Cinque caffè letterari per cinque città italiane

 

Caffè Greco di rsepulveda, su Flickr

Caffè Greco di rsepulveda, su Flickr

Il nostro è un paese che vanta una grande tradizione legata al caffè (basti pensare che l’espresso è stato preparato per la prima volta a Torino alla fine del 1800) e ad esso è legata la nascita delle caffetterie, prima tra tutte il Florian a Venezia, che aprì nel 1720. Ben presto ne sono sorte altre sparse per tutto il territorio italiano e sono diventate dei veri e propri punti di ritrovo per gli intellettuali dell’epoca, attratti, chissà, dal sapore di un buon caffè o dall’aria accogliente e conviviale di questi locali.

Ecco quindi un viaggio in cinque tappe alla scoperta di alcuni tra i più famosi caffè letterari italiani, frequentati da artisti e scrittori provenienti da tutto il mondo, che ancora oggi ci fanno assaporare un’atmosfera ricca di storia e cultura.

Caffè Florian, Venezia

Piazza San Marco

Nato nel 1720 in Piazza San Marco e considerato il primo caffè italiano, è anche uno dei locali più famosi della città. Fu aperto da Floriano Francesconi col nome “Alla Venezia trionfante” e subito vantò una clientela illustre, come Carlo Goldoni e Giacomo Casanova. Negli anni successivi vide varcare la sua soglia da personalità illustri quali Silvio Pellico, Niccolò Tommaseo, Giuseppe Parini, Daniele Manin e poi Lord Byron, Ugo Foscolo, Johann Wolfgang von Goethe, Antonio Canova, François-René de Chateaubriand. Madame de Staël, Jean Jacques Rousseau, Charles Dickens, Gabriele D’Annunzio, Marcel Proust, Henry James, Igor Stravinsky, Amedeo Modigliani… praticamente una tappa fissa per ogni intellettuale in visita a Venezia.

Sito: http://www.caffeflorian.com/

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The famously overpriced Caffe Florian di Alaskan Dude, su Flickr

The famously overpriced Caffe Florian di Alaskan Dude, su Flickr

 

Antico Caffè Greco, Roma

Via Condotti 86

Nato nel 1760 a pochi passi da Piazza di Spagna, prende il nome dal suo fondatore, Nicola di Maddalena, che aveva origini levantine.
Divenne molto popolare tra gli intellettuali tedeschi tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, a partire da Wolfgang Goethe che nel 1779 inizia a frequentarlo. Successivamente verrà soprannominato “Caffè tedesco” e vedrà tra i suoi avventori artisti e intellettuali, da Richard Wagner a Arthur Schopenauer.
Ma la clientela illustre di questo locale non si ferma qui: ai suoi tavoli sostarono poeti romantici inglesi come Byron, Shelley e Keats, gli scrittori Nathaniel Hawthorne, Stendhal, Hans Christian Andersen, Henry James, Nicolaj Gogol, René de Cheateaubriand, Mark Twain, Adam Mickiewicz. Tra gli italiani si citano Giacomo Leopardi, Gabriele D’Annunzio, Aldo Palazzeschi, Carlo Levi, Mario Luzi, Ennio Flaiano, Sandro Penna.
E poi musicisti come George Bizet, Hector Berlioz, Franz Liszt, Gioacchino Rossini, Arturo Toscanini, Felix Mendelssohn, scultori e pittori come Antonio Canova,  Hippolyte Delaroche, Anselm Feuerbach, Jean Baptiste Corot, Jean A. Ingres e più recentemente Renato Guttuso che ritrae il Caffè Greco in un suo celebre dipinto del 1976.
A partire dal 1953 è stato sottoposto a vincolo dello Stato per il suo valore artistico culturale, con il suo gran numero di quadri e altri documenti storici conservati al suo interno.

Sito: http://www.anticocaffegreco.eu

Caffè Greco di rsepulveda, su Flickr

Caffè Greco di rsepulveda, su Flickr

 

