Itinerario letterario in Abruzzo. Seconda tappa: Sulmona

L’Aquila-Sulmona è poco più di un’ora di macchina. Percorrendo la SS17 si incontra la piana di Navelli, famosissima per lo zafferano, i cui preziosi stami vengono raccolti all’alba, prima che la luce solare ne deteriori i principi attivi. E così, mentre sul fianco sinistro spuntano all’improvviso castelli arroccati, come quello di Cantelmo a Popoli e quello di De Sanctis a Roccacasale, arriviamo a Sulmona, la patria dei confetti, nonché paese natale di Publio Ovidio Nasone.

Sulmona: la città che dette i natali a Ovidio

Il suo nome riecheggia ovunque: dalla toponomastica alle insegne degli esercizi commerciali. Su una pietra (di fronte all’acquedotto medievale in Corso Ovidio) è incisa la celebre frase:

Sulmo mihi patria est, gelidis uberrimus undis

“Sulmona è la mia patria, ricchissima di gelide acque”, che sgorgano fresche e copiose dalle innumerevoli fontanelle sparse per tutta la città (e per tutto l’Abruzzo). Lo stemma della città porta l’acronimo “S.M.P.E.” in omaggio a questo verso ovidiano.

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Ovidio nacque a Sulmona nel 43 a.C. e morì in esilio a Tomi (oggi Costanza) in Romania, città gemellata con Sulmona, dove si trova una copia della statua del poeta e che qui svetta in piazza XX settembre. Le sue opere più famose sono Le metamorfosi e gli Amori, dove nel terzo libro scrisse:

Mantova è fiera di Virgilio, Verona di Catullo; io sarò considerato il vanto del popolo dei Peligni, costretto ad impugnare nobilmente le armi in difesa della propria indipendenza, quando Roma angosciata ebbe paura delle schiere alleate. E un forestiero, osservando le mura dell’umida Sulmona, che recingono pochi iugeri di campagna, dirà: “Poiché foste capaci di generare un poeta così eccelso, per piccole che siate, io vi proclamo grandi.”

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Della Sulmona romana oggi non è rimasto altro che i resti del tempio di Ercole Curino, ai piedi del monte Morrone, inizialmente ritenuta la villa di Ovidio per la presenza di alcuni versi, scolpiti su una colonna, attribuiti al poeta. Poco distante si trova anche la Fonte d’Amore: secondo la tradizione le sue acque hanno un potere afrodisiaco e qui si tenevano i fugaci incontri amorosi di Ovidio con Corinna. Non ci sono fonti storiche a testimoniare la veridicità dell’aneddoto, ma resta comunque la suggestione esercitata da queste storie popolari.

Quest’anno ricorre il bimillenario dalla morte di Ovidio e per l’occasione sono state organizzate delle celebrazioni speciali. Tutti gli eventi si trovano sul sito ufficiale, che è ricco di approfondimenti interessanti sul poeta e sul territorio.

A Sulmona si trovano anche alcune targhe dedicate a studiosi o scrittori minori (le trovate qui), ma c’è una tappa che ogni goloso non può proprio perdersi: la Fabbrica di confetti Pelino.

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I confetti di Leopardi

La Confetti Pelino ha una storia ultracentenaria: fu fondata nel 1783 da Bernardino Pelino, trisavolo dell’attuale proprietario. Oltre ai classici confetti “da matrimoni”, quelli bianchi con la mandorla al centro, nel tempo ha ampliato l’offerta. Così ora troviamo confetti per tutti i gusti: frutta, marzapane, cocco, caffè… con o senza mandorla.

Foto: “Fake!” di Irene Bonacchi su Flickr (Licenza CC) https://flic.kr/p/7DxPBS

Nelle stanze al piano superiore è stato allestito un piccolo Museo del Confetto. Ricostruisce la storia dell’azienda attraverso macchinari, fotografie di personaggi illustri, documenti ufficiali, articoli di giornale, oggetti come le prime macchine da scrivere e set di bomboniere ottocentesche. C’è anche un telaio per realizzare un rosario di confetti.

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Al nostro occhio da turista letterario è però saltato subito all’attenzione un oggetto particolare: un piccolo cofanetto dove sono adagiati dei confetti bianchi quasi a forma di fagiolo, ormai corrosi dal tempo. Sono i confetti che dettero conforto a Giacomo Leopardi nelle ultime ore prima di morire: glieli aveva regalati la sorella di Antonio Ranieri, Paolina, il 13 giugno 1837. Erano i “confetti cannellini“, col cuore di cannella, prodotti dalla fabbrica Pelino, e sembra che il poeta ne fosse ghiotto, tanto che alcune teorie (poco accreditate, in verità) sostengono che la causa della sua morte fu una congestione per aver mangiato troppi confetti e aver poi bevuto una tazza di brodo caldo e una limonata fredda.

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Comunque sia andata, questi dolcetti furono ritrovati al suo capezzale e passarono di mano in mano finché una parte non sono tornati all’origine, qui, alla Confetti Pelino, esposti nel museo.

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Godeansi il fresco rezo in gran diletto, fra molti vasi di diversi vini e d’ogni buona sorte di confetto

Dopo aver letto la targa con varie citazioni dedicate ai confetti (questa è tratta dall’Orlando Furioso, canto X, 37), possiamo finalmente precipitarci al punto vendita per assaggiare un po’ di questi dolcetti e scegliere il nostro gusto preferito. (Consiglio: provate il gusto yogurt e fragola!)

Curiosità: come già detto, quest’anno ricorre il bimillenario della morte di Ovidio. Per l’occasione la Confetti Pelino ha realizzato una confezione e una tazza a tema con la celebre massima: “L’amore non dura se togli le piccole liti”.

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Prossima tappa: Anversa degli Abruzzi!

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