scrittore Borgognoni era solito ospitare Giosuè Carducci, all'epoca professore all'Università di Pavia. La targa recita: "In questa casa / Giosuè Carducci / fu ospite di / Adolfo Borgognoni / per antica amicizia / nel culto / dell'eterna poesia -- La città nel cinquantenario della morte del poeta / il 10 febbraio 1957".
Indirizzo: angolo tra via San Ulderico e la piazza della Rosa, Pavia


Giosuè Carducci


Ugo Foscolo


Carlo Goldoni


Vincenzo Monti


Ada Negri

Targa commemorativa sulla casa in cui soggiornava

La targa ricorda quando la poetessa Ada Negri era sovente ospitata dalla famiglia Boerchio negli anni antecedenti alla Seconda Guerra Mondiale. L'iscrizione, che cita l'incipit di Casa in Pavia, recita: "Questa casa è grande, piena d'aria e di pace -- Nei lunghi soggiorni / dal 1931 al 1943 / qui ospite e amica / della famiglia Boerchio / Ada Negri / scrisse e rivelò / la nascosta poesia / della città che amava -- Comune di Pavia / Società Pavese di Storia Patria / Soroptimist Club di Pavia / nel sessantesimo della morte / 2005".
Indirizzo: Corso Garibaldi 67, Pavia

 


Luoghi correlati

San Pietro in Ciel d'Oro

Risalente al VII secolo, in stile romanico, questa chiesa ospita sepolture illustri come Sant'Agostino, uno dei padri della filosofia occidentale, e Severino Boezio, traduttore di Aristotele. Nel periodo medievale rivestiva quindi una grande importanza, tanto che viene spesso citata in opere letterarie come Dante nel canto X del Paradiso, Petrarca che la ricorda come "grande consorzio di santi" e Boccaccio che vi ambienta il finale della novella X, IX del Decamerone.

Giovedì, 15 Ottobre 2015 09:39

Vincenzo Monti

Breve biografia

Vincenzo Monti nacque ad Alfonsine (Ravenna) il 19 febbraio 1754. Abbandonò gli studi di giurisprudenza e medicina per dedicarsi alla poesia, in particolare allo studio di Virgilio. Grazie alle sue doti letterarie venne ammesso all'Accademia dell'Arcadia  nel luglio 1775 con il soprannome di Antonide Saturniano. Si trasferì a Roma nel 1778 dove pochi anni dopo entrò nella corte papale di Pio VI. Di questi anni sono molti componimenti encomiastici dedicati alle figure di rilievo dell'epoca come gli endecasillabi sciolti dedicati al principe don Sigismondo Chigi (1783). Per un periodo si dedicò alla tragedia di stampo alfieriano (scrisse l'Aristodemo, il Galeotto Manfredi e il Caio Gracco) e in seguito condannò gli eccessi della rivoluzione con la Bassvilliana (Cantica in morte di Ugo di Basseville), incentrata sulla tragica morte di Nicolas Hugon detto Bassville, linciato dalla folla per essere venuto a Roma clandestinamente per diffondere le idee repubblicane, un'opera che in seguito ritrattò facendone una palinodia.
Fuggito da Roma sul finire del Settecento per aver mostrato una moderata simpatia per la rivoluzione, si stabilì prima a Bologna, poi a Venezia (dove strinse una forte amicizia con Foscolo, un rapporto che entrerà in conflitto anni dopo) e infine a Milano, dove esaltò il potere napoleonico nei componimenti Prometeo (1797), Per la liberazione d'Italia (1801) e In morte di L. Mascheroni (1801). Tornato in città dopo una breve parentesi parigina (nel periodo in cui a Milano erano tornati gli austriaci che perseguitavano i promotori della Rivoluzione), inizia a tradurre l'Iliade, il monumentale lavoro a cui si lega maggiormente la sua fama. 
Alla caduta di Napoleone, Monti si schierò a fianco dei vincitori asburgici, ai quali dedicò alcuni versi encomiastici e ne fu ricompensato conservando il ruolo di poeta di corte. Morì a Milano il 13 ottobre 1828.

