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Un itinerario a Procida, l’isola di Arturo e di Graziella

Con il suo profilo frastagliato, tinteggiato dai tanti colori variopinti delle sue case e inframezzato da sprazzi di verde, Procida è la più piccola delle isole del Golfo di Napoli, ma non meno ricca di fascino e di storia.
Un fascino a cui non rimase indifferente Elsa Morante che nel 1955, all’ombra dell’agrumeto nel giardino dell’allora Albergo Eldorado, ebbe l’ispirazione per il romanzo che due anni dopo le valse il Premio Strega: L’isola di Arturo.

Ambientata negli anni Quaranta, L’isola di Arturo è la storia di un ragazzo, Arturo, che, orfano di madre, trascorre l’adolescenza nella sua isola natia, Procida, nutrendosi di sogni e aspettando ciclicamente il ritorno del padre girovago, una figura idealizzata come gli eroi delle sue storie.

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Passeggiando per l’isola, tra le viuzze strette e variopinte, si rivedono gli affascinanti scorci che Elsa ci descrive nel romanzo:

Su per le colline verso la campagna, la mia isola ha straducce solitarie chiuse fra i muri antichi, oltre i quali si stendono frutteti e vigneti che sembrano giardini imperiali. Ha varie spiagge dalla sabbia chiara e delicata, e altre rive più piccole, coperte di ciottoli e conchiglie, e nascoste tra le grandi scogliere.

E. Morante, L’isola di Arturo, Torino, Einaudi, 2015, p.12

Il giardino di Elsa

L’albergo Eldorado fu costruito alla fine dell’Ottocento ma divenne popolare soprattutto negli anni Cinquanta quando vi alloggiarono Vasco PratoliniAlberto Moravia e appunto Elsa Morante che, beneficiando della splendida vista sul mare e la frescura nel giardino di limoni, iniziò a scrivere il summenzionato romanzo. Per la bellezza e l’alto valore letterario che questo luogo aveva assunto, quando l’albergo chiuse nel 1998, il Comune prese in affitto la struttura dalla famiglia Mazzella di Bosco, tuttora proprietaria, per aprirvi il “Parco Letterario Elsa Morante“, restituendo finalmente a tutti la possibilità di visitarlo.

Giardino dei limoni ©turismoletterario

Giardino dei limoni ©turismoletterario

Purtroppo a causa di alcuni problemi economici sorti tra le due parti (ne parla un procidano sul suo blog) il giardino è oggi chiuso e non è più accessibile in alcun modo.
Non resta che sbirciare il suggestivo giardino di limoni dal cancello di ingresso, sperando che si possa tornare a visitarlo presto.
Indirizzo: via Vittorio Emanuele 225 (dove si trova il ristorante Mimante), Procida

Vista dal Giardino dei Limoni (oggi non più accessibile) ©turismoletterario

Vista dal Giardino dei limoni (oggi non più accessibile) ©turismoletterario.com

Verso Terra Murata

Ci sono altri luoghi nell’isola che ritornano costantemente tra le pagine del romanzo della Morante. Tra di essi la Terra Murata, l’insediamento più antico dell’isola.

Ripercorriamo i passi di Arturo, che in un passaggio del libro sale fino alla Terra Murata, partendo dalla Piazza dei Martiri, di fronte al Santuario S. Maria delle Grazie, riconoscibile anche per la statua dell’economista procidano Antonio Scialoja:

La Piazzetta, limitata a ponente, in vista della marina, da una semplice balaustra, splendeva, a quell’ora di un’accensione calma e stupenda, fra il colore rosa arancione dei suoi muri e il grande riflesso d’oro dell’acqua.

E. Morante, L’isola di Arturo, Torino, Einaudi, 2015, p.306

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Prendiamo da qui la Salita Castello, una strada ripida che costeggia la scogliera a picco sul mare, e procediamo fino alla sommità per raggiungere l’ex carcere di Procida dove nel romanzo della Morante, è detenuto Tonino Stella, l’amico del padre di Arturo.

