Mori Ogai. Un giapponese a Berlino

Mori Ogai. Un giapponese a Berlino

Mori Rintaro (in arte Ōgai) ha 22 anni ed è un giovane ufficiale medico dell’esercito giapponese quando arriva a Berlino l’11 ottobre 1884.

Primo di quattro figli, era stato costretto a seguire le orme paterne intraprendendo la professione medica, ma la sua vera passione era la letteratura, non solo quella giapponese e cinese, ma anche quella europea, che, non appena arrivato in Germania, si mette a studiare con zelo nel tempo libero dagli impegni istituzionali (ovvero la notte). Legge la poesia tedesca, i classici a partire dai greci, gli scrittori francesi, la Divina Commedia e l’opera completa di Goethe… e quando quattro anni dopo tornerà in Giappone, si porterà con sé un bagaglio culturale che rivoluzionerà la scena letteraria nipponica.

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Per il momento però, dovendo specializzarsi in Igiene, Ōgai prende lezioni da alcuni specialisti del settore e sperimenta la vita in diverse città tedesche, in particolar modo Lipsia, Dresda, Monaco e infine Berlino.

I suoi diari ci restituiscono un vivido ricordo di questo periodo, in particolare il Doitsu Nikki (“Diario tedesco”) al quale lo scrittore attingerà a piene mani quando, tornato in patria, scriverà la cosiddetta “trilogia tedesca“.

Tre sono le città alle quali rimane più legato e tre sono i racconti ambientati in ciascuna di esse.

Berlino: La ballerina

La vicenda di Maihime (“La ballerina”) è in parte autobiografica: Toyotarō, un giovane burocrate giapponese a Berlino, si innamora di Elise, una ballerina povera, e promette di rimanere in Germania per vivere a suo fianco, ma il senso del dovere prevale sui sentimenti: persuaso dall’amico, Toyotarō decide di ritornare in Giappone e abbandona Elise che, già incinta, impazzisce.
I fatti reali invece andarono diversamente: sembra che la “vera” Elise lo abbia seguito persino in Giappone, per essere poi rispedita a casa dai genitori di lui.

Mi ritrovai ben presto nel cuore della nuova metropoli europea […] i miei occhi erano abbagliati da tanto splendore e il mio cuore confuso dalla varietà dei colori. Quando si traduce Unter den Linden come “Viale dei Tigli” viene da pensare a un luogo appartato e silenzioso; non si immaginerebbe mai una grande strada, perfettamente diritta, con i marciapiedi lastricati in pietra sui quali vanno e vengono tante persone.

Il romanticismo e l’effimero, a cura di M. Mastrangelo, Merate, GoBook, 2008, p. 39

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“Vista dal duomo” di Albertus82 su Flickr (Licenza CC)

Monaco: Ricordi di vite effimere

Arte e follia si intrecciano in questo racconto che si ispira alle vicende di un amico di Ōgai, il pittore Harada Naojirō, e fa riferimento all’accidentale morte di re Ludwig II, annegato nel lago di Stanberg nel 1886.
Il protagonista è il pittore giapponese Kose che, tornato a Monaco dopo sei anni, rincontra Marie, il cui volto lo aveva colpito profondamente. La ragazza accetta di posare per lui svelandogli il suo terribile passato, una vita distrutta dalla passione amorosa di re Ludwig II per la madre. La vicenda si conclude tragicamente: durante un giro in barca sul lago Stanberg, i due incontrano accidentalmente Ludwig II, dichiarato pazzo e recluso nel vicino castello di Berg. Marie per lo spavento perde i sensi, cade in acqua e muore affogata. Il re, nel tentativo di raggiungerla, condividerà la stessa sorte.

La Monaco degli artisti fa da sfondo alla vicenda che si apre con una descrizione dell’Arco della Vittoria che sovrasta Ludwigstrasse:

È noto che fu il precedente sovrano, Ludwig I, a far porre sull’Arco di Trionfo un carro trainato da numerosi leoni e condotto con fierezza dalla divinità della Baviera che si erge in piedi.
Lasciando la Ludwigstrasse che parte dall’Arco, si incontra, voltando a sinistra, un grande edificio rivestito con il marmo di Trento: è la famosa e illustre Accademia delle Belle Arti della capitale della Baviera. […] Di gran numero sono gli scultori o i pittori che vengono per frequentare l’Accademia; essi sono soliti recarsi, dopo le lezioni, al Caffè Minerva che si trova di fronte all’edificio, a bere caffè o a brindare insieme, a ridere e a scherzare ognuno a proprio agio…

Il romanticismo e l’effimero, a cura di M. Mastrangelo, Merate, GoBook, 2008, p. 63

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“IMG_20154010” di Sylvester S. su Flickr (Licenza CC)

Dresda: Il messaggero

Ad un incontro di aristocratici e militari, Kobayashi viene invitato a raccontare un episodio della sua esperienza in Europa. Il giovane ufficiale narra l’episodio relativo alla visita presso il castello di Döben dove conosce Ida, la figlia del conte Bülow, una ragazza affascinante e misteriosa che gli chiede un favore: consegnare segretamente una lettera importante alla zia, moglie di un ministro residente al Palazzo Reale di Dresda. Qui si sposta la scena dell’epilogo, dove Kobayashi scoprirà il contenuto del misterioso messaggio.
Ōgai attinge a piene mani dal suo Diario tedesco sia per l’ambientazione del castello, un mix tra quello di Döben e quello di Machern (dove soggiornò il 27 agosto 1885), sia per la descrizione dell’alta società e delle feste al Palazzo Reale:

Guardandole dal ponte di ferro sul fiume Elba, il cui corso passa per il centro della capitale Dresda, le finestre della residenza reale che davano sulla Schlossgasse apparivano quella sera particolarmente sfavillanti. Anche io avevo avuto l’onore di essere incluso tra gli invitati al ballo di quella sera. Passai tra la lunga fila di carrozze ferme sull’ampia Augustusstrasse e giunsi al portone…

Il romanticismo e l’effimero, a cura di M. Mastrangelo, Merate, GoBook, 2008.

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“Germany – Dresden – Zwinger” di Harshil Shah su Flickr (Licenza CC)

Ritrovare Ōgai

Sicuramente i luoghi tedeschi del nostro scrittore – la passeggiata berlinese per il viale Unter der Linden, il profilo della città di Dresda dal fiume Elba e i locali dell’ambiente artistico di Monaco – sono mutati dal tardo Ottocento ad oggi, soprattutto dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, ma se ne può ricostruire le atmosfere visitando il museo dedicato allo scrittore, nel Mitte di Berlino, curato dal dipartimento di Studi giapponesi dell’Università Humboldt.

Indirizzo: Mori-Ōgai-Gedenkstätte, Luisenstraße 39, Mitte, Berlino, Germania [Sito web]

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Fonte immagine: http://www.museumsportal-berlin.de/

Purtroppo il Diario tedesco di Ōgai è inedito in italiano, ma potete leggere i racconti della “trilogia tedesca” nel volume Il romanticismo e l’effimero a cura di Matide Mastrangelo, edito sia da GoBook (2008) che da Aracne (2014).

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