I luoghi di Vincenzo Monti

Italy Ferrara

Targa commemorativa sull'edificio in cui soggiornò

La targa apposta sull'edificio recita: "In questa casa / di sua famiglia / ebbe frequente dimora / Vincenzo Monti / dell'età sua / poeta sovrano -- 1734 - 1828".
Indirizzo: via delle Scienze 20, Ferrara

 

Italy Milano

Targa commemorativa sull'edificio in cui visse e morì

La targa, posta nel luogo in cui visse e morì il poeta, recita: "In questa casa / Vincenzo Monti / poeta / visse e morì il XIII ottobre MDCCCXXVIII".
Indirizzo: Via Giuseppe Verdi 5, Milano

 

Lapide tombale

Alla morte, Vincenzo Monti fu sepolto nel Cimitero di San Gregorio detto anche di Porta Orientale, che si trovava fuori l'attuale Piazza Venezia e che era uno dei cinque cimiteri cittadini. Dopo l'apertura del Cimitero Monumentale, il Cimitero di San Gregorio fu soppresso e le salme furono riesumate per essere spostate al Monumentale. I resti di Monti sono tuttavia andati dispersi e la lapide tombale si trova oggi nella cripta della Chiesa di San Gregorio Magno, accessibile scendendo a sinistra rispetto all’altare maggiore.
Indirizzo: via Settala 25, Milano

 

Italy Pavia

Lapide commemorativa

Presso la sede centrale dell'Università degli Studi di Pavia, nel cortile delle Statue (piano terra, portico settentrionale, settima da sinistra) si trova una lapide, risalente agli anni 1863 - 1864, in calcare nero di Varenna con un medaglione in marmo bianco raffigurante il profilo del poeta e recante la seguente iscrizione: "A Vincenzo Monti, poeta e letterato, per molte e pregiate opere celebratissimo, eletto nel MDCCCII a leggere eloquenza italiana e latina, in questo ateneo svolse con rara dottrina e facondia le leggi del bello e del sublime lasciando fama di sé chiarissima, imperitura. Il municipio di Pavia in argomento di onoranza cittadina e nazionale P.Q.M."
Presso questa università infatti Monti insegnò tra il 1802 e il 1804; ci sono pervenute poche testimonianze del contenuto delle lezioni pavesi.
Indirizzo: Università degli Studi di Pavia (cortile delle Statue), Corso Strada Nuova 65, Pavia

 

Italy Alfonsine (Ravenna)

Casa museo Vincenzo Monti

La Casa Museo Vincenzo Monti si struttura su due piani: il piano terra è dedicato alla sede operativa del CEAS (Centro di Educazione alla Sostenibilità Intercomunale della Bassa Romagna), mentre il primo piano è dedicato al Museo Montiano. 
In questo edificio Vincenzo Monti nacque nel 1754 e col passare degli anni ha subito vari interventi, in particolar modo nel centenario della morte del poeta (1928), tra cui i fregi pittorici recanti i titoli delle sue opere più importanti e i versi che il Manzoni gli dedicò alla morte. La struttura sopravvisse ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e nel 1978 fu restaurata dall'industriale, mecenate e pittore alfonsinese Marino Marini.
Il Museo Montiano fu inaugurato il 23 maggio 1998 e conserva ancora oggi molte delle editio princeps fra le quali l'esemplare bodoniano dell'Aristodemo.
Si snoda in 4 sale:
- sala della culla, con alcuni mobili d'epoca tra cui la culla settecentesca appartenuta alla famiglia del poeta;
- sala dei documenti, che conserva alcuni scambi epistolari (con Manzoni e Leopardi) e riconoscimenti conferiti al poeta, oltre alle edizioni originali delle sue opere, tra cui quella della tragedia Aristodemo, le Satire di Persio, Il Bardo della selva nera, la seconda edizione del Caio Gracco;
- saletta montiana, rappresenta il primo nucleo del museo e fu allestita per la prima volta nel 1928. Fu decorata dal già citato Mariano Mariani e presenta i fregi in stile liberty recanti i titoli delle opere montiane più significative. Tra gli oggetti conservati in questa stanza ci sono il busto marmoreo realizzato da Cincinnato Baruzzi, allievo del Canova, e alcuni autografi di Monti e della figlia Costanza acquisiti recentemente.
- antica stalla, oggi adibito a punto vendita e ristoro.
Indirizzo: Via Passetto 3, Alfonsine (RA)
sito Sitohttp://www.racine.ra.it/casamonti
gratis Ingresso libero
orario Orari di apertura: lunedì chiuso, dal martedì al venerdì, ore 9.00-13.00, il terzo sabato e la terza domenica di ogni mese, ore 9.00-13.00 e ore 14.00-18.00.