Le Giubbe Rosse, Firenze

Piazza della Repubblica 13-14/R

Situato nella centralissima Piazza della Repubblica (all’epoca Piazza Vittorio), nasce nel 1896, fondato come Caffè-Birreria dai fratelli Reininghaus e prende il nome dalle giubbe di colore rosso che i camerieri indossavano secondo la moda viennese del tempo.
Tra i primi avventori si annoverano lo scrittore francese Andrè Gide, lo scultore Medardo Rosso e l’attore e regista teatrale Gordon Craig.
A partire dal Novecento divenne ritrovo degli intellettuali fiorentini legati alle riviste “Il Leonardo” e “La Voce”, ovvero Giovanni Papini, Ardengo Soffici e Giuseppe Prezzolini, e dal 1912 è stato il punto di riferimento del movimento futurista come testimoniano le presenze di Filippo Tommaso Marinetti, Aldo Palazzeschi, Carlo Carrà, Umberto Boccioni e Luigi Russolo, oltre alle riviste “Lacerba” e “L’Italia Futurista“, facilmente reperibili in questi anni nel locale.
Dopo la prima guerra mondiale, un altro tipo di clientela affollò “Le Giubbe Rosse”: divenne luogo di incontro per gli intellettuali della rivista “Solaria” del 1926 e successivamente anche delle riviste “Frontespizio”, che si ricollegava alla corrente dell’Ermetismo, “Letteratura” del 1937 e “Campo di Marte” del 1938.  Fu così che le Giubbe Rosse vide la presenza di scrittori e poeti come Eugenio Montale, Umberto Saba, Carlo Emilio Gadda, Elio Vittorini, Salvatore Quasimodo, Dino Campana, Carlo Bo, Mario Luzi, Oreste Macrì, Tommaso Landolfi, Alfonso Gatto, Vasco Pratolini, Alessandro Parronchi, Piero Bigongiari.
A ridosso della Seconda Guerra Mondiale si iniziò a sentire il clima oppressivo del regime, tanto che venne rimossa la famosa giubba rossa e sostituita con la giubba bianca. Una foto di quest’epoca scattata dal celebre fotografo Henri Cartier Bresson ritrae l’atmosfera di questi anni.
Nel dopoguerra Firenze e di conseguenza il Caffè Letterario Giubbe Rosse perderà la sua centralità nello sviluppo delle nuove correnti letterarie, anche a causa dello spostamento di importanti progetti editoriali nelle città di Milano e Roma, ma continuerà ad essere frequentato negli anni Settanta dal “Gruppo 70“, che si ricollega al movimento della Neoavanguardia e successivamente rivitalizzato da altri circoli e attività letterarie.
Oggi al suo interno è possibile ammirare la collezione di testimonianze storiche tra cui fotografie, dipinti, incisioni e illustrazioni che ne illustrano la gloriosa storia.

Sito: http://www.giubberosse.it/

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Giubbe rosse di g.sighele, su Flickr

Giubbe rosse di g.sighele, su Flickr

Caffè Tommaseo, Trieste

Piazza Tommaseo 4/C

Numerosi sono i caffè letterari triestini, che hanno fatto la storia della città e che sono diventati punto di ritrovo di tantissimi intellettuali residenti o di passaggio in questa città dall’atmosfera mitteleuropea.
Si segnala quindi il più antico, rimandando ad un prossimo articolo l’approfondimento su tutti gli altri che restano esclusi.
Il Caffè Tommaseo a pochi passi da Piazza Unità d’Italia, deve il suo nome al patriota e scrittore Niccolò Tommaseo. È stato aperto nel 1830 da Tommaso Marcato, un commerciante padovano che lo fece decorare dal pittore Gatteri, e ha sempre avuto un’importanza cruciale nello sviluppo dei sentimenti libertari e antiaustriaci durante il periodo risorgimentale, come testimonia la targa affissa all’esterno del locale: “Da questo caffè Tommaseo nel 1848 centro del movimento nazionale si diffuse la fiamma degli entusiasmi per la libertà italiana”.
Sui suoi tavoli si sono seduti Italo Svevo e James Joyce, intenti a scrivere e scambiarsi idee, ma anche Stendhal, che fu console di Francia a Trieste, Franz Kafka, Umberto Saba e più recentemente Claudio Magris e Fulvio Tomizza.
Inoltre il Caffè Tommaseo è stato il primo a produrre il gelato artigianale a Trieste.

Sito: http://www.caffetommaseo.it

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Caffè Al Bicerin, Torino

Piazza della Consolata 5

Come è già stato detto per Trieste, anche Torino è una città nota per i suoi numerosi caffè storici: sceglierne uno significa escluderne altri, spesso di non minore importanza, ai quali però si spera di rendere giustizia nei prossimi articoli.
Il piccolo locale originario viene inaugurato dall’acquacedrataio Dentis nel 1763. Cambia volto all’inizio dell’Ottocento dopo il restauro del palazzo, diventando così il Caffè Al Bicerin e assumendo l’aspetto che conserva ancora oggi. Qui è stata creata quella bevanda di cui il caffè porta il nome, il bicerin appunto, gustosa combinazione di caffè, cioccolato e latte, molto apprezzata oggi come all’epoca.
Proprio il gustare un buon bicerin fu il motivo che spinse molte personalità illustri a frequentare il caffè: dal Camillo Benso conte di Cavour a Giacomo Puccini, che racconta nelle sue memorie di quando abitava nella vicina via Sant’Agostino e veniva al caffè per trascorrere il tempo in questo locale piccolo ma accogliente.
E poi Alexandre Dumas padre, secondo il quale il bicerin era una delle cose da non perdere assolutamente a Torino, Friedrich Nietzsche, Pablo Picasso, Ernest Hemingway, Guido Gozzano, Italo Calvino e Mario Soldati, per citare alcuni celebri avventori che più apprezzavano l’ambiente di questo piccolo locale.

Sito: http://www.bicerin.it/

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torino al bicerin di cscan, su Flickr

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Quindi segnatevi gli indirizzi di questi locali e la prossima volta che capiterete in una di queste città passate a gustarvi un buon caffè ricco di storia e gusto.

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