Itinerario letterario in Abruzzo. Prima tappa: L’Aquila

Tutto l’Abruzzo è intriso di tempo; è un luogo che lentamente si spoglia del proprio passato, che custodisce una storia difficile, scabra.

C’è un capitolo in La favola pitagorica di Giorgio Manganelli (da cui è stata tratta la citazione sopra) che si intitola “Lenta ostinazione del tempo“. È interamente dedicato a un viaggio che lo scrittore fa in Abruzzo. In poche pagine riesce a cogliere appieno l’essenza della regione, “nutrita di rupi e sassi, di radure e boschi, di laghi e ruscelli e torrenti e fiumi”.
Una regione dove “si incontrano continuamente zone silenziose, appena incise dalla presenza dell’uomo”. È una terra “frammentata e schiva” che “rende difficile sondare tutti i luoghi in cui s’acquattano i più segreti tesori d’Abruzzo”: chiese isolate, monasteri, pii rifugi che si vedono dall’autostrada e che si possono raggiungere solo a piedi.

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In questo itinerario abbiamo provato a scovare alcuni di questi tesori seguendo le tracce degli scrittori che hanno eletto questa terra, natale o d’adozione, a sfondo delle loro opere.

Le tappe sono:

 

L’Aquila

Si parte da L’Aquila, duramente colpita dal terremoto del 2009. Alcune zone del centro storico sono tuttora inaccessibili, ma la ripresa procede costante: diversi edifici sono stati ricostruiti o ristrutturati. È possibile passeggiare nel centro storico lungo l’arteria principale, Corso Federico II: se arrivate da sud (dal lato dei giardini di Villa Comunale), potete fermarvi a gustare un pezzo di una specialità locale, il torrone morbido dei Fratelli Nurzia, per poi procedere in piazza Duomo, al momento ancora visibilmente danneggiata dal terremoto.

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Di questa piazza Carlo Emilio Gadda, inviato in Abruzzo per la Gazzetta del Popolo nel 1934-35, scriveva:

“Lasciatemi qui, dove la piazza chiara si apre, declive ai gradini all’arco e alle torri del Duomo: piena di tende, di gabbie di polli: fruttifera e insigne di peperoni, di bretelle, di padelle, di pantofole, di paralumi e di piatti mal cotti…”

Proseguendo lungo Corso Federico e svoltando a sinistra, poco più avanti, in Corso Principe Umberto, troviamo Piazza del Palazzo.
Al centro, campeggia la statua di un personaggio romano molto noto: Gaio Sallustio Crispo, autore oltre che delle Historiae, anche delle monografie storiche sulla congiura di Catilina (De Catilinae coniuratione) e sulla guerra giugurtina (Bellum Iugurthinum).

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Perché una statua dedicata a Sallustio nel centro dell’Aquila?

Sallustio era nato nell’86 a.C. ad Amiternum, un’antica città a circa 11 chilometri dal capoluogo abruzzese. Molto florida in epoca romana, a partire dal V secolo iniziò però a spopolarsi a favore di città meglio difendibili come appunto L’Aquila. Secondo alcune leggende ad Amiternum nacque anche Ponzio Pilato.
Ad Amiternum è possibile visitare il sito archeologico con le rovine romane che comprendono un anfiteatro e la pianta di una domus (sito).

Libri e musica a Polarville

Proseguendo alla fine di Corso Federico II, possiamo fare un salto alla carinissima libreria indipendente Polarville (via Castello 49), che prima del terremoto si chiamava Polar Cafè e si trovava in un’altra zona. È stata una delle prime coraggiose attività, non legate alla ristorazione, a riaprire nel centro storico.
Un ambiente piccolo e accogliente dedicato non solo ai libri ma anche alla musica. Ci è piaciuta molto la disposizione: oltre alle varie sezioni tematiche (viaggio, fumetti, storia locale), la narrativa viene divisa per nazionalità degli autori, così se volete leggere qualcosa di francese, americano o russo avete tutto su un unico scaffale.

Foto dalla pagina Facebook di Polarville

Prima di lasciare L’Aquila non possiamo mancare uno dei simboli della città, la fontana delle 99 cannelle.

La fontana delle 99 cannelle

Originariamente progettata da Tancredi da Pentima nel 1272 e poi arricchita nei secoli successivi, colpisce per i caratteristici mascheroni da cui fuoriesce l’acqua e per lo splendido rivestimento in pietre policrome che decora le pareti della fontana.

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Ma attenzione: i mascheroni e le bocchette sono in realtà 93! Se contate anche le sei piccole cannelle sul lato destro, aggiunte in seguito, allora arriviamo al fatidico 99, un numero dal significato simbolico (perché derivato del 3) e legato a una storia locale: infatti, secondo la leggenda, a fondare L’Aquila furono i signori dei 99 castelli della zona che decisero di erigere questa fontana come simbolo della nuova città.
Il poeta Ezra Pound, giunto a L’Aquila probabilmente negli anni Venti, gli ha dedicato un abbozzo poetico:

“come a L’Aquila con cento teste intorno alla fontana dove le ragazze venivano con il bucato dove i paesani attingevano l’acqua / sopra essa un altare alle ninfe, alle oreadi dove gli stranieri offrivano i loro doni / […] cui cura principale era nutrire […] con gli elmi piegati ad arco sopra “bella nello scorrere” l’acqua”

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