Gli anni triestini di James Joyce

Per la sua posizione geografica Trieste è sempre stata un crocevia di culture e religioni. Città di frontiera e sintesi dei caratteri mitteleuropeo e mediterraneo, ha dato ospitalità a svariate comunità straniere e minoranze etniche che hanno contribuito ad arricchirla culturalmente: forse è proprio il suo clima dinamico e vitale che ha nutrito i numerosi artisti e intellettuali che l’hanno popolata, tra cui lo scrittore irlandese James Joyce.

Statua di Joyce sul Ponterosso ©turismoletterario

Statua di Joyce sul Ponterosso ©turismoletterario

Volontariamente esule dall’Irlanda, Joyce arriva a Trieste con la compagna Nora il 20 ottobre 1904 per rimanervi, con qualche interruzione, fino al 1915 (tornerà un’ultima volta nel biennio 1919-20).

Per gran parte del periodo triestino si dedica all’insegnamento della lingua inglese, prima alla Berlitz School, poi alla Scuola superiore di commercio, e parallelamente offrendo lezioni private. Complice un’incapacità di gestire le finanze familiari, sarà sempre squattrinato e pieno di debiti, costretto a chiedere anticipi e favori ai suoi facoltosi allievi.

Nel frattempo, non senza difficoltà, si dedica alla sua attività di scrittore: termina Gente di Dublino (pubblicato diversi anni dopo), scrive il dramma teatrale Esuli, inizia l’Ulisse. Trieste eserciterà un’influenza determinante sulla sua vita di scrittore: la città e gli abitanti che la popolano si ritroveranno spesso nelle sue opere, soprattutto nell’Ulisse.

Ecco quindi 5 tappe tra le più significative che rappresentano il periodo triestino di Joyce. Per un itinerario più approfondito, si rimanda alla pagina di questo sito: “Con Joyce a Trieste”.

1. Statua di Joyce e Piazza del Ponterosso

Sul Ponterosso che attraversa il Canal Grande, in via Roma 16, si trova la statua dedicata allo scrittore irlandese, realizzata nel 2004: “…la mia anima è a Trieste” recita l’incisione alla base della scultura, citazione tratta da una lettera alla moglie, a testimonianza del forte legame che lega Joyce alla città.

Statua di Joyce sul Ponterosso ©turismoletterario

Statua di Joyce sul Ponterosso ©turismoletterario

Poco più avanti si trova Piazza del Ponterosso, dove si tiene il caratteristico mercato ortofrutticolo. Qui al numero 3 si trovava il primo appartamento in cui alloggiarono Joyce e Nora a Trieste, nel marzo 1905, finché la padrona di casa, accortasi della gravidanza della donna e non volendo beghe con bambini urlanti, decise di sfrattarli.

2. Berlitz School

Al numero civico 32 di via San Nicolò si trovava la sede storica della Berlitz School, al primo piano di quest’edificio dal 1903 al 1905. Dal 1906 inizieranno una serie di trasferimenti, fino alla temporanea chiusura nel 1914 per lo scoppio imminente della guerra.

Joyce insegnerà qui per alcuni anni a partire dal 1905, convincendo poi il fratello Stanislaus a seguirlo a Trieste per diventare anch’esso insegnante d’inglese alla Berlitz. All’epoca la scuola era diretta da Almidano Artifoni, un personaggio che evidentemente colpì molto Joyce tanto da inserirlo nel decimo capitolo dell’Ulisse come maestro di musica di Stephen Dedalus.
Una curiosità: anche Joyce visse per un breve periodo nella stessa via, prima al numero 30 e successivamente al 32 dove si trovava la Berlitz, ormai trasferitasi al 33.

