Tre autori, tre gatti, tre luoghi letterari

di A.M.

Ernest Hemingway, Petrarca, Mark Twain, Dickens, T.S. Eliot, Bukowski, Edgar Allan Poe, Colette, Allen Ginsberg, Doris Lessing, Neil Gaiman, Ray Bradbury, Yukio Mishima e Natsume Sōseki sono solo alcuni dei nomi di famosi scrittori che amavano circondarsi di gatti e spesso farsi immortalare con loro in fotografie poi passate alla storia. E chissà che proprio questi incredibili felini, a volte dolci e affettuosi, altre volte astuti e un po’ indifferenti, non abbiano ispirato e “dettato” le parole ai loro amici umani…

In questo breve viaggio, andiamo alla scoperta di tre luoghi dove si rinsalda questo stretto legame tra scrittori e felini.

La gatta di Petrarca

Ritiratosi a vivere nella quiete di Arquà, qui Petrarca trascorse gli ultimi anni della sua vita. Sebbene amante della tranquillità e della solitudine, un giorno giunse a tenergli compagnia una fedele gattina per la quale il poeta arrivò addirittura a provare un affetto così profondo da paragonarlo all’amore per la Laura resa immortale dai suoi versi. Così scrisse in una lettera indirizzata a Boccaccio, datata 8 luglio 1374, forse la sua ultima testimonianza scritta:

Laura, l’amore della mia vita, della cui bellezza non hai mai potuto godere, e che la peste mi ha portato via già da un’eternità ad Avignone, ancora adesso dopo molto tempo dalla sua morte è la regina incontrastata del mio cuore. Eppure un giorno, ormai quasi due estati fa, una gatta è entrata a far parte della mia vita insidiandone il primato. Da allora, questi due esseri si contendono lo scettro del mio cuore combattendo una lunga lotta travagliata, che ancora non ha un vincitore, sul campo di battaglia dei miei pensieri e sentimenti.

E poi prosegue con la descrizione della gattina:

La gatta ha macchie di tre colori diversi, come pochi in questa zona, zampe lunghe e un carattere dolce. Il suo mantello è morbido come la più raffinata delle sete, ma sono gli occhi quel che la rende speciale. E che la contraddistingue da tutte le altre creature della sua specie. Il suo occhio sinistro è verde brillante come un lago di montagna, l’altro è del misterioso colore dell’ambra luccicante. È entrata nella mia casa e nel mio cuore un bel giorno d’estate mentre stavo completando la mia raccolta di vite De viris illustribus.

Per desiderio dello stesso poeta la gatta fu imbalsamata e posta in una teca. Oggi si trova ancora nella sua casa di Arquà, diventata un museo dedicato a Petrarca.
Inoltre, è raffigurata in un famoso affresco nella Sala dei Giganti di Padova.

Indirizzo: Casa museo di Petrarca, Arquà Petrarca (PD).

Ernest Hemingway e il gatto con sei dita

È risaputo che Ernest Hemingway fosse un grande amante dei felini. Ma sapevate che aveva un gatto bianco con le zampe di sei dita?
Questo gatto, che chiamò Snowball (Palla di neve), aveva una malattia congenita chiamata polidattilia che gli aveva fatto spuntare un numero di dita superiore al normale. Il gatto gli fu regalato negli anni Trenta da Stanley Dexter, capitano di una nave, il quale riteneva che questa anomalia portasse fortuna. Così Hemingway lo allevò con cura nella sua casa di Key West, dove il micio si è poi riprodotto dando vita a una colonia felina di gatti polidattili. E ancora oggi circa la metà dei 40-50 gatti che gironzolano intorno alla tenuta sono polidattili!
Non ci credete? Questo è l’indirizzo, non vi resta che andare a vedere di persona!

Indirizzo: Ernest Hemingway Home and Museum, 907 Whitehead Street, Key West, Florida

Samuel Johnson e quel ghiottone di Hodge

Di fronte alla casa dove Samuel Johnson visse e compose il suo famosissimo Dizionario della lingua inglese si trova oggi una statua curiosa. Un gatto… e una cozza vicina alle sue zampe. Il felino, in posizione statuaria e con l’espressione seriosa, si chiamava Hodge ed era amatissimo dal suo padrone, tanto che veniva viziato con le migliori prelibatezze.

Le preferite di Hodge erano sicuramente le ostriche. Nella biografia di Samuel Johnson, l’autore e suo migliore amico James Boswell, dice:

Io non dimenticherò mai l’indulgenza con cui trattava Hodge, il suo gatto: per il quale egli stesso andava a comprare le ostriche, per timore che il personale di servizio seccato per quell’incombenza se la prendesse poi con quella povera bestiola.

Se capitate a Londra, dalle parti di Fleet Street, deviate verso la casa di Johnson e andate a fare un saluto a quel simpatico ghiottone di Hodge!

Indirizzo: 17 Gough Square, Londra

 

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