 

 

Martedì, 13 Ottobre 2015 00:24

Ferrara

Ferrara, il cui centro storico fa oggi parte del patrimonio dell'UNESCO, è sorta intorno alle rive del fiume Po a partire dall'VIII secolo d.C. con l'insediamento dei feudatari sui terreni recuperati con le prime bonifiche. Nel XII secolo acquisì importanza quando la sede vescovile venne trasferita nell'attuale cattedrale ma la città raggiunse il suo massimo splendore durante il Rinascimento quando, governata dalla potente casata degli Estensi, divenne uno dei più floridi centri artistici e culturali. Fu in questo periodo che la città venne frequebtata da artisti e intellettuali come Ludovico Ariosto, Piero della Francesca, Michelangelo, Tiziano, Paracelso, Niccolò Copernico e Mantegna. In seguito, subì un periodo di decadimento con il ritorno alla Chiesa (1598), sotto il cui dominio rimanne quasi continuativamente fino al 1861, quando confluì nel nascente Regno d'Italia.

autori-correlati-75px libri-correlati-75px articoli-sul-blog-75px

Autori correlati

Ludovico Ariosto


Giorgio Bassani

Casa Bassani

In questa casa Bassani trascorre l'infanzia e l'adolescenza assieme ai genitori e ai due fratelli minori. Dopo aver conseguito la maturità classica presso il Liceo "Ludovico Ariosto" a Ferrara, si iscrive alla facoltà di Lettere a Bologna, frequentando da pendolare. Nel 1939 si laurea e nel 1940 pubblica la sua prima opera Una città di pianura. Nel maggio 1943 è costretto ad abbandonare questa casa perché fu arrestato e imprigionato per attività antifascista in un carcere in via Piangipane, mentre la famiglia, appartenente all'alta borghesia ebraica, riesce miracolosamente a scampare dai rastrellamenti tedeschi. Dopo il periodo di detenzione, si rifugia a Firenze e infine a Roma dove trascorre il resto della sua vita.
Nel 2009 sull'edificio è stata apposta una targa che recita: "In questa casa tanto amata / Giorgio Bassani / 1916-2000 / si aprì alla poesia / e all'alto impegno civile -- Il Comune di Ferrara / maggio 2009".
Indirizzo: via Cisterna del Follo 1, Ferrara

Tomba e stele commemorativa

Inaugurata il 3 ottobre 2003, la stele indica il luogo di sepoltura dello scrittore nel cimitero ebraico di via delle Vigne. È stata realizzata dallo scultore Arnaldo Pomodoro e posizionata nel prato del cimitero, all'interno di uno spazio progettato dall'architetto Piero Sartogo.
Indirizzo: Cimitero Ebraico, via delle Vigne, Ferrara


Giosuè Carducci


Pietro Merighi

Targa commemorativa

La targa recita: "Pietro Merighi / canonico / poeta gentile arguto / prosatore elegante / visse austero / in questa sua casa / n. 1820 - m. 1906". fonte14x14
Indirizzo: via Mayr 98 A, Ferrara


Vincenzo Monti


Ludovico Antonio Muratori


Ercole Strozzi

Targa commemorativa

La targa recita: "Per notturno agguato / qui / cadeva trafitto / Ercole di Tito Strozzi / poeta e filologo / rinomatissimo -- 1508". fonte14x14
Indirizzo: Via Savonarola (angolo via Praisolo), Ferrara


Alfonso Varano

Targa commemorativa

La targa recita: "Rinnovato l'amor di Dante / in Italia / Alfonso Varano / qui / ideò le sue "visioni"". fonte14x14
Indirizzo: via Montebello 18, Ferrara 

 

 

Leggere prima di partire per... Ferrara

Narrativa

Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi Contini
Giorgio Bassani, Cinque storie ferraresi

 

Itinerari

Ferrara: alla corte d'Este con Ludovico Ariosto

 

Domenica, 11 Ottobre 2015 23:28

Ludovico Antonio Muratori

I luoghi di Ludovico Antonio Muratori

 

Italy Ferrara

Targa commemorativa sulla Chiesa di Sant'Agnese

La Chiesa di Sant'Agnese è una delle più antiche della città: i primi documenti infatti risalgono al 1141. La chiesa è stata sede di una comunità benedettina fondata dall'Abbazia di Pomposa e nel XVI secolo il papa Alessandro VI conferì al Cardinale Ippolito I d'Este il priorato di potestà. Nel 1806 il priorato fu soppresso.
Su incarico del Duca di Modena Rinaldo, Muratori fu priore di questa chiesa dal 1711 al 1750, anno della sua morte, come ricorda una targa affissa sull'edificio. 
Indirizzo: via Carbone 2, Ferrara.