"Berlitz" di Luke McKernan, su Flickr

“Berlitz” di Luke McKernan, su Flickr

3. Casa di Via della Barriera Vecchia e Pasticceria Pirona

Quella di via Oriani 2, all’epoca Via della Barriera Vecchia 32, è stata la casa triestina di Joyce per due anni, dall’agosto 1910 al settembre 1912, sopra la farmacia del dott. Picciola (tuttora esistente). A pochi passi da qui si trova la famosa pasticceria Pirona (Largo Barriera Vecchia 12), specializzata in presnitz, dolci tipici di pasta sfoglia arrotolata con frutta secca, che lo scrittore irlandese apprezzava particolarmente, motivo per cui vi si recava spesso.
Ad onor di cronaca c’è un altro luogo nella zona che sembra essere stato frequentato da Joyce: la casa di tolleranza “La chiave d’oro”, che si trovava all’attuale indirizzo di via Foschiatti 7.

"Pasticceria Pirona - Trieste" di Betta27 su Wikimedia Commons

“Pasticceria Pirona – Trieste” di Betta27 su Wikimedia Commons

4. Casa di Via Bramante

Il lungo peregrinare di Joyce, da una residenza temporanea all’altra, sembra assestarsi al secondo piano di via Bramante 4, quella che considererà la più stabile delle sue abitazioni triestine. Vi rimane dal settembre 1912 al giugno 1915, un periodo molto proficuo per la sua attività letteraria: come ricorda una targa apposta sull’esterno dell’edificio, qui completò il dramma teatrale Esuli e iniziò l’Ulisse.

5. Zona Piazza Unità d’Italia

Nei dintorni della splendida piazza che si affaccia sul Golfo di Trieste si trovano in particolare tre luoghi legati allo scrittore irlandese. Innanzitutto, al terzo piano di via Armando Diaz 2 si trova l’ultima casa in cui visse in città, quando vi tornò dopo la Prima guerra mondiale.
L’appartamento era quello della sorella Eileen, sposata con due figli, che ospitò Joyce e la sua famiglia nel biennio 1919-20: aggiungendoci il fratello Stanislaus, la cuoca e la bambinaia si arrivava ad un totale di undici persone che convivevano tutte sotto lo stesso tetto.

Poco più avanti si trova il Teatro comunale “G. Verdi” (Riva 3 Novembre, 1): nonostante fosse costantemente squattrinato, quando Joyce poteva permetterselo andava all’opera. Frequentava il loggione che in Giacomo Joyce ci descrive come un posto non propriamente gradevole:

“Loggione. Le pareti impregnate trasudano un vapore umido. Una sinfonia di odori fonde la massa di accalcate forme umane: puzzo stantio di ascelle, annusamento di aranci, petti sudaticci di unguenti, acqua di resina, fiato di cene all’aglio solforoso, fetide scorregge fosforescenti, gaggia, lo schietto sudore delle donne maritate e maritabili, la puzza saponosa degli uomini…”

da Renzo S. Crivelli, James Joyce. Itinerari triestini, Trieste, MGS editore, 2014, p. 124 (ebook)

"Teatro Verdi" di Zapping su Wikimedia Commons

“Teatro Verdi” di Zapping su Wikimedia Commons

Infine, pochi passi più avanti, si trova la Chiesa greco-ortodossa di San Nicolò (Riva 3 Novembre). Joyce non era credente ma a volte si recava in questa chiesa per assistere alla messa secondo il rito greco-ortodosso, affascinato dalla funzione che poi descrive in una lettera del 4 aprile 1905 al fratello Stanislaus.

"Trieste chiesa greco-ortodossa" di Alessandro Comuzzi, su Flickr

“Trieste chiesa greco-ortodossa” di Alessandro Comuzzi, su Flickr

Museo Joyce

Infine potrebbe essere interessante fare una sosta al Museo Joyce, che condivide la sede con l’interessante Museo Sveviano, dedicato a Italo Svevo. La sezione su Joyce raccoglie alcune lettere autografe e del materiale per approfondire lo studio sugli anni triestini dello scrittore. Orari di apertura e ulteriori informazioni le trovate sul sito ufficiale.

Fonti

Molte delle informazioni contenute in questo articolo sono state tratte dal libro di Renzo S. Crivelli James Joyce. Itinerari triestini, edito da MGS Press (2014), una lettura consigliata per chi vuole approfondire la biografia dello scrittore negli anni vissuti a Trieste.

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