Sulle orme del Gattopardo (in due tappe). Prima parte: Palermo

Come spiegò lo stesso Giuseppe Tomasi di Lampedusa in una lettera al barone Enrico Merlo di Tagliavia, se ci sono dei luoghi reali che hanno ispirato Il Gattopardo questi sono senz’altro Palma di Montechiaro e Santa Margherita di Belice.
Lo scrittore però era nato a Palermo e qui trascorse gran parte della sua vita: rimase intimamente legato alla sua città e ai luoghi della sua famiglia che contribuirono a trasmettergli quel senso di nostalgia e decadenza onnipresente nelle pagine del suo famoso romanzo.

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La nostra prima destinazione è dunque Palermo, tra luoghi ancora esistenti e altri ormai scomparsi.

[Per un elenco completo visita la pagina dedicata a Giuseppe Tomasi di Lampedusa sul sito di TL]

Palermo, Palazzo Lampedusa

In via Lampedusa, proprio di fronte palazzo Branciforte, si trova il palazzo dove lo scrittore nacque il 23 dicembre 1896 e al quale rimase sempre affezionatissimo tanto da scrivere:

“La amavo con abbandono assoluto […] in quella casa, in quella stessa stanza forse, ero lieto di essere sicuro di morire. Tutte le altre case (poche del resto, a parte gli alberghi) sono state dei tetti che hanno servito a ripararmi dalla pioggia e dal sole, ma non delle CASE nel senso arcaico e venerabile della parola”

Quella casa alla quale era così fortemente affezionato fu distrutta da un bombardamento americano nel 1943: prima, il 22 marzo, alcuni frammenti di una bomba scoperchiarono la libreria; pochi giorni dopo, il 5 aprile, Palazzo Lampedusa fu colpito in pieno e non ne rimase che un cumulo di macerie. Giuseppe Tomasi non si trovava in città al momento, ma al ritorno non potè che constatare la distruzione della sua amata casa e con esso la fine di un’era, provando un sentimento di nostalgia per il passato che costituirà la base fondante del suo Gattopardo.

Villa Lampedusa prima del restauro - "Sicily 2010: Palermo 88" di jeff kerwin su Flickr (Licenza CC)

Villa Lampedusa prima del restauro – “Sicily 2010: Palermo 88” di jeff kerwin su Flickr (Licenza CC)

Per molti anni in via Lampedusa non sono rimaste che un cumulo di rovine. Recentemente, nel 2014, il palazzo è stato acquistato da un’azienda privata che lo ha restaurato in modo fedele rispetto all’originale e lo ha suddiviso in appartamenti ad uso residenziale.
Indirizzo: via Lampedusa 17, Palermo

Palermo, Palazzo Lanza Tomasi

Con la distruzione del suo palazzo, dopo aver vissuto in alcune abitazioni provvisorie, Giuseppe Tomasi si trasferì stabilmente nel quartiere Kalsa, di fronte al mare, nel Palazzo Lampedusa alla Marina in via Butera 28, riacquistando un palazzo che un tempo era appartenuto alla sua famiglia, ma che poi era stato venduto.

Del trasloco si occupò interamente la moglie, perché lo scrittore si trovava a Roma, la quale riuscì a salvare alcuni oggetti dalle macerie di Palazzo Lampedusa e portarli nella nuova casa. Giuseppe Tomasi tuttavia non si sentì mai legato alla nuova abitazione tanto da scrivere che:

[la casa] che ho adesso, che non mi piace affatto, che ho comperato per far piacere a mia Moglie e che sono stato lieto di far intestare a lei, perché veramente essa non è la mia casa.

Oggi Palazzo Lampedusa alla Marina si chiama Palazzo Lanza Tomasi ed è la casa del figlio adottivo ed erede dello scrittore. Degli ambienti originari resta solo la biblioteca, conservata ancora come Tomasi di Lampedusa l’ha lasciata, ed è visitabile su appuntamento. Le altre stanze sono state adibite ad appartamenti in affitto.
Indirizzo: via Butera 28, Palermo
Sito: www.butera28.it

Palazzo Tomasi Lanza (dal sito butera28.it)

Palazzo Tomasi Lanza (dal sito butera28.it)

Oltre a quelli menzionati, c’erano due luoghi importanti legati allo scrittore che ormai sono scomparsi: il Bar Pasticceria Mazzara, chiuso recentemente, dove Giuseppe Tomasi si era recato tutte le mattine per anni scrivendo al solito tavolino, e la casa di Bebbuzzo Sgadari di Lo Monaco in Corso Scinà 109, all’angolo di piazza Edoardo Alfano, dove frequentava le serate d’ascolto e conobbe molti intellettuali palermitani dell’epoca.

Il Gattopardo… in pellicola

Ma forse alcuni di voi vorranno ricercare anche le atmosfere del film di Luchino Visconti, la cui scena del ballo, quella con Burt Lancaster e Claudia Cardinale, è rimasta impressa nel cuore di molti spettatori.
Allora non potete proprio perdervi due posti: Villa Boscogrande e Palazzo Valguarnera Gangi.

Scena dal film "Il Gattopardo" di Luchino Visconti (1963)

Scena dal film “Il Gattopardo” di Luchino Visconti (1963)

Villa Boscogrande (sito: www.villaboscogrande.com) fu scelta per rappresentare il palazzo dei Salina nelle scene iniziali del film: fu restaurata in 24 giorni assoldando un esercito di falegnami, stuccatori e decoratori che risistemarono la facciata, gli infissi, i pavimenti e i soffitti. Fu inoltre realizzato l’affresco del salone centrale che viene descritto nelle prime pagine del libro.
Indirizzo: Via Tommaso Natale 91, Palermo

Villa Boscogrande (dal sito villaboscogrande.com)

Villa Boscogrande (dal sito villaboscogrande.com)

Le sontuose sale di Palazzo Valguarnera Gangi, invece, furono scelte da Visconti come set della famosissima e già menzionata scena del ballo in casa Ponteleone: un apparato scenografico imponente che fu ulteriormente rifornito di arazzi, quadri, suppellettili dell’epoca per ricrearne lo sfarzo. Il palazzo era stato una residenza nobiliare costruita nel XVIII per il Principe Valguarnera il quale aveva sposato la nipote Marianna erede di un grande patrimonio, la stessa a cui Dacia Maraini si ispira nel suo romanzo La lunga vita di Marianna Ucria.

Indirizzo: Piazza Croce dei Vespri 6, Palermo
Visita su appuntamento all’indirizzo: palazzogangi@hotmail.com

"Palazzo Valguarnera-Gangi" di Leonardo (leo-one) su Flickr (Licenza CC)

“Palazzo Valguarnera-Gangi” di Leonardo (leo-one) su Flickr (Licenza CC)

Fonte per questo articolo: Gioacchino Lanza Tomasi, I luoghi del Gattopardo, Palermo, Sellerio, 2007

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