 

  

 

Italy Modena

Aedes Muratoriana-Museo muratoriano e Chiesa di Santa Maria della Pomposa

Risalente al XII secolo, la Chiesa di Santa Maria della Pomposa prende il nome dall'abbazia di Pomposa sul delta del Po a cui la chiesa afferiva. Oltre ad essere una delle chiese più antiche di Modena, è nota per essere stata a partire dal 1716 la parrocchia e la residenza dello storico Ludovico Antonio Muratori, già bibliotecario del duca Rinaldo I, che vi visse fino al 1750, anno della morte. Qui oltre all'attività religiosa Muratori intraprese anche un'intensa attività intellettuale con la stesura di opere come Rerum Italicarum Scriptores, Antiquitates Italicae Medii Aevi, Novus Thesaurus Veterum Inscriptionum e gli Annali d'Italia.
La chiesa viene sconsacrata nel 1774 e nel 1922 vi vengono traslati i resti di Muratori, precedentemente custoditi nella chiesa di Sant'Agostino, con l'aggiunta nel 1931 di un monumento funebre realizzato dallo scultore Ludovico Pogliaghi.
Nel 1932 la chiesa e le strutture annesse vengono cedute al Comune di Modena che ne riserva l'uso perpetuo alla Deputazione di Storia Patria e alla Aedes Muratoriana, il Museo muratoriano già costituito in nuce dal 1921. Dal 1952 inoltre Deputazione di Storia Patria ospita il Centro di studi muratoriano (sito web).
Indirizzo: Via Pomposa 1, Modena.
sito Sitohttp://aedesmuratoriana.altervista.org/pagina-826915.html
gratis Ingresso gratuito.
orario Orario di apertura: da lunedì a venerdì, dalle 17.30 alle 19.30. Le visite in altri orari sono possibili previo accordo telefonico (consultare il sito di riferimento per ulteriori informazioni)

Italy Vignola, Modena

Casa natale

Muratori nacque il 21 ottobre 1672 a Vignola, dove il padre esercitava l'arte del fabbrio e ramaio, oltre che massaro. La targa apposta sulla parete esterna dell'edificio, che nel corso dei secoli ha subito vari adattamenti e trasformazioni, recita: "In questa casa nacque Lodovico Antonio Muratori nell'anno 1672". La stanza al primo piano è quella tradizionalmente attribuita all'intellettuale secentesco.
Indirizzo: via Francesco Selmi 2, Vignola (MO).

Targa sull'edificio che fu la sua scuola

Sull'edificio in cui si trovava la scuola frequentata in giovane età dal Muratori è presente oggi una targa che recita: "In questa casa / un tempio ginnasio comunale / il giovinetto / Lodovico Antonio Muratori / apprese / i primi rudimenti del sapere".
Indirizzo: via Bernardoni, Vignola (MO)

Targa commemorativa nella Chiesa dei Santi Nazario e Celso

La targa commemorativa ricorda la cerimonia tenutasi a Vignola nel bicentenario della nascita dell'illustre concittadino: "I vignolesi / alteri e conoscenti delle glorie patrie / pongono memoria ai futuri / che a 20 ott. 1872 celebrarono / quanto più degnamente poterono / il dugentesimo natalizio / del loro più grande conterraneo / Lodovico Ant. Muratori / accrescendo l'ossequiosa solennità / interi corpi scientifici e letterari / e molti gentiluomini illustri"
Indirizzo: via Giuseppe Garibaldi, Vignola (MO)

 

 

Venerdì, 07 Agosto 2015 12:05

Los Angeles

autori-correlati-75px articoli-sul-blog-75px

 

Autori correlati

John Fante

Twitter

TurismoLett 📚 Nella #NationalPortraitGallery di #Londra c'è anche questo famoso ritratto di #HenryJames che è stato... squarcia… https://t.co/J6Cs5vKH7i
TurismoLett 📚 Alla National Portrait di #Londra c'è anche il quadro delle sorelle #Brontë: è l'unico ritratto collettivo delle… https://t.co/6e5p5do8jU

Cerca


Ultimi articoli dal blog

A Dublino ecco il nuovo museo della letteratura: MoLI - Museum of Literature Ireland

di A.M. L'Irlanda, e la città di Dublino in particolare, ha da sempre valorizzato il suo inestimabile patrimonio letterario: è...Read More

Amore, morte e altre storie nel cimitero della St. Pancras Old Church a Londra

di A.M. Se pensate che i cimiteri siano posti pieni di storie sepolte con coloro che giacciono sottoterra; se pensate siano...Read More

Facebook LikeBox