Questa era l’unica via dell’isola che conduceva alla porta della Terra Murata (così il popolo, in ricordo delle antiche fortificazioni, chiama la contrada del Penitenziario). […] La lunga striscia della strada, fino all’ultima svolta visibile, era deserta; e mi dava un senso di riposo salire per quella calma incantata, che pareva quasi offrirmi un rifugio nella sua orrenda malinconia. L’isola, che stendeva, in basso, la sua forma di delfino, fra i giochi delle spume, coi fumi delle sue casette e il brusio delle voci, mi appariva lontanissima […] Al termine, la salita si slargava in una terrazza, che offriva su due lati la vista del mare aperto all’infinito, di una freschezza celeste. Qua sorgeva la gigantesca porta della Terra Murata, con la sua profonda volta di pietra, e le garitte per le sentinelle scavate nei pilastri.

E. Morante, L’isola di Arturo, Torino, Einaudi, 2015, p.306

Oltrepassiamo l’arco che ci si presenta alla fine della salita. Sulla sinistra troviamo quello che fino al 1988 era il carcere di Procida.

Fonte: tgprocida.it

Fonte: tgprocida.it

Di sotto il passaggio a volta della porta, lugubre corridoio affrescato sull’intonaco, dall’alto in basso, di croci d’un nero polveroso, si usciva sulla Piazza Centrale della Terra Murata, che per l’immensità sembrava un piazzale di metropoli, ma era sempre stranamente deserta. A sinistra di questa piazza, in fondo a un ripido valloncello lastricato, un cancello sbarrava l’accesso a una vasta corte gialla e nuda, in cui si levavano enormi fabbricati rettangolari. Sul cancello si leggeva la scritta Casa di pena intorno a un rilievo colorato di Santa Maria della Pietà.
Quella era l’entrata del Penitenziario. Da quel punto, attraverso certe fabbriche basse protette da muraglie, la collina delle prigioni saliva, dietro alla Piazza Centrale, fino al Castello antico che si vedeva torreggiare, a destra, al di là del piccolo borgo ammucchiato ai suoi piedi.

E. Morante, L’isola di Arturo, Torino, Einaudi, 2015, p.307

Come descritto dalle parole di Arturo, alla fine della piazza centrale si trova il Palazzo Reale (o Palazzo d’Avalos), fatto erigere nel 1563 da Innico d’Avalos, cardinale d’Aragona.

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La Graziella di Alphonse di Lamartine

Dalla piazza centrale potete addentrarvi nel borgo antico percorrendo la ripida Via S. Michele, sulla destra rispetto alla piazza, al termine della quale vi troverete di fronte all’ex Conservatorio delle orfane, fondato nel 1656 per accogliere le vittime della peste. Oggi l’edificio ospita il Palazzo della Cultura dove al secondo piano è stato allestito il Museo Casa di Graziella, che ci rimanda a un altro importante spunto letterario.

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Palazzo della Cultura ©turismoletterario.com

Graziella è la ragazza procidana che dà il titolo all’omonima opera di Alphonse de Lamartine, poeta francese che nel settembre 1811 arrivò in Italia percorrendo il classico itinerario del Grand Tour. Nell’aprile 1812 si fermò per 14 mesi a Procida dove conobbe e si innamorò di Graziella, una giovane dell’isola dall’aspetto grazioso che, orfana, viveva con i nonni e i fratelli.
Da qui nacque l’ispirazione per il romanzo Graziella che, riprendendo la vicenda autobiografica dell’autore, narra la storia di un facoltoso giovane francese che decide di provare la vita dei pescatori del posto finendo per innamorarsi della bella Graziella, una fanciulla dagli occhi neri e i lunghi capelli raccolti in trecce. La storia però finisce tragicamente: un giorno, il giovane è costretto a tornare in Francia ma promette alla fanciulla che sarebbe tornato da lei; nel frattempo la giovane si ammala di tubercolosi e muore, inviando all’amato una lettera e una treccia dei suoi capelli.

Il Museo Casa di Graziella è la ricostruzione di quella che sarebbe potuta essere la casa di Graziella e presenta un arredamento che, pur essendo più ricco di quello di una casa di pescatori dell’epoca, è composto da oggetti otto-novecenteschi autentici.
Indirizzo: via Terra Murata, Procida
Sito: http://www.visitprocida.it/it/luoghi-di-interesse/museo-casa-di-graziella.html
Ingresso a pagamento. Adulti € 3.
Orari di apertura: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 16.

Fonte: www.visit-procida.it

Fonte: www.visitprocida.it

 

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