Roma, il fascino delle contraddizioni. La città nelle parole degli scrittori

di Frasicelebri.it

Roma, città eterna.
Visitarla risveglia spesso sentimenti contrastanti, tra l’incanto della storia e l’irragionevolezza del caos quotidiano. Basta trovarsi in Piazza Venezia nell’ora di punta. Davanti a te l’Altare della Patria, dietro di te macchine e autobus che strombettano per farsi sentire e chiedere la precedenza. Ma percorrere via dei Fori Imperiali svela a ogni passo la magnificenza e il silenzioso eco di un passato che fu, e che ancora è.

“Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi.”

Alberto Sordi

Foto di Kirk Fisher da Pixabay

Forse possiamo lasciarci accompagnare in questo viaggio da chi a Roma è nato e da chi, da grande, ne ha saputo assaporare le contraddizioni, dedicando alla Capitale pagine bellissime dei propri romanzi.

“Solo a Roma ci si può preparare a comprendere Roma.”

Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia

Cominciamo col dire che, se Roma te la raccontano, non puoi sapere com’è. Devi perderti tra i vicoli delle strade, passeggiare con la testa alta e gli occhi pieni di meraviglia, ogni tanto chiedere a Google Maps dove sei finito… Se non cammini sui sampietrini almeno una volta non puoi comprendere Roma, puoi solo immaginarla.
Bisogna respirarla, anche se oggi è un po’ più difficile farlo a pieni polmoni. Ma da qualche parte, in un momento particolare, è possibile ancora sentire un profumo che ti colpisce, che ti rapisce, e ti invita a sognare.

“Era una notte di maggio di quelle che a Roma ti afferrano lo stomaco e ti levano il fiato, in cui il profumo dei tigli aveva finalmente la meglio sui gas di scarico.”

Antonio Manzini, Era di maggio

Foto di Keegan Houser su Unsplash

Antonio Manzini, così come Niccolò Ammaniti e Matteo Nucci, conoscono bene Roma perché ci sono nati. Ne conoscono il volto turistico, il via vai quotidiano di migliaia di persone dotate di smartphone e macchine fotografiche, di buffi cappelli e colorate bandierine, ma anche la sua fisionomia notturna, il romanticismo della volta stellata che si affaccia sul “Cupolone” e la meraviglia della città silenziosa vista dal Colle del Gianicolo.

“Roma sembrava un’enorme coperta sporca tempestata di luci.”

Niccolò Ammaniti, Che la festa cominci

Foto di Kookay su Pixabay

E sul Tevere che taglia Roma puoi passeggiare, di notte, con la malinconia delle luci riflesse e la placida immobilità delle acque. Sul lungotevere, dal Circo Massimo in direzione Castel Sant’Angelo, appare quasi dal niente l’Isola Tiberina, e subito col pensiero si torna ai tempi antichi, alle leggende che si raccontano e che tornano ancora oggi attuali.

“Perché questa è la Roma che amiamo, vero Pip? La Roma perduta. La Roma sul fiume. Prima che costruissero i bastioni sul Tevere.”

Matteo Nucci, È giusto obbedire alla notte

Foto di Mauricio Artieda su Unsplash

E sempre a proposito di leggende, ecco quella più famosa, sulla Fontana di Trevi:

“Ce sta ‘na leggenda romana
legata a ‘sta vecchia fontana
per cui se ce butti un soldino
costringi er destino a fatte tornà.”

Renato Rascel, dalla canzone Arrivederci Roma

Foto di Elijah Lovkoff su Pixabay

Se poi, ad un certo punto, vi viene anche fame, non dimenticatevi di chiedere a qualcuno del posto, anche se è un po’ difficile riconoscerlo, dove poter mangiare dei buoni spaghetti alla carbonara, i carciofi alla giudìa e alla romana, l’abbacchio alla scottadito. Perché a Roma c’è un’altra vera istituzione:

“Roma ha l’osteria, luogo popolaresco, un po’ buio, bonario, con tavole di marmo, boccali di vino, belle insegne rossastre con le scritte: «Vino dei Castelli a tanto il litro».”

Alberto Moravia, Viaggio in Inghilterra

Foto di Cal Engel su Unsplash

Per il momento questo viaggio alla scoperta di Roma finisce qui. Solo un consiglio: non abbiate la presunzione di scoprire Roma in un giorno soltanto. Potrebbe non bastare, e lasciarvi in bocca la sensazione amara di qualcosa di incompiuto. Tornare a Roma ogni tanto, tuttavia, è doveroso, se non altro per vedere con i propri occhi una città che cambia e che rimane immutata allo stesso tempo.

“Soltanto in quel luogo consacrato dai millenni tutto ciò che c’è stato e ci sarà può convivere con tutto: l’alto e il basso, il vecchio e il nuovo, la religione e l’empietà, il fasto e la miseria, persino Dio e il Diavolo sembravano aver trovato un equilibrio stabile e duraturo in quella città, dove tutto è già accaduto, e mica una sola volta! Mille volte.”

Sebastiano Vassalli, La chimera

Foto di Galen Crout su Unsplash

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