Quella notte a Villa Diodati…

 

“The villa Diodati in Geneva” di Robertgrassi su Wikimedia Commons

Quello di cui parliamo oggi è un luogo dal fascino tenebroso, avvolto da un’aura di leggenda. Devo dirlo subito però: purtroppo non è liberamente accessibile ai visitatori, quasi a voler alimentare quell’affascinante atmosfera di mistero che lo circonda.

Stiamo parlando di Villa Diodati, nel sobborgo ginevrino di Cologny, in Svizzera, il luogo dove la sera del 16 giugno 1816 si riuniscono alcuni intellettuali e scrittori: Lord Byron, il suo medico personale John Polidori, il poeta Percy Bysshe Shelley accompagnato dalla futura moglie Mary Wollstonecraft,  la sorellastra di lei e amante di Byron Claire Clairmont.

Mentre fuori imperversa il maltempo, probabilmente raccolti attorno al camino, il gruppo di amici si lascia suggestionare dalle atmosfere di un’antologia tedesca di racconti gotici, Fantasmagoriana, finché Lord Byron non propone una gara insolita: ciascuno di loro dovrà scrivere un racconto terrificante da leggere nelle sere successive.

Gli astanti plaudono l’iniziativa e subito si mettono all’opera; le ispirazioni certo non mancano: dai toni sovrannaturali del poema Christabel di Coleridge, alla misteriosa creatura vampiresca tratteggiata da Byron nel suo Giaour. Lo stesso Shelley non era del tutto estraneo alle atmosfere orrorifiche, abbozzate nel racconto – ormai andato perduto –  The Nightmare.

Nel salotto di Villa Diodati, quella notte e le sere successive, vengono evocate  creature fantastiche e terrificanti: fantasmi, vampiri, assassini, streghe e forse anche incredibili esperimenti scientifici, come quelli di Luigi Galvani che con l’elettricità aveva provato a rianimare i muscoli di esseri privi di vita.

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Ed è proprio qui, dunque, che nascono due dei personaggi più inquietanti della letteratura gotica: il vampiro Lord Ruthven e la ben più nota creatura del dottor Frankenstein.

Lord Ruthven nasce dalla penna di John Polidori, che si ispira ad un’idea di Byron nella creazione di quello che risulterà essere l’antesignano di tutti i vampiri. In The Vampyre, pubblicato nel 1819, Polidori descrive una creatura gelida e demoniaca, dallo sguardo «grigio e freddo come la morte»; alludeva a Byron stesso, che intendeva sbeffeggiare per una piccola vendetta personale.
Lord Ruthven sarà poi d’ispirazione per Bram Stoker, che nel 1897 lo “trasformerà” in un conte della Transilvania dal nome Dracula.

…con una sola occhiata egli riusciva a soggiogare le ragazze infondendo in quei cuori spensierati un brivido di sgomento. Coloro che avvertivano questa sensazione di paura, non sapevano spiegarsene la ragione: alcuni la attribuivano a quel suo occhio grigio e freddo come la morte che pareva posarsi sui volti senza penetrarli e che giungeva, invece, fino ai più riposti congegni del cuore. Lo sguardo di lui, in effetti, colpiva come un raggio di piombo che pesava sulla pelle senza attraversarla.

Citaz. da John Polidori, Il vampiro, Pordenone, Edizioni Studio Tesi, 1984, p. 11.

L’altra creatura mostruosa viene ideata da Mary Wollstonecraft – in seguito divenuta nota con il cognome del marito, Shelley – che dà origine al mito del “Prometeo moderno”, lo scienziato Victor Frankenstein che, bramando il potere divino di dare la vita, genera un mostro stimolando con l’elettricità – qui il riferimento agli esperimenti di Galvani – le membra dei cadaveri di cui la creatura è composta.

Mi svegliai di soprassalto, inorridito […] quando, al debole e giallo chiarore della luna che penetrava attraverso le persiane, scorsi lo sventurato, il mostro da me creato. Teneva sollevata la tenda del letto; e i suoi occhi, se occhi si possono chiamare, erano fissi su di me. Aprì le mascelle ed emise qualche suono inarticolato, mentre un ghigno gli increspava le labbra. […] Oh! Nessun mortale potrebbe sopportare l’orrore del suo aspetto. Una mummia rianimata non potrebbe essere più raccapricciante di quel disgraziato. L’avevo guardato attentamente quando era ancora incompiuto, anche allora era sgradevole; ma quando quei muscoli e quelle membra furono rese capaci di movimento, diventò qualcosa che neppure Dante avrebbe potuto concepire.

Citaz. da Mary Shelley, Frankenstein, (trad. Margherita Bignardi), Roma, Gruppo Editoriale L’Espresso, 2004, p.75

Quel giugno del 1816 fu determinante per la nascita della letteratura gotica che avrà un enorme successo negli anni a venire: anche oggi l’occulto, il soprannaturale e il mistero, con i loro fantasmi, vampiri, licantropi, maghi e streghe invadono pellicole e pagine di libri.

Villa Diodati, originariamente chiamata Villa Belle Rive, si affaccia sul lago Lemanoed era stata preso in affitto nel 1816 da Byron per trascorrervi quella l’estate del 1816. Fu proprio lui infatti a rinominarla “Diodati” per l’omonima famiglia di cui la villa era proprietà.

La villa si trova in Chemin de Ruth, a Cologny, raggiungibile in auto oppure con il bus cittadino TPG (linea A) scendendo alla fermata Cologny-Mairie e percorrendo a piedi il viale alberato di Chemin de Ruth. Dall’esterno è tuttavia  visibile la targa commemorativa che recita testualmente: “Lord Byron, poète anglais auteur du Prisoner of Chillon habita la Villa Diodati en 1816 y composa le 3° chant de Childe-Harold“.

"Lord Byron Plaque on the Side of Villa Diodati" di cometstarmoon su Flickr

“Lord Byron Plaque on the Side of Villa Diodati” di cometstarmoon su Flickr

Una curiosità: pare che anche lo scrittore John Milton vi abbia abitato nel 1638, ma secondo altre fonti non sarebbe potuto essere possibile perché la villa fu costruita in seguito.

 

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